Il Barisan Tani Indonesia (BTI) costituisce una delle esperienze più rilevanti del movimento contadino nel Sud-est asiatico del XX secolo. Sorto nel contesto della rivoluzione per l’indipendenza indonesiana, l’organizzazione si affermò rapidamente come la principale formazione organizzata dei petani, combinando rivendicazioni agrarie con un programma politico radicale di ispirazione marxista-leninista. Collegato al Partai Komunis Indonesia (PKI), il BTI mirò a trasformare la struttura agraria feudale e semi-coloniale in fondamento di una società più equa, ma fu soppresso dalla repressione anticomunista del 1965-1966, uno degli episodi più gravi della Guerra Fredda.
The Barisan Tani Indonesia (BTI) represents one of the most significant instances of peasant mobilisation in twentieth-century South-East Asia. Emerging in the context of Indonesia’s struggle for independence, the organisation rapidly established itself as the principal organised body of the peasantry (petani), integrating agrarian demands with a radical political programme inspired by Marxism-Leninism. Affiliated with the Communist Party of Indonesia (PKI), the BTI sought to restructure the feudal and semi-colonial agrarian system as the basis for a more equitable society, but was dismantled by the anti-communist repression of 1965–1966, one of the most severe episodes of the Cold War.
De Barisan Tani Indonesia (BTI) vormt een van de meest significante voorbeelden van boerenmobilisatie in Zuidoost-Azië in de twintigste eeuw. Ontstaan tijdens de Indonesische onafhankelijkheidsstrijd, groeide de organisatie snel uit tot de belangrijkste georganiseerde vertegenwoordiging van de boeren (petani), waarbij agrarische eisen werden gekoppeld aan een radicaal politiek programma geïnspireerd op het marxisme-leninisme. Verbonden aan de Communistische Partij van Indonesië (PKI), streefde de BTI ernaar de feodale en semi-koloniale agrarische structuur om te vormen tot de basis van een rechtvaardigere samenleving, maar werd ontbonden door de anticommunistische repressie van 1965–1966, een van de ernstigste episodes van de Koude Oorlog.
Origini e Fondazione del Barisan Tani Indonesia
Il BTI venne fondato il 25 novembre 1945 a Yogyakarta, durante un Congresso Nazionale dei contadini convocato pochi mesi dopo la proclamazione dell’indipendenza, avvenuta il 17 agosto 1945. Le sue radici affondano in un’organizzazione precedente, la Serikat Tani (Unione Contadina), anch’essa legata al PKI (Partai Komunis Indonesia, Partito Comunista Indonesiano) e fondata nello stesso anno.
Il BTI, tuttavia, rappresentò un salto qualitativo rispetto all’esperienza precedente, e si configurò come un’organizzazione di massa unitaria che mirava a superare divisioni religiose e ideologiche iniziali per unire i petani (contadini) nella lotta contro il colonialismo olandese e le strutture feudali interne.
Tale obiettivo viene espresso chiaramente nella rivista ‘Suara Tani’, organo del BTI affiliato al Partito Comunista Indonesiano, nei numeri 8 e 9 (pubblicati congiuntamente) del novembre 1950.

BARISAN Tani Indonesia è stata fondata con l’intento di unire tutti i gruppi di contadini in un unico fronte, per lavorare insieme con altri gruppi nel compito di difendere l’Indipendenza della Nazione Indonesiana che abbiamo proclamato il 17 agosto 1945. Ancora una volta ripetiamo “unire tutte le categorie di contadini” per opporsi a ogni passo verso la reintroduzione della schiavitù; perché sappiamo che il destino dei contadini può essere migliorato solo se i contadini vivono in uno Stato libero. Senza indipendenza non possiamo migliorare il destino dei contadini, che fin dai tempi feudali fino all’era del capitalismo moderno hanno sempre sofferto a causa della pressione di forze esterne. Molti errori e difficoltà sono stati riscontrati. perché in media sono semi-giovani. ,guidano mentre imparano”
Qual è la causa? BTI non può ancora essere guidato dai contadini stessi, quindi: “chi guida non ha ancora esperienza, mentre chi ha esperienza non può sentire”. Quando sarà possibile unire coloro che hanno vissuto e coloro che possono sentire, sarà certamente più facile.
Negli ultimi 5 anni ci sono stati cambiamenti in cui gli amici del gruppo degli agricoltori hanno partecipato alla leadership, dalla sezione locale fino al centro. Molti dicono che i leader di BTI, soprattutto centrali (nazionali, ndr), siano solo degli amatori, ma non è vero. La maggior parte di loro proviene dalla classe contadina che soffre, e loro stessi hanno vissuto come contadini nei villaggi. Hanno direttamente sperimentato che diventare contadini, dalla colonizzazione fino a quello che è chiamato libertà, non è mai stato facile, soprattutto durante la rivolta, Possono raccontare la loro storia, che proviene effettivamente dall’esterno del gruppo contadino, poco a poco conquistata dai contadini stessi.
5 Tahun Berdirinja B.T.I., in Suara Tani, 8-9 November 1950, p. 3.
L’articolo pubblicato su questo numero speciale, a 5 anni di distanza dalla fondazione dell’organizzazione socialista, riflette le difficoltà legate alla gestione del movimento; in effetti, durante la ‘rivoluzione indonesiana’ (1945-1949), il BTI operò in un contesto di resistenza armata rispetto al tentativo olandese di riprendere il controllo della colonia dopo l’occupazione giapponese (1942-1945).
In tale ambito, il BTI Promosse programmi di modernizzazione agricola, ispirati a modelli europei e americani, come chiave per migliorare il benessere contadino, enfatizzando l’abolizione di tasse oppressive, la democratizzazione dei villaggi e la lotta contro lo sfruttamento straniero sulle piantagioni. Inizialmente trasversale, con partecipazione di leader musulmani e nazionalisti, l’organizzazione vide un progressivo spostamento verso posizioni marcatamente marxiste, culminato nel 1953 con la fusione con altre sigle contadine di sinistra (Rukun Tani Indonesia e Sarekat Tani Indonesia), che ne consolidò l’allineamento al PKI.
Obiettivi Programmatici: Lotta al ‘Feudalesimo’ e Riforma Agraria Radicale
Il nucleo ideologico del BTI fu la denuncia del “doppio giogo” che opprimeva i contadini, l’imperialismo straniero e il feudalesimo locale; il programma puntava, pertanto, all’emancipazione economica e sociale attraverso riforme radicali. Tra di esse, si ricordano la proprietà individuale della terra (“land to the tiller”), l’abolizione del sistema di mezzadria, la fine dell’usura e la redistribuzione delle grandi proprietà terriere, spesso concentrate in una ristretta cerchia di latifondisti, burocrati e capitalisti agrari.
Negli anni ’50, sotto la guida di figure come Asmu (che divenne presidente generale nel 1962 e principale analista agrario del PKI), il BTI elaborò una critica elaborata delle stratificazioni rurali. Divenne celebre lo slogan “Ganyang Tujuh Setan Desa” (“Schiaccia i Sette Demoni del Villaggio”), che si riferiva a latifondisti, usurai, mezzadri, mediatori, capitalisti, burocrati corrotti e contadini ricchi.
Si tratta di un’analisi il cui scopo principale era la mobilitazione dei contadini poveri e senza terra, che costituivano la maggioranza nelle campagne giavanesi, contro le élite rurali.
Il BTI pubblicò attivamente tramite il periodico Suara Tani, diffondendo analisi, discorsi e rivendicazioni concrete, come la riduzione delle quote di raccolto ai proprietari terrieri o l’opposizione alla frammentazione della terra, o ancora la richiesta di capitale e terra per i contadini poveri.

A tale proposito, si nota una critica aperta dell’indipendenza indonesiana, presentata come una ‘rivoluzione incompiuta’ da Barisan Tani,
La rivoluzione nazionale è appunto la rivoluzione democratica borghese oppure la rivoluzione semi-democratica (setengah djadjaran), e possiede una natura semi-democratica in rapporto alla rivoluzione (proletaria, ndr) che influenza la classe borghese. Questo avviene perché le rivoluzioni nazionali entrano direttamente in conflitto con il colonialismo o l’imperialismo. Questo fattore nazionale ha un’importanza grandissima per lo sviluppo del movimento rivoluzionario semi-democratico, nel quale la schiavitù e l’imperialismo, nelle loro forme più crudeli, hanno spinto grandi masse del popolo verso la ribellione nazionale contro l’oppressione (il colonialismo e le occupazioni straniere, ma anche le classi indigene ‘corrotte’ e colluse con il potere, ndr).
Da un lato, l’oppressione delle grandi masse popolari, aumentando il loro senso di irritazione e insoddisfazione verso la classe dei lavoratori e i contadini, facilita i metodi per organizzare le masse in modo da accelerare la maturazione della classe rivoluzionaria. Dall’altro lato, gli elementi nazionali [unsur nasional] possono essere paragonati alla loro forza rispetto alla rivoluzione democratica borghese: accelerano la maturazione della classe rivoluzionaria e di altri strati della società, come ad esempio i piccoli commercianti, gli artigiani e gli imprenditori di piccola scala.
Sakirman, Revolusi Nasional, in Suara Tani, 8-9 November 1950, p. 35.
Secondo il BTI, dunuqe, la lotta che ha portato all’indipendenza dalle potenze coloniali è ancora incompiuta, ma utile per la ‘vera rivoluzione’, quella socialista; si tratta di un’analisi realista che pone l’organizzazione come forza anti-coloniale, ma non nazionalista in senso stretto.
Crescita Esponenziale e Ruolo nella “Democrazia Guidata” (1950-1965)
Con Sukarno e la “Democrazia Guidata” (1959-1965), il BTI conobbe una crescita impressionante; da circa 800.000 membri nel 1953, raggiunse i 5,7 milioni nel 1962 (con stime successive fino a 7-8 milioni), rappresentando circa un quarto dei contadini adulti indonesiani, concentrati soprattutto a Java ma presenti anche a Sumatra e altrove.
Questa espansione fu favorita dal clima politico instaurato da Soekarno, che abbracciò pragmaticamente alcune delle istanze populiste di sinistra, promuovendo il NASAKOM (nazionalismo, religione, comunismo) e appoggiando una legge agraria di base (UUPA 1960) che fissava limiti alla proprietà terriera e regolava la mezzadria.

Il BTI divenne il braccio agrario del PKI, il più grande partito comunista non al potere al mondo (oltre 3 milioni di iscritti diretti nel 1965); attraverso “azioni unilaterali” (aksi sepihak), i militanti occuparono terre di latifondisti che resistevano alla riforma, riducendo quote di raccolto e sfidando le autorità locali.
Queste azioni, pur radicate nella legge del 1960, generarono violenti conflitti con proprietari terrieri spesso legati a partiti nazionalisti e/o religiosi (PNI, NU, Muhammadiyah), alimentando tensioni rurali che sfociarono anche in scontri fisici, come riportato dalla stampa locale (e.g. Harian Rakjat del PKI).
Dai Primi Successi alla Dissoluzione di BTI
La riforma agraria rappresentò il campo di battaglia principale per il BTI negli anni Sessanta; le leggi del 1960-1961 (UUPA e norme correlate) promettevano ridistribuzione terriera e tutela dei mezzadri. L’attuazione rimase tuttavia frammentaria e ostacolata da comitati locali controllati da élite rurali, dall’inflazione crescente e dalla corruzione diffusa, che aggravarono le disuguaglianze invece di ridurle.
Il compromesso governativo preservò in gran parte il sistema di mezzadria con regolamentazioni minime, ma il BTI impose un approccio più radicale attraverso le “azioni unilaterali” (aksi sepihak). Pertanto, nelle aree di forte radicamento, soprattutto Java centrale e orientale,il movimento ottenne riduzioni significative delle quote di raccolto (fino a 1/10 in certi casi), e una parziale democratizzazione di villaggi, mentre ci furono diverse occupazioni di terre i cui proprietari si opponevano alle richieste del Barisan Tani.
Tali mobilitazioni elevarono la “questione agraria” a tema centrale del dibattito nazionale, intrecciandola indissolubilmente alla rivoluzione anti-imperialista e rafforzando il ruolo del BTI come ‘braccio contadino’ del PKI.

La svolta decisiva giunse con gli eventi del 30 settembre 1965 (G30S), con il rapimento e l’uccisione di sei generali, attribuiti da Soeharto al PKI, che fornirono il pretesto per una purga anticomunista su scala nazionale. Il BTI, accusato di fomentare occupazioni illegali e caos rurale, divenne bersaglio primario della repressione.
Tra l’ottobre del 1965 e il marzo del 1966 l’esercito e le milizie civili, spesso legate a gruppi religiosi come NU, uccisero un significativo numero di persone, compreso tra 500.000 e oltre un milione, tra cui militanti del BTI, contadini poveri sospettati di ‘simpatie comuniste’ e intere comunità rurali.
I principali leader come Asmu (presidente del Barisan Tani) e Djadi Wirosubroto furono arrestati e processati; l’organizzazione fu formalmente sciolta il 12 marzo 1966 con decreto presidenziale (Keputusan Presiden No. 1/3/1966) che bandì il PKI e tutte le organizazioni ad esso affiliate.
La repressione non distrusse solamente il BTI, ma annientò l’intero movimento contadino progressista, aprendo la strada al regime del Nuovo Ordine di Soeharto (1966-1998), autoritario e filo-occidentale.
Il BTI simboleggia dunque il potenziale e i limiti di un movimento contadino di massa in un contesto post-coloniale, capace di mobilitare milioni di persone intorno a rivendicazioni concrete. Il Barisan Tani, in effetti, influenzò parzialmente la legislazione agraria e pose la terra al centro della politica nazionale, ma la sua dipendenza dal PKI e la radicalizzazione lo resero vulnerabile alla repressione militare, sostenuta da potenze occidentali nel quadro della Guerra Fredda.
A oltre mezzo secolo di distanza, la memoria del BTI rimane un tabù in Indonesia, in quanto la repressione del 1965-1966 è discussa in maniera marginale e solamente in contesti accademici. Da un punto di vista politico, invece, gli eventi del 1965 (G30S) sono fondativi dell’ordine successivo e di quello attuale, e la criminalizzazione dell’ideologia comunista (reato secondo il codice penale indonesiano attuale) scoraggia decisamente qualunque forma di dibattito pubblico, secondo una damnatio memoriae che al momento non viene posta in discussione dalle forze sociali o politiche.
Letture Consigliate
- White, B. (2016). Remembering the Indonesian peasants’ front and plantation workers’ union (1945-1965). Journal of Peasant Studies, 43(1), 1–28.
- Leksana, G. T. (2023). Memory culture of the anti-leftist violence in Indonesia. Amsterdam University Press.
- Alfarius, O. (2024). Barisan Tani Indonesia (BTI) pada masa revolusi Indonesia 1945-1950 (Barisan Tani Indonesia (BTI) durante la rivoluzione indonesiana 1945-1950). Lembaran Sejarah, 20(1), 1–20.

