khamenei
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Dopo 47 anni di brutale repressione interna, esecuzioni di massa e terrore esportato attraverso proxy come Hezbollah e Hamas, la morte di Khamenei in un attacco mirato israelo-statunitense segna la fine di un regime autoritario che ha tradito le promesse della rivoluzione del 1979, oppresso il suo popolo con torture sistematiche e isolato l’Iran dal resto del mondo, lasciando un’eredità di instabilità globale.

After 47 years of brutal internal repression, mass executions, and exported terror through proxies like Hezbollah and Hamas, Khamenei’s death in a targeted Israeli-U.S. strike marks the end of an authoritarian regime that betrayed the promises of the 1979 revolution, oppressed its people with systematic torture, and isolated Iran from the rest of the world, leaving a legacy of global instability.

Na 47 jaar van brute interne onderdrukking, massa-executies en geëxporteerde terreur via proxies zoals Hezbollah en Hamas, markeert de dood van Khamenei in een gerichte Israëlisch-Amerikaanse aanval het einde van een autoritair regime dat de beloften van de revolutie van 1979 heeft verraden, zijn volk heeft onderdrukt met systematische martelingen en Iran heeft geïsoleerd van de rest van de wereld, met een erfenis van mondiale instabiliteit.


La Cella n. 14 è Vuota

La cella n. 14 (Cell n. 14) è il titolo di un libretto propagandistico che intende presentare Khamenei come una sorta di eroe romantico che si oppone al regime monarchico dei Pahlavi. Si tratta di un‘opera che circola in diverse lingue, tra cui l’italiano, in ambienti simpatetici al regime degli ayatollah, e che dipinge la seconda Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran come uno dei principali restauratori, insieme a Khomeini, di un ordine che sarebbe stato violato.

I ‘crimini’ di cui si sarebbe macchiata la monarchia erano ascrivibili alla supposta decadenza morale a seguito della ‘occidentalizzazione’ del Paese, e la modernizzazione ‘imposta’. A partire dal 1979, di fatto, l’Iran è diventato un Paese progressivamente isolato dal punto di vista diplomatico, e ha costruito una rete che in queste ore sta reagendo al suo sostanziale smantellamento, e che ha portato instabilità e terrore nel mondo intero.

I sostenitori di questo regime, anche in queste ore di conflitto e incertezza, sono state (e rimangono) forze politiche che storicamente e ideologicamente hanno appoggiato un’idea di resistenza basata sulla lotta armata e su un’idea di Stato autoritario. Si tratta, con alcune eccezioni, dell’area della sinistra, specialmente quella ‘estrema’, ovvero comunista (ma non solo) che considerano ‘giusta’ la lotta e gli obiettivi perseguiti dal regime iraniano e da quelli affini, come Hamas a Gaza.

Si ricorda, in questo senso, il Fronte di Liberazione della Palestina, storicamente guidato da George Habash, che persegue (in posizione di minoranza politica) un’idea di Palestina ‘popolare’, di tipo marxista-comunista, una visione molto distante da quella religiosa-nazionalistica di Hamas.

La convergenza parziale con forze a chiara impronta religiosa, in Iran come altrove, ha determinato un supporto trasversale in occidente, dove il richiamo a valori ‘rivoluzionari’ (o presentati come tali) è percepito come rilevante da una parte minoritaria, ma organizzata, della popolazione.

Come noto, Khamenei è morto durante un attacco israelo statunitense al suo quartier generale a Teheran, il 28 febbraio 2026; la sua morte potrebbe alimentare un cambio di regime, ma questo scenario è incerto. Quello che è certo è la fine della sua vita, riconosciuta anche da fonti del regime iraniano, ha creato un ‘martire’ eccellente per quello che rimane del regime islamico.

Per questa ragione, sembra interessante richiamare gli eventi che hanno preceduto questa fine tragica, ma prevedibile, dopo le continue minacce all’Occidente e la brutale repressione dello stesso popolo iraniano.


Crimini Politici e Repressione delle Proteste

Quando Ali Khamenei prese il potere nel giugno 1989, ereditò e portò a perfezione un sistema di terrore politico già collaudato con Khomeini; non solo non intervenne contro il massacro di migliaia di prigionieri politici del 1988, ma lo giustificò e lo reiterò su scala ancora maggiore.

Il regime ha trasformato l’Iran nel paese con il più alto tasso di esecuzioni capitali pro capite al mondo, con decine di migliaia di impiccagioni documentate da Amnesty International e Iran Human Rights per accuse vaghe come “inimicizia verso Dio” o “corruzione sulla terra”. L’infografica proposta non ha bisogno di commenti, e cattura una situazione insostenibile, determinata dallo stesso regime; si ricorda che si parla di ‘esecuzioni capitali documentate, e che il numero reale potrebbe essere maggiore.

La vaghezza delle disposizioni del codice penale e la discrezionalità lasciata ai giudici ha permesso di costruire un apparato repressivo che ha resistito per quasi mezzo secolo, e che ora viene messo a dura prova dagli attacchi di Israele e degli Stati Uniti d’America.

Le statistiche proposte, poi, non comprendono i massacri perpetrati in occasione delle numerose rivolte, e non contano gli altri crimini, come stupri e torture avvenute in prigioni e posti di polizia e sicurezza. Nel corso delle ultime proteste documentate (2025), prima che il regime oscurasse Internet nel Paese, si stima un numero di vittime (impossibile da verificare, ma basato su testimonianze concrete), compreso tra 10 e 35mila persone.

In definitiva, la supposta “restaurazione dell’ordine islamico” propagandato dal regime e dall’opera Cell no. 14, si è rivelata una guerra dichiarata contro il proprio popolo allo scopo di consolidare un potere che si riteneva saldo.


Repressione Sistematica dei Diritti Umani e delle Minoranze

La tortura è diventata un metodo ordinario di governo, e diverse prigioni, come quelle di Evin, Rajai Shahr e Kahrizak sono state trasformate in luoghi di detenzione e punizioni arbitrarie, dove si sono consumati crimini gravissimi in tempo di pace contro dissidenti politici e minoranze vulnerabili.

I diritti delle minoranze religiose ed etniche, come i baha’i, cacciati e privati di ogni diritto, i sunniti, i cristiani convertiti, i curdi, i baluci e gli arabi ahwazi, hanno subito soprusi di qualunque genere, nella totale impunità dei loro carnefici.

Le donne, ridotte a suddite senza diritti da leggi discriminatorie su eredità, divorzio e hijab obbligatorio, hanno pagato un prezzo elevatissimo; tra le sanzioni subite sono comprese accecamenti per strada con proiettili di vernice, impiccagioni per “insulto al profeta” o per il semplice rifiuto di sottomettersi a leggi ingiuste.

Le prove raccolte da ONG e osservatori qualificati non lasciano dubbi sulla natura criminale di un regime che in questo momento sta pagando il prezzo di decenni di minacce alla stabilità globale e di gravissimi abusi sul proprio popolo.

The Human Rights Center at UC Berkeley has verified for the first time that roughly 120 people lost some or all of their sight when Iranian security agents firing shotguns, paintball guns and even tear gas canisters cracked down on women’s rights protests that erupted in late 2022.

Center investigators stop short of saying that security forces broadly intended to blind the protesters. But some of the victims were shot in the face at close range, and evidence in other cases also supports that conclusion, according to analysis presented Tuesday (March 19) during a side event as the U.N. Human Rights Council met in Geneva, Switzerland.

Many of the victims were students, and the majority were 30 years old or younger, according to Berkeley’s student-led investigative team. One confirmed victim was a 5-year-old girl standing on a balcony as demonstrations took place on the street below.

Il Centro per i Diritti Umani dell’UC Berkeley ha verificato per la prima volta che circa 120 persone hanno perso parte o tutta la vista quando gli agenti di sicurezza iraniani, sparando fucili a pompa, pistole paintball e persino granate lacrimogene, hanno represso le proteste per i diritti delle donne scoppiate alla fine del 2022.

Gli investigatori del Centro non arrivano a dire che le forze di sicurezza avessero l’intenzione generale di accecare i manifestanti. Ma alcune delle vittime sono state colpite al volto a distanza ravvicinata, e le prove in altri casi supportano anche quella conclusione, secondo un’analisi presentata martedì (19 marzo) durante un evento collaterale mentre il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si riuniva a Ginevra, Svizzera.

Molte delle vittime erano studenti, e la maggior parte aveva 30 anni o meno, secondo il team investigativo guidato dagli studenti di Berkeley. Una vittima confermata era una bambina di 5 anni che si trovava su un balcone mentre le manifestazioni si svolgevano nella strada sottostante.

Edward Lempinen, More than 120 protesters blinded by Iranian agents, probe confirms, UC Berkely News, March 21, 2024.

L’“eroe romantico” della Cella n. 14 è stato il principale artefice, per 37 anni, di questo sistema di repressione totale, trasformando l’Iran in uno dei regimi più misogini, razzisti e crudeli del pianeta, dove i diritti umani non sono mai stati rispettati, ma solo un ostacolo da eliminare o una bandiera ideologica da agitare per convenienza politica.


Il Terrore Esportato, l’Isolamento Internazionale e l’Epilogo

Mentre in patria schiacciava il dissenso, Khamenei esportò lo stesso modello di violenza finanziando e armando Hezbollah, Hamas, gli Houthi e milizie sciite in tutto il Medio Oriente, creando un arco di instabilità dal Libano allo Yemen. fatto di attentati, missili e guerre per procura che hanno seminato terrore ben oltre i confini iraniani. Il cosiddetto “asse della resistenza” celebrato e sostenuto dai suoi sostenitori occidentali (prevalentemente di sinistra) ha determinato un isolamento diplomatico ed economico senza precedenti.

l’Iran di Khomeini, che nel 1979 prometteva indipendenza e giustizia, è diventato più povero a causa delle scelte di un regime che ha preferito costruire armi e formare ‘martiri’, invece di finanziarie scuole e servizi essenziali. Lo scollamento tra la leadership del Paese e la popolazione, disillusa dopo mezzo secolo di povertà crescente e diritti calpestati, ha determinato proteste che il regime ha cercato di nascondere mediante l’oscuramento dei servizi di comunicazione, come Internet.

L’attacco dell’Iran alle nazioni del Golfo (non belligeranti) e alle loro infrastrutture civili, come l’aeroporto di Dubai, uno degli snodi strategici globali, segnala il panico di un regime che sta probabilmente affrontando la sua fase finale. E’ evidente che la morte di Khamenei, dopo una veloce e precisa operazione militare congiunta di Israele e Stati Uniti d’America, che hanno colpito installazioni militari e strategiche, ha creato un vuoto di potere pericoloso.

Del resto, la relativa facilità con cui la ‘Guida Suprema’ è stata colpita nella sua roccaforte di Teheran dimostra che il Paese è allo sbando, e che non è capace di difendersi da minacce esterne coordinate come quella in corso. La retorica della Cella n. 14 si è dunque rivelata un tentativo estremo di giustificare un regime corrotto che in queste ore sta raccogliendo l’eredità di 47 anni di scelte ideologiche che lo hanno isolato e reso un nemico del genere umano.


Letture Consigliate

  • Sherrill, C. (2018). Losing legitimacy: The end of Khomeini’s charismatic shadow and regional security. Lexington Books.
  • Sayahi, H. (2022). The distrust of the Islamic Republic of Iran’s regime to the United States of America and its impact on its foreign policy. Central Asian Journal of Research in Political Science, 4(1), 97–118.
  • Gurevitz, M. (2025). Ali Khamenei: A criminal in disguise. European Journal of Applied Sciences, 13(1), 43–45.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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