calvinismo
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Minoranza numerica ma attore istituzionalmente rilevante, il calvinismo indonesiano sviluppa una teologia politica sobria e anti-utopica, che privilegia la stabilità dello Stato, il pluralismo pancasilista e la limitazione del potere rispetto a ogni ambizione confessionale.

Numerically marginal yet institutionally significant, Indonesian Calvinism articulates a sober, anti-utopian political theology that prioritizes state stability, Pancasila-based pluralism, and the limitation of power over any confessional ambition.

Hoewel numeriek klein, spelen de Indonesische calvinistische kerken een institutioneel relevante rol, met een nuchtere en anti-utopische politieke theologie die staatsstabiliteit, pancasila-pluralisme en machtsbegrenzing verkiest boven confessionele ambities.


Minoranza Confessionale e Realismo Istituzionale

Nel panorama religioso indonesiano, dominato numericamente e culturalmente dall’Islam sunnita, e strutturalmente dal principio pancasilista, le chiese calviniste (riformate) costituiscono una minoranza quantitativamente ridotta ma dotata di una forte coerenza teologico-politica. La loro relazione con lo Stato non assume i tratti di un’alleanza identitaria ma nemmeno di un’opposizione ideologica. Il calvinismo indonesiano contemporaneo si configura piuttosto come una forma di interazione prudente e regolata, fondata su una concezione disincantata dell’autorità civile.

Blenduk Church a Semarang (Foto Wikipedia)

Lo Stato, in questo senso, è riconosciuto come un’istituzione necessaria ma intrinsecamente limitata, chiamata non a promuovere una visione religiosa del bene, ma a garantire ordine, prevedibilità e contenimento dei conflitti.

Questa postura deriva direttamente dalla teologia riformata classica, che distingue nettamente tra l’ordine della grazia e quello della legge; nel contesto indonesiano, tale distinzione si traduce in una lealtà istituzionale priva di sacralizzazione del potere, in cui l’obbedienza civile non implica adesione morale o teologica allo Stato, ma semplicemente l’accettazione del suo ruolo funzionale.


Pancasila, Legge e Neutralità Morale dello Stato

A differenza di tradizioni cristiane più inclini a concepire lo Stato come promotore del bene comune in senso sostantivo, come il cattolicesimo, le chiese calviniste tendono a valutarne la legittimità attraverso criteri strettamente procedurali. Pertanto, uno Stato giusto non deve necessariamente incarnare una visione morale condivisa, ma applicare la legge in modo impersonale, coerente e prevedibile. In questa prospettiva, la Pancasila viene accolta come un compromesso pragmatico accettabile, in quanto garantisce un assetto non confessionale e limita l’invasività morale dell’autorità pubblica.

Questa accettazione strumentale del pluralismo distingue il calvinismo indonesiano sia dal secolarismo militante sia dal confessionalismo religioso; secondo questa visione, lo Stato è chiamato a rimanere moralmente sobrio, evitando sia l’imposizione di valori religiosi sia l’ingegneria etica di tipo ideologico. La neutralità, in questa visione, viene concepita come una condizione di stabilità, e non come un obiettivo da raggiungere o da mantenere.

Il rapporto con l’Islam politico rappresenta uno dei nodi più delicati della teologia politica calvinista in Indonesia; anche se essa preserva una dottrina teologicamente esclusivista, le chiese riformate manifestano una diffidenza strutturale verso qualsiasi progetto di confessionalizzazione dello Stato, indipendentemente dalla religione di riferimento. L’idea che l’autorità civile debba promuovere una specifica visione religiosa del bene è percepita come una violazione dell’ordine istituzionale, destinata a produrre instabilità e conflitto.

In questo senso, il calvinismo indonesiano risulta paradossalmente compatibile con uno Stato a maggioranza musulmana moderato, purché questo si mantenga entro i limiti della legge e non pretenda di disciplinare le coscienze. La stabilità istituzionale viene generalmente preferita alla coerenza ideologica, e la moderazione statale viene vista come una virtù politica, non come una concessione.

Le visioni ideologiche dell’Indonesia destano sospetto e preoccupazione, come si rinviene in questo interessante articolo, pubblicato dalla Chiesa Riformata Indonesiana (GRII);

Se fossimo consapevoli dei problemi attuali, vedremmo che la nostra nazione è minacciata da “Indonesia Ansiosa 2025-2045”. Il desiderio di restaurare Majapahit potrebbe benissimo portare a “Masapahit”. Per non parlare del sogno di diventare una nazione a medio reddito , siamo già diventati una nazione di diritto trasformata in uno stato corrotto. Ogni ordine governativo in Indonesia finirà prima o poi. Non sappiamo mai quando l'”Ordine della Riforma” finirà e sarà sostituito dal “Neo-Nuovo Ordine”, dall'”Ordine di Majapahit”, dall'”Ordine del Califfato” e da altri “Ordini” con tutte le versioni ideologiche e utopiche che offrono.

Kevin Nobel, Lembu Emas Indonesia, Il Vitello d’Oro Indonesiano, Pillar, 28 agosto 2024.

Piuttosto, il calvinismo insiste sulla dimensione cristiana, richiamando toni che ricordano la Civitas Dei di S Agostino,

Come cristiani, non siamo qui per servire la Città del Mondo, dove regna il re di Giava o altri re mondani. Sono solo esseri umani a cui Dio permette di governare per un po’. Siamo nel mondo, ma non apparteniamo al mondo. Siamo cittadini della Città di Dio che si trovano casualmente a passare di lì in un momento in cui viene offerto e adorato l’idolo del “vitello d’oro” dalla gente del posto. Quando il mondo offre il “vitello d’oro” o l’utopia, non ci sottomettiamo perché abbiamo trovato un’identità più preziosa nella Città della Nuova Gerusalemme. Quando l’idolo non può salvare la Città del Mondo che viene distrutta, dove tutta la sua gloria è diventata mortale, possiamo gridare alla gente del posto che lì c’è la Città di Dio e che questa speranza è reale.

Kevin Nobel, Lembu Emas Indonesia, Il Vitello d’Oro Indonesiano, Pillar, 28 agosto 2024.

In questo brano emerge in maniera evidente la rilevanza dell’aderenza alle scritture cristiane, un tratto che unisce il calvinismo dell’epoca coloniale a quello contemporaneo, anche se in un contesto differente. Allora come oggi, la teologia riformata funge da dispositivo di limitazione del potere, in quanto essa non offre un progetto politico alternativo, ma nega allo Stato la pretesa di presentarsi come orizzonte ultimo.

Monumento Pancasila (Foto Fulcrum)

È proprio questa continuità, biblica, disciplinare e anti-utopica, a rendere il calvinismo indonesiano strutturalmente diffidente verso ogni forma di confessionalizzazione, e al tempo stesso sorprendentemente compatibile con uno Stato pluralista e moderato, purché consapevole dei propri limiti.

Le chiese calviniste indonesiane mostrano una consapevolezza diffusa dei rischi connessi a ogni irrigidimento ideologico dello Stato, sia esso fondato sulla memoria autoritaria del Nuovo Ordine di Soeharto, sia declinato nella forma più tecnocratica di una prosperità economica elevata a parametro esclusivo di valutazione dell’azione pubblica. In entrambe le configurazioni, il potere tende a sottrarsi a meccanismi di controllo sostanziale, producendo effetti ricorrenti quali l’erosione della legalità, la polarizzazione identitaria e la progressiva sacralizzazione dell’esecutivo.


Etica della Disciplina, Governance e Limiti strutturali

Sul piano pratico, questa visione si traduce in una presenza pubblica discreta ma continua, e, a questo proposito, si osserva che le chiese calviniste evitano la mobilitazione politica diretta; esse, piuttosto, investono in ambiti come l’educazione, la formazione civica e la professionalizzazione delle élite amministrative. Il loro contributo al sistema statale non passa attraverso la contestazione simbolica, ma attraverso il rafforzamento delle capacità istituzionali e della cultura della responsabilità, a prescindere dal discorso religioso.

Questa impostazione, tuttavia, non è priva di ambiguità, in quanto l’enfasi sulla disciplina morale e sulla responsabilità individuale tende a interpretare fenomeni come corruzione, povertà e clientelismo principalmente come fallimenti etici, piuttosto che come esiti di disuguaglianze storiche e strutturali. Lo Stato ideale che emerge da questa teologia politica è sobrio, poco redistributivo e fortemente orientato all’ordine, con il rischio di ridurre la sensibilità verso le asimmetrie di potere.

Nel complesso, il rapporto tra chiese calviniste e Stato indonesiano si configura come una relazione di realismo disciplinare, priva di ambizioni egemoniche, scettica verso ogni sacralizzazione del potere e concentrata sul funzionamento delle istituzioni più che sulla loro giustificazione morale. In un contesto segnato da pluralismo e tensioni identitarie, questa sobrietà teologico-politica rappresenta una forma silenziosa ma rilevante di stabilizzazione sistemica.


Critica Sobria e Costruttiva

Le Chiese calviniste indonesiane non rinunciano a criticare aspetti del sistema che non sono funzionali, come la corruzione, ma lo fanno senza mettere in discussione la legittimità dell’ordine statale nel suo complesso, distinguendo con rigore tra fallimenti morali e struttura istituzionale. Si tratta più di esortazioni, spesso interne alle chiese, che critiche vere e proprie, nel tentativo di preservare un fragile equilibrio con la maggioranza sunnita;in questo quadro, i calvinisti richiamano frequentemente la necessità di applicare in modo coerente i principi del Pancasila, sottraendoli a derive ideologiche di tipo islamista o statalista.

Si consideri, a tale proposito, questa osservazione,

Come cittadini, la Pancasila deve essere considerata in modo olistico. La divinità darà vita all’umanità, l’umanità costruirà l’unità, l’unità plasmerà la democrazia e realizzerà la giustizia sociale. Se “scegliamo” uno dei principi e lo interpretiamo secondo gli obiettivi di un gruppo, danneggeremo altri gruppi e mineremo l’integrità dell’unità indonesiana. Come cristiani, l’amore per Dio si tradurrà in amore per il prossimo. L’amore per il prossimo costruirà una sana fratellanza, e così via. I cristiani possono fornire interpretazioni intrise di Cristianità della Pancasila, ma non dovrebbero usarla per promuovere obiettivi personali, come il desiderio di realizzare l’utopia della Cristianità.  La Cristianità  è un’organizzazione o un regno politico cristiano, ma non è la stessa cosa del Cristianesimo, che è il Regno spirituale di Dio.

Kevin Nobel, Pancasila dan Orang Kristen di Indonesia, Pancasila e i cristiani in Indonesia, 1 Giugno 2023.

Questo brano conferma la posizione delle chiese riformate, che interpretano il Pancasila non come un orizzonte ideologico da interiorizzare, ma come uno strumento di convivenza fondato su principi procedurali e morali ritenuti compatibili, e quindi accettabili, anche dal punto di vista cristiano. Il tentativo di appropriarsi di questi principi o di sostituirili con altri, invece, viene denunciato come deriva da evitare.


Letture Consigliate

  • Calhoun, C., Juergensmeyer, M., & VanAntwerpen, J. (Eds.). (2011). Rethinking secularism. Oxford University Press.
  • Nordholt, H.S., & Klinken, G. van. (2007). Renegotiating boundaries: Local politics in post-Suharto Indonesia. KITLV Press.
  • Wogaman, J.P. (2000). Christian ethics: A historical introduction. Westminster John Knox Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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