sytze roorda van eysinga pastore missionario
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Sytze Roorda van Eysinga (1773–1828/1829), pastore riformato olandese dimenticato dai grandi manuali ma emblematico del cristianesimo coloniale nelle Indie Orientali, emerge con nitidezza dalle fonti del XIX secolo. Partito a 45 anni da una tranquilla parrocchia frisone per Batavia, viaggiatore, predicatore e visitatore ecclesiastico nelle Molucche e a Makassar, lasciò diari postumi che il figlio pubblicò nel 1830. Ritratto sobrio nel Biographisch woordenboek der Nederlanden (1874), Roorda incarna il pastore zelante e intransigente: devoto al Vangelo, critico verso i costumi coloniali degenerati, etnocentrico nella sua missione di civilizzazione e conversione. Una figura tragica – sepolto a Sant’Elena – che invita a un recupero critico delle testimonianze missionarie olandesi.

Sytze Roorda van Eysinga (1773–1828/1829), a largely overlooked Dutch Reformed pastor, stands out sharply in 19th-century Dutch sources as an emblem of colonial Christianity in the Dutch East Indies. At 45, he left a quiet Frisian parish for Batavia, serving as preacher, school inspector and church visitor in the Moluccas and Makassar. His posthumous travel diaries, edited and published by his son in 1830, and the sober entry in the Biographisch woordenboek der Nederlanden (1874) portray a zealous, morally uncompromising figure: devoted to the Gospel, critical of degenerate colonial mores, and ethnocentric in his mission to civilise and convert. A tragic end – buried on St. Helena – calls for a non-ideological reappraisal of Dutch missionary voices from the era.

Sytze Roorda van Eysinga (1773–1828/1829), een grotendeels vergeten Nederlandse hervormde predikant, tekent zich scherp af in de Nederlandse bronnen van de 19e eeuw als symbool van koloniaal christendom in Nederlands-Indië. Op 45-jarige leeftijd verliet hij een rustige Friese gemeente voor Batavia, waar hij als predikant, schoolopziener en visitator der kerken en scholen in de Molukken en Makassar diende. Zijn postuum uitgegeven reisverslagen (1830, verzorgd door zijn zoon) en de sobere lemma in het Biographisch woordenboek der Nederlanden (1874) schetsen een ijverige, moreel onbuigzame gestalte: toegewijd aan het Evangelie, kritisch op ontaarde koloniale zeden, en etnocentrisch in zijn beschavings- en bekeringstaak. Een tragisch einde – begraven op Sint-Helena – nodigt uit tot een kritische, niet-ideologische herwaardering van Nederlandse zendingsgetuigenissen.


Il Pastore Riformato nel Dizionario Biografico Olandese del 1874

Roorda van Eysinga (di cui si è già discusso in un articolo recente su questa rivista), nacque a Sneek (Paesi Bassi) il 23 febbraio 1773 e morì in mare vicino a Sant’Elena il 4 gennaio 1828 (o 1829 secondo alcune varianti, o addirittura 1830 secondo la sola fonte coeva che ne parla in maniera esplicita, il Biographisch woordenboek der Nederlanden). Egli è stato un pastore protestante riformato la cui figura emerge con contorni precisi nelle fonti olandesi del XIX secolo; la differenza tra le date di morte, del resto, sono comuni per personaggi ritenuti secondari, e non modificano la figura del pastore protestante.

La data esatta della morte, in effetti, oscilla tra l’indicazioone del Biographisch Woordenboek e l’introduzione del Reizen, che la pongono nel 1830 (o alla fine del 1829). Invece, fonti genealogiche moderne (come il Biografisch Portaal, o WeRelate) e studi recenti (es. Honings 2022, che cita la Javasche Courant dell’11 agosto 1829) convergono sul 1 aprile 1829 (o 4 gennaio 1828 in alcune varianti olandesi). La discrepanza deriva probabilmente da ritardi nelle comunicazioni marittime.

Queste fonti lo ritraggono come predikant (predicatore) in Friesland (Kuinre e Westzaan) per oltre vent’anni, partito nel 1818 per Batavia come pastore della chiesa olandese, per poi diventare visitatore delle chiese e scuole nelle Molucche e a Makassar (ca. 1821). Le principali rappresentazioni di lui derivano dalle edizioni postume dei suoi diari di viaggio curate dal figlio Philippus Pieter Roorda van Eysinga, pubblicate ad Amsterdam nel 1830-1832 sotto il titolo Reizen en lotgevallen van eenen predikant in Nederlandsch-Indië, e da voci biografiche come quella del menzionato Biographisch woordenboek der Nederlanden (Dizionario Biografico Olandese, 16a parte) di A.J. van der Aa (deel 16, 1874).

Fontespizio del Dizionario Biografico Olandese, 1874 (Fonte: DBNL)

Il ritratto delineato è breve ma interessante,

ROORDA VAN EYSINGA (Sytze), te Sneek geboren, vier en twintig jaren lang predikant te Kuinre, laatstelijk te Westzaan, begaf zich op vijf en veertigjarigen leeftijd van daar met gade en drie kinderen, op den 23 December 1818, met de Henriette Elisabeth, onder zeil naar Batavia, waar hij, in verschillende betrekkingen, o.a. als predikant en schoolopziener te Batavia en in 1821 als visitator der kerken en scholen van Makassar en der Moluksche eilanden werkzaam bleef tot 1830, als wanneer hij, op de terugreis, nabij St. Helena overleed en op dat eiland begraven werd. Zijn zoon (die volgt) gaf de verschillende Reizen en lotgevallen van zijn vader (Amst. 1830) in twee deelen in het licht, waarachter hij, ook in twee deelen, liet volgen, die van hem zelven, sedert zijn veertiende jaar tot op zijn eerste terugkomst in het vaderland, den 19 Junij 1830.

Roorda was Lid van het Bataviaasch Genootschap en secretaris van het Hoofdbestuur van het Bijbelgenootschap te Batavia. Hij huwde Yda Catharina Piers, die in 1820 te Batavia overleed.

Zie Wap, Levensschets van Dr. P.P. Roorda van Eysinga, en de Inleiding voor de verschillende reizen en lotgevallen van S. Roorda van Eysinga.

ROORDA VAN EYSINGA (Sytze), nato a Sneek, per ventiquattro anni predicatore a Kuinre, infine a Westzaan, si trasferì all’età di quarantacinque anni da lì con la moglie e tre figli, il 23 dicembre 1818, con l’Henriette Elisabeth, in navigazione verso Batavia, dove rimase attivo in diverse posizioni, tra cui predicatore e supervisore scolastico a Batavia e nel 1821 come visitatore delle chiese e delle scuole di Makassar e delle isole Molucche fino al 1830, quando, durante il viaggio di ritorno, morì vicino a Sant’Elena e fu sepolto su quell’isola. Suo figlio (che segue) pubblicò i vari Viaggi e avventure di suo padre (Amst. 1830) in due volumi, dopo i quali, anche in due volumi, seguì il suo, da quando aveva quattordici anni fino al suo primo ritorno in patria, il 19 giugno 1830.

Roorda era membro della Società Bataviana e segretario del Consiglio Centrale della Società Biblica a Batavia. Sposò Yda Catharina Piers, che morì a Batavia nel 1820.

Vedi Wap, Biografia del Dr. P.P. Roorda van Eysinga, e l’Introduzione ai vari viaggi e avventure di S. Roorda van Eysinga.

Biographisch woordenboek der Nederlanden, Sytze Roorda van Eysinga, Deel 16, 1874, p. 454.

Voce del Dizionario Bipografico dedicata a Sytze Roorda Van Eysinga

Le informazioni del Dizionario Biografico Olandese del 1874 confermano quanto noto sul missionario, una figura che rimane liminale e meno conosciuta rispetto ad altre come Kuyper, ma la cui opera resta fondamentale per la diffusione del cristianesimo nelle Indie Orientali.


Un Pastore Zelante

Nelle fonti contemporanee e di poco successive Roorda appare innanzitutto come un pastore devoto e zelante, animato da un forte senso del dovere missionario; il Biographisch woordenboek, lo descrive in termini sobri e rispettosi. Un uomo che, a 45 anni, lasciò la tranquilla vita parrocchiale olandese con moglie e figli per affrontare il lungo viaggio verso Batavia sulla Henriette Elisabeth.

La sua nomina a Batavia rappresentò un avanzamento di carriera significativo per un pastore di villaggio, e le sue funzioni successive (predikant, schoolopziener, visitator) testimoniano la fiducia riposta in lui dalle autorità ecclesiastiche e coloniali. Egli fu membro del Bataviaasch Genootschap van Kunsten en Wetenschappen (Associazione di Batavia per le Arti e le Scienze) e segretario del comitato locale della Nederlandsche Bijbelgenootschap (Società Biblica Olandese). Roorda viene pertanto ritratto come una figura colta e impegnata nella diffusione del Vangelo e nell’istruzione cristiana nelle colonie.

Il nucleo della sua rappresentazione nel XIX secolo è però legato ai resoconti di viaggio pubblicati postumi; tali testi, redatti in prima persona (dal padre, in forma di diari) ma curati e introdotti dal figlio (la cui biografia si trova parimenti sotto a quella del padre nel Dizionario Biografico), lo mostrano come osservatore morale e religioso dell’Oriente coloniale.

L’introduzione del Reizen (le memorie e diari raccolti dal figlio) conferma che la data di morte dovrebbe attestarsi proprio nel 1830 o qualche mese precedente del 1829,

Kort vóór mijn vertrek uit Indië naar het vaderland, moest ik de voor mij zoo treurige tijding ontvangen, dat mijn vader, op de terugreis, bij St. Helena overleden, op dat eiland begraven, en alzoo in zijne geliefkoosde hoop, om den grond zijner geboorte, benevens zijne familie en dierbare betrekkingen, weder te zien, weggerukt was.

Poco prima della mia partenza dall’India per la patria, dovetti ricevere la triste notizia che mio padre, durante il viaggio di ritorno, era deceduto presso St. Helena, sepolto su quell’isola, e così strappato dalla sua amata speranza di rivedere la terra della sua nascita, insieme alla sua famiglia e ai suoi cari.

Reizen en Lotgevallen van S. Roorda van Eysinga, Amsterdam, Johannes van der Hey en Zoon, MDCCCXXX, p. VII.

In questa opera fondamentale per comprendere la figura di questo missionario, il paesaggio tropicale delle Indie Orientali è descritto con ammirazione estatica e presentato come una sorta di giardino di Dio. Tali osservazioni sono sempre filtrate da una prospettiva teologica, e la bellezza della natura viene usata per glorificare il Creatore, mentre le sofferenze (malattie, clima malsano) sono presentate come prove divine.


Una Figura Tragica

Roorda viaggiò per motivi di salute oltre che per dovere, ma il suo sguardo rimane quello del pastore saldamente ancorato ad una visione riformata della vita e della società. Per questa ragione, egli valuta costantemente lo stato della cristianità locale, la moralità dei convertiti e la possibilità di ulteriore evangelizzazione in un ambiente dominato da religioni pagane o dall’islam sunnita.

Nelle Indie Olandesi, Roorda appare critico verso i costumi coloniali da lui ritenuti ‘degenerati’, e condanna duramente l’adulterio diffuso tra i cristiani (il concubinato con la njai), l’ipocrisia di alcuni missionari e predicatori, oltre alla superficialità della fede tra i convertiti indigeni.

La sua prospettiva è tipicamente quella del pastore riformato della prima metà del XIX secolo, convinto sostenitore della superiorità morale e religiosa del cristianesimo protestante olandese. In tale prospettiva, gli indigeni, sia musulmani che pagani, sono considerati in qualità di anime da salvare, spesso immerse in condizioni giudicate come ‘immoralità’ o ‘ignoranza religiosa’ (anche tra i musulmani, di cui studiò il Corano per confutarli meglio).

GEZIGT OP DEN WEG VAN TANAH ABANG EN OP EEN GEDEELTE VAN HET CHRISTENKERKHOF BUITEN BATAVIA (Veduta della strada di Tanah Abang e di una porzione del cimitero cristiano fuori Batavia). (Fonte DBNL)

Non si tratta di un orientalista neutrale, ma di un osservatore che seguiva con coerenza un certo etnocentrismo missionario; secondo la sua visione, dunque, gli indigeni sono ‘altri’ da civilizzare e convertire, anche se Roorda mostra occasionalmente compassione per la loro condizione di sostanziale sfruttamento.

La morte prematura durante il viaggio di ritorno, e la sepoltura a Sant’Elena, isola-simbolo dell’esilio napoleonico, aggiunge un alone tragico alla sua figura; il figlio Philippus, nella prefazione ai diari, contrappone poeticamente il pastore devoto al conquistatore ateo sepolto accanto a lui. In questo modo, il figlio può sottolineare il contrasto tra il servizio evangelico del padre, e l’ambizione mondana di Napoleone; si tratta, evidentemente, di una narrazione romantica e devota tipica di molte fonti ottocentesche, che lo presentano come martire della fede in terre lontane.

Nel complesso, le fonti olandesi del XIX secolo ritraggono Roorda van Eysinga come un pastore esemplare ma severo, zelante nella missione, moralmente intransigente e profondamente radicato nella teologia riformata. Non si tratta di un ‘rivoluzionario’ coloniale, e nemmeno di un critico radicale del sistema (come diventeranno invece i suoi figli Sicco e Sytze Frederik), ma un rappresentante tipico della chiesa coloniale olandese.

Sytze Roorda van Eysinga emerge come devoto, disciplinato, convinto della superiorità cristiana, ma anche segnato dalle dure realtà del clima e della lontananza; la sua eredità letteraria, pubblicata postuma, servì a lungo come testimonianza edificante per il pubblico olandese interessato alle Indie.

Attualmente, scritti come il Reizen e la voce del Biographisch woordenboek der Nederlanden costituiscono fonti preziose per comprendere il funzionamento e i meccanismi di un’epoca che spesso viene fraintesa o dismessa ideologicamente. Invece, il recupero critico, ma non ideologico di questo materiale poco noto e poco compreso, dovrebbe essere incoraggiato per un apprezzamento scientifico del contributo di figure come Sytze Roorda van Eysinga e del loro impatto sui decenni e secoli successivi.


Letture Consigliate

  • Honings, R. A. M. (2022). A preacher’s perspective: Sytze Roorda van Eysinga’s representation of the Dutch East Indies. Bijdragen Tot De Taal-, Land- En Volkenkunde / Journal Of The Humanities And Social Sciences Of Southeast Asia, 178(1), 38-66.
  • Roorda van Eysinga, S. (1830). Verschillende reizen en lotgevallen van S. Roorda van Eysinga (Uitgegeven door deszelfs zoon P.P. Roorda van Eijsinga, Vol. 1–2). Johannes van der Hey en Zoon.
  • Molendijk, A. L. (2005). The emergence of the science of religion in the Netherlands. Brill.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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