Polizia
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In Indonesia, la Polizia Nazionale continua a muoversi tra passato coloniale e presente legislativo: il Nuovo Codice Penale del 2026 rafforza i suoi poteri, intrecciando discrezionalità istituzionale, stabilità sociale e limiti concreti alla riforma democratica.


In Indonesia, the National Police navigate between colonial legacies and contemporary legislation: the 2026 Criminal Code strengthens their powers, weaving together institutional discretion, social stability, and tangible limits on democratic reform.


In Indonesië beweegt de Nationale Politie zich tussen koloniale erfenissen en hedendaagse wetgeving: het Strafwetboek van 2026 versterkt hun bevoegdheden en verweeft institutionele discretie, sociale stabiliteit en tastbare grenzen voor democratische hervorming.


Riforma e Controriforma – La Polizia Nazionale Indonesiana

La Polizia Nazionale Indonesiana, POLRI, è nota come un’istituzione auto-referenziale, refrattaria a qualunque serio tentativo di riforma; le ultime proteste di agosto e settembre del 2025 hanno rimesso la riforma di questa istituzione al centro del dibattito pubblico. In Indonesia, la polizia opera direttamente agli ordini del Presidente, e tale relazione organica viene spesso percepita come un ostacolo alla professionalizzazione di questa istituzione repubblicana.

Questa configurazione contribuisce a rafforzare una concezione della polizia come strumento di gestione dell’ordine e del potere politico più che come servizio pubblico orientato alla tutela dei diritti e alla sicurezza dei cittadini. Evidentemente, la forza è formata da uomini e donne che interpretano correttamente il loro mandato, ma la relazione diretta con il Capo dell’Esecutivo rende talvolta problematica una gestione professionale.

Sede Polri di Jakarta (Foto Wikimedia)

Per questa ragione, tale aspetto non sembra destinato a cambiare nel breve periodo, e sottolinea la persistenza di una serie di motivazioni culturali che impediscono una riforma profonda; in questo quadro di persistente inerzia istituzionale, la società civile organizzata tende a svolgere una funzione di compensazione simbolica e morale.

In particolare, le organizzazioni islamiche di massa come Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah non si configurano come soggetti di pressione diretta per una riforma strutturale della Polri, e nemmeno come attori antagonisti dello Stato, ma tendono ad assumere, non senza ambiguità, il ruolo di mediatori sociali, intervenendo per contenere le dinamiche di conflitto e per richiamare l’uso proporzionato dell’autorità.

Del resto, è noto che spesso sono proprio queste organizzazioni a minacciare ricorsi alla forza pubblica qualora l’equilibrio religioso venga percepito come sotto minaccia; tale atteggiamento riflette una concezione dell’ordine pubblico in cui la polizia non è soltanto uno strumento coercitivo dello Stato, ma anche un garante esterno di un equilibrio sociale e confessionale ritenuto fragile.

Alcuni gruppi e organizzazioni giovanili riconducibili all’area di Muhammadiyah hanno sollecitato l’intervento della polizia nei confronti di Muhammad Kace, ex musulmano convertito al cristianesimo e attivo sui social media, accusato di aver diffuso contenuti ritenuti offensivi e provocatori nei confronti dell’Islam sunnita maggioritario. Tali prese di posizione si sono tradotte in richieste formali di applicazione della normativa sulla blasfemia e, in alcuni casi, nella minaccia di mobilitazioni pubbliche qualora le autorità non fossero intervenute, configurando una pressione indiretta sull’apparato di sicurezza più che un ricorso diretto alla coercizione.

In definitiva, la società indonesiana mostra un’ambiguità strutturale che non permette una vera e propria riforma della polizia indonesiana, concepita come garante dell’ordine pubblico e del patto sociale implicito che regola la società. In questo quadro, ogni tentativo di riforma che cerca ridimensionarne il ruolo o di sottoporla a forme più stringenti di controllo democratico tende a scontrarsi con aspettative diffuse che vedono nella polizia uno strumento di stabilizzazione, più che un servizio pubblico pienamente orientato alla tutela dei diritti individuali.


Il Nuovo Codice Penale – Un Passo Indietro

Il Nuovo Codice Penale, entrato in vigore il primo gennaio del 2026 tra molte e in parte giustificate critiche e polemiche, in effetti, rafforza il ruolo e i poteri della polizia; l’ampliamento delle fattispecie penali e l’estensione delle aree di intervento discrezionale consolidano la centralità della Polri nella gestione dell’ordine pubblico e del conflitto sociale, accentuando il suo ruolo di primo interprete della norma nella fase applicativa.

In tal modo, il codice non solo riflette le ambiguità già presenti nel sistema politico-istituzionale indonesiano, ma rischia di istituzionalizzarle, riducendo ulteriormente lo spazio per una riforma capace di riequilibrare il rapporto tra sicurezza, diritti e controllo democratico.

Le crtiticità sembrano essere sostanziali, come confermato da diversi osservatori, come l’autorevole rivista ‘Tempo’; una delle problematiche strutturali del Paese, alla base delle proteste popolari di agosto-settembre, è la corruzione, che viene depenalizzata.

Come ha osservato Tempo,

Corruption has been acknowledged as an extraordinary crime governed under the Corruption Law. But the new Criminal Code compromised this status. Under Article 603 and Article 604, corruption is now punished with lighter sentences, from 4 years to 2 years, and a reduced fine from Rp200 million to Rp10 million.

La corruzione è stata riconosciuta come un crimine straordinario regolato dalla Legge sulla Corruzione. Ma il nuovo Codice Penale ha compromesso questo status. Ai sensi dell’articolo 603 e dell’articolo 604, la corruzione è ora punita con pene più leggere, da 4 anni a 2 anni, e una multa ridotta da Rp200 milioni a Rp10 milioni.

Dede Leni Mardianti, A Look Back at the Problematic Conception of Indonesia’s New Criminal Code, Tempo, 2 January 2026.

Altri articoli, poi, rafforzano la discrezionalità della polizia nel perseguire reati di opinione, e concorrono a indebolire il percorso verso la democrazia e la libertà di espressione, che appaiono a rischio;

The new KUHP also outlined the defamation of the president and vice president, state institutions, religions, acts of sedition, as well as the prohibition of spreading communist/Marxist-Leninist ideas. This is feared to undermine democracy in Indonesia and threaten freedom of speech.

Il nuovo Codice Penale ha anche delineato la diffamazione del presidente e del vicepresidente, delle istituzioni statali, delle religioni, gli atti di sedizione, nonché il divieto di diffondere idee comuniste/marxiste-leniniste. Si teme che ciò possa minare la democrazia in Indonesia e minacciare la libertà di parola.

Dede Leni Mardianti, A Look Back at the Problematic Conception of Indonesia’s New Criminal Code, Tempo, 2 January 2026.

Si tratta della ridefinizione di reati che ora possono essere perseguiti più agevolmente rispetto al Codice del 2023, e che conferiscono alla polizia un potere discrezionale significativo; infine, il nuovo codice estende il controllo penale anche alla sfera personale e morale. I rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, in effetti, possono essere sanzionati con la reclusione fino a dieci anni, consolidando ulteriormente un quadro normativo che accentua l’intervento discrezionale della polizia e la sua centralità nel definire confini legali, sociali e morali.


Continuità Storica Rispetto al Tempo Coloniale

L’ampia discrezionalità concessa oggi alla Polri trova le sue radici, in parte, nella lunga eredità storica del periodo coloniale olandese, in cui la polizia non era concepita come garante dei diritti dei cittadini, ma come strumento di controllo sociale e politico a supporto dell’autorità coloniale. La legge veniva applicata in modo selettivo e la polizia esercitava un potere di interpretazione e intervento molto ampio, agendo più come mediatore del dissenso e custode della stabilità che come servizio pubblico orientato alla tutela individuale.

Dopo l’indipendenza, la Polri ha formalmente assunto lo status di forza nazionale, ma molti tratti culturali e strutturali del tempo coloniale sono stati preservati; ancora oggi, l’istituzione resta fortemente centralizzata, con un alto grado di discrezionalità nelle indagini e nella gestione dei conflitti sociali, politici e religiosi, e continua ad operare come garante di un equilibrio sociale più che come custode neutrale della legge.

Da questo punto di vista, il Nuovo Codice Penale entrato in vigore nel 2026, ampliando le fattispecie penali e rafforzando i margini di intervento discrezionale della polizia, appare come una formalizzazione moderna di una logica che ha radici storiche profonde. La legge non viene concepita solamente come uno strumento al servizio della giustizia, ma anche un mezzo attraverso cui la polizia regola il conflitto, protegge la stabilità e interpreta il patto sociale.

L’eredità coloniale si manifesta dunque nella persistenza di un apparato che bilancia, talvolta in modo ambiguo, sicurezza, ordine pubblico e gestione del pluralismo, mettendo in discussione il principio di neutralità che dovrebbe caratterizzare una polizia pienamente democratica. Per queste ragioni, una seria riforma della polizia appare impraticabile nel breve e medio periodo; l’atteggiamento del Presidente Prabowo è improntato ad una gestione conservatrice dello status quo piuttosto che ad una (seppure lenta e graduale) riforma di quanto esiste.

In definitiva, il quadro normativo, istituzionale e culturale della Polri mostra come la riforma della polizia indonesiana non possa essere considerata una questione puramente tecnica o amministrativa, ma parte di un articolato processo che coinvolge la storia, la politica e le dinamiche sociali del Paese. In questo scenario, le ambiguità strutturali della società indonesiana si traducono in un vincolo reale alla democratizzazione delle forze di sicurezza, suggerendo che qualsiasi prospettiva di riforma dovrà misurarsi non solo con la legge, ma anche con un equilibrio storico, politico e culturale profondamente radicato.

Del resto, un quadro sedimentato come quello indonesiano non può essere modificato in maniera rapida, ma deve essere il risultato della convergenza di processi di lungo periodo, che in questo momento non sono nemmeno attivati nella loro fase iniziale. La realtà rimane, come sempre, un parametro da cui non è possibile prescindere; il Nuovo Codice, in questo senso, appare coerente con questo impianto storico e istituzionale.


Letture Consigliate

  • Hasibuan, E. S. (2025). Polemic on Polri reform: Where do you want the police to be directed? KRTHA BHAYANGKARA, 19(3), 842–852.
  • Kurniawatie, E. (2025). The role of the Indonesian National Police (Polri) in conducting investigations according to the criminal justice system. Jurnal Multidisiplin Sahombu, 5(01), 22–39.
  • Ramadhan, G., & Nurrohman, B. (2025). Reformasi Polri dan refleksi community policing di Indonesia [Police reform and community policing in Indonesia]. Journal Riset dan Pengabdian Interdisipliner, 2(3), 664-674.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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