L’esame delle fonti coeve olandesi restituisce una profondità storica senza precedenti al processo di indipendenza indonesiana e alla costruzione della statualità indonesiana; emerge un quadro complesso, segnato da attori spesso inconsapevoli che hanno determinato un risultato tutt’altro che pre-ordinato.
The examination of contemporary Dutch sources provides unprecedented historical depth to the Indonesian independence process and the construction of Indonesian statehood; A complex picture emerges, marked by often unaware actors who have determined a result that was anything but pre-ordained.
De bestudering van Nederlandse tijdgenotenbronnen geeft het Indonesische onafhankelijkheidsproces en de opbouw van de Indonesische staat een ongekende historische diepte; Er komt een complex beeld naar voren, gekenmerkt door vaak onbewuste actoren die een resultaat hebben bepaald dat allesbehalve voorbestemd was.
L’Allarme della Ribellione
Il De Varende Hollander (L’Olandese Volante), organo del Servizio di Informazioni Olandese, pubblica il 15 ottobre del 1945, un numero speciale dedicato alla ‘ribellione nelle Indie‘; il titolo è inequivocabile, Ir. Soekarno Leidts Opstands en Indie, il Signor Soekarno Guida la Ribellione nelle Indie (Orientali, ndr).

Nuovamente, ci si trova di fronte ad una fonte coeva olandese, a due mesi di distanza dalla dichiarazione di indipendenza del 17 agosto 1945, che gli olandesi considerano, comprensibilmente, una ribellione. Da notare come il Nederlansch Informatie Bureau, il Servizio di Informazioni Olandese, una delle istituzioni governative olandesi, è stato creato nel 1941 negli Stati Uniti d’America a causa dell’occupazione tedesca dei Paesi Bassi.
Da questo documento coevo emergono diversi elementi,
Bij het ter perse gaan van dit nummer was de toestand
in Indië in drie opzichten verbeterd :
lo. Ir. Soekarno ontkende, dat de “oorlogsverklaring” aan
Nederland van hem was uitgegaan;
2o. Onder de Nationalisten onderling heerschte groote ver-
deelheid;
3o. De Engelsche Premier, Clement Attlee, verklaarde
in het Lagerhuis, dat Groot-Brittanie Nederland zal helpen
om het gezag in Ned. Indië terug te winnen. Hij zeide: “En
geland heeft tegenover zijn Nederlandschen bondgenoot den
heiligen plicht, in Indië de orde te handhaven en te waken
voor de veiligheid van vele duizenden Nederlandsche onder
danen die in de binnenlanden van Indië zijn geïnterneerd.”
Al momento di andare in stampa con questo numero, la situazione in India era migliorata sotto tre aspetti:
- Il dottor Ir. Soekarno negava di aver dichiarato “guerra” all’Olanda;
- Tra i nazionalisti regnava una grande divisione;
- Il Primo Ministro inglese, Clement Attlee, dichiarava alla Camera dei Comuni che la Gran Bretagna avrebbe aiutato l’Olanda a riconquistare l’autorità nelle Indie Orientali Olandesi. Egli disse: “E l’Inghilterra ha nei confronti del suo alleato olandese il sacro dovere di mantenere l’ordine in India e di garantire la sicurezza di molte migliaia di sudditi olandesi internati nell’interno dell’India”.
Opstand in Indie, Laatse Berichten, Ribellione nelle Indie, Ultime Notizie, De Varende Hollander, 6(20) 15 Ottobre 1945, p. 3.
Questo articolo, al pari di quello già preso in esame di Vrij Nederland, del 20 ottobre 1945, conferma la frammentarietà del campo dei nazionalisti indonesiani, che non era certamente unito come afferma la narrazione dominante, ripresa in maniera acritica anche da molti storici occidentali. L’indipendenza indonesiana si svolge, in effetti, in un clima convulso, in cui le particolarità regionali, visioni differenti per il futuro del Paese e spinte esterne preparano una combinazione che determinerà quattro anni di guerra, tra il 1945 e il 1949.
Gli eventi del 1945, da questo punto di vista sono cruciali (ma scarsamente indagati), a partire dalle resa del Giappone, che avviene proprio immediatamente prima della dichiarazione di indipendenza; a questo punto, gli olandesi cercanno di ristabilire l’ordine precedente, con l’aiuto di Stati Uniti d’America e Regno Unito. Le speranze olandesi sono condensate in queste parole,
Indonesische extremisten, voorzien van Japansche wapenen,
verklaarden zich tegen landing van Nederlandsche troepen te
zullen verzetten. De Engelschen keken de kat uit den boom.
De Javaansche commissiaris van politie te Batavia maakte
de opmerking, dat de Nederlandsche vlag alleen dan tegen demon
straties van de bevolking veilig was, zoolang die vlag tusschen
de Union Jack en de Amerikaansche vlag hing.
Gli estremisti indonesiani, armati di armi giapponesi, dichiararono che si sarebbero opposti allo sbarco delle truppe olandesi. Gli inglesi aspettavano di vedere come andava a finire.
Il commissario di polizia giavanese a Batavia osservò che la bandiera olandese era sicura contro le dimostrazioni della popolazione solo finché quella bandiera era appesa tra l’Union Jack e la bandiera americana.
Opstand in Indie, Laatse Berichten, Ribellione nelle Indie, Ultime Notizie, De Varende Hollander, 6(20) 15 Ottobre 1945, p. 4.
In altre parole, la rivoluzione indonesiana fu possibile solamente per l’intervento attivo dei giapponesi, che seppure sconfitti, lasciarono una pesante eredità, segnata da una tradizione militare e politica che ancora condiziona il pensiero e la società indonesiana.
Una Situazione Caotica
I giapponesi, in ritirata, consegnarono le armi ai nazionalisti indonesiani che si erano già formati presso le accademie nipponiche nelle Indie Orientali, come il PETA; in altre parole, la resa del Giappone, che per gli olandesi significava ristabilire il controllo sulla colonia, naufragò contro la realtà. Il supporto fornito dalle truppe alleate si rivelò importante, ma non decisivo, e la sicurezza del tricolore olandese si rivelò velleitario; nel 1945, tuttavia, questo risultato non era affatto determinato, e le forze in gioco erano ancora molte e spesso contraddittorie.
La colonia che gli olandesi avevano dovuto abbandonare nel 1942 non esisteva più, e gli equilibri erano mutati radicalmente, in una misura non prevedibile da parte degli olandesi; questa differenza, tra le speranze e la realtà, spiegano anche i toni particolarmente duri e spesso polemici verso la nazione che stava emergendo e i suoi leaders. Gli olandesi speravano (in base alle informazioni loro disponibili) di riconquistare militarmente le aree soggette al loro controllo prima del 1942 e di avviare una serie di riforme per contrastare le proteste della popolazione.

Tuttavia, gli olandesi si trovarono di fronte ad una società militarizzata, armata e addestrata, e munita di armi ideologiche ancora più potenti; l’ordine coloniale pre-1942 era già irrimediabilmente dissolto nel 1945 (anche e soprattutto a livello simbolico), e il tentativo di ristabilirlo, seppure in forma riformata, si rivelò probabilmente l’errore più grave, ma inevitabile. Del resto, i giapponesi, dopo aver smantellato le strutture coloniali ereditate dai secoli passati, non hanno contrapposto un nuovo corso coloniale. I giapponesi non avevano alcuna intenzione (nè tantomeno l’interesse) di fondare una nuova colonia; di conseguenza, le strutture e le ideologie promosse erano funzionali all’occupazione militare (temporanea) di un’avamposto strategico e non ad una presenza stabile (almeno nel senso europeo).
Il nazionalismo indonesiano, che si forma lentamente nei primi decenni del XX secolo, diventa pienamente maturo proprio sotto l’occupazione giapponese, che promuove strutture in cui la disciplina e la partecipazione erano elementi imprescindibili. I giapponesi modellarono le menti degli indonesiani, e diedero ad alcuni leaders locali, come Soekarno e Hatta, uno status senza precedenti; da ribelli essi diventarono leaders.
La Repubblica Indonesiana nel 1945 – Tra Mito e Realtà Storica
Dopo la resa del Giappone e il vuoto di potere che ne seguì, la dichiarazione di indipendenza di Soekarno era inevitabile; allo stesso tempo, la speranza olandese nel 1945 era ancora viva, e i bollettini del Servizio di Informazione e di altre istituzioni in esilio testimoniano e provano questa osservazione.
La forza dei nazionalisti indonesiani, tuttavia, era ormai evidente, sebbene intermittente,
Een nationalistische vergadering, welke 21 September door
Soekarno en Mohammed Hatta, die als een extremist bekend
staat, op het Koningsplein te Batavia gehouden werd, verliep
zonder ernstige ordeverstoring.
De Japanners hadden pogingen ondernomen om deze ver
gadering niet te laten doorgaan, door het publiceeren van een
decreet, waarbij optochten en vergaderingen verboden werden.
Twee uur nadat het decreet op Java gepubliceerd was, protes
teerden Soekarno en Hatta, die zichzelf tot bestuur van “de re-
geering der Republiek Indonesië” hadden uitgeroepen, dat het
decreet niet alleen alle pogingen van de “republiek,” om de open
bare veiligheid en orde te bewaren, verijdelde, maar ook dat
het de eer van het Indonesische volk aanrandde. De verklaring
van deze collaborationisten bevatte tevens de waarschuwing,
dat de verantwoordelijkheid voor het verbod bij de Japanners
berustte.
Un’assemblea nazionalista, tenuta il 21 settembre da Soekarno e Mohammed Hatta, noto come estremista, sulla Piazza Reale a Batavia, si è svolta senza gravi disturbi dell’ordine.
I giapponesi avevano tentato di impedire lo svolgimento di questa riunione, pubblicando un decreto che vietava cortei e assemblee.
Due ore dopo la pubblicazione del decreto a Giava, Soekarno e Hatta, che si erano proclamati governanti del “governo della Repubblica di Indonesia”, protestarono affermando che il decreto non solo vanificava tutti i tentativi della “repubblica” di mantenere la sicurezza pubblica e l’ordine, ma che offendeva anche l’onore del popolo indonesiano. La dichiarazione di questi collaborazionisti conteneva anche l’avvertimento che la responsabilità del divieto ricadeva sui giapponesi.
Opstand in Indie, Laatse Berichten, Ribellione nelle Indie, Ultime Notizie, De Varende Hollander, 6(20) 15 Ottobre 1945, p. 6.
I giapponesi, che tecnicamente si erano già arresi prima del 17 agosto 1945, avrebbero tentato di evitare lo svolgimento di assemblee e cortei a Batavia, pubblicando un decreto; un atto di governo da parte di una potenza che teoricamente non avrebbe più avuto alcun potere. E’ dunque plausibile che la dichiarazione di Soekarno abbia avuto, (almeno nei primi mesi) un effetto limitato, e che la consistenza della Republik Indonesia non fosse ancora solida come invece afferma la storiografia, (spesso) anche occidentale.
L’indipendenza viene infatti calcolata convenzionalmente dal 17 agosto del 1945, ma probabilmente sarebbe più opportuno post datarla, se non al 1949 (trattato dell’Aia), almeno al 1948 (accordo di Renville); in altre parole, nel 1945 esisteva un progetto politico di Stato indonesiano, ma non una sovranità effettiva e/o stabile. Il potere nipponico, nel 1945, era ancora stabile, e le strutture amministrative erano ancora funzionanti; invece, il potere concorrente di Soekarno (e della nascente Repubblica Indonesiana) era ancora velleitario, e si consoliderà solamente negli anni immediatamente successivi.

La lettura delle fonti olandesi coeve, dunque, risulta più utile di quanto non possa sembrare a prima vista, e rivela dettagli importanti che consigliano una revisione della storia dell’Indipendenza indonesiana, trattata più con metodi ideologici che mediante un’attenta analisi scientifica delle fonti disponibili. Si tratta di elementi che configurano un ambiente caotico, instabile e incerto, e che pongono il riconoscimento di sovranità del 1949 non come un evento pre-ordinato e inevitabile, ma come la complessa interazione tra elementi di cui si è persa la memoria.
Letture Consigliate
- Poeze, H., & Schulte Nordholt, H. (2024). Merdeka: The Struggle for Indonesian Independence and the Republic’s Precarious Rise, 1945–1950. Amsterdam University Press / Taylor & Francis.
- Purwanto, B., Frakking, R., Wahid, A., Klinken, G., & Eickhoff, M. (Eds.). (2023). Revolutionary Worlds: Local Perspectives and Dynamics during the Indonesian Independence War, 1945–1949. Routledge.
- Horst, S., Lammers, L., & Maanen, M. (Eds.). (2022). Images of the Indonesian War of Independence, 1945–1949 / Perang Kemerdekaan Indonesia dalam Gambar. Leiden University Press / Brill.


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