egitto britannico
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Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, l’Egitto rappresentò uno dei casi più emblematici di dominio coloniale informale. Pur rimanendo formalmente sotto la sovranità dell’Impero ottomano fino al 1914, il paese fu sottoposto, a partire dal 1882, a un’occupazione militare e a un controllo politico britannico sostanzialmente totale. Attraverso l’analisi di fonti coeve, e in particolare dell’opera Egypt Under British Control (1907), questo contributo ricostruisce la natura ambigua dell’occupazione britannica, la sua giustificazione ideologica e le contraddizioni interne alla narrativa imperiale, mettendo in luce il divario tra retorica del “controllo temporaneo” e realtà di un dominio strutturale.

Between the late nineteenth and early twentieth centuries, Egypt emerged as a paradigmatic case of informal empire. While remaining formally under Ottoman sovereignty until 1914, the country was, from 1882 onwards, subjected to British military occupation and effective political control. Drawing on contemporary sources—most notably Egypt Under British Control (1907)—this article examines the ambiguous nature of British rule in Egypt, the ideological justifications advanced in its defense, and the tensions within imperial discourse itself, highlighting the gap between the rhetoric of “temporary control” and the reality of enduring domination.

Tussen het einde van de negentiende en het begin van de twintigste eeuw vormde Egypte een schoolvoorbeeld van informeel koloniaal bestuur. Hoewel het land tot 1914 formeel onder Ottomaanse soevereiniteit bleef, stond het vanaf 1882 onder Britse militaire bezetting en feitelijke politieke controle. Aan de hand van eigentijdse bronnen, en in het bijzonder Egypt Under British Control (1907), analyseert deze bijdrage de ambigue aard van de Britse aanwezigheid in Egypte, de ideologische rechtvaardigingen ervan en de interne spanningen binnen het imperiale discours, waarbij de kloof wordt blootgelegd tussen de retoriek van ‘tijdelijk toezicht’ en de praktijk van duurzaam gezag.


Il Controllo Britannico dell’Egitto

Il dominio coloniale sull’Egitto non è avvenuto tramite una serie di conflitti per occupare militarmente il territorio, ma attraverso un’influenza indiretta, certamente non meno incisiva; proclamato ufficialmente Protettorato Britannico solamente nel 1914, l’Egitto è rimasto formalmente sotto la sovranità ottomana. Di fatto, dal 1882 era, di fatto, uno dei domini britannici ed era occupato dalla truppe britanniche, e la sovranità non apparteneva più agli ottomani, che vi esercitavano un controllo molto debole.

Durante questo periodo è stata prodotta una numerosa documentazione, in parte accessibile, che offre una preziosa testimonianza storica; uno dei documenti più interessanti per comprendere il punto di vista interno britannico, è ‘Egypt Under British Control’, una pubblicazione del 1907 che riassume la complessa e inusuale vicenda del controllo britannico sull’Egitto. Si tratta di un’opera critica composta da un giornalista britannico, e non da un funzionario coloniale, e dimostra che tra gli intellettuali la retorica coloniale non era accettata in modo universale.

Si tratta di un documento breve ma denso, che permette di ricostruire la natura del controllo britannico nel Paese del Nord Africa; l’incipit assume immediatamente toni drammatici, e fornisce il resoconto di un incidente avvenuto nel 1906.

In particolare,

On 13th June, 1906, five officers of the army of occupation, visiting the village of Denshawai, near Tantah and between Cairo and Alexandria, for a day’s pigeon shooting, were attacked by a crowd of peasants anxious to save their property, and especially incensed by the presumably accidental wounding of a woman in the scuffle that ensued. Three of the British officers were more or less seriously injured, and one died from sunstroke after running four and a half miles in search
of assistance.

Il 13 giugno 1906, cinque ufficiali dell’esercito di occupazione, in visita al villaggio di Denshawai, vicino a Tantah e tra Il Cairo e Alessandria, per una giornata di caccia ai piccioni, furono attaccati da una folla di contadini ansiosi di salvare le loro proprietà, e particolarmente infuriati per il presunto ferimento accidentale di una donna nella rissa che seguì. Tre degli ufficiali britannici furono più o meno seriamente feriti, e uno morì di colpo di calore dopo aver corso quattro miglia e mezzo in cerca di aiuto.

Bourne, H.R.F. (1907). Egypt Under British Control, P.S. King & Son, London, p. 5.

Questo brano conferma che nel 1906 si trattava di un’occupazione militare, e non di un dominio o di un protettorato formale; l’incidente, in effetti, è tipico dei territori occupati, al pari della reazione delle autorità di fatto. Queste ultime hanno ricorso ad un editto del Khedivé ottomano, l’autorità formale, con cui è stato istituito un ‘Tribunale Speciale’ e sono state comminate condanne durissime, compresa la pena capitale per alcune persone implicate in questo attacco.

Non si trattò, del resto, di un caso, ma di una procedura con dei precedenti, come conferma il breve scritto coevo;

Such summary and vindictive “justice ”—for which there had, in previous years, been several precedents, less heinous perhaps, and at any rate less fully reported—would not have been tolerated in British India, which we hold and administer as a conquered territory. Egypt is still, in theory, a dependency of the Ottoman Empire, in the government of which Great Britain acts merely as temporary controller, ostensibly in the interests of its native population, as a foremost consideration, and also for the safeguarding of European interests in general as regards Egyptian loans and of British interests in particular as regards the Suez Canal.

Una tale “giustizia” sommaria e vendicativa—per la quale negli anni precedenti ci sono stati diversi precedenti, forse meno atroci e in ogni caso meno ampiamente riportati—non sarebbe stata tollerata nell’India britannica, che noi possediamo e amministriamo come un territorio conquistato. L’Egitto è ancora, in teoria, una dipendenza dell’Impero Ottomano, nel governo del quale la Gran Bretagna agisce semplicemente come controllore temporaneo, apparentemente nell’interesse della sua popolazione nativa, come considerazione principale, e anche per la salvaguardia degli interessi europei in generale riguardo ai prestiti egiziani e degli interessi britannici in particolare riguardo al Canale di Suez.

Bourne, H.R.F. (1907). Egypt Under British Control, P.S. King & Son, London, p. 5.

I britannici dunque riconoscevano che l’Egitto era ancora formalmente una dipendenza dell’impero ottomano; allo stesso tempo, giustificavano un ‘controllo temporaneo’, allo scopo di avanzare e tutelare i loro interessi nella regione, con particolare attenzione per il Canale di Suez.


La Narrativa Imperiale

Egypt Under British Control riassume perfettamente la narrativa imperiale diffusa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX; i caratteri che emergono da questa opera sono quelli classici e paternalistici coloniali, segnalati da espressioni come ‘necessità’ in riferimento al controllo britannico. Ancora, si parla apertamente di ‘fiducia nella capacità della popolazione locale di auto-amministrarsi’, una condizione posta, retoricamente, per la fine dell’occupazione.

L’incidente di Denshawai (rappresentazione con AI)

Altrove, si riconosce apertamente lo scopo del controllo ‘temporaneo’ ,

It must be clearly understood, of course, that the main, and practically the only, reason for the British occupation and administration of Egypt is, as it has been from the first, the advantage expected from it, not to the Egyptian natives, but to the British occupants and administrators, together with, as a corollary, that of the other European communities having political, financial, and other interests at stake in the country. In this respect no one will deny that the efforts of Lord Cromer and his colleagues have been almost invariably business-like and statesman-like, and their achievements for the most part eminently successful.

Deve essere chiaramente compreso, ovviamente, che la principale, e praticamente l’unica ragione per l’occupazione e l’amministrazione britannica dell’Egitto è, come lo è stata fin dall’inizio, il vantaggio atteso da essa, non per i nativi egiziani, ma per gli occupanti e gli amministratori britannici, insieme, come corollario, a quello delle altre comunità europee che hanno interessi politici, finanziari e altri in gioco nel paese. In questo senso, nessuno negherà che gli sforzi di Lord Cromer e dei suoi colleghi siano stati quasi invariabilmente imprenditoriali e statali, e i loro risultati per la maggior parte eminente successo.

Bourne, H.R.F. (1907). Egypt Under British Control, P.S. King & Son, London, p. 20.

Si tratta di un passaggio davvero interessante, in cui l’ottica coloniale viene espressa senza censure ideologiche; del resto, questo era un documento preparato per una audience colta e critica dell’amministrazione egiziana, e i toni con cui è stata composta lo rivelano perfettamente.


La Critica al Governo Occupante

Bourne espone con lucidità i fallimenti dell’impresa egiziana, e sottolinea che

(…) although Lord Cromer declares that Egypt’s present “ benevolent despot ” is the British Government, or the British Parliament, or the British public, or all combined, and not himself, he
acknowledges the despotism, and vaguely, but explicitly enough, threatens the Egyptians with the risk of a return to the misfortune of Turkish despotism if they are dissatisfied with British despotism and desire “too rapidly the growth of self-governing institutions” which were formulated for them in the Organic Law of 1883, but which are still practically non-existent.

(…) sebbene Lord Cromer dichiari che l’attuale “despota benevolo” dell’Egitto è il Governo britannico, o il Parlamento britannico, o il pubblico britannico, o tutti insieme, e non lui stesso, egli riconosce il dispotismo e minaccia vagamente, ma abbastanza esplicitamente, gli egiziani con il rischio di un ritorno alla sventura del dispotismo turco se sono insoddisfatti del dispotismo britannico e desiderano “troppo rapidamente la crescita di istituzioni autogovernative” che furono formulate per loro nella Legge Organica del 1883, ma che sono ancora praticamente inesistenti.

Bourne, H.R.F. (1907). Egypt Under British Control, P.S. King & Son, London, p. 25.

La promessa di un auto-governo, dunque, viene presentata come uno scenario indesiderabile, confermando che la natura dell’occupazione era tutt’altro che temporanea; questo passaggio coglie molto bene il fatto che Lord Cromer aveva installato, di fatto, un dominio britannico, sebbene informale.

Canale di Suez (rappresentazione con AI)

Le accuse di corruzione degli ufficiali britannici, chiudono poi questo pamphlet, creato come critica politica all’impresa egiziana, che ha lasciato una pesante eredità all’Egitto odierno; quando si riconosce l’incapacità dell’Egitto moderno di costruire istituzioni democratiche non si dovrebbe dimenticare la sua storia coloniale.


Letture Consigliate

  • Bourne, H. R. F. (1907). Egypt under British control. London, UK: P. S. King & Son.
  • Owen, R. (2004). State, power and politics in the making of the modern Middle East (3rd ed.). London, UK: Routledge.
  • Tignor, R. L. (2012). Egypt: A short history. Princeton, NJ: Princeton University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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