Tra marginalità politica e influenza ideologica, Hizbut Tahrir Indonesia rappresenta un caso emblematico di estremismo non violento ma strutturalmente destabilizzante. Attraverso l’analisi della sua storia, del bando del 2017 e della persistente mobilitazione discorsiva legata al tema del califfato e della Palestina, l’articolo esamina il modo in cui HTI opera come vettore ideologico transnazionale, capace di erodere gradualmente il compromesso pluralista e pancasilaista su cui si fonda lo Stato indonesiano.
Hizbut Tahrir Indonesia illustrates how a marginal political actor can exert a disproportionate ideological impact. By tracing HTI’s development, its 2017 ban, and its continued discursive mobilization around the Caliphate and the Palestinian cause, this article explores the movement’s role as a non-violent yet destabilizing force, operating primarily through narrative construction and long-term erosion of Indonesia’s pluralist and Pancasila-based constitutional order.
Hizbut Tahrir Indonesia vormt een treffend voorbeeld van ideologisch extremisme zonder directe gewapende actie, maar met een potentieel ontwrichtend effect op lange termijn. Door de geschiedenis van de beweging, het verbod van 2017 en haar blijvende discursieve mobilisatie rond het kalifaat en Palestina te analyseren, laat dit artikel zien hoe HTI functioneert als een transnationaal ideologisch vehikel dat geleidelijk de legitimiteit van de pluralistische en op de Pancasila gebaseerde Indonesische staatsorde ondermijnt.
La Vicenda di Hizbut Tahrir Indonesia
Hizbut Tahrir Indonesia (HTI), ramo locale del movimento transnazionale Hizb ut Tahrir fondato nel 1953, ha rappresentato per oltre tre decenni una forza ideologica marginale ma persistente nel panorama politico-religioso indonesiano. HTI, in effetti, si è distinto per la promozione non violenta (ma che ha causato tensioni e scontri, anche violenti) di un califfato islamico globale e per l’aperta critica ai principi della Pancasila, l’ideologia statale che sancisce l’unità nazionale nella diversità etnica e religiosa.
La svolta decisiva nella sua vicenda è avvenuta nel 2017, quando il governo del presidente Joko Widodo, in un contesto di crescente polarizzazione religiosa e preoccupazioni securitarie post-attentati, ha emanato un regolamento d’urgenza (Perppu Ormas). Quest’ultimo ha consentito la revoca dello status legale di HTI come organizzazione di massa, accusandola di svolgere attività contrarie alla Costituzione e potenzialmente sovversive.
Tale misura, confermata dalla magistratura e applicata attraverso il Ministero della Legge e dei Diritti Umani, ha segnato un precedente significativo nella gestione dell’estremismo ideologico non armato, bilanciando la difesa dell’ordine pancasilaista con dibattiti su libertà di espressione e rischi di deriva autoritaria. Sebbene il bando rimanga in vigore, la resilienza del movimento si è manifestata in attività digitali e mobilitazioni sporadiche negli anni successivi, con segnali di riattivazione osservati nel 2024-2025.
La Chiamata alle Armi per il Califfato
Il proselitimo di HTI non si è certamente interrotto con lo scioglimento dell’associazione nel 2017, ma, al contrario, Hizbut Tahrir Indonesia continua ad essere presente (in maniera più discreta) nella vita e nel dibattito pubblico indonesiano.

La chiamata alle armi per il califfato assume toni espliciti, che si legano direttamente alle vicende della guerra israelo-palestinese; in questo senso, la lotta per istituire uno Stato Palestinese diventa l’occasione per la rifondazione del califfato.
Le dimostrazioni in cui si parla apertamente di ‘Jihad’, ‘Liberazione della Palestina’ e di ‘Califfato’ sono state diverse negli ultimi anni; nel 2021, lo stesso sito di Hizbut Tahrir riportava che
Hizb ut Tahrir/ Indonesia organized protests in different cities in defense of the Blessed Land of Palestine during the first three weeks in May 2021 CE. Muslim scholars, leaders, political figures, and activists emphasized the real solution to the issue of Palestine is Jihad and the Khilafah. The main problem of the Blessed Land of Palestine is the occupation of the Jewish entity and this occupation can be uprooted through the mobilization of the Muslim Armies. Muslim Armies can be mobilized through the establishment of the Khilafah Rashidah. Preachers called out to mobilize military forces in the Islamic countries to liberate the Blessed Land of Palestine from the usurping Jewish entity.
Hizb ut Tahrir/Indonesia ha organizzato proteste in diverse città in difesa della Terra Benedetta di Palestina durante le prime tre settimane di maggio 2021 d.C. Gli studiosi musulmani, i leader, le figure politiche e gli attivisti hanno sottolineato che la vera soluzione alla questione della Palestina è il Jihad e il Califfato. Il principale problema della Terra Benedetta di Palestina è l’occupazione dell’entità ebraica e questa occupazione può essere estirpata attraverso la mobilitazione degli eserciti musulmani. Gli eserciti musulmani possono essere mobilitati attraverso l’istituzione del Khilafah Rashidah (‘Califfato ben Guidato’, ndr). I predicatori hanno esortato a mobilitare le forze militari nei paesi islamici per liberare la Terra Benedetta di Palestina dall’entità ebraica usurpatrice.
Hizbut Tahrir, Demonstrations took Place throughout the Country under the Slogan “Liberate Palestine through Jihad and Khilafah”, 9 May, 2021.
Si tratta del 2021, prima della guerra iniziata nel 2023 a causa dell’attacco di Hamas il 7 Ottobre, e testimonia la persistenza della narrativa in cui lo Stato di Israele è indicato come ‘oppressore’, ‘entità usurpatrice’, ‘occupante’. L‘invito era e rimane quello di inviare eserciti dei Paesi a maggioranza islamica per ‘liberare’ la Palestina ed istituire un nuovo califfato; tale auspicio è stato rinnovato anche nel 2025 (enfasi originale).
Hizb ut Tahrir / Indonesia organized a huge march in the capital Jakarta entitled “With the Khilafah and Jihad, Palestine will be Liberated” in which more than 30,000 Muslim men and women participated, calling for the mobilization of Muslim armies to support the oppressed Muslims in the Blessed Land – Palestine and to liberate the blessed Al-Aqsa Mosque and all of occupied Palestine from its river to its sea from the filth of the murderous criminal Jews. They also emphasized that the establishment of the second Khilafah Rashidah (Rightly-Guided Caliphate) State on the method of the Prophethood is the guarantor of liberating all Islamic countries from the influence of the kafir colonizers in its various forms.
Hizb ut Tahrir / Indonesia ha organizzato una grande marcia nella capitale Giacarta intitolata “Con il Khilafah e il Jihad, la Palestina sarà liberata” alla quale hanno partecipato più di 30.000 uomini e donne musulmani, chiedendo la mobilitazione degli eserciti musulmani per sostenere i musulmani oppressi nella Terra Benedetta – Palestina e per liberare la benedetta Moschea Al-Aqsa e tutta la Palestina occupata dal suo fiume al suo mare dalla sporcizia dei criminali ebrei assassini. Hanno anche sottolineato che l’istituzione del secondo Stato del Califfato Rashidah (Califfato Ben Guidato) secondo il metodo della Profetia è il garante della liberazione di tutti i paesi islamici dall’influenza dei colonizzatori kafir nelle loro varie forme.
Hizbut Tahrir, On the Anniversary of the Destruction of the Khilafah “With the Khilafah and Jihad, Palestine will be Liberated”, 26 January 2025.
Si tratta, dunque, di una tematica ricorrente, che viene espressa apertamente, nonostante la Pancasila vieti i conflitti aperti tra le confessioni religiose; tali eventi, che riescono a riunire migliaia di persone, ricordano che il conflitto tra la legge secolare e la shariah è ancora parzialmente insoluto.
La Ricezione nella Società Indonesiana
Hizbut Tahrir Indonesia continua a rimanere una forza marginale, ma pericolosa, per la società indonesiana; in realtà, alcune delle idee di HTI sono radicate nella maggioranza sunnita, ma l’auspicio di un nuovo califfato rimane divisivo.
In particolare, la critica alla democrazia liberale, la diffidenza verso il pluralismo religioso e l’idea di una sovranità fondata esclusivamente sulla shariah, trovano una certa risonanza all’interno della maggioranza sunnita. Tuttavia, il progetto politico di un nuovo califfato si colloca su un piano nettamente divisivo, poiché entra in tensione sia con la tradizione islamica locale, storicamente pragmatica e sincretica, sia con l’architettura ideologica dello Stato indonesiano, fondata sulla Pancasila.
In questo scarto tra consenso parziale e rifiuto strutturale si misura la reale influenza di HTI,che si configura non tanto come un attore capace di mobilitare masse, ma come un vettore discorsivo, che contribuisce a normalizzare un immaginario politico transnazionale. Sebbene non si possa parlare di un’adesione diffusa al califfato, la tendenza è quella di erodere gradualmente la legittimità delle istituzioni nazionali e del compromesso pluralista su cui si regge la convivenza indonesiana.
Del resto, HT si presenta come un partito politico, seppure radicale, e non come un’organizzazione militare in senso stretto; per questa ragione, tale associazione diventa difficile da classificare, specialmente in relazione alla sua reale capacità operativa. Fino a questo momento, la sua azione, non solamente in Indonesia, si esplica sul piano politico, e non militare; HTI rimane una fitta rete organizzata di predicatori e attivisti che cercano di ristabilire il califfato mediante una chiamata alla mobilitazione, anche armata, dei governi islamici.
La sua pericolosità non è nella sua capacità operativa, ma mobilitante e ideologica, ambiti in cui Hizbut Tahrir si dimostra particolarmente efficace nel costruire un linguaggio politico totalizzante, capace di saldare frustrazioni sociali, rivendicazioni identitarie e conflitti geopolitici in una narrazione coerente e semplificata. Pertanto, la complessità del contesto indonesiano viene ridotta ad un antagonismo binario tra un ordine islamico ‘autentico’ e un sistema statuale percepito e presentato come artificiale, secolare e imposto.

In questa prospettiva, HTI non rappresenta tanto una minaccia immediata alla sicurezza, quanto un fattore destabilizzante di lungo periodo, che contribuisce a ridefinire i confini del dicibile politico, spostando progressivamente il baricentro del dibattito pubblico verso posizioni incompatibili con il pluralismo costituzionale e con l’equilibrio delicato su cui si fonda lo Stato indonesiano.
Letture Consigliate
- Abuza, Z. (2007). Political Islam and violence in Indonesia. Routledge.
- Mietzner, M. (2018). Fighting illiberalism with illiberalism: Islamist populism and democratic deconsolidation in Indonesia. Pacific Affairs, 91(2), 261–282.
- Osman, M. N. M. (2010). Reviving the Caliphate in the Nusantara: Hizbut Tahrir Indonesia’s mobilization strategy. S. Rajaratnam School of International Studies.

