Van Eysinga Era VOC Protestante
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Sytze Roorda van Eysinga emerge come figura liminale nel contesto coloniale delle Indie Olandesi, un missionario riformato che ponteggia il declino della VOC, la transizione post-napoleonica e l’eredità protestante moderna, consolidando comunità cristiane in un’epoca di incertezza.

Sytze Roorda van Eysinga stands as a liminal figure in the colonial context of the Dutch East Indies, a Reformed missionary bridging the VOC decline, post-Napoleonic transition, and modern Protestant legacy, consolidating Christian communities in an era of uncertainty.

Sytze Roorda van Eysinga treedt op als liminale figuur in de koloniale context van Nederlands-Indië, een hervormde missionaris die de neergang van de VOC, de post-Napoleontische transitie en de moderne protestantse erfenis overbrugt, en christelijke gemeenschappen consolideert in een tijd van onzekerheid.


Breve Ritratto di un Missionario Atipico

Nel cuore delle Indie Orientali Olandesi, tra il declino della Compagnia delle Indie e l’alba del colonialismo moderno, si muove una figura poco celebrata ma decisiva; si tratta di Sytze Roorda van Eysinga (1773-1829). Egli non era un missionario eroico come Nommensen, e nemmeno un esploratore romantico.

Eysinga era un predikant riformato, un ispettore ecclesiastico inviato da Batavia per verificare lo stato delle chiese e delle scuole della colonia; ciò nonostante, i viaggi compiuti tra Giava, Makassar e le Molucche tra il 1820 e il 1825 hanno lasciato un’impronta silenziosa ma duratura sul cristianesimo indonesiano di oggi.

Roorda arrivò nelle Indie nel 1818 con moglie e figlie, dopo essere stato nominato pastore della chiesa olandese a Batavia; egli diventò presto un visitator, un ruolo burocratico che lo costrinse a solcare l’arcipelago su navi a vela, affrontando monsoni, febbri e un’amministrazione coloniale ancora incerta dopo il fallimento della VOC. I suoi resoconti di viaggio, pubblicati postumi dal figlio Philippus Pieter tra il 1830 e il 1832, costituiscono un patrimonio culturale fondamentale, e sono lette e oggetto di studi, come quello pubblicato dallo studioso Rick Honings (2022).

Raccolta degli scritti di Van Eysinga (Verschillende reizen en lotgevallen van S. Roorda van Eysinga; uitgegeven door deszelfs zoon P.P. Roorda van Eijsinga (Amsterdam: Johannes van der Hey en zoon, 1830-1832, 4 volumi, Leiden University

Al contrario di quanto ci si potrebbe attendere, non si tratta di diari devoti, ma di lucide analisi di un uomo che vedeva il protestantesimo coloniale sull’orlo del collasso; il suo sguardo era tipico del calvinismo olandese post-napoleonico. Per questa ragione, si trovano tematiche come la disciplina, l’istruzione, e la lotta al sincretismo; ad Ambon e Ceram Van Eysinga criticava apertamente i cristiani ambonesi che mescolavano la liturgia riformata con i riti animisti, i pastori locali troppo pigri, e le scuole ridotte a ruderi.

Eppure, egli riconosceva la resilienza di quelle comunità nate dai battesimi di massa del XVII secolo, che resistevano nonostante l’apparente decadenza; egli predicava in malese ed ispezionava le classi dove i bambini imparavano il catechismo e la lettura biblica. La sua azione, dunque, pose le basi per un’alfabetizzazione che avrebbe prodotto, decenni dopo, élite cristiane indigene.


Un’Eredità Duratura

Van Eysinga non fondò nuove missioni tra i pagani, ma consolidò quelle esistenti, e, in un’epoca in cui il governo olandese adottava una prudente neutralità religiosa per non irritare le maggioranze musulmane, Roorda rappresentava l’ultimo baluardo della vecchia Indische Kerk semi-statale. Il suo atteggiamento, del resto, era ambivalente; egli descriveva i paesaggi tropicali come lussureggianti ma pericolosi, simboli di un mondo ancora da civilizzare. Il missionario sapeva che senza scuole e una costante predicazione quelle congregazioni sarebbero scomparse, inghiottite dall’indifferenza o dall’islam che avanzava.

Il legame con l’Indonesia contemporanea è sorprendentemente vivo, in quanto le chiese da lui visitate e rafforzate, come la Gereja Protestan Maluku (GPM) ad Ambon e la Gereja Masehi Injili di Minahasa (GMIM) nel Nord Sulawesi, costituiscono gli attuali pilastri del protestantesimo indonesiano.

La GPM, che conta centinaia di migliaia di fedeli, ha resistito ai violenti conflitti interreligiosi del 1999-2002 mantenendo un’identità fiera e riformata; la GMIM, ancora, conserva reti di scuole e ospedali che riecheggiano l’enfasi roordiana sull’educazione e la disciplina. In un paese dove il pentecostalismo esplode e le tensioni religiose restano latenti, queste denominazioni rappresentano un cristianesimo sobrio, istituzionale, radicato in secoli di negoziazione locale.

Van Eysinga non fu un martire, e nemmeno un un teologo innovativo. Egli morì nel 1829, poco dopo il ritorno in Olanda, lasciando una traccia burocratica piuttosto che eroica; ciò nonostante, la sua opera illumina un capitolo spesso dimenticato. Si tratta del passaggio dal protestantesimo della VOC al cristianesimo indigeno moderno; senza figure come quella in esame, le comunità cristiane delle Molucche e del Minahasa avrebbero rischiato l’estinzione.

Oggi, rileggendo i suoi resoconti, emerge un’immagine nitida, quella di un uomo del suo tempo, con tutti i limiti del modello coloniale, ma anche con una visione lungimirante; il protestantesimo indonesiano, in effetti, non deriva solamente dalla missioni del XIX secolo, più note, ma anche dal lavoro silenzioso ma fondante di un missionario che non si è arreso al declino e ha ispirato una sorprendente resilienza identitaria e comunitaria.


Van Eysinga nella Memoria Indonesiana

Il figlio, Philippus Pieter, è una figura ben più visibile nella storiografia e nel giornalismo indonesiano, e viene citato regolarmente su portali come Tirto.id (per le leggende sulla grande eruzione del Tambora), Kompas.com e Detik.com come traduttore di malese, cronista coloniale e autore di narrazioni folkloriche.

Invece, il visitator riformato del 1820-1825 non gode di alcun riconoscimento pubblico, e, in effetti, non esistono vie, monumenti, scuole o celebrazioni ufficiali a lui intitolate; nemmeno le chiese storiche che visitò e ispezionò (la Gereja Protestan Maluku – GPM – ad Ambon e la Gereja Masehi Injili di Minahasa – GMIM) lo menzionano nelle loro narrazioni istituzionali o nei siti web ufficiali. Queste istituzioni preferiscono ancorare la propria identità ai battesimi di massa del Seicento o al missionario Joseph Kam.

Le uniche tracce residue compaiono in testi accademici di nicchia (Wacana. Journal of the Humanities of Indonesia o tesi universitarie) e in vecchie storie ecclesiastiche ristampate (come Sejarah Gereja di Indonesia, scritta da Abineno), dove figura al massimo come “pendeta Roorda van Eysinga”- In questo caso, egli viene ricordato in un breve passaggio sulle visite del 1821-1822; tuttavia, sui grandi media e nei discorsi pubblici contemporanei, dominati da narrazioni nazionaliste, islamiche o pentecostali, il suo nome è assente.

Questa situazione riflette un meccanismo tipico della memoria postcoloniale indonesiana, che ha relegato all’oblio le figure percepite come burocratiche e ‘paternaliste’ del primo Ottocento. Invece, viene concesso un certo spazio ai missionari romantici e al mito delle chiese indigene “sempre esistite”; Roorda, dunque, è una sorta di ‘fantasma coloniale’ che l’Indonesia attuale ha semplicemente dimenticato. Egli, tuttavia, rimane alla base dello sviluppo storico delle chiese riformate indonesiane, e continua ad esercitare la sua influenza silenziosa.


Letture e Note

  • Honings, R. (2022). A preacher’s perspective: Sytze Roorda van Eysinga’s representation of the Dutch East Indies. Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde, 178(1), 38–66.
  • Roorda van Eysinga, S. (1830–1832). Verschillende reizen en lotgevallen van S. Roorda van Eysinga (Vols. 1–4) (P. P. Roorda van Eijsinga, Ed.). Johannes van der Hey en zoon.
  • Vink, M. P. M. (2023). Shaping a Dutch East Indies: François Valentyn’s VOC empire. Brill.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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