Indonesia ISIS sicurezza
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Nonostante la sconfitta territoriale del Califfato ISIS in Medio Oriente e la pressione costante delle forze di sicurezza indonesiane, la presenza di ISIS in Indonesia rimane una minaccia ideologica e operativa latente. Attraverso l’affiliato Jamaah Ansharut Daulah (JAD) e reti ad esso ispirate, il gruppo mira esplicitamente alla delegittimazione e al rovesciamento del governo democratico indonesiano, considerato “taghut” (tirannico). In un contesto di radicalizzazione online e frammentazione delle cellule, l’obiettivo strategico resta la costruzione di una base per il Khilafah (califfato) nel Paese che ospita la comunità islamica più numerosa al mondo.

Despite the territorial defeat of the ISIS Caliphate in the Middle East and the constant pressure from Indonesian security forces, the presence of ISIS in Indonesia remains a latent ideological and operational threat. Through its affiliate Jamaah Ansharut Daulah (JAD) and networks inspired by it, the group explicitly aims to delegitimise and overthrow the Indonesian democratic government, which it considers “taghut” (tyrannical). In a context of online radicalisation and fragmented cells, the strategic objective remains the establishment of a base for the Khilafah (Caliphate) in the country that is home to the world’s largest Muslim community.

Ondanks de territoriale nederlaag van het ISIS-kalifaat in het Midden-Oosten en de constante druk van de Indonesische veiligheidsdiensten, blijft de aanwezigheid van ISIS in Indonesië een latente ideologische en operationele bedreiging. Via zijn affiliate Jamaah Ansharut Daulah (JAD) en daarmee geïnspireerde netwerken, streeft de groep er expliciet naar om de democratische regering van Indonesië te ondermijnen en omver te werpen, die zij beschouwt als “taghut” (tiranniek). In een context van online radicalisering en gefragmenteerde cellen blijft het strategische doel de oprichting van een basis voor de Khilafah (kalifaat) in het land met de grootste moslimgemeenschap ter wereld.


La Presenza Strutturale di ISIS in Indonesia: JAD e la Rete Decentralizzata

La penetrazione di ISIS in Indonesia si è concretizzata principalmente attraverso Jamaah Ansharut Daulah (JAD), costituita nel 2015 come coalizione di oltre due dozzine di gruppi estremisti che hanno prestato giuramento di fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi. JAD non è un’organizzazione monolitica ma un insieme di cellule semi-autonome, spesso derivate da esperienze precedenti come Darul Islam (DI/NII), Jemaah Ansharut Tauhid (JAT) e fazioni di altri movimenti.

Negli anni 2016-2018, JAD ha dimostrato una capacità operativa significativa con attentati come quelli di Jakarta (2016), Surabaya (2018, che coinvolsero intere famiglie) e vari attacchi contro la polizia. Nel 2025-2026, tuttavia, il gruppo appare indebolito, e molti leader storici sono stati uccisi o incarcerati, mentre le autorità (BNPT e Densus 88) riportano un fenomeno di “zero attack” o attacchi di successo molto limitati. La minaccia si è spostata verso cellule piccole, lone actors e reti online, con propaganda che continua a circolare su Telegram e altre piattaforme nonostante i blocchi di centinaia di migliaia di contenuti.

Questa frammentazione rende JAD più difficile da sconfiggere completamente, ma ne riduce anche la capacità di condurre operazioni coordinate su larga scala; l’accento rimane sul target governativo, con la polizia e le istituzioni statali considerati pilastri del sistema democratico da abbattere.


L’Obiettivo Primario: Il Governo come Nemico Ideologico

Per ISIS e i suoi affiliati indonesiani, il governo di Jakarta rappresenta il nemico principale perché incarna un sistema democratico (sebbene imperfetto) considerato haram e taghut, ovvero ‘proibito’ e ‘oppressivo’. L’obiettivo strategico non consiste nel compimento di attentati sporadici, ma nel delegittimare le istituzioni democratiche per consentire instaurazione di un Dawlah Islamiyah (Stato Islamico) locale, idealmente e ideologicamente collegato al Califfato globale.

Gli attacchi si concentrano su stazioni di polizia, ufficiali di sicurezza e simboli dello Stato, con l’intento di provocare una reazione che alimenti il ciclo di radicalizzazione. Negli ultimi anni, i piani sventati hanno spesso riguardato elezioni, eventi pubblici o visite di alto profilo; gli attentati sventati, anche recentemente, riguardano anche eventi religiosi non islamici, come il Natale.

L’autorevole rivista indonesiana ‘Tempo’, riporta ogni anno arresti di sospetti terroristi in occasione di una delle principali festività cristiane;

DISTACCAMENTO Speciale (Densus) 88. Antiterrorismo, arrestati sette sospettati di presunti atti criminali terroristici prima di Natale e Capodanno. Le sette persone sono state arrestate in sei diverse province.

(…)

Il Portavoce di Densus 88, il commissario aggiunto Mayndra Eka Wardhana ha affermato che i sette sospettati sono stati divisi in due gruppi. Il primo riguarda due sospettati di essere affiliati allo Stato islamico dell’Indonesia e arrestati nel nord di Sumatra. “Ad entrambi i sospettati sono stati applicati gli articoli di legge che riguardano il loro ruolo nella struttura organizzativa del NII”, ha affermato Mayndra martedì.

Mayndra ha detto che altri cinque sospettati erano sospettati di essere sostenitori di Ansharut Daulah, affiliato all’Isis. Secondo quanto da lui riportato, i cinque sono stati arrestati separatamente a Giakarta, Giava occidentale, Giava centrale e Papua. “I sostenitori attivi dello Stato dell’Isis chiedono propaganda e appelli a compiere atti di terrore”, ha detto.

Densus 88 arresta sette sospetti terroristi prima del Natale 2025, Tempo, 31 Dicembre 2025.

La narrativa takfiri (che dichiara apostati i musulmani non allineati alla loro ideologia) viene usata per giustificare attacchi contro funzionari governativi, giudici e forze dell’ordine, presentati come difensori di un sistema anti-islamico.

Questo approccio anti-governativo e anti-cristiano è coerente con la dottrina di ISIS, secondo cui il Califfato non può emergere senza prima distruggere le “nazioni infedeli” o “apostate” all’interno del mondo islamico. In Indonesia, tale dottrina si traduce in una costante pressione ideologica contro la Pancasila (fondamento filosofico dello Stato pluralista) e contro il modello di islam moderato (Islam Nusantara) promosso da Nahdlatul Ulama. Il governo attuale, indipendentemente dal presidente in carica, è percepito come ostacolo principale da rimuovere, in quanto garante di un sistema ‘illecito’ secondo l’ideologia di ISIS.


Relazioni e Sovrapposizioni con Gruppi Locali: HTI e FPI

Una domanda centrale per gli analisti riguarda le possibili alleanze operative tra JAD/ISIS e gruppi islamisti non apertamente violenti come Hizbut Tahrir Indonesia (HTI) e Front Pembela Islam (FPI).

HTI, bandito dal governo nel 2017, promuove un Califfato globale attraverso mezzi non violenti e propaganda ideologica; non esiste un’alleanza formale con ISIS, in quanto HTI rifiuta generalmente la violenza jihadista di JAD. Tuttavia, esistono sovrapposizioni ideologiche significative e percorsi di radicalizzazione individuali; non sorprende, dunque, che numerosi militanti di ISIS o JAD avevano un background in HTI, attratti dalla narrazione anti-democratica e pro-califfato. HTI funge spesso da “incubatore” ideologico, fornendo una prima esposizione a idee che possono evolvere verso il jihadismo salafita-jihadista.

FPI, sciolto formalmente ma con residui attivi, ha una natura più vigilante e populista, dimostrata da numerosi casi documentati di membri o fazioni locali (es. Lamongan) coinvolti in reti JAD o con legami personali con estremisti. Alcune operazioni hanno poi rivelato sovrapposizioni di affiliazione tra FPI e cellule pro-ISIS, anche se FPI non rappresenta un alleato strategico di ISIS; la sua azione è maggiormente orientata al vigilantismo anti-vizio (secondo la dottrina islamica, come l’alcol), anti-minoranze e alla pressione politica, piuttosto che alla costruzione di uno Stato Islamico attraverso il terrore. Rizieq Shihab stesso è stato accusato in passato di ambiguità, ma il movimento resta distinto da quelli apertamente jihadisti.

In sintesi, non esistono alleanze strutturali stabili,ma esistono parziali e significative convergenze ideologiche, passaggi individuali verso organizzazioni jihadiste, e occasionali infiltrazioni o collaborazioni tattiche a livello locale. Queste sovrapposizioni rendono più complesso il lavoro di intelligence, in quanto la linea tra attivismo islamista radicale e terrorismo vero e proprio è porosa e muta nel corso del tempo.

Del resto, i gruppi radicali hanno mostrato una notevole resilienza e capacità di adattamento a circostanze variabili, come avvenuto con lo scioglimento di HTI e FPI.


Prospettive Future e Sfide per la Sicurezza Indonesiana

Guardando al 2026 e oltre, la presenza di ISIS in Indonesia appare contenuta ma resiliente, con la perdita dei territorio in Siria-Iraq che ha spostato l’enfasi sulla propaganda online e sul “jihad fardiyah” (individuale), favorendo attacchi low-tech da parte di attori solitari o piccole cellule. Il reclutamento continua a interessare giovani, donne e persino minorenni, un fenomeno recente che coinvolge anche altre organizzazioni terroristiche a livello globale, sfruttando insoddisfazioni socio-economiche, narrazioni anti-occidentali e conflitti globali (come quello di Gaza).

Il governo indonesiano ha risposto con efficacia attraverso deradicalizzazione, monitoraggio online e operazioni cinetiche, ma le sfide persistono; i confini porosi con Filippine e Malaysia, prigioni che possono diventare centri di radicalizzazione, e budget variabili per il BNPT. Il rischio maggiore resta un attacco ispirato di alto profilo contro simboli governativi o inter-religiosi che possa destabilizzare la coesione sociale.

Come analista, ritengo che la minaccia non sia esistenziale nel breve termine, ma richiede una strategia olistica, formata non solamente da repressione, ma da un contrasto ideologico robusto, resilienza delle istituzioni democratiche e integrazione socio-economica delle comunità vulnerabili. L’Indonesia resta un banco di prova cruciale, in quanto Paese a maggioranza islamica più grande del mondo; per questo motivo, esso potrebbe essere oggetto di attenzione da parte di ISIS.

A complicare questa lotta permangono elementi che non devono essere sottovalutati, come il costante e sottile clima di sospetto verso i cristiani e l’occidente promosso da ideologie conservatrici diffuse. Si inserisce in questo quadro la lotta alla kristenisasi, ‘cristianizzazione’, (e al liberalismo occidentale) rimane uno strumento ideologico pericoloso ma efficace nel mobilitare consensi e radicalizzare l’opinione pubblica indonesiana.


Letture Consigliate

  • Newton, J. (2025). Staying alive: The Indonesian pro-IS community’s online resilience and the ‘lone actor’ threat in 2025. Counter Terrorist Trends and Analyses. RSIS.
  • Ramakrishna, K. (2025). Jemaah Islamiyah, ISIS and beyond: Tracking the evolving challenge of violent extremism in Southeast Asia (2001–2025). World Scientific Publishing.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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