Una delle principali difficoltà nell’interpretare il mondo musulmano contemporaneo risiede nell’utilizzo di categorie analitiche fortemente influenzate dall’esperienza storica europea della secolarizzazione. Nella prospettiva occidentale, infatti, modernizzazione, urbanizzazione e globalizzazione culturale vengono spesso considerate processi destinati a ridurre, almeno tendenzialmente, e progressivamente la rilevanza della religione nella vita pubblica e privata. Tale schema interpretativo, tuttavia, risulta solo parzialmente applicabile al caso indonesiano, che mostra elementi ibridi e che sfuggono ad un modello predefinito.
Nella più popolosa nazione a maggioranza islamica del mondo è possibile osservare la presenza di una vasta classe urbana composta da professionisti, studenti e giovani, appartenenti ai ceti medi che conducono stili di vita ampiamente globalizzati e ‘occidentalizzati’.

In contesti come Jakarta, non è raro incontrare donne musulmane che non indossano il velo, frequentano ambienti internazionali, consumano alcolici in occasioni sociali e adottano modelli culturali fortemente influenzati dall’Occidente; eppure, tali comportamenti non implicano necessariamente un indebolimento del senso di appartenenza all’universo islamico.
È proprio questo uno degli elementi che più frequentemente sfugge alle letture europee e occidentali, in quanto in Indonesia l’identità islamica non coincide sempre con un’adesione rigorosa e uniforme ai precetti religiosi nella sfera individuale. L’islam opera anche (e soprattutto) come riferimento culturale, linguaggio morale e forma di appartenenza collettiva, specialmente in una nazione nata dalla lotta anti-coloniale e nazionalista, che ha esaltato l’islam come forza sociale e mobilitante, prima ancora che religiosa in senso stretto.
Una persona può dunque vivere in modo relativamente liberalizzato sul piano personale e, al tempo stesso, considerare naturale che la società mantenga una forte impronta simbolica islamica.
Questo fenomeno appare evidente soprattutto nella costruzione dei modelli pubblici di rispettabilità e prestigio sociale. Negli ultimi anni, i media indonesiani e i social network hanno frequentemente valorizzato figure di funzionari pubblici fortemente impegnati in attività religiose. Poliziotti che finanziano programmi di memorizzazione del Corano, ufficiali che promuovono opere caritative islamiche o funzionari statali coinvolti nella costruzione di moschee vengono spesso rappresentati come esempi ideali di moralità civica.
Un caso particolarmente significativo riguarda un membro del Korps Brigade Mobil (Brigate Mobili della Polizia di Stato indonesiana), il corpo mobile della polizia indonesiana, divenuto noto per aver fondato una rete educativa dedicata alla memorizzazione del Corano e per aver promosso la costruzione di una moschea destinata ai giovani studenti islamici.
A riportare la sua storia (nella sezione Inspiratif, Figura Edificante, fonte di ispirazione) è Tribrata News, l’organo di informazione ufficiale della POLRI, la polizia di Stato indonesiana, nell’edizione III del 2025;
Superare prove e difficoltà giunte una dopo l’altra ha, contro ogni aspettativa, reso il percorso di vita di Aipda Gusmik ricco di sfumature ed esperienze significative. Dopo essere stato diagnosticato con una malattia cardiaca e aver subito anche un lieve ictus, è riuscito invece a diffondere benedizioni attraverso il suo impegno nel campo religioso. Non solo educa studenti dediti alla memorizzazione del Corano, ma, insieme alla grande famiglia del Brimob e alla comunità locale, Gusmik ha anche promosso la costruzione di una moschea.
Dopo aver frequentato nel 1996 la Scuola per Allievi Tamtama (Secata) di Magetan presso il Rindam V/Brawijaya e successivamente il Centro di Addestramento Brimob di Watukosek, Gusmik è stato assegnato al quartier generale del Brimob di Kelapa Dua, a Depok. Ha inoltre partecipato all’addestramento del “Team Cacciatori” Rajawali 4 presso il Pussdiklatpassus Kopassus di Batujajar, nella reggenza di Bandung, Java Occidentale.
Totalitas Membina Santri Penghafal Al-Quran, Dedizione assoluta nell’educazione dei giovani memorizzatori del Corano, in Tribrata News, III, 2025, p. 70.
La narrazione proposta, dunque, è quella di un eroe che supera prove difficili e riesce ad avere successo, almeno secondo i canoni della società indonesiana; quello che colpisce, inoltre, non è soltanto la dimensione religiosa dell’iniziativa, quanto il modo in cui essa viene narrata pubblicamente. L’uomo non viene presentato semplicemente come credente devoto, ma anche come modello ideale di funzionario statale, disciplinato, altruista, patriottico e moralmente esemplare proprio in virtù della sua visibile e celebrata (nonché socialmente riconosciuta) ‘pietà islamica’.
È in questo passaggio che emerge una dinamica essenziale per comprendere l’Indonesia contemporanea e non solo ovviamente, la crescente centralità dell’islam nello spazio pubblico; tale dinamica, tuttavia, non dipende esclusivamente da movimenti radicali o da programmi politici apertamente islamisti. Al contrario, essa si manifesta anche attraverso un lento processo di normalizzazione culturale, nel quale la religiosità sunnita tende a diventare il principale linguaggio della rispettabilità sociale e della legittimità morale.
Pertanto, non dovrebbe sorprendere che molti indonesiani appartenenti agli ambienti urbani più cosmopoliti, anche se conducono stili di vita relativamente occidentalizzati, continuano spesso a considerare positiva questa centralità simbolica dell’islam. Contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, queste persone non auspicano necessariamente la creazione di uno Stato laico, in senso liberale occidentale, ma accettano che i leader politici mostrino sensibilità religiosa e che le istituzioni mantengano una forte dimensione morale di matrice islamica.

Per questa ragione, interpretare l’Indonesia contemporanea attraverso la semplice opposizione tra ‘religioso’ e ‘secolare’ (due categorie che mostrano i loro limiti anche in occidente del resto) risulta profondamente riduttivo, se non fuorviante. Il Paese asiatico appare piuttosto caratterizzato dalla presenza di identità ibride, nelle quali modernità globale, consumismo urbano e appartenenza islamica convivono senza essere percepiti come necessariamente incompatibili.
L’esperienza indonesiana mostra dunque come la modernizzazione non conduca inevitabilmente alla marginalizzazione della religione; in alcuni contesti, al contrario, essa può contribuire a rendere l’identità religiosa ancora più visibile, mediatizzata e centrale nei processi di costruzione della reputazione pubblica e dell’immaginario collettivo. La comprensione occidentale del mondo islamico, dunque, specialmente dell’Indonesia, dovrebbe quantomeno rivedere alcune categorie e modelli che vengono talvolta adottati e applicati in maniera meccanica e automatica a realtà strutturalmente differenti da quelle occidentali.


