L’indipendenza e la costruzione dell’identità dell’Indonesia non ha comportato solamente un trasferimento della sovranità territoriale, ma anche, e soprattutto, un profondo mutamento culturale; dall’egemonia olandese e calvinista si è passati ad una situazione in cui lo Stato ha privilegiato la grande massa di ‘inlanders’, diventati indipendenti, e, dunque, maggioranza reale e non solamente numerica.
Uno degli aspetti che mostrano questa profonda trasformazione è costituito dall’istruzione, che nel periodo coloniale era organizzata allo scopo di preservare una élite locale di funzionari fedeli agli amministratori olandesi. La politica etica si è, in un primo momento, tradotta nella partecipazione di una stretta minoranza di ‘indigeni’ alla cultura olandese; dopo l’indipendenza, anche la parte restante della popolazione è stata coinvolta da questo cambiamento.
Le preoccupazioni olandesi per il nuovo corso si possono rinvenire in diverse fonti coeve, come Neerlandia, che nel 1951, proponeva un articolo dedicato a questo argomento;
Er is bepaald, dat op de Gouvernementsscholen en op de particuliere, gesubsidieerde scholen in beginsel slechts warpa-negara s toegelaten kunnen worden: Nederlandse kinderen kunnen er alleen toegang krijgen, indien er plaats is. Nederlandse kinderen zullen weldra voor een groot deel verstoken van onderwijs zijn. In De Banier lezen we, dat zich in de laatste maanden grote ongerustheid heeft geopenbaard omtrent het lot van het Nederlands onderwijs in Indonesië. Nu Indonesië een zelfstandige staat is geworden met een eigen taal, zal hij het officiële, gesubsidieerde onderwijs, dat deze staat aan de eigen jeugd geeft, niet alleen willen geven in de bahasa Indonesia, maar ook in de eigen geest. Voor het middelbaar en hoger onderwijs kunnen die eisen niet gelden. Dit zal nog op de oude voet worden gegeven.
È stato stabilito che in linea di principio solo i bambini warpa-negara possono essere ammessi nelle scuole pubbliche e nelle scuole private sovvenzionate: i bambini olandesi possono essere ammessi solo se c’è posto. I bambini olandesi saranno presto in gran parte privati dell’istruzione. Su De Banier leggiamo che negli ultimi mesi è emersa una forte preoccupazione per il destino dell’istruzione olandese in Indonesia. Ora che l’Indonesia è diventata uno stato indipendente con una propria lingua, vorrà fornire l’istruzione ufficiale e sovvenzionata che offre ai suoi giovani non solo in Bahasa Indonesia, ma anche nel suo spirito.
Quanjer, Het Nederlands Onderwijs in Indonesië, L’Istruzione olandese in Indonesia, Neerlandia, 55, 1951, p. 7.

La preoccupazione (reale) era l’esclusione dei bambini olandesi dal sistema educativo del nuovo Stato indipendente, ed è significativo che a lanciare l’allarme siano due quotidiani cristiani, Knaf e De Banier, che avvertono delle conseguenze dell’indipendenza sul sistema educativo dell’ex-colonia. Il medesimo articolo riferisce che l’olandese è stato abbanonato come lingua ufficiale nella scuola il 1 agosto 1950; si tratta della data che precede di 2 settimane la dissoluzione degli Stati Uniti di Indonesia, l’assetto uscito dalla dichiarazione dell’Aia del 27 dicembre 1949, con cui i Paesi Bassi riconoscevano formalmente l’indipendenza dell’ex-colonia e trasferivano la sovranità al nuovo Stato.
Molti degli atti di adesione al progetto repubblicano attuale (Repubblica Unitaria e non federale) si conclusero proprio tra il 31 luglio e il 1 agosto del 1950; di conseguenza, anche le modifiche apportate al sistema educativo si inseriscono in tale contesto. Il nuovo assetto educativo, dunque, risponde all’esigenza di un progetto proprio, indonesiano, che segni una rottura definitiva con il passato coloniale, almeno dal punto di vista istituzionale.
La reazione olandese, del resto, è comprensibile, in quanto viene anticipato il reale pericolo, la perdita dell’influenza e della presenza culturale olandese dall’Indonesia, nata da una lotta indigena e non da una concessione della potenza coloniale, come avvenuto in Malesia, nel 1957. Del resto, il centro del potere non era più Batavia, ma Djakarta, che diventerà ufficialmente Jakarta nel 1972, con la riforma ortografica che abbandona l’eredità olandese, e, dunque, coloniale. Di fatto, Batavia (come denominazione ovviamente) cessa di esistere dal 1942, anno dell’occupazione giapponese, per scomparire definitivamente nel 1949; questo cambiamento di denominazione, prima, e di grafia, dopo, si inserisce ancora una volta nel diverso assetto istituzionale e culturale del nuovo Stato, che assume gradualmente caratteristiche proprie e indipendenti.
Nel 1951, in altre parole, era in corso la costruzione dell’identità indonesiana, che ha implicato, necessariamente, l’esclusione degli elementi coloniali, come la lingua e l’istruzione; gli olandesi creano, a tale scopo, de Stichting voor Nederlands onderwijs in Indonesië (SNO), la Fondazione per l’Istruzione Olandese in Indonesia. La SNO accolse le scuole olandesi che operavano nel periodo coloniale, ma nel 1961 tale organizzazione decise l’auto-scioglimento, in seguito a pressioni governative indonesiane e problemi finanziari, che resero impossibile la sua opera. In altre parole, nel 1961 il SNO prende coscienza dell’impossibilità di continuare ad operare in Indonesia, e che il suo progetto di resilienza culturale è fallito, anche a causa dell’esodo degli olandesi ancora rimasti nell’ex-colonia verso la madrepatria.
In questo modo, si delinea con precisione un confine che non può più essere varcato, ed il passato coloniale diventa un’era che non ha più alcuna possibilità di ripetersi, non per un intervento esterno, ma a causa del nuovo assetto culturale impresso alla giovane nazione indonesiana.
Tali dinamiche, operanti attivamente dal primo decennio dell’indipendenza, spiegano anche l’attuale accento sul nazionalismo e sul sospetto su quanto possa richiamare, culturalmente, il passato coloniale; in tale contesto, non viene posta in discussione l’accoglienza degli stranieri, ma il loro potenziale ruolo culturale. Per questa ragione, nonostante le differenze che si possono osservare tra i partiti e le forze politiche, culturali e associative del Paese, in cui trova posto anche il cristianesimo, esiste una linea netta di demarcazione che non può essere superata.
E’ questa la base dell’identità indonesiana, che a volte viene espressa in maniera incoerente o con modalità che possono sembrare aggressive (e a volte lo sono), ma che in realtà cercano di preservare un’indipendenza culturale ancora in fieri, specialmente nell’era della globalizzazione. Il timore, mai sopito, è un ritorno, seppure in altre forme, al vecchio regime, al tempo dulu; per questa ragione, non si perde occasione per riaffermare la particolarità indonesiana.
L’ex-madrepatria, del resto, sembra essersi allontanata da questo passato, in forma a volte paradossali, in cui si percepisce un senso di colpa mal riposto; le scuse ufficiali del primo ministro olandese rappresentano un esempio perfetto di tale dinamica. Probabilmente, il futuro riserverà una sintesi più equilibrata in entrambi i fronti; attualmente, a 8 decenni di distanza dalla dichiarazione di indipendenza del 1945, alcune ferite sono ancora aperte, anche a causa di una discussione razionale incompleta, imprecisa e avvertita come inadeguata, sia nei Paesi Bassi che in Indonesia.
Anche in questo caso, l’istruzione e i sistemi educativi avranno un ruolo di primo piano, e consentiranno, oppure ostacoleranno questo processo di metabolizzazione del passato, un passaggio necessario ma probabilmente ancora difficile da intraprendere per entrambe le parti.

