Coloniale Missionaria Sumatra
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Un articolo del dicembre 1936, apparso su Het Zendingsblad, La Gazzetta Missionaria olandese, riporta la notizia dell’insediamento cristiano a Palembang (Indie Olandesi Orientali, attuale Indonesia), una regione dominata da un ‘islam fanatico’, per usare l’espressione usata dalla stessa testata. Il giornale missionario, in realtà, riporta la grandiosità delle moschee in un’area in cui l’islam era radicato da secoli, e in cui le missioni, sia cattoliche che protestanti, faticavano a penetrare.

Il linguaggio usato, pertanto, è tipico di una missionarietà inserita all’interno di un mondo coloniale, in cui il cristianesimo rappresentava la religione ufficiale, ma non certamente maggioritario; la condizione di minoranza viene resa con estrema plasticità dall’articolo.

Si consideri, in particolare, questo passaggio,

La bella e grande moschea che avevamo superato ci ricordava che ci trovavamo nel cuore di un Islam da sempre fanatico. Anche il grande e prospero insediamento arabo mantiene lo stesso linguaggio. Più bizzarro che bello è il municipio, dove siamo passati anche noi.

Zending van de Hollandsche Gereformeerde Kerk in Palembang en van de Javaansche Kerken van
Midden-Java in Zuid-Sumatra, Missione della Chiesa Riformata Olandese a Palembang e delle Chiese Giavanesi del Centro-Giava a Sumatra Meridionale, Het Zendingsblad, december 1936, pp. 237 ss
.

Il racconto testimonia dunque che Palembang era già abbastanza sviluppata, e riporta le impressioni di osservatori europei dei primi decenni del Novecento; la prospettiva, in effetti, è affine alla conquista territoriale di aree che si vogliono sottrarre all’islam ‘fanatico’.

Il racconto testimonia anche delle infrastrutture dei trasporti, già relativamente sviluppati nel 1936,

Dopo aver vagato per una decina di giorni nel Lampung, il trio si diresse a Palembang per incontrare il Consiglio della Chiesa locale. Un viaggio in treno di 10 ore li portò lì.

(…)

Quando mi trovavo sulla barchetta che trasportava i passeggeri del treno dall’altra parte del largo fiume (…)

Ci trovavamo sul traghetto, che le Ferrovie dello Stato fanno navigare dal 1916 per collegare la sua stazione terminale, situata sulla riva destra, con la riva sinistra, dove si trova il centro della città. Costruire un ponte sul fiume largo 300 metri e profondo 18-20 metri era troppo costoso (…)

Zending van de Hollandsche Gereformeerde Kerk in Palembang …

Una narrazione, dunque, che non si limita a descrivere, ma che intende categorizzare, e conferire un giudizio di valore sul paesaggio e su quanto viene osservato; all’islam ‘fanatico’, si contrappone la speranza che proviene dalla creazione di una chiesa in questa roccaforte dell’islam indigeno.

Si consideri, ancora, quanto segue,

Davanti alla canonica, in un punto straordinariamente bello e adatto, si trova la chiesa, costruita due anni fa. La sera, quando è ben illuminata, fa un’impressione fiabesca. Anche noi ci arrampicammo sulla torre. Sopra si ha una vista libera da un terrazzino.

Zending van de Hollandsche Gereformeerde Kerk in Palembang …

Gli aggettivi e la scelta lessicale per il nuovo insediamento cristiano lasciano trasparire un preciso ordine morale tra un cristianesimo portatore di civiltà, ‘fiabesco’, ideale, e la subordinazione di un islam ‘fanatico’, da combattere. In realtà tale giudizio cela l’impressione di un’islamizzazione compiuta, che ha creato reti stabili e spesso opposte al colonialismo olandese, che arriva secoli dopo in una Palembang divisa tra l’intervento europeo e l’eredità passata.

Anche la realizzazione della chiesa denota un progetto ancora provvisorio, costruito con una certa celerità, allo scopo di porre una ‘stazione cristiana’ in un paesaggio altrimenti islamizzato, anche visivamente.

La Chiesa Riformata a Palembang nel 1936

Si tratta, dunque, di un progetto pionieristico, che testimonia sia le difficoltà di cristianizzare un territorio già islamizzato, pur partendo da una condizione di dominio territoriale e istituzionale; nel testo, si menziona chiaramente che il reggente di Bengkulu era un membro della chiesa di Palembang. Pertanto, anche se questo progetto poteva fare affidamento sulla cooperazione degli organi coloniali, non si poteva negare che il contesto era differente, e doveva essere affrontato in maniera realistica.

L’articolo della Gazzetta Missionaria del 1936, dunque, cerca di proporre una narrazione ideale, che riflette più le speranze di chi scrive che la realtà concreta; l’uso di termini come ‘fiabesco’, in effetti, collocano questo contributo come una proiezione, una speranza, piuttosto che un resoconto puntuale della situazione. La narrazione, inoltre, cerca di anticipare il risultato sperato, e ne configura la funzione performativa, la realtà che si dovrebbe adeguare alla proiezione; gli olandesi cercano di portare la loro idea di ordine e di civiltà, e questo breve articolo coglie il ruolo del cristianesimo riformato in tale progetto. Il linguaggio diventa dunque anticipazione della realtà futura, che si auspica differente rispetto a quella osservata, in una sorta di competizione per il controllo delle coscienze piuttosto che dei territori, già sotto il dominio o la sfera di influenza olandese.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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