Dopo Muhammadiyah (1912), Nadhlatul Ulama (1926) è l’associazione che rappresenta la maggioranza dei musulmani indonesiani; si stima che la membership delle due associazioni si aggiri sui 140 milioni di persone, circa la metà dell’intera popolazione indonesiana nel 2025 (c. 285 milioni di persone). Il successo di queste due organizzazioni consiste nella loro storia, in cui hanno dimostrato la capacità di aggregare i musulmani indonesiani, specialmente nel periodo coloniale.
Anche se può sembrare contro-intuitivo, entramble le associazioni nascono nel periodo coloniale, al pari di Sarekat Islam; a differenza di quest’ultimo, tuttavia, sia NU che Muhammadiyah si pongono obiettivi più ambiziosi. Non sorprende, dunque, che la stampa coloniale abbia sorvegliato queste due entità, proponendone una narrativa che sottolineava la loro presunta o apparente debolezza di fronte al potere olandese.
Un esempio, in questo senso, è costituito dall’edizione del 7 maggio 1938 di Ozerzicht van de Inlandsche en Maleisch-Chineesche Pers, Panorama della Stampa Indigena e Malese-Cinese; nel numero in esame, viene riportato, mediante la lente coloniale, il Congresso di Nadhlatul Ulama che si tenne in quell’anno.

Secondo il documento olandese,
Het resultaat is enkel geweest een demonstratie van de slapheid en
de nederige positie der Islamieten in Indonesië.
Il risultato è stato solo una dimostrazione della debolezza e della posizione umile dei musulmani in Indonesia.
Ozerzicht van de Inlandsche en Maleisch-Chineesche Pers, DE GODSDIENSTIGE BEWEGING (Il Movimento Religioso), 7 maggio 1938, p. 300.
In altre parole, la stampa coloniale sottolinea le difficoltà e le contraddizioni dell’evento, che erano reali, ma amplificandole, allo scopo di far apparire debole un movimento che in realtà era già consolidato nel 1938, a 12 anni di distanza dalla sua fondazione.
Anzi, proprio la capacità di organizzare un congresso a 12 anni di distanza dalla creazione di NU dimostra la forza di questa organizzazione, che le autorità olandesi sottovalutano o minimizzano, come avevano fatto con Sarekat Islam. Il problema di molte fonti coloniali (specialmente quelle governative) è proprio la tendenza a minimizzare gli avversari e i problemi, presentandoli come facilmente gestibili da parte delle autorità.
Si consideri ancora questo passaggio,
Maar tot haar schrik bemerkte de delegatie reeds op de eerste
bijeenkomst, dat aan hare verwachting de bodem ingeslagen was ;
niet alleen voldeed het congres niet aan de gestelde eischen zooals
de delegatie zich die gedacht had, en was de regeling en de organisatie onvoldoende — hierbij wordt aangehaald, dat b.v. het hoofdbestuur van de Ahmadijah-partij ook toegelaten werd ofschoon het de •geheele Islamwereld in en buiten Indië bekend is
dat deze beweging buiten den Islam staat —, terwijl bovendien
maar één of twee afgevaardigden ten congresse volgens de opinie
der delegatie aan de eischen daarvoor voldeden, (…)
Ma con suo sgomento, la delegazione si accorse già alla prima riunione che le sue aspettative erano state deluse; non solo il congresso non soddisfaceva i requisiti stabiliti come la delegazione li aveva immaginati, e la regolamentazione e l’organizzazione erano insufficienti – a questo proposito si cita, ad esempio, che anche il comitato direttivo del partito Ahmadijah fu ammesso, sebbene sia noto a tutto il mondo islamico dentro e fuori l’India che questo movimento è al di fuori dell’Islam -, ma inoltre solo uno o due delegati al congresso, secondo l’opinione della delegazione, soddisfacevano i requisiti per parteciparvi, (…)
Ozerzicht van de Inlandsche en Maleisch-Chineesche Pers, DE GODSDIENSTIGE BEWEGING (Il Movimento Religioso), 7 maggio 1938, p. 300.
In questo caso, i funzionari olandesi introducono un elemento aggiuntivo, presentando una propria interpretazione dei confini dello stesso islam, quando affermano che ‘anche il comitato direttivo del partito Ahmadijah fu ammesso, sebbene sia noto a tutto il mondo islamico dentro e fuori l’India che questo movimento è al di fuori dell’Islam’.
La realtà, tuttavia, era differente da quella rappresentata dagli olandesi, che cercano di delegittimare i movimenti islamici, dipingendoli come deboli e inadeguati anche per gli stessi musulmani; in questo modo, si ignora la realtà, che evidenza una elevata dinamicità dell’islam indonesiano, per sua natura plurale e non settario, al contrario di quanto affermano i funzionari olandesi.
Evidentemente, gli amministratori della colonia erano interessati a porre confini netti tra quanto era islam accettabile, e quanto, invece, era inacettabile, contrario ai loro interessi; un’organizzazione come NU, che raccoglie diverse correnti islamiche, rappresentava un pericolo da smantellare, prima ancora che con le armi, con la retorica.
Non si tratta, dunque, di una semplice panoramica, ma di una narrazione il cui scopo era quello di porre limiti alle potenziali alternative al potere coloniale, che rimaneva il solo credibile, secondo questa prospettiva. Nuovamente, si tratta dell’immaginazione simbolica e della proiezione del potere imperiale, a cui non ci sarebbero state alternative credibili e legittime; la stampa coloniale, dunque, rivela molto più di quanto afferma esplicitamente.


[…] Nadhlatul Ulama rappresenta la più grande organizzazione islamica indonesiana, e una delle più grandi al mondo, con membri stimati in circa 95 milioni di persone; il suo ruolo nella società indonesiana è di primo piano, grazie alla presenza capillare, sia nei centri urbani che nei villaggi. Ultimamente, tuttavia, l’autorità di cui gode NU sembra essere entrata in una fase differente, che ricorda i cambiamenti epocali dell’Italia negli anni Sessanta e Settanta. […]