Indonesia Chiese Pluralismo
   Tempo di Lettura 10 minuti


Indonesia – Una Terra di Chiese

Questo saggio introduce una contro-narrazione storica e simbolica sull’Indonesia, mettendo in luce la presenza cristiana – in particolare protestante – attraverso le sue chiese più antiche e ancora attive. Lontano da letture mono-confessionali, il contributo propone una visione più articolata dell’identità indonesiana, in cui il pluralismo religioso emerge come elemento strutturale, radicato nella storia urbana, coloniale e postcoloniale del Paese.

Indonesia – A Land of Churches

This article offers a counter-narrative to monolithic readings of Indonesia by highlighting the historical and contemporary presence of Christianity, particularly Protestantism, through its oldest churches still in use. By examining urban spaces, colonial legacies, and demographic realities, the essay argues that religious pluralism is not a marginal phenomenon, but a constitutive element of Indonesia’s social and historical fabric.

Indonesië – Een Land van Kerken

Dit artikel presenteert een historische en symbolische tegenvertelling over Indonesië, met bijzondere aandacht voor de christelijke aanwezigheid – vooral de protestantse – zoals zichtbaar in enkele van de oudste nog actieve kerken van de archipel. Door stedelijke ontwikkeling, koloniale erfenissen en demografische realiteiten te analyseren, laat de bijdrage zien dat religieus pluralisme een structureel en diepgeworteld onderdeel vormt van de Indonesische geschiedenis en samenleving.


Indonesia – Terra di Chiese

L’Indonesia, con una popolazione che si dichiara in maggioranza islamica sunnita, rappresenta un paradosso vivente, con le sue chiese antiche, una testimonianza silenziosa ma grafica e innegabile della presenza cristiana. Da questo punto di vista, l’Indonesia è anche una terra di chiese, che racconta una storia spesso posta ai margini, ma costante; il cristianesimo (specialmente protestante) è parte integrante, e non secondaria, dell’identità indonesiana, ma spesso la narrazione dominante vorrebbe semplificare il discorso e rendere invisibili i cristiani.

In questo breve saggio cercherò di tracciare un quadro sommario delle principali chiese cristiane del Paese asiatico, con un focus su Jakarta, per dare un’idea del radicamento del cristianesimo in alcune aree. In questo modo, viene ribaltata la prospettiva secondo cui l’Indonesia sarebbe un paese ‘islamico’ tout court, a beneficio di una rappresentazione più realistica e articolata della realtà indonesiana.

La presenza di numerose chiese antiche (spesso ancora funzionanti) rappresenta anche un monito verso una politica che spesso viene intesa come monolitica, a favore solamente della maggioranza sunnita; alcuni gruppi estremisti, come Aksi 212 (che non è armata) sfruttano questa propaganda, amplificandola e portandola alle sue conseguenze estreme. Per questa ragione, si avverte la necessità di una contro-narrazione che restituisca visibilità simbolica ad una realtà dimenticata ma innegabile, e tolga spazio alla propaganda che alimenta l’odio e l’intolleranza verso le minoranze.


Jakarta – Città Globale

Secondo la classificazione aggiornata delle Nazioni Unite, che adotta il criterio del ‘Degree of Urbanization’, Jakarta sarebbe la città più popolosa del mondo, superando anche Tokyo e Dakha (Bangladesh). Tale principio, evidentemente, è diverso dalla classificazione che segue i confini amministrativi; la provincia di Jakarta, da questo punto di vista, si attestava su circa 10.6 milioni di abitanti. L’area di Jakarta, tuttavia, ne contiene quasi quattro volte in più, portando a rivedere la classifica mondiale.

Interessante, poi, è la composizione religiosa della città di Jakarta, che presenta una percentuale di musulmani inferiore alla media nazionale; al contrario, i cristiani sarebbero il 12.5% della popolazione totale. In altre parole, le dinamiche sociali di Jakarta sono simili a quelle nazionali, ma non esattamente le stesse; del resto, Batavia era il centro amministrativo delle Indie Orientali Olandesi, e una maggiore presenza cristiana non dovrebbe sorprendere.

Classificazione ONU delle città più popolose nel 2025 (Foto Nazioni Unite 2025)

Non sorprende, dunque, trovare interi quartieri cristiani, con chiese, ospedali e scuole che si potrebbero rinvenire in Europa o nel continente americano; la complessità di Jakarta richiede una certa precisione quando si parla di questa città, e dell’Indonesia in generale. La semplificazione che vorrebbe un Paese ‘islamico’ non regge di fronte alle statistiche e allo sviluppo demografico e sociale, che ha reso questo centro l’emblema della complessità e del pluralismo.

Jakarta è ancora una città a maggioranza musulmana, ma inserita in un contesto plurale e urbano, che scoraggia semplificazioni e narrazioni a senso unico; per questa ragione, le politiche decise devono sempre considerare questa complessità, senza cercare di ridurre la diversità esistente.


Chiese di JakartaLa Gereja Sion

Considerando le osservazioni precedenti, non sorprende che alcune delle chiese più antiche (alcune delle quali ancora funzionanti come luoghi di culto) si trovino proprio a Jakarta; in particolare, la capitale indonesiana ospita la chiesa protestante più antica dell’intero arcipelago ancora in funzione. Si tratta della Gereja Sion, la Chiesa di Sion, una chiesa protestante calvinita risalente al 1695, nata per servire comunità non solamente europee, ma miste; da questo punto di vista, Batavia era già una città globale per il suo tempo, e Jakarta ha ereditato tale caratteristica.

Entrata della Gereja Sion, situata a Jakarta Barat (Ovest), (Foto Titiw)

Ancora oggi, questa chiesa serve (de facto) comunità molto diversificate, anche dal punto di vista confessionale, anche se teoricamente è riformata (calvinista), e incarna molto bene la sua vocazione globale; sia l’esterno che l’interno di questo edificio rappresentano una testimonianza preziosa e inequivocabile di un certo radicamento del cristianesimo, anche dopo l’indipendenza dai Paesi Bassi.

La chiesa, ancora in uso, rivela che la transizione da Batavia a Jakarta è avvenuta, ma senza stravolgere la vita della comunità cristiana; al contrario, la Gereja Sion testimonia la resilienza cristiana in un Paese a maggioranza islamica, che a volte si presenta con un passato mono-confessionale.

La lapide del governatore generale Henricus Zwaardecroon è ancora conservata nell’antico cimitero, e testimonia la volontà della città di resistere ai cambiamenti storici; si tratta di una testimonianza storica di incredibile valore, ancora presente dopo decenni di mutamenti, anche urbanistici, nella capitale.

Lapide del governatore generale Henricus Zwaardecroon (Foto Titiw)

Henricus Zwaardecroon fu uno dei principali sostenitori dei cristiani calvinisti non europei di Batavia, e la sua presenza postuma conferma il carattere globale dell’antica ‘capitale’ della colonia olandese; le Indie Orientali si basavano anche su un progetto di integrazione, non solamente sull’occupazione militare.

La Gereja Sion, ancora oggi, continua ad incarnare il suo carattere globale, segno di un cristianesimo che, lungi dal ritirarsi nella sfera privata, continua a dialogare con il presente, e rappresenta anche una meta turistica da non sottovalutare. La sua collocazione a Jakarta Ovest la pone al di fuori delle rotte turistiche convenzionali, concentrate soprattutto nella parte settentrionale (Kota Tua) e Centrale (Pusat, dove si trova il cimitero, ora museo, di Tanah Abang) della città, ma la pone come solida alternativa ai percorsi tradizionali.


Non Solo Jakarta – Ambon e Flores

Le chiese cristiane non si trovano solamente a Jakarta, che rappresenta forse l’esempio più noto e visibile, ma anche nel resto dell’arcipelago; una particolare importanza è rivestita da Ambon (Molucche) e Flores, aree interessate dalle missioni portoghesi e olandesi.

Ad Ambon, in particolare, si può visitare la Gereja Tua Hila, il cui edificio attuale è più recente rispetto alla fondazione originaria, risalente alla metà del XVI secolo; anche se essa non è più un luogo di culto comunitario, chi lo desidera può recarsi a pregare (a titolo personale) in questo edificio costruito intorno al 1659.

Gereja Tua Imanuel Hila (Foto Kompas)

La conservazione di questa struttura testimonia una continuità straordinaria, che racconta una storia differente rispetto a quella stereotipata della narrazione pubblica retrospettiva; la presenza di questa chiesa, che rappresenta più un sito storico, conferma la natura plurale dell’Indonesia.

Altre chiese sono poi situate a Flores, Solor e Papua, in cui operarono sia missionari cattolici che protestanti; in generale, il quadro che ne deriva è quello di un effettivo pluralismo, che spesso viene nascosto o deliberatamente omesso.

L’Indonesia è, dunque, anche una ‘terra di chiese’, più o meno visibili e note, che, nel loro insieme, restituiscono una profondità inaspettata del pluralismo religioso dell’Indonesia, e giustificano l’adozione di un approccio inclusivo, la pancasila, e non esclusivo islamico.


Letture Consigliate

  • Sukamto, A., Herlina, N., Sofianto, K., & Soleiman, Y. (2019). Impacts of the Religious Policies Enacted from 1965 to 1980 on Christianity in Indonesia. Mission Studies36(2), 191-218.
  • Haans, A. L. J. (2021). Impact of Christianization on the Process of Preaching the Gospel in Indonesia. International Journal of Social and Political Leadership, 2(3), 109-118.
  • Chong, T., & Goh, D. P. S. (2022). Beyond Mall Christianity: Megachurches Navigating Southeast Asian Urbanism. Pacific Affairs, 95(1), 5-26.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

Un pensiero su “Il Pluralismo Vivente – L’Indonesia e le sue Chiese”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *