Iraq Censura
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Le immagini provenienti da Baghdad, con autorità politiche e religiose sciite che prendono parte alla Messa di Natale, hanno provocato reazioni discordanti, non tanto per l’aspetto religioso, ma per la reazione alle dichiarazioni del Patriarca caldeo. Quest’ultimo, nel corso della tradizionale omelia, avrebbe invitato, secondo la testata Azzaman, alla normalizzazione dei rapporti con Israele; in realtà, l’intenzione del cardinale Sako era quella di promuovere relazioni culturali più ampie con il mondo, e non necessariamente con Israele.

Ciò nonostante, la parola normalizzazione ha immediatamente scatenato polemiche, in quanto tale vocabolo rimanda direttamente alle relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico; per questa ragione, le autorità hanno ribadito che una richiesta del genere è sanzionabile secondo il vigente ordinamento iracheno.

Secondo quanto riporta Azzaman,

 Il leader del Movimento Nazionale Sciita, Muqtada al-Sadr, ha chiesto che chiunque invochi la normalizzazione, indipendentemente dalla sua posizione, venga chiamato a rispondere delle proprie azioni, in seguito all’uso del termine da parte del Patriarca Sako. In un post pubblicato ieri sulla piattaforma X, al-Sadr ha affermato che “la normalizzazione è un crimine punibile dalla legge irachena e chiunque la inciti o la chieda non è immune da punizione”. Ha esortato le autorità ufficiali competenti a “adempiere immediatamente al loro dovere”, sottolineando che “non c’è posto per la normalizzazione o la sua legittimazione in Iraq”. Da parte sua, Qais al-Khazali, Segretario Generale di Asa’ib Ahl al-Haq, ha chiesto un’indagine ufficiale su dichiarazioni e posizioni che promuovono la normalizzazione con Israele. Ha sottolineato che gli appelli alla normalizzazione lanciati da qualsiasi partito o individuo, compresi quelli presentati sotto la bandiera delle religioni abramitiche, costituiscono una chiara violazione della legge che criminalizza la normalizzazione in Iraq e contraddicono i principi nazionali e la volontà del popolo. In una dichiarazione rilasciata ieri, al-Khazali ha affermato: “Quanto è stato emesso in questo contesto richiede una chiara responsabilità legale e un’indagine trasparente e professionale su tutti coloro che promuovono, giustificano o tacciono riguardo a questi appelli, poiché costituiscono una violazione del processo decisionale sovrano”. Ha sottolineato che “i principi dell’Iraq non accettano la normalizzazione o la sua legittimazione sotto alcun nome o pretesto”.

Azzaman, La normalizzazione provoca ampie polemiche durante la messa di Natale, 26 novembre 2025.

Il dibattito, dunque, appare blindato e chiuso a qualunque possibile cooperazione o apertura futura verso lo Stato di Israele; anche solamente un’evocazione indiretta e lontana di tale possibilità viene criminalizzata e scoraggiata preventivamente. La posizione dell’Iraq appare salda e coesa, ma tale immagine potrebbe tradire una pluralità di opinioni che viene soffocata da un sistema sociale e legale intimidatorio; del resto, la causa palestinese serve come argomento forte per giustificare pratiche opache e per non affrontare i veri problemi del Paese.

Celebrazione del Natale in Iraq (Foto Azzaman)

Questa ondata di reazioni ufficiali ad un passaggio dell’omelia che non affrontava direttamente la questione di Israele, e nemmeno argomenti politici, è rivelatore dell’agenda e del clima sociale odierno dell’Iraq, una nazione con un’identità costruita attorno ad un ideale religioso populista, in cui qualunque influenza esterna (percepita o reale) viene considerata una minaccia diretta all’ordine nazionale.

Ci si potrebbe chiedere quale sia la reale libertà dei cristiani e delle altre minoranze, considerando l’egemonia del discorso politico e religioso sciita e della costante retorica anti-israeliana, diventata un elemento strutturale dell’idenità nazionale. In tale contesto, la possibilità di celebrare le festività cristiane appare come una costosa e condizionata concessione di una maggioranza che si sente ‘padrona’.

Una logica ben distante da quella dei diritti fondamentali promossi dagli organismi internazionali, che si sposa perfettamente con il contesto culturale e sociale dell’Iraq, specialmente dopo due guerre che hannno avuto costi umani ed ideologici elevatissimi.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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