- Introduzione – Soekarno nel Periodo Coloniale
- La Traiettoria Politica di Soekarno
- La Reazione del Potere Coloniale
- La Percezione Olandese
- Effetti del Periodo in Carcere
- Prima e Dopo la Guerra – Un Pericoloso Nemico
- Conclusione – Traditore o Eroe?
- Letture Consigliate
La figura di Soekarno, protagonista indiscusso della storia politica del Novecento indonesiano, continua a rappresentare un punto di osservazione privilegiato per indagare le tensioni, le contraddizioni e le trasformazioni che caratterizzarono l’ultimo secolo di dominio coloniale olandese nelle Indie Orientali. Analizzare la sua traiettoria nel periodo anteriore alla Seconda Guerra Mondiale non significa soltanto ricostruire l’ascesa di un leader nazionalista, ma cogliere le modalità attraverso cui l’amministrazione coloniale percepì, interpretò e tentò di contenere l’emergere di un nuovo soggetto politico.
The figure of Sukarno, the undisputed protagonist of 20th-century Indonesian political history, continues to represent a privileged vantage point for investigating the tensions, contradictions, and transformations that characterised the last century of Dutch colonial rule in the East Indies. Analysing his trajectory in the period before World War II means not only reconstructing the rise of a nationalist leader, but also understanding the ways in which the colonial administration perceived, interpreted, and attempted to contain the emergence of a new political entity.
Introduzione – Soekarno nel Periodo Coloniale
Nel complesso panorama dell’amministrazione coloniale olandese nelle Indie Orientali, la figura di Soekarno emerge come un’entità di straordinaria rilevanza, un catalizzatore di cambiamenti la cui ascesa fu osservata con un sentimenti ambivalenti da parte delle autorità coloniali. Prima di diventare il simbolo indiscusso dell’indipendenza indonesiana e il primo presidente dell’Indonesia indipendente, Sukarno (1901-1970) fu per lungo tempo una figura enigmatica, un elemento di disturbo nel precario equilibrio di potere che gli olandesi avevano faticosamente costruito e mantenuto per oltre tre secoli.
La sua percezione da parte del governo coloniale, dei suoi funzionari e della stampa filo-governativa non fu mai statica, ma si nota, al contrario, un’evoluzione della sua percezione, che cambia in corrispondenza dello sviluppo del suo carisma e della sua carriera politica come nazionalista indonesiano. L’analisi di questa percezione rivela interessanti dinamiche psicologiche e strategiche di un potere coloniale di fronte che si deve confrontare con un crescente sentimento nazionalista e indipendentista.
Non sorprende, dunque, che i rapporti coloniali e la stampa olandese dipingessero Soekarno in termini principalmente, anche se non esclusivamente negativi; il leader nazionalista viene infatti considerato come un traditore senza principi morali, un opportunista capace di sfruttare le situazioni a proprio vantaggio.
La Traiettoria Politica di Soekarno
La crescente visibilità di Soekarno come leader politico deve essere compresa nell’ambito di un clim segnato da un malcontento che aumentava a causa delle condizioni dei locali e della situazione economica degli anni immediatamente successivi al Primo Conflitto Mondiale. Soekarno fu una delle figure locali privilegiate, che ebbe accesso ad un’istruzione occidentale in una scuola olandese, laureandosi in ingegneria civile presso la Technische Hoogeschool di Bandung nel 1926.
Questo genere di formazione gli permise di padroneggiare la lingua e la cultura olandese, di comprenderne le debolezze e di sviluppare un significativo senso critico verso il sistema coloniale; fu proprio a Bandung che il suo attivismo politico prese forma concreta. Il 4 luglio del 1927, insieme ad un gruppo di intellettuali e professionisti indigeni riuniti nell’Algemeene Studieclub, Soekarno diede vita al Partito Nazionale Indonesiano, il Partai Nasional Indonesia, o PNI.
Il neo-nato partito si distinse immediatamente dalle altre formazioni politiche esistenti per la sua radicalità e per la sua capacità di mobilitare ingenti masse; a differenza di movimenti più elitari o focalizzati su singole questioni (come Boedi Utomo) il PNI si diede come obiettivo la piena indipendeza dai Paesi Bassi, e non il semplice miglioramento delle condizioni di vita degli indigeni.
Grazie al suo carisma e ad una combinazione unica tra nazionalismo, marxismo e islamismo, Soekarno riuscì ad emergere con un programma che risuonava profondamente nella popolazione locale. Il futuro primo presidente, in effetti, aveva la capacità, almeno in questo periodo, di aggregare e unire le persone, spingendole a lottare per un obiettivo condiviso.
La Reazione del Potere Coloniale
Questa sua capacità di aggregare e di ispirare le masse non poteva passare inosservata alle autorità coloniali, che lo considerarono una minaccia potenziale all’ordine e agli interessi olandesi; per questa ragione, il Servizio di Polizia Politica Segreta Olandese, Politieke Inlichtingen Dienst, PID, iniziò a monitorare da vicino le sue attività, i suoi comizi e le riunioni del PNI, che venivano spesso disperse con la forza.
Per gli olandesi, Soekarno non era un semplice oppositore politico con cui dialogare o negoziare, ma un agitatore, un abile demagogo, capace di manipolare le folle, mettendo a rischio l’esistenza stessa dell’avamposto più importante dell’impero olandese. Soekarno voleva liberare l’Indonesia dal giogo coloniale, e questa visione, evidentemente, era in contrasto con gli interessi degli amministratori olandesi.
La reazione delle autorità coloniali alla crescente popolarità di Sukarno e del PNI non si fece attendere; il 29 dicembre 1929, durante una visita a Yogyakarta, il leader nazionalista venne arrestato insieme ad altri importanti leaders del PNI, tra cui Gatot Mangkupraja e Maskun Supriadinata. Costoro erano accusati di sovversione politica contro il governo coloniale olandese, un reato molto grave, che comportava condanne molto serie; a tale proposito, si nota che il processo celebrato a Bandung divenne l’occasione, per Soekarno, di ribadire la propria posizione.
Soekarno, in effetti, non cercò di difendersi dai reati che gli venivano contestati, ma pronunciò una famosa arringa, preparata in precedenza, in cui accusava l’amministrazione coloniale; tale discorso, diventò celebre come ‘Indonesia menggugat‘, ‘L’Indonesia accusa’. In esso, era contenuta un’accusa allo stesso sistema coloniale, presentato come un male da abbattere; Indonesia Menngugat iniziò a circolare come documento, ma venne prontamente censurato dalle autorità olandesi.

Si trattò, in effetti, di una strategia azzardata, in quanto, nel 1930 il fermento nazionalista era ancora in fieri, frammentato e incapace di incidere profondamente; Soekarno, dunque, tenta una mossa politica che lo accredita come leader indiscusso del movimento nazionalista. Probabilmente, egli non credeva possibile lottare frontalmente contro le autorità olandesi, e sfrutta la carcerazione e il processo in chiave politica.
La Percezione Olandese
Per i giudici olandesi e per il governo coloniale Indonesia Menggugat non fu certamente un atto di eroismo, ma la conferma della pericolosità di Soekarno; il 22 dicembre 1930, egli fu condannato a quattro anni di reclusione da scontare nel penitenziario di Sukamiskin, vicino a Bandung. La sentenza fu un chiaro segnale da parte delle autorità olandesi, intenzionate a reprimere con fermezza ogni forma di dissenso che capace di mettere in discussione la loro sovranità.
Tale arringa (in realtà piuttosto corposa e articolata), pur venendo ammessa come prova della sua attività sovversiva, e parte dell’autodifesa dell’imputato, non fu colta nel suo aspsetto politico ed etico, ma interpretata unicamente come un’ulteriore prova della sua estremizzazione e del suo rifiuto delle leggi e dell’ordine coloniale.
L’evento ebbe un effetto paradossale, e il processo (seguito dal carcere) non neutralizzarono la minaccia, ma, al contrario, conferirono a Soekarno una legittimazione ancora maggiore, trasformandolo in una sorta di ‘martire’ della causa nazionalista. A ragione delle pressioni esercitate da circoli liberali, sia nei Paesi Bassi che nelle Indie Orientali, Sukarno fu rilasciato anticipatamente il 31 dicembre 1931, dopo aver scontato circa tre anni di carcere. La sua liberazione, però, non significò una tregua nelle ostilità con il potere coloniale, ma segnò l’inizio di una traiettoria che si sarebbe conclusa con la dichiarazione di indipendenza del 1945 (evento che tuttavia era tutt’altro che scontato).
Si potrebbe infatti speculare che, in assenza della guerra e dell’invasione del Giappone, Soekarno non avrebbe avuto la forza per dichiarare l’indipendenza, come storicamente avvenuto; se la situazione degli anni Trenta non fosse stata stravolta dal Secondo Conflitto Mondiale non è chiaro quali sarebbero stati i suoi margini di azione.
Effetti del Periodo in Carcere
Dopo il suo rilascio, Soekarno riprese con rinnovato vigore le sue attività politiche, ma il Partito Nazionale Indonesiano (PNI), venne sciolto dalle autorità coloniali durante la sua prigionia; l’incarcerazione di diversi ex-membri del disciolto partito, poi, aveva determinato una scissione nel movimento nazionalista. Fu in tale contesto che sorsero due formazioni inedite, il ‘Partindo’, partito dell’Indonesia. Partai Indonesia, guidato da Sartono; che proponeva un’azione diretta e di massa. Inoltre, sorse il Partai Nasional Indonesia Baru, il Nuovo Partito Nazionale Indonesiano, alla cui guida furono posti Mohammad Hatta e Sutan Sjahrir, che proponevano un approccio più graduale, basato sull’educazione e sulla cooperazione a lungo termine.
Soekarno tentò inizialmente di ricomporre la frattura per creare un fronte nazionalista unito, ma di fronte alle divergenze strategiche, egli scelse di unirsi a Partindo, di cui fu eletto presidente il 28 luglio 1932. La sua scelta rifletteva la convinzione che la politica dovesse essere una forza di cambiamento immediata e concreta, capace di mobilitare le masse attraverso l’agitazione e la propaganda, in contrasto con l’approccio più cauto e intellettuale di Hatta e Sjahrir.
Questa sua ripresa dell’attività politica in prima linea allarmò nuovamente le autorità coloniali, che lo consideravano ancora il principale pericolo per la stabilità dell’impero olandese; il suo carisma, inoltre, era aumentato in seguito all’esperienza del carcere, e la sua legittimità era cresciuta in maniera significativa. Per queste ragione, il Governatore Generale, de Jonge, decise di adottare misure più decise per porre fine al problema rappresentato da Soekarno; quest’ultimo venne posto sotto arresto per una seconda volta nel 1933, a cui però non seguì alcun processo pubblico. Al contrario, l’imputato, riconosciuto colpevole, venne esiliato nell’isola di Ende, insieme alla seconda moglie.
La località scelta era infatti lontana dai centri politici di Giava e Sumatra, e aveva l’obiettivo di isolare Soekarno, impedendogli di comunicare con gli altri leaders nazionalisti e con i suoi seguaci; le autorità olandesi, inoltre, tentarono di demoralizzare Soekarno, nella speranza di farlo desistere dalla sua lotta politica. Soekarno, tuttavia, sfruttò questo periodo di esilio per approfondire le teorie politiche e le strategie che avrebbe poi applicato nei decenni successivi; nel febbraio del 1938 egli venne trasferito a Bengkulu, a causa di un’epidemia malarica nel suo luogo di esilio originario.
Fu qui che egli riprese ad avere contatti indiretti con i nazionalisti, nonostante la stretta sorveglianza a cui era sottoposto; il suo esilio durò fino all’invasione giapponese del 1942, che distrussero la struttura coloniale e costrinsero gli olandesi a ritirarsi. Soekarno venne catturato (più realisticamente, preso in carico) dalle nuove autorità nipponiche, ma venne ritenuto un elemento utile per i loro interessi strategici; per questa ragione, egli venne trasferito a Giava, e gli venne concesso un crescente ruolo politico.
Prima e Dopo la Guerra – Un Pericoloso Nemico
La percezione di Soekarno da parte delle autorità coloniali olandesi, prima della Seconda Guerra Mondiale, fu quindi costantemente negativa e denigratoria, come risulta dai rapporti di polizia, dalla corrispondenza diplomatica e dagli articoli dei quotidiani coloniali olandesi. Tale percezione venne poi confermata dalla collaborazione del futuro presidente con le autorità nipponiche che avevano occupato le Indie Orientali Olandesi.
Soekarno, dunque, era diventato il principale nemico dell’ordine coloniale, e tale percezione, anche se coglieva degli elementi reali, evidentemente li esasperava, dandone un’immagine caricaturale; per questa ragione, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, e in particolare dal 1942, egli viene indicato come ‘fanatico’. La speranza delle autorità olandesi, in effetti, era quella di screditare Soekarno di fronte alla comunità internazionale, facendolo diventare un nemico della civiltà; dopo il riconoscimento dell’Indipendenza dell’Indonesia da parte dei Paesi Bassi, questa immagine non cambia.

Soekarno viene indicato come traditore, ma ormai i tempi sono cambiati, e la fase di decolonizzazione delle ex Indie Orientali viene accettato come ineludibile; del resto, anche parte della stampa internazionale indicherà per molti anni Soekarno come un dittatore, e non come un liberatore nazionale. Per molti, invece, diventa uno degli eroi della lotta al colonialismo, ormai tramontato; le sue simpatie comuniste, poi, vengono interpretate come segno di progresso da una parte dell’opinione pubblica internazionale, allineando l’Indonesia ai Paesi socialisti, come l’Unione Sovietica.
Conclusione – Traditore o Eroe?
La percezione di Soekarno come sovversivo e nemico dell’ordine coloniale è mutata nel corso del tempo, anche nei Paesi Bassi; il revisionismo, talvolta ideologico, del periodo coloniale, ha portato ad una rivalutazione del primo Presidente dell’Indonesia e dei leaders nazionalisti. Tutttavia, la lettura del fenomeno Soekarno come di un pericolo (da parte delle autorità coloniali) era giustificato; gli amministratori coloniali hanno compreso cosa rappresentava Soekarno ed il suo movimento.
Gli eventi storici, poi, hanno conferito al leader nazionalista le opportunità per attuare il suo programma di lotta contro il potere coloniale; senza l’occupazione giapponese e la Seconda Guerra Mondiale, Soekarno avrebbe avuto margini di azione decisamente ridotto, e sarebbe probabilmente morto in esilio.
La forza di un leader, dunque, non consiste tanto nella capacità di mobilitare verso una causa comune, ma di creare e sfruttare le occasioni che si presentano, riconoscendole come tali; il mito di Soekarno, eroe nazionale indonesiano è dunque dovuto anche a questa capacità che lui possedeva.
Letture Consigliate
- Anderson, B. R. O. G. (2006). Java in a time of revolution: Occupation and resistance, 1944–1946. Equinox.
- McGregor, K. (2007). History in uniform: Military ideology and the construction of Indonesia’s past. NUS Press.
- Vickers, A. (2013). A history of modern Indonesia (2nd ed.). Cambridge University Press.

