Iran Assediato
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In queste ore (gennaio 2026), l’Iran sta affrontando una grave crisi che ha portato migliaia di persone a manifestare la loro opposizione al regime nelle strade di Teheran e di altre città del Paese; Reza Pahlavi, nato a Teheran nel 1960, ha rappresentato un’alternativa al regime islamico instauratosi dopo la rivoluzione del 1979. Occidentale per formazione e musulmano di nascita, egli rimane una figura di riferimento per tutti coloro che negli ultimi 46 anni si sono opposti al regime teocratico. Sebbene egli sia musulmano, ha sempre affermato di non desiderare un Iran teocratico, ma laico e democratico, coerentemente con l’architettura di un moderno Stato di diritto.

Reza Pahlavi (Foto The National Press Club)

Il suo nome viene invocato da alcuni nelle proteste che dal 2019 hanno interessato l’Iran, come quelle in corso, determinate da una crisi economica che ha determinato il crollo della moneta iraniana, scambiata a tassi ‘argentini’ contro le principali valute. Le crisi economiche, del resto, sono spesso state il detonatore che ha scardinato regimi altrimenti ritenuti incrollabili, anche nel mondo islamico, come quella del 1998 che costrinse Soeharto a dimettersi dopo oltre tre decenni di guida autoritaria dell’Indonesia.

Lo stesso meccanismo sembra ripetersi nell’Iran del 2025/2026, dopo la guerra disastrosa contro Israele e Stati Uniti d’America del giugno 2025; la crisi economica non sembra più negabile, e le risposte del regime appaiono controverse. Le priorità della Repubblica Islamica sembrano essere incentrate più sul rafforzamento del suo imponente apparato di sicurezza e repressione, dell’esercito e del programma nucleare, piuttosto che sulla fornitura di servizi (sanità, scuole, ecc.) per la popolazione.

Anche se le proteste sembrano sostenute, non è (ancora) apparso un fronte politico unitario o forze politiche organizzate, capaci di trasformare la protesta in un cambiamento reale; lo stesso nome di Pahlavi è controverso, e non tutti sono concordi sulla sua figura per il futuro del Paese. Per questa ragione, lo scenario più credibile potrebbe essere un ricambio della leadership, in parte già avvenuto, dopo le dimissioni del governatore della Banca Centrale Iraniana.

Reza Pahlavi appare a molti iraniani come una restaurazione del passato, e non un cambiamento democratico, nonostante le dichiarazioni in senso contrario dello stesso interessato e dell’appoggio di una parte della comunità internazionale, come Stati Uniti d’America e Israele. Anzi, proprio il supporto della superpotenza americana viene considerato un’influenza esterna che vorrebbe istituire un regime amico, e possibilmente subordinato agli interessi statunitensi.

L’opposizione ad un regime che mediante la continua repressione rimane saldamente al potere, è infatti frammentata e finora non si è mai tradotta in forze politiche coordinate e radicate, capaci di imporre un cambiamento di regime. Pahlavi, da questo punto di vista, potrebbe rappresentare una figura di transizione, ma le controversie legate al suo nome suggeriscono un effetto diviso piuttosto che unificante.

L’esperienza del padre (l’ultimo Re), del resto, è ancora viva ed impressa nella memoria collettiva, e un’eventuale caduta del regime islamico potrebbe lasciare un pericoloso vuoto di potere che destabilizzerebbe la regione; il pericolo di un altro Afghanistan o di un’altra Libia appare reale, e non solamente un’ipotesi accademica. Una transizione pacifica, lo scenario più auspicabile, non appare realistica in questo momento, considerando che il risentimento sociale è elevatissimo e cronico, e che un cambiamento di regime sarebbe probabilmente traumatico, come avvenuto in Egitto o in altri Paesi islamici o a maggioranza islamica.

E’ altamente probabile che il regime islamico sarebbe succeduto da un altro autoritarismo, eventualmente velato e mascherato come cambiamento democratico, come avvenuto in Siria nel 2024. La caduta di Bashar al Assad non ha portato all’instaurazione di un regime democratico, ma di un altro autoritarismo, differente, ma certamente non ispirato alla democrazia e al rispetto dei desideri e bisogni della popolazione.

Servizio di Iran International sulla Crisi in Iran (Video Iran International)

Le Guardie della Rivoluzione iraniane, da questo punto di vista, potrebbero avere un ruolo altrettanto rilevante anche nell’ipotesi di cambiamento formale del regime, agendo come forza di stabilizzazione, nonché di una transizione che non avrebbe un termine stabilito. Insomma, una restaurazione più che un cambiamento reale, forze che Pahlavi non sembra capace di contrastare senza un solido e strutturato appoggio all’interno dell’Iran, condizioni che attualmente non sono soddisfatte.

L’Iran sembra dunque avviarsi verso un consolidamento autoritario, piuttosto che una transizione verso la democrazia; gli iraniani chiedono riforme per milgiorare le proprie condizioni di vita, e non necessariamente la caduta degli ayatollah, che rimangono figure rispettate e radicate nella cultura e nella società.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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