islam celebes 1840
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Che cosa può ancora raccontarci un teologo protestante olandese del 1840 sull’islamizzazione dell’Indonesia? La testimonianza di Willem C.H. Toewater invita a rileggere questo processo storico da una prospettiva sorprendentemente moderna.

What can a Dutch Protestant theologian writing in 1840 still tell us about the Islamisation of Indonesia? Willem C.H. Toewater’s account invites us to reconsider this historical process from a surprisingly modern perspective.

Wat kan een Nederlandse protestantse theoloog uit 1840 ons vandaag nog vertellen over de islamisering van Indonesië? Het relaas van Willem C.H. Toewater nodigt uit om dit historische proces vanuit een verrassend modern perspectief te heroverwegen.


L’Islamizzazione: Un Processo Non Lineare

L’islamizzazione dell’arcipelago indonesiano è spesso descritta come un processo lineare, nel quale la conversione dei sovrani avrebbe rapidamente determinato anche quella delle popolazioni, conducendo nel giro di pochi decenni alla formazione di società pienamente islamiche. Sebbene questa ricostruzione colga alcuni aspetti essenziali dell’espansione dell’islam nel Sud-est asiatico, rischia di semplificare una realtà storica molto più complessa. In realtà, l’adozione formale di una nuova religione non coincise necessariamente con una trasformazione immediata delle pratiche religiose e dell’immaginario collettivo.

Un’interessante prospettiva in questo senso emerge dal Tijdschrift voor Neerland’s Indië, rivista scientifica pubblicata nelle Indie Orientali Olandesi.

Nel terzo volume, apparso nel 1840, l’autore analizza la situazione religiosa del sud di Celebes, l’attuale Sulawesi meridionale, offrendo una descrizione che, pur riflettendo inevitabilmente il punto di vista di un osservatore europeo del XIX secolo, costituisce una fonte preziosa per comprendere come venisse percepita l’islamizzazione della regione oltre due secoli dopo la conversione dei principali regni locali.

Il contributo è firmato da Willem Carel Herman Toewater (1813-1844), teologo protestante olandese e Theologiae Doctor, che svolse il proprio ministero nelle Indie Orientali Olandesi; sebbene la sua carriera si sia conclusa prematuramente con la morte a soli trent’anni, Toewater lasciò alcuni studi dedicati alla storia, alle lingue e alla religione delle popolazioni dell’arcipelago.

Il suo interesse non era esclusivamente teologico: nelle sue pagine emerge il tentativo di comprendere i processi storici attraverso i quali l’islam si era diffuso nel Sud di Celebes e il modo in cui esso si era intrecciato con le tradizioni religiose preesistenti. Proprio questa prospettiva rende la sua testimonianza particolarmente interessante per lo storico contemporaneo, poiché il suo obiettivo non sembra essere semplicemente quello di denunciare l’esistenza di pratiche considerate “superstiziose”, quanto piuttosto quello di interrogarsi sul modo in cui una religione universale si radica all’interno di una società.

Secondo Toewater, la diffusione dell’islam nel Sud di Celebes fu favorita soprattutto da fattori politici. La conversione dei sovrani, le alleanze tra regni e le campagne militari avrebbero avuto un ruolo decisamente più rilevante dell’attività di predicazione. Nella ricostruzione proposta da Toewater, un ruolo centrale è attribuito all’influenza esercitata dal sultanato di Ternate e alle successive iniziative militari del regno di Makassar, attraverso le quali la nuova religione si sarebbe progressivamente estesa ad altri Stati della regione. L’islamizzazione viene quindi descritta anzitutto come un processo di natura politica, nel quale la conversione delle élite precede quella della popolazione.

Secondo l’autore:

Come quasi ovunque nel nord dell’Europa il Cristianesimo, così anche a Celebes la religione di Maometto si affermò per lo più attraverso la forza o accordi politici, e solo in minima parte tramite l’insegnamento.

W.C.H. Toewater, Vergelijking van den tégenwoordigen toestand der Volken van Celebes met dien van Europa
in de middeleeuwe (Confronto dell’attuale condizione dei popoli di Celebes con quella dell’Europa nel Medioevo), Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 7(3), 1840, p. 586.

È tuttavia nella descrizione della religiosità popolare che il saggio assume un interesse particolare. Toewater osserva come, oltre due secoli dopo l’islamizzazione ufficiale dei principali regni del Sud di Celebes, numerose pratiche religiose continuassero a riflettere tradizioni precedenti.

Egli riferisce dell’esistenza di culti rivolti ad alberi, pietre, animali ritenuti sacri e figure leggendarie appartenenti alla memoria storica locale; tra gli esempi più significativi compare quello di Krai Loi, probabilmente un antico sovrano successivamente trasformato in figura soprannaturale. È a questa figura divinizzata che la popolazione continuava a tributare offerte presso una grande pietra considerata sacra, evitando di sedervisi e sospendendo perfino la navigazione durante il periodo dell’anno nel quale si riteneva che il personaggio mitico celebrasse il proprio banchetto.

Le parole dell’autore sono particolarmente evocative a tale proposito:

Guai a chi osasse arrecare il minimo danno a uno di questi animali divini!

Nei territori di Bonthain persiste ancora la superstiziosa venerazione di Krai Loi.

Egli sembra essere stato, in tempi antichi, un sovrano divinizzato; l’influenza dei musulmani lo avrebbe tuttavia trasformato in un demonio. Comunque stiano le cose, ancora oggi gli viene tributata grande venerazione e si vedono continuamente offerte deposte presso un grande masso che, secondo alcuni, costituirebbe il giaciglio notturno di Krai Loi, mentre secondo altri sarebbe Krai Loi stesso.

Nessuno oserebbe mai sedersi su quella pietra, poiché, secondo la convinzione generale, tanto per lo straniero quanto per l’indigeno ciò non potrebbe avere altra conseguenza che malattia o sventura.

Nel mese di agosto, quando si ritiene che Krai Loi celebri il suo principale banchetto, nessun abitante di quelle regioni intraprende un viaggio per mare se non costretto, poiché disturbare il riposo di Krai Loi comporterebbe inevitabilmente conseguenze funeste.

W.C.H. Toewater, Vergelijking… cit., p. 587.

Naturalmente queste descrizioni riflettono il lessico e le categorie interpretative di un teologo protestante della prima metà dell’Ottocento. Termini quali “idolatria”, “paganesimo” o “superstizione” non rappresentano categorie descrittive neutrali, bensì giudizi formulati alla luce di una precisa concezione della religione. Sarebbe pertanto metodologicamente scorretto assumere tali definizioni come fotografie oggettive della realtà religiosa di Sulawesi; allo stesso tempo, però, sarebbe altrettanto riduttivo liquidare il testo come una semplice manifestazione del pregiudizio coloniale.


Lo Sguardo del Teologo Protestante

Ciò che rende il contributo di Toewater particolarmente stimolante è infatti il modo in cui egli interpreta questi fenomeni. L’autore non si limita ad affermare che la popolazione pratica forme religiose da lui considerate eterodosse, ma tenta di spiegare perché ciò accada, ipotizzando che la conversione all’islam non abbia comportato un’immediata scomparsa delle credenze precedenti.

Persino nel caso di Krai Loi, anziché limitarsi a condannarne il culto, propone un’ipotesi storica, suggerendo che dietro quella figura mitica possa celarsi il ricordo di un antico sovrano, successivamente divinizzato dalla memoria collettiva. Si tratta di un procedimento interpretativo che, pur nei limiti della cultura del suo tempo, rivela una sensibilità storica sorprendentemente sviluppata.

È proprio in questo contesto che acquista particolare significato il celebre paragone proposto dall’autore tra il Sud di Celebes e l’Europa dell’alto Medioevo. A prima vista il confronto potrebbe apparire curioso, ma, osservato più attentamente, esso rivela invece molto della formazione intellettuale di Toewater. Come teologo protestante, egli guardava infatti al cristianesimo medievale come a una fase nella quale la nuova religione, pur essendosi ormai affermata sul piano istituzionale, conviveva ancora con numerose pratiche e credenze ereditate dalle tradizioni pagane dell’Europa settentrionale. La Riforma protestante avrebbe poi interpretato molte di queste sopravvivenze come deviazioni rispetto al cristianesimo delle origini.

Quando Toewater osserva che l’islam del Sud di Celebes presenta caratteristiche analoghe, non sta semplicemente mettendo a confronto due religioni differenti, come sembrerebbe suggerire il titolo del suo saggio del 1840; piuttosto, propone una riflessione sulla dinamica storica comune ai grandi processi di conversione religiosa.

Il suo ragionamento sembra infatti seguire uno schema preciso, secondo cui una religione universale viene adottata inizialmente dalle autorità politiche; la popolazione continua tuttavia a conservare una parte significativa delle proprie pratiche tradizionali. Soltanto nel corso del tempo la nuova dottrina si radica più profondamente, trasformando progressivamente anche la religiosità popolare; il paragone con l’Europa medievale, pertanto, non riguarda tanto il cristianesimo o l’islam in quanto tali, quanto il modo in cui entrambe le religioni si confrontano con tradizioni religiose preesistenti.


Una Metodologia Moderna

Pur espressa attraverso categorie teologiche ottocentesche, questa intuizione appare sorprendentemente vicina ad alcune acquisizioni della storiografia contemporanea. Oggi gli storici tendono infatti a distinguere la conversione delle istituzioni politiche dalla trasformazione delle pratiche religiose della popolazione, interpretando l’islamizzazione dell’Indonesia come un processo di lunga durata, caratterizzato da continui fenomeni di adattamento, negoziazione culturale e sincretismo.

La conversione dei sovrani, l’adozione dell’islam come religione ufficiale, la diffusione delle istituzioni religiose e la progressiva assimilazione della nuova fede rappresentano processi strettamente connessi, ma non necessariamente coincidenti e non necessariamente sincronici.

Proprio sotto questo profilo la testimonianza di Toewater conserva ancora oggi un notevole interesse. Il suo valore non consiste tanto nella pretesa di offrire una descrizione definitiva della religiosità del Sud di Celebes, quanto nell’invitare a ripensare il concetto stesso di islamizzazione.

Più che un evento puntuale o una trasformazione uniforme, essa appare come un processo storico complesso, nel quale appartenenza politica, identità religiosa e pratiche devozionali seguirono percorsi differenti e solo gradualmente finirono, almeno in parte, per convergere. Letto in questa prospettiva, il saggio pubblicato nel 1840 non costituisce soltanto una curiosità della letteratura coloniale olandese, ma una testimonianza che continua ancora oggi a suggerire nuove domande sul rapporto tra conversione religiosa e trasformazione delle società.

Allo stesso modo, il saggio preso in esame invita a ripensare anche alcune narrazioni identitarie dell’islam contemporaneo in Indonesia, nelle quali il processo di islamizzazione viene talvolta rappresentato come un percorso lineare, coerente e sostanzialmente uniforme, da preservare o da recuperare nella sua presunta forma originaria. La testimonianza di Toewater suggerisce invece una realtà storica ben più articolata, nella quale la diffusione dell’islam si sviluppò attraverso tempi, modalità e intensità differenti, lasciando a lungo spazio alla coesistenza tra nuove forme di appartenenza religiosa e tradizioni locali.

Naturalmente una fonte coloniale del 1840 non può essere assunta come rappresentazione definitiva della religiosità dell’arcipelago, né può essere letta prescindendo dalle categorie culturali e teologiche del suo autore. Ciò nonostante, essa conserva un indubbio valore documentario proprio perché mostra come, già nella prima metà del XIX secolo, un osservatore colto residente nelle Indie Orientali Olandesi interpretasse l’islamizzazione non come un evento concluso, bensì come un processo storico ancora in evoluzione.

Forse è proprio questa la riflessione più significativa che il saggio di Toewater consegna al lettore contemporaneo. La storia delle religioni difficilmente procede attraverso fratture nette o sostituzioni improvvise; più spesso essa si sviluppa mediante continuità, adattamenti e stratificazioni successive.

Lo stesso Toewater giunge a questa conclusione:

Derhalve mag , over het geheel genomen , de Godsdsdienst der volken van zuidelijk Celebes eene vermenging van heidendom en Mohammedanismus heeten , en bestaat er dus , ten opzigte van den vorm. •waarin zich de Godsdienstige toestand dezer natiecn vertoont , eene treffende overeenkomstt met hetgeen men te dien aanzien nopens Europa, , vooral deszelfs noordelijk gedeelte , in de eerste helft der middeleouwen , waarneemt.

Pertanto, nel suo complesso, la religione dei popoli del Celebes meridionale può essere definita una commistione di paganesimo e islam; sotto il profilo della forma in cui si presenta la condizione religiosa di queste popolazioni, si riscontra quindi una sorprendente analogia con quanto si osserva in Europa, soprattutto nella sua parte settentrionale, durante la prima metà del Medioevo.

W.C.H. Toewater, Vergelijking… cit., p. 587.

Riconoscere questa complessità non significa mettere in discussione il radicamento storico dell’islam in Indonesia, ma comprendere che tale radicamento fu il risultato di un lungo processo di interazione tra istituzioni politiche, dottrina religiosa e culture locali, piuttosto che l’esito di una trasformazione immediata e uniforme dell’intera società.

Come spesso accade nella ricerca storica, le fonti più interessanti non sono quelle che confermano ciò che già crediamo di sapere, ma quelle che costringono a porre domande nuove.


Letture Consigliate

  • Andaya, L. Y. (1981). The heritage of Arung Palakka: A history of South Sulawesi (Celebes) in the seventeenth century. Martinus Nijhoff.
  • Laffan, M. F. (2011). The makings of Indonesian Islam: Orientalism and the narration of a Sufi past. Princeton University Press.
  • Azra, A. (2004). The origins of Islamic reformism in Southeast Asia: Networks of Malay-Indonesian and Middle Eastern ‘ulama’ in the seventeenth and eighteenth centuries. Allen & Unwin.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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