- La Conferenza del 1946
- Una Trasformazione in Corso
- La Memoria del Periodo Giapponese (1942-1945)
- Letture Consigliate
La conferenza delle Chiese di Giava del 1946 rappresenta uno snodo decisivo nella ridefinizione del protestantesimo indonesiano dopo il crollo dell’ordine coloniale. In essa si manifesta una nuova consapevolezza ecclesiale, orientata all’autonomia organizzativa e alla costruzione di un’identità post-coloniale.
The 1946 Conference of the Churches in Java stands as a pivotal moment in reshaping Indonesian Protestantism after the collapse of the colonial order. It reflects a growing ecclesial awareness committed to organizational autonomy and to the construction of a post-colonial identity.
De Kerkconferentie op Java in 1946 vormt een cruciaal keerpunt in de herdefinitie van het Indonesische protestantisme na de ineenstorting van de koloniale orde. Zij toont een groeiend kerkelijk besef, gericht op organisatorische autonomie en op de opbouw van een postkoloniale identiteit.
La Conferenza del 1946
Attualmente, le Chiese Protestanti indonesiane sono organizzate in federazioni che operano su base sia territoriale che confessionale (chiese di Giava, oppure chiese Pentecostali, Evangeliche, Riformate, ecc.), ma l’origine di questa organizzazione risale al 1946. In questo anno, in effetti, si tiene una sorta di convention delle Chiese Protestanti a Giava, dopo il periodo di occupazione da parte del Giappone.
La notizia di questo evento, che avrà ripercussioni fondamentali sull’assetto post-coloniale delle chiese protestanti indonesiane, viene dato, tra gli altri, da Het Zendingsblad, nel numero di dicembre del 1946; si tratta, dunque, di un periodo di transizione tra il precedente ordine coloniale, ormai collassato definitivamente, e l’approdo ad un assetto che esprime una situazione inedita.

Per questa ragione, tale contributo assume una rilevanza storica di primo piano, e si colloca nell’ambito delle fonti primarie sulla nascita delle chiese indonesiane protestanti moderne, sorte dopo la fine del periodo coloniale. La convention del 1946 ha dato avvio a processi molto importanti come l’indigenizzazione del clero protestante, l’autonomia delle chiese e il superamento dell’inquadramento coloniale.
Gli argomenti sollevati, in effetti, non hanno una natura dottrinale, ma organizzativa,
De conferentie stond onder leiding van Ds Darma-Atmadja, die er in
zijn openingswoord op wees, dat sinds de vorige conferentie in 1942
en vooral tijdens de Japansche be zetting een steeds sterker besef was
gaan groeien, dat men als kerken een band moest onderhouden. Hoe
wel een officieel lichaam nog niet bestaat, is men het er over eens,
dat er vele zaken zijn, die door de Kerken gezamenlijk moeten worden
gedaan. Allerlei gemeenschappelijke belangen en nooden binden de Ker
ken samen. Ook met betrekking tot beslissingen en verordeningen der
Regeering, die met de Kerken in verband staan moeten de Kerken
overleg plegen. Verder het drukken van den Bijbel en van Christelijke
lectuur als gemeenschappelijke taak der Kerken. Het doel der conferen
tie is hierover te spreken en naar een weg te zoeken om tot eenheid
te komen- Het meest urgent is de oprichting eener Theologische
School.
La conferenza era presieduta dal Rev. Darma-Atmadja, che nel suo discorso di apertura sottolineò che dalla precedente conferenza del 1942, e soprattutto durante l’occupazione giapponese, era cresciuta una consapevolezza sempre più forte della necessità di mantenere un legame tra le chiese. Sebbene non esista ancora un organismo ufficiale, si è concordi sul fatto che ci sono molte questioni che devono essere affrontate congiuntamente dalle Chiese. Ogni sorta di interessi e bisogni comuni legano le Chiese. Anche per quanto riguarda le decisioni e i regolamenti del Governo, che riguardano le Chiese, le Chiese devono consultarsi. Inoltre, la stampa della Bibbia e della letteratura cristiana come compito comune delle Chiese. Lo scopo della conferenza è parlarne e cercare una via per raggiungere l’unità. La cosa più urgente è l’istituzione di una Scuola Teologica.
De Conferentie der Kerken op Java, L’Assemblea delle Chiese di Giava, Het Zendingsblad, Dicembre 1946, p. 4.
La priorità, dunque, era l’istituzione di una scuola di formazione per il clero protestante, allo scopo di dare continuità al cristianesimo riformato in Indonesia; si riconosce, inoltre, la necessità di istituire meccanismi di consultazione per reagire uniti alle decisioni del governo. Anche se le divisioni territoriali non vengono negate, aumenta la consapevolezza di un organismo che rappresenti le diverse realtà giavanesi.

Dal documento emerge anche un elemento fondamentale, la dinamicità delle chiese giavanesi, che ‘vivono’ e sono sopravissute all’occupazione giapponese; pertanto, nel 1946 si registra questo periodo di transizione, che diventerà fondativo della realtà odierna.
E’ interessante osservare, a tale proposito, che Het Zendingsblad era ancora una fonte coloniale, ma si stava trasformando; la lotta per la sopravvivenza delle chiese, a cui accenna l’articolo in esame, è anche una lotta per la sopravvivenza del periodico, che continuerà ad essere stampato e letto anche dopo il 1949. Anche se i toni sono differenti, la rivista rimane fedele a sé stessa, ma si inserisce in un contesto completamente diverso; non si tratta più di un organo dipendente dalla madrepatria, ma di una voce particolare del mondo protestante asiatico.
Una Trasformazione in Corso
La trasformazione del periodico a cui si è accennato in precedenza rivela quella più profonda dell’Indonesia, che, sebbene diventata indipendente, conserva alcune strutture, soprattutto di pensiero, del periodo coloniale; una transizione, dunque, che è stata (e rimane) molto più sfumata di quanto emerga dalla storiografia e dalle dichiarazioni ufficiali.
La complessità di questa transizione emerge anche dall’attuale rapporto di forza tra la maggioranza islamica sunnita e le chiese protestanti, in effetti, che rivela un timore, mai sopito, di una nuova espansione del cristianesimo, e si esprime in una serie di leggi e atteggiamenti che intendono evitare questo scenario.

La sostanziale marginalità del cristianesimo indonesiano, non solo numerica, testimonia comunque una resilienza delle comunità protestanti; si tratta di una presenza che a volte diventa visibile, come dimostrano i quartieri cristiani di Giacarta. La Chiesa Riformata, che ha sostanzialmente rotto i legami storici con il passato coloniale, ne rappresenta comunque la continuità; per questa ragione, le autorità sono particolarmente attente a preservare gli equilibri esistenti, sanzionando quelli che considerano tentativi di uscire da questo modello.
La Memoria del Periodo Giapponese (1942-1945)
Le Chiese protestanti, invece, conservano la memoria del periodo giapponese, in cui la loro attività è stata ristretta e attentamente regolata,
Toch ondervond de Kerk veel moeilijkheden
I. Ofschoon niet gezegd kon worden, dat de prediking verboden
werd, toch werden de werkzaam heden, die niet door de Kerk werden
verricht, maar door de zgn. hulp diensten, niet toegelaten. De bijzon
dere scholen mochten geen gods dienstonderwijs meer geven en geen
Christelijke liederen laten zingen en niet meer laten bidden. Godsdienst
onderwijs werd vervangen door de liederen van de Japansche propa
ganda. Het gebed moest plaats maken voor een eeredienst voor de
Japansche vlag, ter gedachtenis aan de gesneuvelde soldaten. Alle par
ticulier initiatief werd gedood. Eén voor één werden scholen gesloten
wegens gebrek aan geld. Veel on derwijzers verlieten hun betrekking,
omdat ze geen onderwijs wilden geven naar den Japanschen smaak.
Ook in de hospitalen ging het zoo. De onderwijzers
en verplegers wer den naar alle kanten verspreid in
allerlei soorten van arbeid.
Tuttavia, la Chiesa incontrò molte difficoltà.
I. Sebbene non si potesse dire che la predicazione fosse proibita, tuttavia non furono permesse le attività che non venivano svolte dalla Chiesa, ma dai cosiddetti servizi ausiliari. Le scuole speciali non potevano più insegnare religione, far cantare canzoni cristiane e far pregare. L’insegnamento religioso fu sostituito dalle canzoni della propaganda giapponese. La preghiera dovette cedere il posto a una cerimonia in onore della bandiera giapponese, in memoria dei soldati caduti. Ogni iniziativa privata fu soffocata. Una per una, le scuole venivano chiuse per mancanza di fondi. Molti insegnanti abbandonarono il loro incarico, perché non volevano insegnare secondo il gusto giapponese. Anche negli ospedali andava così. Gli insegnanti e gli infermieri furono dispersi in tutte le direzioni in ogni tipo di lavoro.
De Conferentie der Kerken op Java, L’Assemblea delle Chiese di Giava, Het Zendingsblad, Dicembre 1946, p. 4.
L’occupazione giapponese ha dunque smantellato le strutture ecclesiali del periodo coloniale, lasciando nelle comunità protestanti una ferita ancora aperta, la paura che una nuova forma di repressione possa ripetersi. Da qui nasce l’esigenza di dotarsi di organizzazioni capaci di rappresentare unitariamente gli interessi delle chiese riformate.
Allo stesso tempo, nell’immaginario politico nazionale permane l’associazione tra cristianesimo e dominio coloniale, generando la diffidenza, che ancora permane, sebbene inespressa, nei confronti di un’espansione ecclesiale percepita come potenzialmente egemonica. Due memorie diverse, ma entrambe irrisolte, che si intrecciano nella definizione degli equilibri del presente, e configurano una situazione precaria, ma apparentemente stabile.
Letture Consigliate
- Farhadian, C.E (2009). Christianity, Islam and Nationalism in Indonesia. Routledge.
- Picard, M., & Madinier, R. (2011). The Politics of Religion in Indonesia. Syncretism, Orthodoxy, and Religious Contention in Java and Bali, 117.
- Van den End, T. (2006). De Nederlandse zendingsvereniging in West‑Java, 1858‑1963 [The Dutch Mission Society in West Java, 1858‑1963]. BPK Gunung Mulia.

