khamenei soekarno
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Ali Khamenei, morto il 28 febbraio 2026 in un attacco congiunto USA-Israele, nutrì fin da giovane un’ammirazione profonda per Ahmad Sukarno, artefice della Conferenza di Bandung e del Movimento dei Non Allineati. In un Iran umiliato dal semi-colonialismo, vide nel leader indonesiano un modello di resistenza anticoloniale radicato nella fede e nell’umanità. Oggi la lettera di cordoglio di Megawati rievoca quel legame ideale, mentre la linea pragmatica di Prabowo rivela un Indonesia divisa tra eredità sukarniana e realismo geopolitico.

Ali Khamenei, who died on 28 February 2026 in a joint US-Israeli strike, admired Ahmad Sukarno from his youth: the architect of Bandung and the Non-Aligned Movement. In semi-colonial Iran, he recognised in Sukarno a model of faith-grounded anti-colonial resistance. Today Megawati’s condolence letter revives that bond, while Prabowo’s pragmatic stance exposes a divided Indonesia, torn between Sukarno’s legacy and geopolitical realism.

Ali Khamenei, overleden op 28 februari 2026 bij een gezamenlijke Amerikaans-Israëlische aanval, koesterde al jong een diepe bewondering voor Ahmad Sukarno, bedenker van Bandung en de Beweging van Niet-Gebonden Landen. In een semi-koloniaal vernederd Iran zag hij in hem een voorbeeld van geloofsgeaard antikoloniaal verzet. Vandaag herleeft Megawati’s condoleancebrief dat verband, terwijl Prabowo’s pragmatisme een verdeeld Indonesië blootlegt tussen Sukarno’s nalatenschap en geopolitiek realisme.


Il Giovane Khamenei e l’Eredità di Soekarno

L’Iran non è mai stato una colonia in senso stretto, direttamente soggetto ad un’amministrazione straniera o con una sovranità formalmente annullata; tuttavia, tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX, il Paese visse una condizione di semi-colonialismo che ne minò profondamente l’autonomia. Le numerose concessioni economiche esclusive alle potenze europee, le sfere d’influenza territoriali (di Russia e Gran Bretagna) imposte da trattati umilianti, le occupazioni militari durante le due guerre mondiali e, soprattutto dopo il 1953, un’influenza statunitense talmente pervasiva da rendere (o far percepire) il regime dei Pahlavi come un alleato subordinato all’Occidente.

(Rappresentazione illustrativa con AI)

Fu proprio questa esperienza, presentata come una sorta di umiliazione nazionale, che fu capace di forgiare, nei giovani rivoluzionari iraniani degli anni Sessanta e Settanta, una sensibilità acuta verso le lotte anticoloniali altrui, anche quando lontane geograficamente e culturalmente. E’ in questo contesto che emerge con particolare forza l’ammirazione del giovane Ali Khamenei per Ahmad Soekarno, il primo presidente dell’Indonesia indipendente.

Soekarno, in effetti, non era solo un leader nazionalista, ma incarnava la sintesi tra l’indipendenza anticoloniale, una sorta di umanesimo socialista e i principi di convivenza pacifica tra popoli diversi, come dimostrato dalla Conferenza di Bandung del 1955. Si tratta di un evento, a cui presero parte ventinove nazioni asiatiche e africane, ospitato proprio in Indonesia, e rappresentò per Khamenei un momento fondante. Non fu un semplice incontro diplomatico, ma la prova che i popoli che si percepivano e riconoscevano come oppressi, potevano riunirsi sul proprio suolo, dettare un’agenda autonoma e sfidare l’egemonia bipolare senza allinearsi al blocco sovietico oppure a quello Occidentale.

Soekarno, con la sua iniziativa, dimostra che esiste una ‘terza via’ rispetto all’ordine mondiale che si era consolidato dopo la fine del Secondo Conflitto Mondiale, e che tale possibilità rappresentava una rara occasione per le nazioni che erano nate o che stavano per nascere dal processo di decolonizzazione.


Dalla Lettura Clandestina alla Cella n. 14 di Evin

Negli anni Sessanta, mentre studiava teologia a Mashhad e Qom, Khamenei entrò in contatto con i discorsi e gli scritti di Soekarno, probabilmente attraverso traduzioni o resoconti che circolavano nei circoli intellettuali rivoluzionari iraniani. La figura del leader indonesiano lo colpì profondamente, non tanto per l’aspetto ideologico marxista-leninista, quanto per la sua capacità di coniugare nazionalismo, anticolonialismo e un riferimento alla dimensione spirituale (il primo principio della Pancasila, la “ketuhanan yang maha esa”, l’unicità di Dio) che impediva al socialismo di scivolare nel materialismo ateo.

In Soekarno, Khamenei vide un modello di leader che resisteva all’imperialismo occidentale senza rinunciare alla propria identità culturale e religiosa; tale ammirazione divenne tangibile durante la prigionia sotto il regime dello Shah. Nel 1974, rinchiuso nella celebre cella numero 14 del carcere di Evin (che diventò il titolo di una delle sue ‘autobiografie’ più note), Khamenei condivise per un periodo il suo isolamento con Abolhassan Banisadr, futuro primo presidente della Repubblica Islamica.

In quelle conversazioni forzate dalla reclusione, quando Banisadr definì l’Indonesia un paese ‘socialista senza religione’, Khamenei reagì con fermezza, e affermò che Sukarno non era comunista, ma il padre di un umanesimo socialista radicato nella fede in Dio. In realtà, il dibattito sulle simpatie di Soekarno per il comunismo è ancora vivo e non esiste una posizione univoca, anche se appare evidente che fu lui a favorire e proteggere l’ascesa del partito comunista indonesiano. Soekarno non ha mai aderito formalmente al comunismo o alla dottrina marxista, e probabilmente usò il PKI (Partai Komunis Indonesia) per neutralizzare l’ala anti-comunista dell’esercito (vedi, ad es. Crouch, 1978).

(Rappresentazione illustrativa con AI)

Khamenei interpretò correttamente le simpatie socialiste del leader indonesiano, ed era convinto che senza il primo principio della Pancasila (ancora vigente), l’essere umano rischiava di ridursi ad un automa privo di libertà autentica. Quella difesa appassionata non era solo polemica, ma rivelava quanto profondamente il pensiero di Soekarno avesse segnato la sua formazione, offrendogli un quadro concettuale per immaginare un Iran libero dalla percepita egemonia straniera, senza rinunciare alla sua identità islamica.


Dall’Ammirazione Personale alla Narrazione Ufficiale della Repubblica Islamica

Quando ottenne il potere e diventò Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran (1989), Khamenei trasformò l’ammirazione giovanile per Soekarno in un elemento strutturale della retorica ufficiale iraniana. Nel discorso inaugurale del XVI vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati a Teheran, nel 2012, egli menzionò esplicitamente Soekarno.

Si consideri questo estratto del suo discorso,

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Our guests have gathered here from different geographical locations, far and near, and they belong to different nationalities and races with different ideological, cultural and historical characteristics, but just as Ahmad Sukarno, one of the founders of this movement said in the famous Bandung Conference in the year 1955, the basis of establishing the Non-Aligned Movement is not geographical or racial and religious unity, but rather unity of needs. At that time, the member states of the Non-Aligned Movement were in need of a bond that could safeguard them against authoritarian, arrogant and insatiable networks and today with the progress and spread of the instruments of hegemony, this need still exists.


(…)

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I nostri ospiti si sono riuniti qui da diverse località geografiche, lontane e vicine, e appartengono a diverse nazionalità e razze con caratteristiche ideologiche, culturali e storiche differenti, ma proprio come disse Ahmad Sukarno, uno dei fondatori di questo movimento, nella famosa Conferenza di Bandung nel 1955, la base per la creazione del Movimento dei (Paesi, ndr) Non Allineati non è l’unità geografica, razziale o religiosa, ma piuttosto l’unità dei bisogni. A quel tempo, gli stati membri del Movimento dei Paesi Non Allineati avevano bisogno di un legame che potesse proteggerli contro reti autoritarie, arroganti e insaziabili e oggi, con il progresso e la diffusione degli strumenti di egemonia, questo bisogno esiste ancora.

(…)

In tale occasione, egli ricordò come il leader indonesiano avesse individuato nella Conferenza di Bandung (1955) la base non geografica, razziale o religiosa, ma unitaria dei bisogni comuni dei popoli percepiti o presentati come oppressi. Fu un richiamo esplicito; l’Iran si presentava come erede legittimo del cosiddetto ‘spirito di Bandung’, adattandolo alla sua lotta contro l’egemonia unipolare dopo la fine della Guerra Fredda.

Ancora più significativo fu l’incontro del 7 dicembre 2016 con il presidente indonesiano Joko Widodo; in tale occasione, Khamenei elogiò apertamente la ‘personalità eccezionale’ di Soekarno e il suo ruolo decisivo nella nascita del Movimento dei (Paesi) Non Allineati. Egli definì il progresso e la dignità dell’Indonesia, la nazione a maggioranza musulmana più popolosa del pianeta, presentandola come una fonte di orgoglio per l’intera comunità islamica, sottolineando la prossimità delle posizioni politiche dei due Paesi nelle sedi internazionali.

Quelle parole non riflettevano intenti meramente diplomatici, ma la volontà di Khamenei di proiettare la Rivoluzione Islamica oltre il Medio Oriente, verso il Sud globale, presentandola come continuazione ideale delle lotte anticoloniali del Novecento.


Un’Eredità Controversa: La Posizione di Prabowo Subianto

La scomparsa violenta di Khamenei, il 28 febbraio 2026, ha rivelato quanto il legame tra l’Indonesia e la Repubblica Islamica dell’Iran fosse radicato; è in questo senso che si deve interpretare la lettera di cordoglio inviata da Megawati Soekarnoputri, figlia del primo presidente e figura di spicco della politica indonesiana.

I media nazionali indonesiani hanno dato rilevanza a tale scelta, come dimostra questo estratto da un recente articolo di ‘Kompas’, una delle principali testate del Paese asiatico;

“With a shocked heart and deep sorrow, I, Prof. Dr. Megawati Soekarnoputri, as the 5th President of the Republic of Indonesia, and on behalf of the extended family of Dr. (HC) Ir. Soekarno (Bung Karno), as well as the Chairperson of the PDI Perjuangan, express my profound condolences on the passing of His Excellency Ayatollah Ali Khamenei, who fell in a sudden military attack launched by Israel and the United States against the territory of Iran on February 28, 2026,” wrote Megawati in the opening of the condolence letter.

“Con un cuore scioccato e profondo dolore, io, Prof. Dr. Megawati Soekarnoputri, come 5ª Presidente della Repubblica di Indonesia, e a nome della famiglia allargata del Dr. (HC) Ir. Soekarno (Bung Karno), nonché come Presidente del PDI Perjuangan, esprimo le mie più profonde condoglianze per la scomparsa di Sua Eccellenza Ayatollah Ali Khamenei, che è caduto in un attacco militare improvviso lanciato da Israele e dagli Stati Uniti contro il territorio dell’Iran il 28 febbraio 2026,” ha scritto Megawati nell’apertura della lettera di condoglianze.

Machradin Wahyudi Ritonga, Megawati’s Condolence Letter to Ayatollah Ali Khamenei, Kompas, 4 Marzo 2026.

Il Presidente Prabowo, invece, ha espresso una posizione più ambigua, e, dopo il consueto e (politicamente) obbligato (ma tardivo) messaggio di cordoglio (ma non di condanna esplicita dell’operazione militare USA-Israele), non è possibile ignorare l’avvicinamento diplomatico verso gli Stati Uniti d’America e le politiche del presidente Trump (accordi commerciali, partecipazione al Board di Gaza, ecc.).

(Rappresentazione illustrativa con AI)

Si tratta di uno sviluppo interessante, coerente con l’inedita posizione di apertura espressa verso lo Stato di Israele alle Nazioni Unite nel 2025; anche in questo caso, non sono mancate le critiche da un fronte interno che appare diviso per la prima volta nella storia della nazione asiatica.

La politica realista di Prabowo Subianto, evidentemente, si scontra con gli esponenti della precedente classe politica, come Megawati, che tendono ad essere ancorati a rigidi schemi ideologici (retorica anti-israeliana e anti-occidentale che riemerge in occasioni di tensioni e crisi come quella esistente).


Letture Consigliate

  • Crouch, H. (1978). The army and politics in Indonesia. Cornell University Press.
  • Israr, Anatona, & Midawati. (2025). Sukarno, the Army, and the PKI during the Guided Democracy Era: A complex triangular relationship. Jurnal Analisis Sejarah, 15(2), 185–191.
  • Acharya, A. (2016). Studying the Bandung Conference from a global IR perspective. Australian Journal of International Affairs, 70(4), 342–357.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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