Quando si pensa alla Palestina si tende ad assumere che tale progetto abbia un respiro esclusivamente religioso, legato all’Islam sunnita, ma spesso tale assunzione è errata; certamente, Hamas si presenta come una sorta di difensore dell’islam sunnita in chiave nazionalistica, ma la ‘liberazione della Palestina’ non è sempre stata intesa in questa prospettiva.
Nei territori palestinesi, in effetti, è ancora attivo il Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP), che, da un punto di vista marxista, convive (con una certa difficoltà) con organizzazioni religiose come Hamas, e con l’Autorità Palestinese, dominata da Fatah, di orientamento secolare (ma non marxista). Il gruppo è nato nel 1967, per opera di George Habash, ed è tuttora attivo, sebbene la sua importanza abbia subito un netto declino rispetto agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.
Il PFLP, in realtà, è nato prima di Hamas, e la sua azione ha dimostrato un costante (e a volte ambiguo) impegno per la causa nazionalistica palestinese; una delle sue pubblicazioni più interessanti, in lingua inglese, Democratic Palestine, dal 1984 propone puntualmente analisi e opinioni sul progetto e sulla sua interpretazione di quanto accade nei territori palestinesi.

Sul primo numero di Democratica Palestine si afferma chiaramente la natura del Fronte Popolare,
The Popular Front for the Liberation of Palestine is a Marxist – Leninist organization and an integral component of the Palestine Liberation Organization. A primary motive for establishing the PFLP was to inject a clear class perspective in the Palestinian national liberation struggle.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina è un’organizzazione marxista-leninista e una componente integrante dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Un motivo principale per la fondazione del PFLP fu quello di iniettare una chiara prospettiva di classe nella lotta di liberazione nazionale palestinese.
Democratic Palestine, 1, January 1984, p. 3.
L’obiettivo del PFLP era chiaro,
As a cornerstone in this process, the establishment of a democratic, secular state in Palestine will provide a democratic solution for the Jewish question in this area, while simultaneously restoring the national rights of the Palestinian people. After liberation, Jews in Palestine, like all citizens, will enjoy equal rights and duties. The decision of the PLO to establish an independent Palestinian state on any liberated part of the national soil is a step in this direction. It is the sincere hope of all Palestinian revolutionaries that more and more Israelis will recognize that they too have become victims of Zionism’s racism, expansionism, exploitation and militarism, and will join us in the struggle for a democratic Palestine.
Come pietra angolare di questo processo (la liberazione della Palestina, ndr), l’istituzione di uno Stato democratico e laico in Palestina fornirà una soluzione democratica alla questione ebraica in quest’area, ripristinando al contempo i diritti nazionali del popolo palestinese (enfasi mia). Dopo la liberazione, gli ebrei in Palestina, come tutti i cittadini, godranno di pari diritti e doveri. La decisione dell’OLP di istituire uno Stato palestinese indipendente su qualsiasi parte liberata del territorio nazionale è un passo in questa direzione. È la sincera speranza di tutti i rivoluzionari palestinesi che sempre più israeliani riconoscano di essere diventati anch’essi vittime del razzismo, dell’espansionismo, dello sfruttamento e del militarismo del sionismo, e si uniscano a noi nella lotta per una Palestina democratica.
Democratic Palestine, 1, January 1984, p. 3.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, dunque, non riconosce(va) lo Stato di Israele, ma intende(va) formare un solo Stato, quello palestinese, in cui, nell’ambito di una democrazia secolare, avrebbero convissuto arabi ed ebrei, dotati di eguali diritti. Secondo questa visione, uno degli obiettivi del PFLP era quello di ‘convertire’ gli ebrei ‘sionisti’ ad una diversa visione politica, che non contemplasse, appunto, la creazione (e/o l’esistenza) di uno Stato ebraico.

La lotta del Fronte era (e rimane) presentata in chiave ‘anti-imperialistica’ e ‘anti-coloniale’, coerentemente con la dottrina marxista; si tratta di una visione, tuttavia, che non è conciliabile con la natura religiosa che ha recentemente assunto la ‘lotta palestinese’. Negli anni Ottanta (e anche in seguito), invece, tale prospettiva era una delle tante che si contendevano il ‘progetto palestinese’; come tale, il PFLP cercava di avanzare la sua visione per una ‘Palestina laica’, areligiosa, un progetto che attualmente appare marginale rispetto alla narrativa religiosa in cui l’identità sunnita rappresenta una delle pietre angolari della lotta palestinese.

Del resto, le esperienze ‘ibride’ nell’area islamica non erano e non sono certamente nuove, come dimostra (con le dovute e significative divergenze) l’esperienza del Partito Comunista Indonesiano, apertamente sostenuto da Soekarno, il primo presidente dell’Indonesia indipendente. Anche in questo caso prevale la logica anti-colonialista e anti-imperialista, associata ad una visione laica dello Stato, una visione tragicamente naufragata e sfociata nella deposizione di Soekarno e nel bando del comunismo e del Partito Comunista in Indonesia.

