- Una Stabilità Apparente
- Le E-Militias in Iraq
- L'Influenza dell'Iran
- Una Democrazia Svuotata
- Letture Consigliate
La caduta del regime di Saddam Hussein non ha aperto la strada a una democrazia condivisa, ma a un sistema istituzionale fragile, continuamente condizionato da attori interni ed esterni. L’Iraq vive una lunga transizione, dove il potere reale è nelle mani di reti informali e forze concorrenti che svuotano di senso le regole democratiche.
The fall of Saddam Hussein did not usher in a shared and stable democracy, but rather a fragile institutional order shaped by both internal factions and external interference. Iraq remains trapped in a prolonged transition, where real authority lies in informal networks that undermine the legitimacy of the country’s democratic framework.
De val van Saddam Hoessein leidde niet tot een gedeelde en stabiele democratie, maar tot een kwetsbare institutionele orde die voortdurend wordt beïnvloed door binnenlandse facties en buitenlandse inmenging. Irak bevindt zich in een eindeloze overgangsfase, waarin informele machtsnetwerken de fundamenten van het democratische systeem ondermijnen.
Una Stabilità Apparente
L’Iraq è da anni percorso da movimenti che cercano di modificare il precario equilibrio che si è stabilito dopo le guerre; sebbene lo scenario politico e sociale mostri una certa stabilità, esistono gruppi che non sono soddisfatti della situazione attuale.
Recentemente, il focus dei movimenti radicali si è spostato online, e si osserva l’ascesa delle cosiddette e-militias, le milizie che operano negli spazi virtuali, spesso più insidiose da contrastare dei movimenti tradizionali. La precarietà di questo Paese, ancora in cerca di un equilibrio duraturo, si esprime in una serie di compromessi, che hanno permesso di restituire una certa stabilità, ma che in realtà rappresentano fronti pronti ad emergere.

Si pensi, in questo senso, alla competizione tra i partiti politici che si riferiscono all’islam sciita, la marginalizzazione dei sunniti, che rappresentano una parte notevole del Paese, e la presenza di gruppi finanziati e sponsorizzati dall’Iran. A tale quadro, già instabile, si aggiunga anche un’economia quasi esclusivamente legata al petrolio, e le rivendicazioni dei gruppi curdi, che, dopo il periodo della dittatura di Saddam Hussein, sperano un miglioramento più visibile della loro condizione e status.
La fragile architettura istituzionale, una repubblica federale, determina una dipendenza ancora maggiore da improbabili coalizioni, e determina una notevole frammentazione, che non favorisce la sostenibilità delle istituzioni.
Le E-Militias in Iraq
L’autorevole rivista CTC Sentinel di West Point, ha recentemente posto l’attenzione proprio sull’Iraq, in cui sono emerse con evidenza le milizie operanti nel web; si tratta di un fenomeno, lo spostamento del radicalismo dalla vita reale a quella virtuale, che non riguarda solamente l’Iraq, ma i gruppi terroristici a livello globale.
La strategia di queste milizie è chiara, e poggia sul tentativo di infiltrarsi nell’economia digitale allo scopo di raccogliere risorse per le attività di radicalizzazione della popolazione, allo scopo di influenzare le elezioni.
Osserva il CTC Sentinel di Novembre/Dicembre 2025,
Iraq’s digital economy is one of its fastest-growing sectors,
driven by an expanding youth population, a transition to
e-governance services, and the potential for Iraq to become
a regional data transit hub. As with militia monetization
of Iraq’s oil sector, the telecommunications industry
is attracting the attention of U.S.-designated terrorist
groups. They have two motives: to generate threat finances
and to control and monitor data to strengthen their grip on
the population and on Western diplomatic, military, and
commercial entities inside Iraq. In the year before Iraq’s
November 2025 elections, the outgoing government of
Prime Minister Mohammed Shia al-Sudani revealed the
extent of militia penetration of the sector by awarding
sensitive telecoms contracts to a now-sanctioned militia
economic conglomerate, while also offering U.S.-origin
equipment to militias and channeling lucrative 5G mobile
telephony licenses exclusively to militia businessmen.
L’economia digitale dell’Iraq è uno dei settori in più rapida crescita, trainato da una popolazione giovanile in espansione, dalla transizione ai servizi di e-governance e dal potenziale dell’Iraq di diventare un hub regionale per il transito dei dati. Come per la monetizzazione delle milizie del settore petrolifero iracheno, l’industria delle telecomunicazioni sta attirando l’attenzione di gruppi terroristici designati dagli Stati Uniti. Hanno due motivi: generare finanziamenti per la minaccia e controllare e monitorare i dati per rafforzare la loro presa sulla popolazione e sulle entità diplomatiche, militari e commerciali occidentali all’interno dell’Iraq. Nell’anno precedente le elezioni irachene del novembre 2025, il governo uscente del primo ministro Mohammed Shia al-Sudani ha rivelato l’entità della penetrazione delle milizie nel settore assegnando contratti sensibili per le telecomunicazioni a un conglomerato economico di milizie ora sanzionate, offrendo anche apparecchiature di origine statunitense alle milizie e canalizzando licenze redditizie per la telefonia mobile 5G esclusivamente a uomini d’affari legati alle milizie.
Knights, M., Rise of the E-Militias: Designated Terrorist Groups Infest Iraq’s Digital Economy, CTC Sentinel, November/December, 2025, p. 63.
L’opacità del quadro regolativo, presente ma applicato in maniera discontinua e incoerente e la particolarità del quadro sociale e politico, ha determinato un aumento dell’influenza di questi gruppi, favoriti anche dal silenzio mediatico (e non) della comunità internazionale.

L’attenzione, in effetti, è generalmente posta sull’Iran, mentre l’Iraq rimane quasi sempre in secondo piano e quasi invisibile nella narrativa e nelle analisi internazionali; le dinamche che riguardano questo Paese sono meno ‘visibili’, ma tendono ad esplicarsi nel lungo periodo, piuttosto che assumere l’aspetto di una vera e propria emergenza, come avviene invece per altre realtà, come la Siria.
L’Influenza dell’Iran
Le milizie digitali sono spesso controllate e sponsorizzate dall’Iran, che estende la sua sfera di influenza in una realtà che in passato era inacessibile a causa della capillare organizzazione del partito bath di Saddam Hussein. La caduta del precedente regime iracheno ha lasciato diversi vuoti di potere, che sono stati colmati da gruppi come quelli in esame; questi ultimi riescono a penetrare negli spazi pubblici con una certa facilità, presentandosi come garanti della sicurezza e/o dell’identità irachena.
La rete di telecomunicazioni viene usata dall’Iran e dai suoi partner in Iraq per controllare l’accesso alla rete e la possibilità di comunicare, sia all’interno che all’esterno del Paese,
With sophisticated equipment provided by vendors including
Russia and China, or developed inside Iran, data can be analyzed to
provide the location of users, their pattern of communication with
others, their efforts at encryption or bypassing of censorship, and
even the content of text and voice communications of Iraqis and
foreigners, including foreign diplomatic and military missions.
Controlling national regulators allows Iranian and pro-Iran factions
to gain the approvals to import such systems, while potentially
denying them to rivals. Conversely, control of telecommunications
systems also allows the Iranian regime and Iran-backed forces
greater ability to secure their own messaging and device security
by dominating public systems and by establishing new secure
networks for their own exclusive use.
Grazie a sofisticate apparecchiature fornite da fornitori tra cui Russia e Cina, o sviluppate all’interno dell’Iran, i dati possono essere analizzati per fornire la posizione degli utenti, il loro modello di comunicazione con gli altri, i loro tentativi di crittografia o di aggiramento della censura, e persino il contenuto delle comunicazioni testuali e vocali di iracheni e stranieri, comprese le missioni diplomatiche e militari straniere.
Controllare i regolatori nazionali consente alle fazioni iraniane e filo-iraniane di ottenere le approvazioni per importare tali sistemi, mentre potenzialmente le negano ai rivali. Al contrario, il controllo dei sistemi di telecomunicazioni consente anche al regime iraniano e alle forze sostenute dall’Iran una maggiore capacità di garantire la sicurezza dei propri messaggi e dei dispositivi, dominando i sistemi pubblici e stabilendo nuove reti sicure per il loro uso esclusivo.
Knights, M., Rise of the E-Militias: Designated Terrorist Groups Infest Iraq’s Digital Economy, CTC Sentinel, November/December, 2025, p. 64.
Insomma, un’influenza notevole delle comunicazioni e della narrazione nazionale, che permette di prevenire il dissenso e pilotare o disinnescare molte crisi prima ancora che emergano; inoltre, questa strategia consente di normalizzare la situazione, rendendo ancora più difficile riconoscere i movimenti opachi. In altre parole, diventa difficile, se non impossibile riconoscere la realtà e l’invenzione, favorendo la creazione di un’ampia zona di ambiguità creata dalle milizie virtuale, che permette loro di perseguire obiettivi illeciti.
Una Democrazia Svuotata
La democrazia irachena, teoricamente protetta dalla costituzione e da istituzioni dedicate, viene svuotata di senso e di potere dalle reti informali che di fatto governano e dirigono il Paese e la sua economia; si tratta della dimostrazione plastica dell’irrilevanza di costituzioni e regole che non sono condivise, ma imposte unilateralmente o addirittura dall’esterno.
Non sono infatti le costituzioni a creare la democrazia, ma il contrario, in quanto è l’accettazione diffusa di un quadro democratico condiviso a legittimare una costituzione e delle regole democratiche; l’Iraq è dotato di un Parlamento nazionale, di una costituzione e di un certo bilanciamento dei poteri. Ciò nonostante, quella irachena non è una democrazia, non per la mancanza di regole, ma per l’assenza di un quadro unitario e condiviso.

In presenza di istituzioni deboli si inseriscono facilmente gruppi e movimenti che gestiscono di fatto il potere in modo opaco, lontano da templi vuoti di una democrazia che non è mai esistita, se non nei trattati e nei documenti ufficiali.
Quella in corso, dunque, è una lunga fase di transizione, che l’Iran cerca di dirigere a suo vantaggio, ma che non configura un assetto definito; la competizione tra poteri concorrenti, in realtà, determinerà il destino dell’Iraq, che potrebbe diventare una reale democrazia o ricadere in una dittatura formale. Certamente, l’Iraq rappresenta il fallimento di esportare la democrazia, imponendo una costituzione e regole che non possono essere applicate a tale contesto; è proprio l’ignoranza dell’ambiente politico e sociale, e/o la presunzione di poterne prescindere, alla base dell’attuale instabilità.
La democrazia non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere costruita dall’interno, e la caduta del regime di Saddam Hussein poteva essere sfruttata in questo senso; invece, la scelta è stata quella di un’imposizione unilaterale, simile a quanto accaduto in Afghanistan, con risultati noti ed evidenti.
Letture Consigliate
- Richmond, O. (2014). Failed statebuilding: intervention and the dynamics of peace formation. Yale University Press.
- Mako, S., & Edgar, A. D. (2021). Evaluating the pitfalls of external Statebuilding in Post-2003 Iraq (2003–2021). Journal of Intervention and Statebuilding, 15(4), 425-440.
- Radin, A. (2020). Institution building in weak states: The primacy of local politics. Georgetown University Press.


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