Indonesia
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Un recente episodio di intimidazione religiosa a Bandung mette in luce le tensioni tra islam politico, pluralismo confessionale e resilienza delle minoranze cristiane nell’Indonesia contemporanea.

A recent episode of religious intimidation in Bandung highlights the tensions between political Islam, religious pluralism, and the resilience of Christian minorities in contemporary Indonesia.

Een recent geval van religieuze intimidatie in Bandung werpt licht op de spanningen tussen politiek islam, religieus pluralisme en de veerkracht van christelijke minderheden in het hedendaagse Indonesië.


Intolleranza Religiosa a Bandung

Il 6 gennaio del 2026, mentre un gruppo affiliato alla Kegiatan Kebaktian Kebangunan Rohani (Movimento di Risveglio Spirituale) stava svolgendo un servizio religioso in una stanza per conferenze (spazio privato) affittato dalla medesima associazione, presso la Surdirman Grand Ballroom di Bandung (Giava Occidentale), un gruppo di radicali islamisti locale (Pembela Ahlus Sunnah, difensori della Sunna) ha disturbato la funzione con diversi altoparlanti.

Stephen Tong con un membro del Ministero per gli Affari Religioso (Foto SindoNews)

Secondo gli islamisti di Bandung, le attività della KKR sarebbero state ‘illegali’, e avrebbero violato il sistema di permessi per lo svolgimento delle attività religiose negli spazi pubblici; il sindaco della città, tuttavia, ha tuttavia precisato che,

“The Bandung City Government ensures that all religious communities have the same right to worship,” Farhan reportedly said.

“Il governo della città di Bandung assicura che tutte le comunità religiose abbiano lo stesso diritto di culto”, avrebbe detto Farhan (il sindaco di Bandung, ndr).

Morning Star News, Muslims in Indonesia Oppose Christian Worship Service, January 13, 2026.

All’evento era presente anche un membro del Ministero per gli Affari Religiosi, e tale presenza, probabilmente, è stata interpretata come una provocazione da parte del gruppo islamista; le accuse rivolte, in effetti, erano false. La sala da ballo/conferenze usata dalla GRII non è uno spazio pubblico, ma privato, e riservato dalla chiesa calvinista indonesiana per un evento specifico.


La Reazione della Chiesa Riformata Indonesiana

L’incidente occorso all’evento di Bandung è stato oggetto di un comunicato da parte della GRII, e, in effetti, la dimostrazione e l’intimidazione del gruppo islamista ha sortito l’effetto opposto a quello inteso. Il tentativo di censurare (illegalmente) un evento cristiano si è trasformato in una cassa di risonanza del cristianesimo indonesiano, diventato improvvisamente visibile;

Invece di smorzare l’umore, i disordini hanno in realtà aumentato l’attenzione pubblica. Il nome del Rev. Stephen Tong è diventato sempre più discusso, il cristianesimo è diventato più ampiamente conosciuto e il nome di Gesù Cristo, il nostro unico Signore e Salvatore, è stato sempre più menzionato negli spazi pubblici. Su Instagram, Threads, TikTok, Facebook e altrove, il nome del Rev. Stephen Tong ha risuonato, forse ascoltato da più persone della congregazione che ha ascoltato i suoi sermoni.

Ciò che avrebbe dovuto metterli a tacere si è invece trasformato in uno strumento di pubblicità. La pressione è diventata un palcoscenico che non avevano mai previsto. È stato davvero inaspettato per chi ama fare congetture.

Hans Yulizar Sebastian, Pembubaran KKR di Bandung: Cara Allah Bekerja, Lo scioglimento del KKR a Bandung: come opera Dio, 9 gennaio 2026.

Si tratta di osservazioni rilevanti dal punto di vista sociale, che testimoniano come la cristianofobia irrazionale di alcuni musulmani indonesiani che temono la cristianizzazione del Paese finisca per trasformarsi in un catalizatore ed acceleratore dei processi che affermano di voler contrastare. Pembela Ahlus Sunnah, del resto, è un gruppo islamista che si richiama in parte alla tradizione salafita, ma non è riconosciuto come tale.

Protesta di Pembela Ahlus Sunnah del 2016 (Foto Kompasiana)

Spesso, tali gruppi seguono dottrine che giustificano azioni violente o intimidatorie, allo scopo di ‘difendere l’islam’, un tropos ben noto nel mondo islamico, adottato da gruppi e movimenti che rappresentano un islam politico esplicito, ma fuori dalla legalità indonesiana. Spesso, è proprio a questo genere di movimenti che appartengono i vigilantes e coloro che cercano illegalmente di imporre il rispetto della shariah (secondo la loro interpretazione ovviamente) in uno Stato secolare, retto dalla Pancasila e non dalla legge islamica.

La reazione della Chiesa Riformata Indonesiana denota una notevole intelligenza politica e sociale, e l’esperienza del 6 gennaio diventa un elemento motivante; la coerenza dottrinale del dott Tong, poi, è notevole, in quanto egli interpeta quanto accaduto alla luce di Lutero e della teologia calvinista.

Questa comprensione è in linea con il pensiero di Martin Lutero. Lutero sottolineava che la gloria di Dio è spesso nascosta dietro la sofferenza. La chiamava teologia della croce, ovvero la conoscenza di Dio che non deriva dalla vittoria esteriore, ma dal rifiuto e dalla croce. Dio si rivela non al culmine della gloria umana, ma nel momento più oscuro dell’umiliazione.

Giovanni Calvino riecheggiava questo sentimento. Calvino sottolineava la sovranità di Dio su tutta la storia, comprese le azioni dei malvagi. Nessun evento è al di fuori della provvidenza di Dio. Nemmeno la malvagità umana può ostacolare il piano di Dio, sebbene gli esseri umani rimangano pienamente responsabili del loro peccato.

Hans Yulizar Sebastian, Pembubaran KKR di Bandung: Cara Allah Bekerja, Lo scioglimento del KKR a Bandung: come opera Dio, 9 gennaio 2026.

La teologia riformata esprime in queste parole la sua vocazione politica per eccellenza, intesa come griglia di comprensione della realtà, capace di orientare l’azione dei credenti, ma anche della società in generale. Si tratta di un’interpretazione interna della Chiesa riformata che dimostra la capacità di operare in un contesto di minoranza, e che presume una sociologia ben precisa, fondata sulla consapevolezza della propria marginalità strutturale e, al tempo stesso, sulla fiducia nella possibilità di incidere sullo spazio pubblico non attraverso la conquista del potere, bensì mediante la testimonianza, la coerenza dottrinale e la responsabilità civica.

In questa prospettiva, la condizione minoritaria non viene percepita come una deviazione patologica rispetto ad una presunta ‘normalità’ cristiana, ma come un dato costitutivo dell’esperienza storica della Chiesa, che obbliga a sviluppare forme di presenza pubblica sobrie, non egemoniche e compatibili con un ordine politico pluralista.


La Concezione Calvinista del Potere

Tale sociologia implicita si colloca in netta antitesi sia ai modelli teocratici che alle forme di militanza religiosa il cui scopo è quello di imporre norme confessionali allo Stato; la teologia riformata, intesa in questo senso, non chiede protezione privilegiata o un diritto alla supremazia simbolica. Al contrario, essa accetta il quadro secolare e costituzionale come spazio di prova della propria credibilità, riconoscendo nella distinzione tra sfera religiosa e sfera politica non una minaccia, ma la possibilità per una convivenza ordinata.

In questo senso, l’interpretazione offerta dalla Chiesa Riformata Indonesiana non è soltanto una risposta contingente ad un episodio di intimidazione, ma l’espressione di una cultura politica religiosa matura, capace di leggere il conflitto senza sacralizzarlo, esenza trasformare la sofferenza in rivendicazione e scontro aperto. È proprio questa postura, più che la forza numerica o l’accesso al potere, a spiegare la resilienza del cristianesimo riformato in contesti a maggioranza musulmana e la sua capacità di interagire con la società senza rinunciare alla propria identità.

Ritratto di Giovani Calvino (Foto Chiesa Valdese di Torre Pellice)

Il governo indonesiano, adottando una posizione ufficiale di (quasi) neutralità e di coinvolgimento diretto nella promozione del pluralismo, si sta muovendo nella medesima direzione; i dirigenti del Paese hanno compreso che uno scontro diretto sarebbe controproduttivo, anche in condizione di maggioranza netta.

Questa logica riflette una lettura pragmatica della Pancasila, intesa non come semplice ideologia fondativa, ma come strumento operativo di equilibrio, capace di contenere le pressioni dei gruppi religiosi più assertivi, senza concedere loro legittimazione politica. In questo senso, la scelta di difendere formalmente la libertà di culto, anche quando tale scelta espone il governo a critiche da parte di settori conservatori, segnala la consapevolezza che la stabilità dello Stato indonesiano dipende dalla capacità di gestire il dissenso religioso entro cornici legali condivise, piuttosto che dall’imposizione di una normatività islamica esplicita.


Letture Consigliate

  • Fealy, G., & White, S. (2008). Expressing Islam: Religious life and politics in Indonesia. Singapore: ISEAS Publishing.
  • Bruinessen, M. van. (2013). Contemporary developments in Indonesian Islam: Explaining the “conservative turn”. Singapore: ISEAS Publishing.
  • Tilly, C., & Tarrow, S. (2015). Contentious politics (2nd ed.). Oxford: Oxford University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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