nahdlatul ulama pks
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Due volti dell’islam indonesiano a confronto: la grande organizzazione tradizionale Nahdlatul Ulama e il partito islamista PKS incarnano due visioni opposte del ruolo della religione nella più grande nazione musulmana del mondo.

Two faces of Indonesian Islam: Nahdlatul Ulama, the world’s largest Islamic organization, and the Islamist party PKS represent profoundly different visions of religion and politics in the largest Muslim-majority country on earth.

Twee gezichten van de Indonesische islam: Nahdlatul Ulama, de grootste islamitische organisatie ter wereld, en de islamistische partij PKS belichamen twee sterk verschillende visies op religie en politiek in het grootste moslimland ter wereld.


Nahdlatul Ulama vs PKS: Due Volti della Politica Indonesiana

Nahdlatul Ulama (NU), la più grande organizzazione islamica del mondo con circa 90-100 milioni di seguaci, e il Partai Keadilan Sejahtera (PKS), il principale partito islamista (con un’agenda espressamente orientata alla shariah) indonesiano, incarnano due visioni distinte dell’islam nel più grande paese a maggioranza islamica del pianeta.

Il loro rapporto oscilla tra una profonda diffidenza ideologica e un certo pragmatismo politico, che riflette le tensioni tra un islam tradizionale e contestualizzato e un islamismo politico più ideologico e organizzato, simile a quello incarnato dalla fratellanza musulmana ad altre latitudini.

(Immagine creata con IA a scopi illustrativi)

Fondata nel 1926, NU promuove il concetto di islam nusantara, un islam sunnita ‘moderato’, in una certa misura sincretico, e radicato nelle tradizioni locali giavanesi e indonesiane; essa promuove i principi di tawassuth (via di mezzo), tasamuh (tolleranza, ma intesa nel senso precisato negli articoli recenti di questa rivista) e tawazun (equilibrio), sostenendo pienamente l’ideologia di Stato Pancasila e il pluralismo religioso. Sebbene il suo partito di riferimento sia storicamente il Partai Kebangkitan Bangsa (PKB), NU mantiene formalmente la neutralità politica (Khittah 1926), pur esercitando un’enorme influenza culturale e sociale.

Il PKS, nato nel 1998 dal movimento Tarbiyah (anni ’80), trae ispirazione diretta dalla Fratellanza Musulmana (Ikhwanul Muslimin) egiziana; organizzato attraverso cellule (usrah), promuove un islam più disciplinato, conservatore sui temi morali (famiglia, genere, blasfemia) e orientato a un’islamizzazione graduale, soft, della società.

Molti leader e kyai affiliati a NU lo considerano un modello “estraneo”, arabizzante e potenzialmente divisivo, in quanto privilegia una visione transnazionale rispetto all’identità nazionale indonesiana perseguita esplicitamente dalla più grande organizzazione di massa indonesiana.


Rivalità e Scontri

Questa divergenza ha generato tensioni ricorrenti, e negli anni passati, attivisti di NU hanno accusato il PKS di promuovere divisioni nella comunità islamica, arrivando in alcuni casi a paragonarlo al vecchio Partito Comunista (PKI). Le polemiche si sono intensificate intorno alle grandi manifestazioni anti-Ahok (ex governatore cristiano di Jakarta) del 2016-2017, nelle quali il PKS ha avuto un ruolo rilevante, e durante le elezioni del 2024, quando PKB (legato a NU) e PKS hanno formato un’alleanza tattica a sostegno di Anies Baswedan-Muhaimin Iskandar.

Quell’alleanza, considerata “contro natura”, ha evidenziato le divisioni interne a NU tra kyai tradizionali diffidenti e settori più pragmatici e disposti a cooperare saltuariamente con il PKS, dall’agenda islamizzante più esplicita, sebbene sempre nei termini formali della Costituzione.

Sotto il governo Prabowo Subianto (insediato nel 2024), il quadro è diventato ancora più pragmatico, e il PKS, dopo anni di opposizione, è entrato nella grande coalizione di maggioranza (“Red and White”), ottenendo anche dei ministeri, come quello del lavoro, mentre NU, attraverso il PKB e figure vicine, mantiene una presenza forte.

Entrambe le forze scelgono spesso di stare “dentro” il sistema per proteggere i propri interessi istituzionali, accedere a risorse e influenzare le politiche su educazione, welfare e nomine religiose. Nel 2025 ci sono stati persino incontri tra ulama di background NU e la dirigenza PKS, segno di un dialogo tattico.

(Immagine creata con IA a scopi illustrativi)

La rivalità ideologica, tuttavia, non è scomparsa, e NU, sotto la guida di Yahya Cholil Staquf, continua a promuovere l’islam Nusantara e l’Humanitarian Islam come antidoto all’islamismo politico importato. Il PKS, pur moderato dalla partecipazione al potere, mantiene un’identità conservatrice che attrae soprattutto musulmani urbani e della classe media devota, in competizione con la base rurale e tradizionale di NU.

In sintesi, NU e PKS rappresentano due anime dell’islam indonesiano, una culturale e maggiormente inclusiva, nazionale; l’altra ideologica, organizzata e con un’agenda esplicita di graduale islamizzazione della società. La competizione per influenza su moschee, campus universitari e elettorato resta viva, ma la politica indonesiana, basata su coalizioni larghe e pragmatismo, costringe spesso i due attori a convivere e, quando conveniente, a collaborare.


Breve Confronto con Europa e Stati Uniti

Paralleli tra NU-PKS e le dinamiche europee o statunitensi esistono, ma vanno presi con cautela, in quanto l’Indonesia è un Paese con una netta maggioranza musulmana attivamente orientata all’azione politica. In Indonesia esistono organizzazioni di massa enormi come NU, mentre in Occidente i musulmani sono una minoranza (2-10% in Europa, ~1-2% negli USA) e l’islam arriva prevalentemente con l’immigrazione recente.

(Immagine creata con IA a scopi illustrativi)

In Europa si osserva un confronto simile tra islam “tradizionale” o locale (spesso sufi, turco o nordafricano, più incline all’integrazione) e reti influenzate dalla Fratellanza Musulmana (fréristes), che gestiscono moschee, associazioni e scuole promuovendo un islam più ideologico, conservatore e talvolta “separatista”.

Governi come quello francese hanno adottato politiche contro il “separatismo islamista”, favorendo un “islam francese” moderato, come quello indonesiano, rappresentato da NU; il PKS, invece, ricorda quei partiti o movimenti che partecipano alla democrazia ma mantengono un’agenda di islamizzazione graduale e strisciante.

Negli Stati Uniti, organizzazioni come CAIR o ISNA (alcune con legami storici o ideologici alla Fratellanza) sono criticate da musulmani riformisti per rappresentare un islam politico conservatore che pretende di parlare a nome di tutta la comunità, marginalizzando voci più liberali o integrate. In questo caso, il parallelo è più debole, in quanto è assente un’associazione di massa come NU, e il dibattito si concentra su influenza istituzionale, “entryism” e accuse di doppia lingua (moderazione pubblica, agenda radicale privata.

A questo punto, è importante sottolineare alcuni caveat fondamentali quando si tracciano paralleli tra la dinamica NU-PKS in Indonesia e le realtà europea e statunitense; in Indonesia la competizione avviene tra due grandi forze musulmane all’interno di uno Stato a maggioranza islamica (formalmente) pluralista, regolato dal Pancasila.

In Occidente, invece, il dibattito riguarda soprattutto l’integrazione di minoranze musulmane e il rapporto con la laicità dello Stato; NU possiede dimensioni di massa e un radicamento culturale profondo che non trovano equivalenti diretti in Europa o negli Stati Uniti. Inoltre, mentre i problemi legati al PKS sono prevalentemente di natura politica e sociale (come la polarizzazione emersa nel caso Ahok), in alcuni contesti europei si sono registrati legami tra ambienti vicini alla Fratellanza Musulmana e processi di radicalizzazione verso forme più estreme.

Ciò nonostante, la sfida globale è comune, quella di bilanciare libertà religiosa e coesione nazionale di fronte a visioni islamiste transnazionali. La NU viene spesso citata in Occidente – talvolta con una certa ingenuità sui limiti del concetto locale di “tolleranza” – come modello positivo di islam moderato, culturalmente radicato e anti-islamista dal punto di vista politico. Non è un caso, ma rappresenta un approccio pragmatico che privilegia attori percepiti come più compatibili con società pluraliste.

In un’epoca di ritorno del religioso, distinguere tra islam contestualizzato e islamismo ideologico non è solo un esercizio accademico, ma una necessità politica concreta, in Indonesia come altrove.


Letture Consigliate

  • Bush, R. (2009). Nahdlatul Ulama and the struggle for power within Islam and politics in Indonesia. Institute of Southeast Asian Studies.
  • Madinier, R. (2015). Islam and politics in Indonesia: The Masyumi Party between democracy and integralism. NUS Press.
  • Sidel, J. T. (2006). Riots, pogroms, jihad: Religious violence in Indonesia. Cornell University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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