Nell’agosto del 1963, la rivista missionaria olandese De Katholieke Missiën pubblicava un articolo di Jos Peters dal titolo Wanneer vindt Indonesië zichzelf terug?, Quando l’Indonesia ritroverà sé stessa?; il testo costituisce una testimonianza interessante non soltanto della situazione politica indonesiana, ma anche del modo in cui una parte del cattolicesimo missionario europeo guardava al nuovo Stato postcoloniale e al suo presidente, Soekarno.
L’Indonesia si trovava allora in una fase di forte tensione. La questione della Nuova Guinea occidentale (Irian Occidentale), rivendicata da Jakarta e trasferita all’amministrazione indonesiana nel maggio di quell’anno, aveva segnato profondamente i rapporti con i Paesi Bassi.
Contemporaneamente, Soekarno si opponeva alla formazione della Malaysia, considerata un progetto neo-coloniale, mentre sul piano interno cercava di mantenere un equilibrio sempre più precario fra nazionalisti, comunisti e forze armate; la Guerra fredda attraversava così tanto la politica estera quanto gli equilibri interni del paese.
Peters osserva questi sviluppi con evidente preoccupazione. Denuncia le ambizioni territoriali indonesiane, teme la crescente influenza comunista e sottolinea le difficoltà economiche di uno Stato gravato dalle spese militari, dall’inflazione e dalla povertà.
Eppure, quando affronta la posizione della Chiesa cattolica, il suo giudizio assume una prospettiva diversa. Soekarno, pur essendo un dirigente autoritario e un interlocutore delle potenze comuniste, viene presentato come un elemento essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle istituzioni cattoliche.
Dat de Kerk, ongestoord door crises, in de nieuwe staat Indonesië welwillend geduld werd, meer nog: dat zij voor haar cultureel ontwikkelingswerk ook steun ontving, heeft zij niet op de laatste plaats te danken aan Sukarno.
In de tijd dat hij op Flores verbannen was, had het latere Indonesische staatshoofd alle gelegenheid om het werk van de missionarissen van nabij gade te slaan. En blijkbaar zijn de gunstige indrukken die hij daarvan meenam, nog altijd van invloed op zijn houding en verantwoordelijk werk als president.
De Kerk kan dus niets anders hopen, dan dat de man die haar nu al zo lang de hand boven het hoofd houdt, tot in lengte van dagen voor het land bewaard blijft.
Als het in Indonesië tot revolutionaire gebeurtenissen zou komen, zou het voortbestaan van de Kerk waarschijnlijk wel niet direct bedreigd worden. Het ligt immers voor de hand dat in zo’n geval het leger zich van de macht meester zou maken — en de legerleiding is anticommunistisch en de Kerk bepaald niet slecht gezind.
Maar toch zou een militair bewind hoogstens een tijdelijke oplossing kunnen brengen. Men kan zich moeilijk voorstellen, dat er naderhand weer een leider gevonden zou worden, die het volk evenzeer weet te fascineren als Sukarno. En dan is het nog de vraag, of hij hetzelfde gevoel voor geestelijke waarden zou hebben en dezelfde verdraagzame houding tegenover de katholieke Kerk zou aannemen als de huidige president.
Che la Chiesa, senza essere turbata dalle crisi, sia stata benevolmente tollerata nel nuovo Stato indonesiano, e che anzi abbia ricevuto sostegno anche per la sua opera di sviluppo culturale, lo deve in misura non trascurabile a Sukarno.
Durante il periodo in cui fu esiliato a Flores, il futuro capo dello Stato indonesiano ebbe ogni opportunità di osservare da vicino l’attività dei missionari. A quanto pare, le impressioni favorevoli che ne ricavò continuano ancora oggi a influenzare il suo atteggiamento e l’esercizio delle sue responsabilità presidenziali.
La Chiesa non può dunque fare altro che augurarsi che l’uomo che da tanto tempo la protegge possa rimanere ancora a lungo alla guida del paese.
Se in Indonesia dovessero verificarsi eventi rivoluzionari, la sopravvivenza della Chiesa probabilmente non sarebbe minacciata direttamente. È infatti ragionevole supporre che, in una simile eventualità, l’esercito si impadronirebbe del potere; e la sua dirigenza è anticomunista e certamente non ostile alla Chiesa.
Un governo militare, tuttavia, potrebbe tutt’al più offrire una soluzione temporanea. È difficile immaginare che, in seguito, si possa trovare un altro leader capace di esercitare sul popolo un fascino pari a quello di Sukarno. Resta inoltre da vedere se costui avrebbe lo stesso senso dei valori spirituali e assumerebbe il medesimo atteggiamento tollerante nei confronti della Chiesa cattolica dell’attuale presidente.
Wanneer vindt Indonesië zichzelf terug?, De Katholieke Missiën, Aug 1963, pp. 104-105.

L’autore collega questo atteggiamento anche alla biografia del presidente. Durante l’esilio a Flores, Soekarno aveva avuto occasione di osservare da vicino l’attività dei missionari cattolici, e secondo Peters, le impressioni maturate in quel periodo avrebbero contribuito alla sua successiva disposizione favorevole verso la Chiesa.
Si tratta di un’interpretazione dell’autore, che non basta da sola a dimostrare il peso effettivo di quell’esperienza nelle scelte presidenziali; è tuttavia rivelatrice del modo in cui l’ambiente missionario cercava di spiegare la relativa sicurezza di cui godeva nel nuovo Stato.
Il passaggio più significativo riguarda il futuro politico dell’Indonesia. Peters considera l’esercito il principale baluardo contro il comunismo, ma non ne deduce che un eventuale governo militare sarebbe necessariamente favorevole alla Chiesa; al contrario, teme che un cambiamento di regime possa compromettere la tolleranza religiosa garantita dal presidente.
Soekarno viene descritto come una figura capace di esercitare un fascino personale sul popolo e di mantenere in equilibrio forze contrapposte; un successore altrettanto capace, e dotato della medesima disposizione verso i valori spirituali, appare all’autore tutt’altro che scontato.
È un giudizio che merita attenzione. Per Peters, l’anticomunismo non è sufficiente a garantire la libertà della Chiesa, e rimane rilevante la capacità dell’autorità politica di preservare uno spazio per le minoranze religiose. In questa prospettiva, il presidente indonesiano diventa un interlocutore più affidabile di un possibile regime militare, nonostante le riserve che l’autore nutre nei confronti della sua politica interna ed estera.
Questa valutazione si comprende meglio considerando il problema della legittimazione della Chiesa cattolica nell’Indonesia indipendente; la presenza missionaria proveniva in larga misura dall’esperienza coloniale olandese e doveva quindi dimostrare di non costituire una semplice continuazione del passato.
Peters insiste sulla naturalizzazione dei sacerdoti stranieri, sulla formazione di un clero indigeno, sul contributo delle scuole cattoliche all’istruzione e sull’impegno sociale della Chiesa; sottolinea inoltre che l’istituzione ecclesiastica si era astenuta dall’identificarsi con una delle parti della competizione politica, pur mettendo le proprie risorse al servizio dello sviluppo nazionale.
L’obiettivo è presentare il cattolicesimo come una componente legittima della società indonesiana, capace di contribuire alla costruzione della nazione senza rivendicare un ruolo politico autonomo. La Chiesa non viene descritta come un corpo estraneo da proteggere dall’esterno, ma come un’istituzione che cerca di radicarsi nella nuova realtà nazionale; da questo punto di vista, la disponibilità di Soekarno assume un valore decisivo.
La fiducia espressa da Peters rimane comunque ambivalente. La Chiesa cattolica cercava di emanciparsi dalla propria origine coloniale e di diventare pienamente indonesiana, ma la sua sicurezza appariva ancora legata alla permanenza al potere di un singolo uomo. Il pluralismo religioso, nella rappresentazione dell’autore, dipendeva in misura considerevole dalla capacità personale di Soekarno di contenere le pressioni delle diverse forze politiche e confessionali.
Del resto, Peters non nasconde le difficoltà incontrate, pur nel riconoscimento di uno sviluppo positivo:
Het missiewerk heeft de laatste decennia in Indonesië moeilijkheden ondervonden van allerlei aard: stilstand in de Tweede Wereldoorlog, belemmeringen in de tijd vóór de soevereiniteitsoverdracht, tijdelijke tenachterstelling daarna, lastige verwikkelingen als gevolg van de door het conflict om Nieuw-Guinea gestoorde betrekkingen tussen Indonesië en Nederland. Maar ondanks dat alles heeft de Kerk zich in dit land met grote regelmaat voorspoedig ontwikkeld.
Het bewijs daarvan levert een statistiek die de Osservatore Romano op 29 nov. 1962 afdrukte.
Negli ultimi decenni, l’attività missionaria in Indonesia ha incontrato difficoltà di vario genere: l’interruzione del suo sviluppo durante la Seconda guerra mondiale, gli ostacoli nel periodo precedente al trasferimento della sovranità, una temporanea condizione di svantaggio negli anni successivi e le complicazioni derivanti dal deterioramento dei rapporti tra Indonesia e Paesi Bassi, provocato dal conflitto per la Nuova Guinea.
Nonostante tutto ciò, la Chiesa si è sviluppata in questo paese con notevole regolarità e in modo positivo.
Wanneer vindt Indonesië zichzelf terug?, De Katholieke Missiën, Aug 1963, p. 106.

È importante leggere questa testimonianza senza trasformarla retrospettivamente in una celebrazione della tolleranza del regime. L’Indonesia di Soekarno era un sistema autoritario, attraversato da conflitti ideologici e da tensioni fra differenti concezioni dello Stato e della religione; Peters scrive nell’agosto del 1963, prima della crisi del 1965-1966, e il suo articolo deve essere considerato alla luce delle informazioni e delle aspettative di quel momento storico.
Il documento permette così di cogliere un aspetto significativo della storia indonesiana: il rapporto fra nazionalismo, autorità presidenziale e tutela delle minoranze non può essere ridotto alla contrapposizione fra comunismo e anticomunismo. Per una parte del cattolicesimo missionario, la questione fondamentale era la possibilità di continuare a operare in uno Stato indipendente senza essere identificata come una presenza straniera e senza perdere il proprio spazio religioso.
Lo sguardo cattolico del 1963 rivela, in definitiva, un paradosso del processo postcoloniale: mentre cercava di diventare parte integrante della nazione indonesiana, la Chiesa continuava a vedere nella protezione personale di Soekarno una delle principali garanzie della propria permanenza e del proprio sviluppo.


