terrorismo italia 2026
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Mentre l’escalation in Medio Oriente raggiunge nuovi livelli, l’Italia si trova ad affrontare un rischio terroristico reale ma controllato. Senza attentati riusciti sul territorio, l’allerta è stata alzata soprattutto sui target israeliani e americani, con la matrice jihadista che rimane dominante e la radicalizzazione giovanile online come fronte più preoccupante.

As the Middle East escalation reaches new heights, Italy faces a real yet firmly managed terrorist threat. With no successful attacks on its soil, the alert level has been raised particularly around Israeli and American targets, while the jihadist matrix remains dominant and online youth radicalisation emerges as the most concerning front.

Terwijl de escalatie in het Midden-Oosten een nieuw hoogtepunt bereikt, ziet Italië zich geconfronteerd met een reëel maar goed beheerst terroristisch risico. Zonder geslaagde aanslagen op eigen bodem is het alarmniveau vooral verhoogd rond Israëlische en Amerikaanse doelwitten, waarbij de jihadistische dreiging dominant blijft en online radicalisering van jongeren het meest zorgwekkende front vormt.


Un Quadro di Allerta Rafforzata senza Cedimenti alla Psicosi

A marzo 2026, mentre l’Italia osserva con preoccupazione l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, segnato dall’escalation che ha visto il coinvolgimento diretto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la minaccia terroristica sul territorio nazionale si presenta come un rischio concreto ma gestito con fermezza dalle istituzioni.

La Relazione Annuale sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza, presentata il 4 marzo al Parlamento dal DIS e illustrata dal direttore Vittorio Rizzi, dipinge un panorama dove le molteplici crisi internazionali agiscono come moltiplicatore di una minaccia già complessa, amplificata dalle nuove tecnologie.

Non si registrano attentati riusciti negli ultimi mesi, ma l’allerta è stata innalzata su scala nazionale, con un focus particolare sui target israeliani e statunitensi presenti in Italia; questa situazione, descritta dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha ribadito che il problema sia il terrorismo, non attacchi diretti dall’Iran. Tale osservazione riflette un equilibrio fragile tra vigilanza preventiva e resilienza sociale, in cui centinaia di cellule dormienti iraniane sparse nel mondo rappresentando un pericolo latente ma attivabile in qualsiasi momento.

Dal Rapporto presentato al Parlamento, si evince chiaramente come la maggior parte delle operazioni riguardino il terrorismo di matrice islamica,

Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica, Governare il Cambiamento, Scenari della Sicurezza Nazionale, 2026, p. 87.

Il dato più preoccupante riguarda la radicalizzazione dei giovani, che avviene soprattutto mediante canali digitali, lontani da moschee e centri culturali fisici, come conferma il Rapporto del 2026;

Dalle indagini condotte sul territorio nazionale nei confronti degli ambienti accelerazionisti, ma
anche di quelli contigui all’estremismo di matrice jihadista, emerge una chiara tendenza all’abbassamento dell’età dei soggetti coinvolti. La quota dei minorenni è in costante crescita, così come è in aumento il numero di soggetti infra-quattordicenni che si posizionano anche in stadi avanzati di radicalizzazione. Tali sviluppi sono una conseguenza anche del ruolo, spesso determinante, che gioca la tecnologia nei processi di radicalizzazione giovanile. Questi ultimi, infatti, presentano, con frequenza crescente, una fase iniziale caratterizzata non dall’adesione a un’ideologia estremista, bensì dalla fascinazione per la violenza, alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non necessariamente estremisti. L’incontro di persona con soggetti radicalizzati non è una precondizione necessaria per attivazioni aggressive, che spesso – soprattutto nell’ambito dell’estrema destra internazionale – si verificano dopo interazioni esclusivamente virtuali. Nei casi in cui emergono forme di adesione a un’ideologia, queste in realtà non appaiono particolarmente strutturate, ma strumentali a giustificare, e per certi versi legittimare, il ricorso alla violenza.

Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica, Governare il Cambiamento, Scenari della Sicurezza Nazionale, 2026, p. 88.

La prevenzione e il monitoraggio tra i giovani sembrerebbe dunque il fronte più sensibile, anche in considerazione della valenza trasversale della violenza, che si può esprimere in ambiti differenti, e spesso inaspettati, rispetto al radicalismo islamico. In tale prospettiva, si possono comprendere forme di convergenza selettiva tra alcune frange eversive, tradizionalmente collocate a sinistra, e determinate cause islamiche. Si tratta di convergenze che non riflettono una piena affinità ideologica, bensì allineamenti parziali, spesso di carattere tattico, e talora persino in tensione con i presupposti delle stesse ideologie islamiste.


L’Impatto dell’Escalation Iraniana sulla Minaccia Jihadista

La Relazione Intelligence 2026 sottolinea con chiarezza come un’eventuale ed ulteriore ampliamento del conflitto verso Teheran comporterebbe, come di fatto avvenuto, un innalzamento anche in Europa e in Italia del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi presenti sul territorio nazionale.

In questo scenario, la propaganda jihadista di Daesh e al-Qaida, già rivitalizzata dal conflitto Israele-Hamas nel 2025, trova terreno fertile per invocare un “jihad globale” contro il “nemico occidentale comune”, sfruttando la posizione dell’Italia nella Coalizione anti-Daesh e la sua centralità simbolica nel mondo cristiano (e.g. immagine dei ‘crociati’ che torna in diverse narrazioni del mondo islamico, non necessariamente radicali, come quella di certi ambienti indonesiani, già documentati su questa rivista).

E’ in tale contesto che devono essere collocate espressioni come “Conquisteremo Roma”, che continuano a circolare in canali oscuri, mentre l’antisemitismo emerge come elemento dominante nella retorica estremista, con indicazioni esplicite verso sinagoghe, centri culturali ebraici e ambasciate.

Il direttore del DIS ha poi evidenziato come l’interconnessione tra i quadranti di crisi rischi di amplificare la proiezione esterna della minaccia, con Hamas che intensifica attività di finanziamento e pianificazione ostile. Questa dinamica non si traduce in un attentato imminente, ma genera un aumento percepito del pericolo che si riflette in una diffusa e legittima preoccupazione per possibili attacchi terroristici in Europa.

(Immagine creata con IA a scopo illustrativo)

Un ulteriore elemento di tensione, poi, è costituito dalle cellule iraniane ‘dormienti’, che sono sparse nel mondo intero, e che rappresentano migliaia di persone attivabili in qualunque momento per un atto di terrorismo. Si tratta di vere e proprie reti, spesso composte da individui radicalizzati da tempo ma silenti, e rappresentano una minaccia asimmetrica particolarmente insidiosa in quanto difficilmente intercettabile fino all’attivazione vera e propria. Quest’ultima è particolarmente rapida, e si esplica in attentati con veicoli, coltelli o droni artigianali, finanziati tramite criptovalute o canali occulti, che potrebbero colpire con costi bassi ma con un impatto elevato.

La Relazione evidenzia come la tecnologia, dai deepfake alla produzione automatizzata di propaganda tramite IA, moltiplichi il potenziale di micro-cellule o “lupi solitari”, con casi documentati in Italia di minorenni che ricercano istruzioni per ordigni improvvisati attraverso motori AI. Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) monitora quotidianamente questi segnali, integrando l’intelligence umana con la sorveglianza cibernetica, allo scopo di prevenire quella che viene definita “guerra cognitiva” ibrida, dove disinformazione e radicalizzazione online si fondono con possibili azioni fisiche.


Obiettivi Sensibili e Basi USA/NATO

Al centro della strategia difensiva italiana vi sono circa 30.000 obiettivi sensibili mappati sul territorio nazionale (dati confermati da fonti Viminale e aggiornati nel marzo 2026), di cui circa 10.000 infrastrutture critiche, 318 “zone rosse” a massima vigilanza, 2.565 bersagli politici e oltre mille legati a interessi statunitensi e israeliani.

In particolare, si considerino le basi NATO e americane, da Aviano (Pordenone) a Sigonella (Sicilia), passando per Camp Ederle a Vicenza, Napoli e Camp Darby, che hanno visto un innalzamento dell’allerta a livello Bravo+ (B+) o superiore, con incremento del traffico di cargo e droni, misure anti-intrusione rafforzate e collaborazione italo-americana per escludere rischi missilistici diretti ma focalizzandosi sul terrorismo.

Il governo ha ridisegnato la lista degli obiettivi, estendendo i controlli non solo alle strutture ma anche alle persone che le frequentano, introducendo sistemi antidrone e videosorveglianza potenziata con IA. Solamente a Roma, dove si contano 4.400 siti sensibili (tra cui Vaticano, sinagoga e sedi diplomatiche), si sono registrati falsi allarmi bomba che hanno generato momenti di paranoia controllata, mentre le manifestazioni di marzo sono state presidiate con dispositivi mai così capillari.

Questa rete di protezione, che richiama il modello collaudato durante il Giubileo, testimonia una postura proattiva che trasforma la vulnerabilità geografica in opportunità di deterrenza, ma che ovviamente ha un costo e un impatto che non possono essere ignorati.


Attività di Prevenzione, Arresti e Coordinamento Istituzionale: l’Efficacia del Sistema Italiano

Nonostante l’aumento del rischio, l’attività repressiva rimane decisamente intensa, con Digos, ROS, AISI e DIS che coordinano perquisizioni continue per apologia (di terrorismo), indottrinamento e pianificazione, con focus su Torino, Milano, Palermo e altre città in cui sono presenti comunità islamiche rilevanti.

Nel 2025 sono state espulse decine di sospetti legati a cellule dormienti, mentre nel 2026 il monitoraggio si è esteso a forum, social e canali Telegram per intercettare segnali precoci; il ministro Piantedosi ha poi esteso il piano sicurezza a manifestazioni e trasporti, integrando presenza fisica, tecnologia e intelligence estera.

Questa macchina preventiva, giudicata efficace dal COPASIR, ha finora impedito derive drammatiche, dimostrando che l’Italia, seppure territorio sensibile e simbolico del radicalismo, dispone di strumenti sofisticati per trasformare l’allerta in protezione concreta. Il Ministro della Difesa Crosetto e la Presidente del Consiglio dei Ministri Meloni hanno ribadito che il Paese resta fuori dal conflitto diretto, senza sottovalutare tuttavia le ricadute, e mobilitando risorse senza allarmismo eccessivo.

Accanto al jihadismo dominante, l’intelligence tiene sotto osservazione sacche di antagonismo estremista di destra (suprematista e accelerazionista), anarchico-insurrezionalista e forme ibride che sfruttano tensioni sociali come scioperi o cortei. La Relazione nota come questi ambienti, anche se meno coesi, possono saldarsi opportunisticamente con narrazioni anti-sistema, utilizzando la stessa tecnologia per la loro propaganda. Casi recenti di sabotaggi ferroviari indagati per terrorismo e allarmi su manifestazioni di marzo evidenziano la necessità di una piena attenzione anche degli ambienti considerati marginali rispetto al fenomeno terroristico ed eversivo, senza però equiparare fenomeni diversi per impatto e organizzazione.


Governare una Minaccia Complessa

Al marzo 2026, l’Italia affronta una minaccia terroristica evoluta, non più solo ideologica ma tecnologica, ibrida e attivata/attivabile geopoliticamente, con un approccio maturo che unisce allerta elevata a prevenzione chirurgica.

La prevalenza della matrice jihadista ripropone il delicato problema del bilanciamento tra libertà religiosa e prevenzione degli attentati, un confine che spesso non è agevole tracciare, specialmente in presenza di crisi internazionali in aree a maggioranza islamica, come Gaza e Iran. La Relazione 2026 sottolinea infatti come l’escalation mediorientale abbia amplificato la propaganda jihadista, che strumentalizza le tensioni internazionali per alimentare narrazioni anti-occidentali e antisemite, spingendo verso forme di radicalizzazione sempre più individuali e digitali.

(Immagine creata con IA a scopo illustrativo)

In questo quadro, le autorità devono confrontarsi quotidianamente con un dilemma strutturale, garantire il pieno esercizio della libertà di culto – sancita dall’articolo 19 della Costituzione e tutelata dalle norme europee – senza però lasciare spazi incontrollati a predicazioni radicali o a centri di aggregazione (moschee abusive o informali) che possano trasformarsi in incubatori di apologia del terrorismo o indottrinamento.

L’Italia appare dunque orientata a una linea pragmatica e ferma, quella di rafforzare la prevenzione e i controlli su soggetti e luoghi sensibili, senza però scendere a compromessi sulla sicurezza nazionale o sui principi democratici che definiscono l’identità del Paese.


Letture Consigliate

  • Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica. (2026). Governare il cambiamento: Scenari della Sicurezza Nazionale. Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza (anno 2025). Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza.
  • Colombo, A., & Magri, P. (Eds.). (2025). The time of reckoning: ISPI Report 2025. ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.
  • Meringolo, P., Bosco, N., Cecchini, C., & Guidi, E. (2019). Preventing violent radicalization in Italy: The actions of EU project PROVA. Peace and Conflict: Journal of Peace Psychology, 25(2), 165–169.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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