ordine indie orientali olandesi
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La codificazione del diritto consuetudinario come strumento di dominio coloniale. Dall’oralità fluida dell’adat alle pagine stampate delle riviste giuridiche olandesi: come l’amministrazione delle Indie Orientali trasformò le tradizioni locali in una mappa giuridica leggibile e governabile.

Codifying Customary Law as an Instrument of Colonial Rule. From the fluid orality of adat to the printed pages of Dutch legal journals: how the administration of the Netherlands East Indies transformed local traditions into a legible and governable juridical map.

De codificatie van het gewoonterecht als instrument van koloniaal bestuur. Van de vloeiende oraliteit van de adat naar de gedrukte bladzijden van Nederlandse juridische tijdschriften: hoe het bestuur van Nederlands-Indië de lokale tradities omvormde tot een leesbare en bestuurbare juridische kaart.


La Codificazione del Diritto Consuetudinario nell’Arcipelago Indonesiano

Il controllo di un territorio vasto e frammentato come l’arcipelago delle Indie Orientali Olandesi non si basò unicamente sulla forza militare o sulla costruzione di infrastrutture materiali; al contrario, il dominio coloniale fu possibile grazie allo sviluppo di un’infrastruttura immateriale di pari complessità.

Quest’ultima era composta da norme, categorie giuridiche e procedure scritte, e il passaggio dall’oralità delle tradizioni locali alla registrazione sistematica delle istituzioni indigene rappresentò una fase cruciale nella storia dell’Asia sud-orientale. Attraverso i resoconti degli amministratori, degli ufficiali e dei giuristi dell’epoca, è possibile ricostruire il meccanismo con cui l’autorità olandese tradusse la complessità, come dimostra l’esempio delle società malesi e dayak, in un sistema governabile.

Questo processo, che nella prima metà del XIX era ancora incompleto e parziale, non aveva come obiettivo la sostituzione diretta delle culture locali con le leggi europee, ma piuttosto la loro classificazione, standardizzazione e successiva amministrazione a distanza. L’obiettivo era quello di creare una mappa giuridica dell’arcipelago su cui poter esercitare un governo indiretto, capace di assorbire le dinamiche sociali locali all’interno di un framework istituzionale controllabile.


La Mappatura dell’Oralità: Dal Costume Vivente al Testo Scritto


Le società che abitavano le coste e l’interno di isole come Borneo, Sumatra e Giava regolavano i propri rapporti interni attraverso complessi sistemi di norme non scritte, tramandati dagli anziani e dalle autorità religiose tradizionali. Questi sistemi, noti con il termine generico di adat, erano intrinsecamente fluidi e adattabili al contesto specifico di ogni disputa; in questo senso, essi costituvano più una serie di principi che un sistema giuridico nel senso moderno del termine.

L’intervento dell’amministrazione coloniale trasformò radicalmente la natura di questi ordinamenti locali; ufficiali come il tenente Ullman, inviati nelle aree periferiche, dedicavano il proprio tempo alla raccolta sistematica di queste prassi, spesso dettate oralmente da leaders religiosi malesi o capi villaggio.

L’intervento di questo ufficiale olandese si può leggere sulla rivista ‘Het regt in Nederlandsch-Indië : regtskundig tijdschrift’, ovvero ‘Il Diritto nelle Indie Orientali Olandesi: Rivista Giuridica’, del 1850, dove egli si concentra su ‘alcune leggi in uso tra i malesi della costa occidentale del Borneo’ (p. 77).

La Redazione coglie volentieri ogni occasione che le viene offerta per diffondere la conoscenza delle istituzioni, leggi, ecc., dei diversi popoli che vivono sotto il governo olandese in queste regioni.
Inizialmente cercò di raggiungere questo obiettivo pubblicando le leggi, le usanze e le istituzioni malesi (adat lambagaj, seguito da radja e ponghoeloe nel paesaggio di Benkoelen; successivamente attraverso l’inserimento nella sua rivista del breve contenuto dei codici legali Hangger Pradhoto, Hangger Sepoeloeh e Hangger Hageng (tre codici di adat del popolo Minangkabau, già pubblicati dagli olandesi, che l’autore dell’articolo cita come riferimento).

L. Ullman, Eenige Wetten, in Gebruik Bej De Malejers Op De Westkust Van Borneo, Alcune leggi in uso tra i malesi della costa occidentale del Borneo, Het Regt in Nederlandsch-Indie, Batavia, Lange & Co., 1850, p. 77.

Il passaggio fondamentale non stava nel contenuto delle norme stesse, ma nel loro supporto, in quanto la tradizione orale, soggetta ad una continua negoziazione, veniva per la prima volta fissata su carta, tradotta in lingua olandese (come nel caso dei codici Hannger citati da Ullman), e stampata sui bollettini ufficiali. Questo processo di estrazione dal contesto originale e cristallizzazione tipografica trasformava il diritto consuetudinario da strumento di equilibrio sociale a un dato oggettivo e poco modificabile, ma suscettibile di essere interpretato da funzionari che non appartenevano alla cultura che lo aveva prodotto.


La Geometria della Giurisdizione: Frammentare per Amministrare


Un aspetto centrale di questa operazione giuridica e culturale fu la deliberata divisione dell’arcipelago in distretti con regimi giuridici differenziati; i documenti coevi, come quello citato in precedenza, evidenziano come l’amministrazione non cercasse un’uniformità legislativa, ma operasse attraverso una fine compartimentazione.

Venivano dunque tracciati confini netti tra i soggetti sottoposti alla giurisdizione dei tribunali europei e quelli rimasti sotto la giustizia indigena; all’interno di quest’ultima, venivano ulteriormente distinte le norme applicabili ai popoli malesi della costa da quelle vigenti per le comunità dayak dell’entroterra.

Questa moltiplicazione degli ordinamenti giuridici non creava caos, ma una gerarchia di competenze che aveva il suo vertice esclusivo nell’amministrazione coloniale, che agiva come arbitro supremo (e di ultima istanza) tra i diversi sistemi di diritto che essa stessa aveva contribuito a definire e circoscrivere. In questo modo, l’autorità olandese poteva intervenire in qualsiasi disputa locale legittimandosi attraverso la difesa dell’ordine consuetudinario, pur mantenendo il potere di decidere quale consuetudine applicare in ogni specifico caso, in qualità di interprete autentico dell’adat.


L’Ingegneria Semantica: La Riformulazione Delle Relazioni Sociali


La traduzione e la codificazione determinarono una profonda rielaborazione del linguaggio sociale, in quanto il diritto consuetudinario operava con categorie concettuali spesso incompatibili con il lessico giuridico europeo. Un esempio emblematico di questa torsione semantica emerge nel trattamento delle forme di assoggettamento personale.

Le pratiche locali di vincolo per debiti o di subordinazione ereditaria venivano frequentemente interpretate attraverso la lente del diritto romano-olandese; nei resoconti amministrativi si nota una continua e meticolosa correzione terminologica. Si evita deliberatamente il termine “schiavitù”, associato a un istituto giuridico formale ormai inaccettabile per la metropoli, per preferire locuzioni come “pandeling” o altre formule che indicavano forme di servitù contrattuale o per debiti.

Riprendendo il testo di Ullman, si legge:

Desidera solo osservare che in alcuni luoghi sembra essere usata la parola schiavo al posto di pandeling. Non si trova schiavitù lungo la costa menzionata se non in numero molto ridotto, e solo presso i sovrani. Il mittente ha perso le annotazioni malesi che aveva tenuto, e non può
correggere quell’errore.

L. Ullman, Eenige Wetten, in Gebruik Bej De Malejers Op De Westkust Van Borneo, cit., p. 78.

L’ufficiale olandese, dunque, tiene a precisare che la schiavitù non appartiene più alla realtà dell’amministrazione olandese, e che il suo uso deve essere evitato, o riferito, semmai, ai ‘sultani’, ovvero ai sovrani musulmani.

Questa ridefinizione lessicale permetteva all’amministrazione di formalizzare giuridicamente le relazioni di dipendenza esistenti, assicurandosi la forza lavoro necessaria alle economie locali, mantenendo al contempo una conformità formale con i principi abrogativi promossi dal governo centrale.


L’Esportabilità del Modello e il Ruolo dell’Osservatore


L’intera operazione di raccolta e pubblicazione di queste leggi non rimase confinata agli archivi burocratici, ma assunse una funzione istituzionale precisa; la decisione di stampare le leggi dei popoli periferici (rispetto al centro, ovvero Batavia), come quelle della costa del Borneo, sulle riviste scientifiche e giuridiche di Batavia serviva a creare un repertorio di conoscenze fruibile dall’intero apparato coloniale.

Gli amministratori destinati a nuove postazioni remote potevano dunque accedere a un manuale operativo delle istituzioni locali, senza dover necessariamente affidarsi alla mediazione incontrollata dei capi indigeni. La conoscenza generata da figure come gli ufficiali dell’esercito o i magistrati di frontiera veniva standardizzata e trasformata in un vero e prorio protocollo operativo.

L’osservatore europeo, seppure consapevole della parzialità e dell’incompletezza dei dati raccolti, come spesso ammesso nelle introduzioni dei suoi stessi scritti, forniva comunque alla macchina amministrativa gli elementi necessari per costruire un’approssimazione funzionale della realtà sociale da governare.

Il risultato finale di questo processo prolungato non fu l’occidentalizzazione dell’arcipelago, ma la sua trasformazione in un dominio amministrativo intelligibile, in cui le dinamiche ancestrali delle popolazioni locali venivano elaborate, catalogate e riorganizzate secondo i bisogni e gli interessi dell’Impero Olandese.


Letture Consigliate

  • Ullman, L. (1850). Eenige wetten, in gebruik bij de Maleijers op de Westkust van Borneo. Het Regt in Nederlandsch-Indië: Regtskundig Tijdschrift, 2, 77-101.
  • Benda-Beckmann, F. von, & Benda-Beckmann, K. von. (2013). Political and legal transformations of an Indonesian polity: The adat law of the Minangkabau. Cambridge University Press.
  • Teitler, G. (2002). Adat law, the sea and colonial interests. Mare Centre Journal.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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