Retorica dei Martiri Identità Pakistana
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Il Pakistan, analogamente a quanto accade per altri Paesi islamici e/o a maggioranza islamica, vanta una lunga e consolidata tradizione nell’uso costante della retorica dei martiri, considerati elementi essenziali della sua narrazione identitaria. Le pubblicazioni del Paese asiatico tornano spesso su questo tema, sottolineando la funzione retorica del martire, che rappresenta il modello di cittadino ideale, pronto a dare la propria vita per la nazione.

Hilal, nota rivista pubblicata in urdu e inglese, nelle versioni per adulti, per donne e per bambini, non cessa di riprendere questa narrativa; nel numero di dicembre 2025, in effetti, un intero articolo viene dedicato all’importanza dei martiri. Sebbene si tratta di un contributo propagandistico, esso rivela la concezione e il ruolo del martirio in Pakistan, nonché la sua stretta relazione con l’identità di un Paese che si percepisce in continuo pericolo di sopravvivenza.

Si tratta di un esempio in cui la retorica religiosa si sovrappone a quella civile, diventando indistinguibile, come si evince da questo articolo di Hilal (enfasi mie),

A Pakistani soldier does not step into the battlefield for recognition or reward. He moves forward guided by faith, convinced that the protection of the homeland is itself an act of devotion. (…) Families of martyrs find solace in these divine promises. Though their grief is profound, their hearts are comforted by the certainty that their loved one rests in an abode prepared only for the most honored believers. The legacy of the Shaheed thus becomes both spiritual and national, a reminder that faith, duty, and sacrifice are interwoven. Their memory continues to inspire, reminding the nation that true honor is earned not by living long, but by living with purpose in the service of Allah and the motherland.

Un soldato pakistano non scende sul campo di battaglia per riconoscimento o ricompensa. Avanza guidato dalla fede, convinto che la protezione della patria sia di per sé un atto di devozione.  (…) Le famiglie dei martiri trovano conforto in queste promesse divine. Sebbene il loro dolore sia profondo, i loro cuori sono confortati dalla certezza che il loro caro riposa in una dimora preparata solo per i credenti più onorati. L’eredità dello Shaheed diventa così sia spirituale che nazionale, un promemoria che fede, dovere e sacrificio sono intrecciati. La loro memoria continua a ispirare, ricordando alla nazione che il vero onore non si guadagna vivendo a lungo, ma vivendo con uno scopo al servizio di Allah e della madrepatria.

Omay Aimen, Pillars of Strength: The Martyrs of Pakistan, Hilal English, December 2025.

La retorica religiosa e nazionalista è esplicita, e viene espressa con chiarezza, Dio e Patria sono un binomio indissolubile, e secondo questa visione non è possibile pensare al Pakistan senza la fede islamica sunnita. Questo modello realizza ed esprime la volontà di uniformare tutti i cittadini ad una forma esplicita di islam politico; le minoranze non sono considerate oggetto di rispetto e riconoscimento, ma di conquista culturale.

Truppe pakistane eseguono la preghiera islamica collettiva (Foto Arab News)

Riviste come Hilal, dunque, costituiscono uno strumento efficace di ingegneria sociale, e delimitano rigidamente l’orizzonte di senso della società pakistana; l’esercito viene posto al centro della vita pubblica, e il sacrificio dei soldati, volontario o meno, viene presentato come ‘martirio’, un atto di fede in Dio e servizio alla patria.

Il soldato pakistano svolge un ‘sacro dovere’ che, se portato alle estreme conseguenze, lo trasforma in un martire ed eroe nazionale, come ricorda Hilal,

In the sacred soil of Pakistan rest noble souls whose sacrifice became the foundation of our security and stability. These brave hearts stood as an unbroken shield so the green and white flag could continue to fly with dignity and honor. They were not only the guardians of our frontiers but also the silent sentinels who protected our homes, our traditions, and our future. Their devotion was not measured in days or years, but in an unshakeable commitment to the nation they loved.

Nel suolo sacro del Pakistan riposano anime nobili il cui sacrificio è diventato il fondamento della nostra sicurezza e stabilità. Questi cuori coraggiosi si sono schierati come uno scudo ininterrotto affinché la bandiera verde e bianca potesse continuare a sventolare con dignità e onore. Non erano solo i guardiani delle nostre frontiere, ma anche le sentinelle silenziose che proteggevano le nostre case, le nostre tradizioni e il nostro futuro. La loro devozione non si misurava in giorni o anni, ma in un impegno incrollabile verso la nazione che amavano.

Omay Aimen, Pillars of Strength: The Martyrs of Pakistan, Hilal English, December 2025.

Il ruolo dei martiri è dunque chiaro, oltre ad essere necessario e inevitabile, e tale concezione costituisce la giustificazione ideologica della centralità delle forze armate e dei numerosi conflitti che hanno avuto nel Pakistan uno dei protagonisti. Si tratta di argomentazioni superate in Occidente, ma non nel mondo islamico, e il caso particolare del Pakistan dimostra molto bene la forza mobilitante (almeno a livello ufficiale) di un discorso nazional-religioso, come dimostra l’immagine riportata sotto.

Dimostrazione a favore dell’esercito pakistano (Foto Foreign Policy)

La presenza di territori (Kashmir) considerati occcupati, poi, garantisce a tale retorica una forza e resilienza ancora maggiore, a discapito delle minoranze che diventano letteralmente invisibili; essere cristiani viene considerato come una sorta di tradimento della nazione, analogamente a quanto avviene in altri Paesi islamici, come l’Iran.

Non sorprende dunque l’instabilità del Paese o della regione, spesso agitati da dinamiche di scontro aperto e a volte armato; anche se i conflitti non diventano quasi mai guerre a lungo termine, i costi (in termini di vite umane ed economici) sono elevatissimi, ma presentati dalla retorica ufficiale con la retorica del martirio.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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