- Un Altro Attentato in Pakistan
- L’Attacco di Islamabad e le sue Conseguenze
- Il Paradosso dell’Atteggiamento Pakistano
- La Condanna Pubblica – Solo Marketing Politico?
- Le Implicazioni Politiche e Istituzionali
- L'Esercito Spiegato ai Bambini
- Conclusione
- Letture Consigliate
L’attentato suicida dell’11 novembre 2025 davanti al tribunale di Islamabad ha riacceso il dibattito sul paradosso strategico tra il Pakistan e i gruppi islamisti; mentre lo Stato condanna ufficialmente il terrorismo, la sua storia politica mostra ambiguità nel rapporto con attori radicali ritenuti utili.
The suicide bombing on November 11, 2025, in front of the Islamabad court has reignited the debate about the strategic paradox between Pakistan and Islamist groups; While the state officially condemns terrorism, its political history shows ambiguity in its relationship with radical actors considered useful.
Un Altro Attentato in Pakistan
L’11 novembre 2025 il Pakistan ha registrato un ulteriore attacco terroristico, avvenuto, in questa occasione, davanti al tribunale distrettuale di Islamabad; questo evento ha posto in luce l’inerente contraddizione di fondo che caratterizza la politica di sicurezza di questo Paese. Nell’attentato recente, un uomo si è fatto esplodere presso uno dei veicoli della polizia stazionati nei pressi del tribunale di Islamabad, uccidendo almeno 12 persone e ferendone 36, secondo i resoconti dei media pakistani.
La notizia è stata riportata dalle maggiori testate giornalistiche del mondo intero, che hanno parlato di ‘suicide bombing’; secondo i media pakistani, con poche eccezioni, invece, le persone uccise sono dei martiri. La testata Geo News, di proprietà privata, e considerata relativamente indipendente, afferma che
A suicide blast rocked the federal capital on Tuesday, leaving at least 12 martyred and 36 injured outside the District Judicial Complex in Islamabad’s G-11 area, said a spokesperson for the Pakistan Institute of Medical Sciences (…)
Un attentato suicida ha scosso la capitale federale martedì, causando almeno 12 martiri e 36 feriti fuori dal complesso giudiziario distrettuale nella zona G-11 di Islamabad, ha detto un portavoce del Pakistan Institute of Medical Sciences (…)
Arfa Ferok Zake, At least 12 martyred, 36 injured in Islamabad suicide blast, November 11, 2025.
Si tratta di un attacco, rivendicato da una fazione locale dei Tarik-e-Taliban Pakistan (TTP), ha scosso la capitale, insieme all’intero apparato di potere nazionale, rivelando tensioni profonde tra la strategia dello Stato e la sua relazione storica con gruppi militanti islamisti.
L’Attacco di Islamabad e le sue Conseguenze
Secondo le ricostruzioni ufficiali, l’attentatore ha cercato di accedere al complesso del tribunale, ma non riuscendovi ha innescato l’ordigno vicino a un’auto della polizia parcheggiata al suo esterno; il ministro dell’Interno, Mohsin Naqvi, ha confermato che il comportamento dell’attentatore conferma la natura suicida dell’attacco. Come puntualmente accade, il governo ha espresso una formale e netta condanna di quanto accaduto; un evento deplorevole, secondo il primo ministro Sharif, che ha fornito le usuali rassicurazioni formali sulla reazione del governo.
Allo stesso tempo, il Ministro della Difesa Khawaja Mohammad Asif ha dichiarato di essere in uno ‘stato di guerra’, accusando l’Afghanistan di aver dato riparo ad ‘estremisti’ di Tarik e Taliban Pakistan, un gruppo ideologicamente allineato ai talebani afghani.
Il governo ha annunciato, allo stesso tempo, una maggiore intensità delle operazioni di sicurezza nella capitale e l’apertura di un’inchiesta per identificare i finanziatori e i complici dell’attacco; in seguito a questo attentato, del resto, l’esercito è nuovamente al centro del dibattito politico. Non sono pochi gli analisi ad aver affermato che l’impatto dell’attentato potrebbe essere usato per imporre riforme che conferiscono ai militari un potere eccessivo.
Si tratta di una dinamica che, del resto, è comune agli Stati asiatici, come l’Indonesia, che strumentalizzano tensioni e problemi di sicurezza per alimentare e giustificare una maggiore centralità dell’esercito, a discapito della popolazione civile.
Il Paradosso dell’Atteggiamento Pakistano
La reazione di Islamabad all’attacco appare coerente (almeno in apparenza) con il dovere statale di proteggere i cittadini e preservare l’ordine; tuttavia, essa si colloca in netto contrasto con la storia strategica del Paese, come già osservato su questa piattaforma. I governi del Pakistan hanno infatti mantenuto un atteggiamento ambivalente nei confronti dei talebani pakistani (TTP) e di altri gruppi islamisti. Questo paradosso strategico è al centro delle tensioni interne e regionali che l’attuale crisi ha messo in rilievo, ma che sono inevitabili quando l’atteggiamento verso il terrorismo è selettivo; apparentemente, il Pakistan, attraverso i suoi governanti ha scelto un ‘terrorismo buono’, strumentale ai suoi interessi strategici, e un ‘terrorismo da censurare’.
Il TTP, infatti, è un’organizzazione ideologica islamista che ha più volte espresso l’obiettivo di ‘implementare la legge islamica’ su tutto il territorio pakistano; la sharia, tuttavia, viene già implementata, e questo, dunque, non sembra essere il vero problema. La vera disputa, invece, ruota intorno alla gestione del potere, conteso tra due gruppi, uno governativo e uno anti-governativo; il discorso religioso sembra dunque secondario e strumentale ad una lotta per il potere, alimentata dalla creazione di un Emirato Islamico in Afghanistan nel 2021.

Il TTP, dunque, si aspetta di instaurare una sorta di emirato pachistano, sulla scorta di quello afghano, allo scopo di assicurarsi l’appoggio di un ‘governo amico’, situato in una posizione strategica; si ricorda, in effetti, che le tensioni tra Pakistan e India non sono scomparse, e che una potenziale alleanza ideologica contro un nemico comune potrebbe essere il vero problema, al di là delle dichiarazioni e dei programmi ufficiali.
L’uso strumentale di attori estremisti ha creato una linea ambigua tra ‘terrorismo nemico’”’ e ‘terrorismo utile’; in tale ambito, gruppi come il TTP hanno goduto di una certa tolleranza, specialmente quando servivano la visione geopolitica dell’establishment militare pakistano. Tale strategia, tuttavia, è intrinsecamente instabile, ed un gruppo ‘utile’ diventa utile può anche diventare incontrollabile, come sta avvenendo.
La Condanna Pubblica – Solo Marketing Politico?
La presenza della retorica ufficiale di condanna dell’attacco da parte di esponenti primari del governo, è sicuramente forte; allo stesso tempo, l’invocazione del ‘messaggio da Kabul’ da parte del primo ministro, sembra suggerire che Islamabad stia tentando di responsabilizzare il governo talebano afghano per rifugi concessi a militanti pakistani. L’accusa è grave, ma non certamente nuova, in quanto negli anni recenti il Pakistan ha frequentemente accusato l’Afghanistan di aver fornito asilo a leader del TTP, una delle cause princiapali delle tensioni bilaterali.
Ciò nonostante, è legittimo chiedersi quanto la condanna ufficiale rifletta un reale ‘pentimento’ rispetto alla strategia adottata in passato, oppure una risposta opportunistica a un attacco che ha colpito, di fatto, il nucleo dello Stato pakistano. Se il Pakistan avesse voluto sradicare completamente il TTP, le sue risorse di intelligence e militari avrebbero potuto essere impiegate a tale scopo; invece, la condanna arriva in un momento in cui Islamabad ha bisogno di sanzionare pubblicamente il gruppo (ai fini interni e internazionali), ma anche di mantenere una leva su di esso per scopi geopolitici.
Le Implicazioni Politiche e Istituzionali
L’attacco di Islamabad rappresenta dunque un evento che non si limita all’aspetto terroristico, ma deve essere considerato l’espressione del fallimento di una strategia ibrida che ha cercato di conciliare la repressione del terrorismo con l’uso politico dei gruppi estremisti. La dichiarazione di ‘stato di guerra’ da parte del ministro della Difesa, del resto, potrebbe non essere solamente retorica, ma preludere ad una serie di riforme che però potrebbero incrinare le relazioni con l’Emirato afghano.
Parallelamente, la dinamica rafforza il ruolo dell’esercito pakistano nella politica interna, e come è stato osservato da alcuni media, l’attentato potrebbe legittimare ulteriori poteri per i vertici militari in un momento in cui già si discute di riforme che accrescono l’autorità dell’esercito. Si tratta di un rafforzamento che potrebbe essere giustificato con una generica necessità di una maggiore sicurezza nazionale.
Tra gli aspetti più problematici, uno è sicuramente ideologico, in quanto chi ha rivendicato dell’attentato, ha dichiarato di aver attaccato giudici, avvocati e funzionari esecutivi, a ragione del loro ruolo nell’applicazione di ‘leggi anti-islamiche’. Tale narrazione pone lo Stato pachistano davanti ad un dilemma essenziale; la condanna il terrorismo, in assenza di un’interpretazione ufficiale (e per certi versi stabile) della legge islamica, rischia di lasciare spazio all’ideologia jihadista come alternativa duratura.
La questione non è, evidentemente, teologica, ma riguarda soprattutto la gestione del potere in Pakistan; per questa ragione, alla necessaria repressione di gruppi violenti si deve accompagnare anhe una lotta ideologica. Fino a questo momento, tuttavia, le politiche pakistane sono sembrate più orientate al contenimento della minaccia che ad una vera e propria trasformazione ideologica, che conferirebbe alla lotta al terrorismo una reale credibilità ed efficacia.
L’Esercito Spiegato ai Bambini
Una componente fondamentale della retorica pakistana è l’indottrinamento dei bambini, esposti a messaggi militari e patriottici a partire dai primi anni di vita; Hilal, una delle riviste pakistane di maggiore prestigio, prevede un’edizione per i bambini ‘Hilal Kids’, sia in inglese che in urdu.

Le tematiche trattate sono relative al coraggio, alla guerra, alla difesa della patria, e al martirio, presentati come valori che devono essere abbracciati dalle giovani generazioni; in occasione del 9 Novembre, si può leggere,
Iqbal believed that the youth would become the
guardians of this nation’s soul. To him, young
Pakistanis were the “Shaheens,” destined to rise
above fear and weakness. His dream was not just
of land and borders but of hearts filled with faith,
character, and the will to sacrifice for truth.
Iqbal credeva che i giovani sarebbero diventati i guardiani dell’anima di questa nazione. Per lui, i giovani pakistani erano gli “Shaheen”, destinati a elevarsi al di sopra della paura e della debolezza. Il suo sogno non era solo di terra e confini, ma di cuori pieni di fede, carattere e volontà di sacrificio per la verità.
Hunia Munazir, Our Armed Forces Truly Embody Iqbal’s Vision of Selfless Service
to the nation and the country, Hilal for Kids, November 2025, p. 8.
Gli eroi da imitare diventano dunque esempi quasi esclusivamente militari, e i morti diventano automaticamente ‘martiri’, specialmente se bambini; si suppone, in altre parole, che il Pakistan si debba sempre difendere da guerre che non ha causato, e che sia vittima di potenze invidiose della sua indipendenza.

Per questa ragione, la nazione ha bisogno di persone, anche bambini, pronti a sacrificarsi, eventualmente con il ‘martirio’, una potente retorica che si abbina ad una politica irresponsabile, ma efficace.
Conclusione
L’attacco suicida dell’11 novembre a Islamabad non è soltanto un episodio tragico, ma anche e soprattutto un momento simbolico che mette in evidenza la contraddizione strategica del Pakistan; si tratta di una retorica ambigua, in cui orgoglio nazionale, martirio e la difesa della nazione dai nemici esterni ed interni si intrecciano in maniera inestricabile.
Il Pakistan, nato da una partizione dolorosa, ma necessaria, continua a proporre un’identità formata da eroi nazionali e nemici da cui difendersi; lo stato di guerra, dunque, appare permanente e non legato ad un singolo episodio. Allo stesso modo, l’esercito ed il suo rafforzamento sono una costante della storia pakistana.
Letture Consigliate
- Rashid, A. (2024). Talibanistan: Negotiating the Borders Between Terror, Politics, and Religion. Yale University Press.
- Smith, J., & Ahmed, I. (2023). Religious Radicalism and State Strategy in Pakistan: Between Engagement and Suppression. Journal of South Asian Security Studies, 8(2), 134–158.
- Zahid, A. (2025). The Role of Ideology in Pakistan’s Counterterrorism Strategy: From Containment to Transformation. Strategic Studies Quarterly, 27(1), 75–98

