Nel 1933, quando ancora non esisteva lo Stato di Israele, il movimento sionista registrava le adesioni di due ebrei illustri e contemporanei; si tratta del giudice Brandeis e di Albert Einstein, due delle menti più illustri nel campo della scienza e del diritto, rispettivamente. Il primo fu un membro ufficiale del movimento sionista, mentre il secondo ricoprì importanti incarichi, come la sua nomina nel ‘Board of Governors’ della futura università ebraica di Gerusalemme.
Si tratta di due figure che vengono spesso e volentieri ignorate da questo punto di vista, ma che hanno dato un significativo contributo alla causa sionista, ovvero alla creazione di uno Stato ebraico; nel 1933, il partito nazista aveva preso il potere in Germania, contribuì a porre le premesse, paradossalmente, per la creazione di una ‘national home’ per gli ebrei del mondo intero.

Uno dei testimoni eccellenti di questa traiettoria storica unica e irripetibile è la rivista ‘The Jewish Frontier’, fondata proprio nel 1933, allo scopo di accompagnare l’ascesa del cosiddetto ‘sionismo laburista’. Si è trattato, per la comunità ebraica statunitense, di un punto di riferimento fondamentale, dalla data della sua fondazione fino al 2005, ultimo anno di edizione.
Il sionismo laburista, in effetti, rappresenta una corrente interna al movimento sionista, il cui obiettivo era quello di radicare la presenza ebraica nel territorio della Palestina del Mandato in base ad un’etica che potremmo definire ‘socialista’ e cooperativistica. E’ da questa corrente che sono nati i progetti agricoli più innovativi, come i kibbutz, comunità agricole auto-sufficienti e auto-gestite, con decisioni prese in comune e non su base gerarchica.
L’idea fondamentale era quella di creare una società ‘dal basso’, basata sul lavoro agricolo e non solamente sul contributo delle classi urbane, come quelle che vivevano nella diaspora; il sionismo laburista è stato centrale nei primi decenni di vita dello Stato di Israele. Fino agli anni Settanta, in effetti, era questa la corrente e l’impostazione maggioritaria; lo sviluppo urbano ha eclissato questo movimento, che però non è scomparso, e rimane fondamentale in zone di frontiera, in cui gli insediamenti non sono ancora stabili.
Uno dei numeri più interessanti di The Jewish Frontier è il sesto, in cui si riporta l’adesione di Albert Einstein e Louis Brandeis alla causa sionista; secondo la prestigiosa rivista,
Two of the most illustrious Jews and greatest men of our time have lately given signal proof of their profound sympathy with Palestinian Jewish labor. Justice Brandeis, of the Supreme Court of the United States, has contributed a thousand dollars to the Arlosoroff Memorial Fund, whose object is to perpetrate the memory of labor Palestine’s ablest spokesman, the late Dr. Chaim Arlosoroff. And Prof. Einstein has graciously accepted the invitation of the National Labor Committee for Palestine to be the guest of honor at its forthcoming “Third Seder” celebration, the proceeds of which will likewise go to the Arlosoroff Memorial Fund.
Is it an accident that the greatest jurist and the greatest scientist of our age, neither of them a proletarian, should thus lend the prestige of their mighty names to the cause of Palestinian Jewish labor? We do not think so. On the contrary, that perspicacity which has enabled Justice Brandeis and Prof. Einstein to attain pre-eminence in their respective fields of endeavor, also enables them to perceive who are the true builders of Zion, the most vital factor in the rearing of the Jewish National Home. For in the great national enterprise now being carried on in Palestine, Labor is the chief partner, investing as it does what is far more precious than silver and gold: its costructive ability, its readiness to serve, its sacrifice of self for the common good, its high-minded idealism, its social vision,—all of which qualities were epitomized in its fallen leader.
In helping the cause of labor Palestine, Jusice Brandeis and Prof. Einstein have given fresh proof of their greatness of mind and of heart.
Due degli ebrei più illustri e dei più grandi uomini del nostro tempo hanno recentemente dato una prova significativa della loro profonda simpatia per il lavoro ebraico palestinese. Il giudice Brandeis, della Corte Suprema degli Stati Uniti, ha contribuito con mille dollari al Fondo Commemorativo Arlosoroff, il cui scopo è perpetuare la memoria del più abile portavoce della Palestina del lavoro, il defunto dottor Chaim Arlosoroff. E il Prof. Einstein ha gentilmente accettato l’invito del Comitato Nazionale del Lavoro per la Palestina a essere l’ospite d’onore alla sua prossima celebrazione del “Terzo Seder”, il cui ricavato andrà anch’esso al Fondo Commemorativo Arlosoroff.
È un caso che il più grande giurista e il più grande scienziato della nostra epoca, nessuno dei due proletario, prestino così il prestigio dei loro potenti nomi alla causa del lavoro ebraico palestinese? Non la pensiamo così. Al contrario, quella perspicacia che ha permesso al giudice Brandeis e al prof. Einstein di raggiungere l’eccellenza nei loro rispettivi campi di attività, permette loro anche di percepire chi sono i veri costruttori di Sion, il fattore più vitale nella costruzione della Casa Nazionale Ebraica. Poiché nella grande impresa nazionale attualmente in corso in Palestina, il Lavoro è il partner principale, investendo ciò che è molto più prezioso dell’argento e dell’oro: la sua capacità costruttiva, la sua disponibilità a servire, il suo sacrificio di sé per il bene comune, il suo elevato idealismo, la sua visione sociale, qualità che erano tutte incarnate nel suo leader caduto.
Nell’aiutare la causa della Palestina lavoratrice, il giudice Brandeis e il professor Einstein hanno dato una nuova prova della loro grandezza di mente e di cuore.
Labor Palestine, Two Illustrious Friends of Labor Palestine, 1(6), 1934, pp. 2-3.
Da notare che durante il primo anno, il titolo della rivista era ‘Labor Palestine’, e fu solamente nel 1934 che venne adottata la denominazione definitiva, The Jewish Frontier; ciò nonostante, si tratta del medesimo progetto editoriale, semplicemente ampliato a partire dal 1934.

Alle tematiche ‘classiche’ del movimento laburista si affiancarono quelle culturali più ampie, abbracciando le questioni ebraiche nel mondo intero, e non solamente della Palestina del Mandato; il suo successo, in effetti, si deve proprio alla sua capacità di proporre riflessioni centrali per gli ebrei del mondo intero, come quelli della diaspora.

