Una delle figure più emblematiche dell’islamismo radicale indonesiano del tardo XX e primo XXI secolo è rappresentato da Abu Bakar Baasyir, predicatore, ideologo e cofondatore (almeno in senso ideologico) di Jemaah Islamiyah (JI). Egli non è ricordato tanto per un singolo attentato quanto per aver fornito l’architettura dottrinale e simbolica che rese legittimi, per i militanti jihadisti, gli attacchi contro obiettivi civili cristiani, incluse chiese protestanti di tradizione riformata e calvinista.
Nato nel 1938 a Jombang, Java Orientale, Baasyir si forma in un ambiente segnato dal modernismo islamico e dall’opposizione allo Stato nazionalista indonesiano; negli anni Settanta egli fonda (o ispira secondo alcuni autori) insieme ad Abdullah Sungkar, il collegio islamico di Ngruki, che diventerà uno dei principali centri di socializzazione ideologica del jihadismo locale.

La sua visione è chiaramente transnazionale, e l’Indonesia è parte di una umma (comunità islamica) globale minacciata dall’Occidente, dai regimi considerati ‘apostati’ e dalle minoranze religiose, percepite come avanguardie culturali straniere.
In questo quadro, le chiese protestanti, e quelle riconducibili alla tradizione riformata in particolare, in quanto storicamente legate alla presenza olandese, assumono un valore simbolico sproporzionato rispetto alla loro reale influenza politica. Per Baasyir, il cristianesimo indonesiano non è semplicemente una religione minoritaria, ma l’erede locale di un dominio coloniale mai del tutto metabolizzato; pertanto la chiesa calvinista diventa, in questa retorica radicale, il segno tangibile di una sostanziale continuità tra il colonialismo europeo e la globalizzazione occidentale contemporanea.
Questa cornice ideologica trova una drammatica traduzione operativa negli attentati coordinati della vigilia di Natale del 2000; in tale occasione, alcune cellule di Jemaah Islamiyah colpiscono simultaneamente decine di chiese (molte delle quali protestanti) in diverse città indonesiane.
Un media locale ha osservato che,
La vigilia di Natale, il 24 dicembre 2000, si verificarono una serie di attentati dinamitardi contro diverse chiese in Indonesia. Si sospetta che gli attacchi fossero stati compiuti dal gruppo Jemaah Islamiyah. Decine di chiese sono esplose durante le celebrazioni della Vigilia di Natale. Tra le chiese colpite dagli attentati terroristici del 24 dicembre 2000 figurano la chiesa parrocchiale cattolica di San Damiano a Batam, la chiesa cristiana protestante di Simalungun (GKPS) a Sungai Panas, la chiesa di Betania al secondo piano del My Mart Batam Center Building, la cattedrale di Giacarta, la chiesa del sindaco a Giacarta, la chiesa di Matraman, la chiesa pentecostale di Betlemme a Surabaya (GBPPS) e molte altre località.
Ahmad Taofik, Belasan Gereja Meledak oleh Bom Teroris di Malam Natal, Teror Terparah Terjadi pada 24 Desember 2000, Decine di chiese sono state fatte esplodere da bombe terroristiche la vigilia di Natale, il peggior attentato terroristico si è verificato il 24 dicembre 2000, BagikanBerita, 24 dicembre 2020.
Sebbene Baasyir abbia sempre negato un coinvolgimento diretto, i tribunali e numerosi studi accademici hanno evidenziato come l’azione fosse coerente con il suo insegnamento e con le reti da lui ispirate. Le chiese non furono scelte per ragioni tattiche, ma per la loro capacità di incarnare il ‘nemico’ in forma visibile e vulnerabile.
È significativo che gli attacchi non mirassero esclusivamente a istituzioni statali o militari, ma a luoghi di culto non islamici; tale logica rivela un tratto distintivo del jihadismo indonesiano di matrice baasyiriana. Si tratta della trasformazione del conflitto politico in una guerra simbolica, in cui colpire una chiesa riformata significava colpire l’idea stessa di pluralismo religioso sancita dalla Pancasila, l’ideologia fondativa dello Stato indonesiano, accusata di relativizzare (e tradire) la sovranità divina.
Baasyir, tuttavia, non fu mai un leader carismatico di massa nel senso comune, ma la sua influenza fu più sottile e duratura; egli introdusse una sorta di pedagogia del risentimento, capace di intrecciare storia coloniale, frustrazione socioeconomica e teologia selettiva. In questa narrazione, la chiesa calvinista non era una comunità di fedeli, ma un simbolo politico, una presenza ‘straniera’ anche quando composta da cittadini indonesiani da generazioni.
La parabola di Abu Bakar Baasyir mostra dunque come il terrorismo islamico in Indonesia non possa essere compreso come semplice fanatismo religioso; si tratta di un prodotto complesso, frutto di una rilettura ideologica del passato, in cui le chiese riformate diventano schermi simbolici su cui proiettare un conflitto irrisolto con la modernità, l’Occidente e lo Stato nazionale. Una lezione che rimane attuale, in quanto nel jihadismo i bersagli parlano sempre più del significato che viene loro attribuito piuttosto che del potere reale esercitato.
Una recente visita di Baasyir all’ex presidente Jokowi permette infine di comprendere le difficoltà e le ambiguità del contesto indonesiano; contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, l’ideologo islamista è libero, e ha consigliato l’ex capo di Stato di ‘servire l’islam’, mediante la ‘corretta applicazione della legge islamica’.
Come riportato da una testata nazionale locale,
“Nasihatnya supaya kembali mengamalkan hukum Islam dengan baik, sebab saya ini sedang berjuang minta supaya negara ini diatur dengan hukum Islam,” ujar Baasyir di kediaman Jokowi, Senin (29/9/2025).
“Il consiglio è di tornare a praticare correttamente la legge islamica, perché attualmente sto lottando affinché questo Paese sia governato dalla legge islamica”, ha affermato Baasyir presso la residenza di Jokowi, lunedì (29 settembre 2025).

Tara Wahyu NV, Nasihat Abu Bakar Baasyir agar Jokowi Mengabdi pada Islam, Il consiglio di Abu Bakar Baasyir a Jokowi di servire l’Islam,
Tale dinamica rivela un dato strutturale spesso frainteso dall’osservazione occidentale, in quanto in Indonesia, i confini tra islam ‘moderato’, radicalismo ideologico e partecipazione legittima allo spazio pubblico non coincidono necessariamente con le categorie normative adottate a livello internazionale. La tolleranza istituzionale nei confronti di figure come Baasyir non implica, ovviamente, una piena adesione alle loro posizioni, ma riflette piuttosto una cultura politica orientata alla coesistenza, alla de-escalation simbolica e alla gestione pragmatica del dissenso religioso. È proprio in questa zona grigia, dove legalità, legittimità e memoria del conflitto si sovrappongono, che si manifesta una delle principali complessità dell’islam indonesiano contemporaneo.


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