Nahdlatul Ulama pragmatica
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Nahdlatul Ulama (NU), la più grande organizzazione islamica del mondo con decine di milioni di membri in Indonesia, rappresenta storicamente una voce considerata moderata e contestuale dell’islam sunnita. La sua interpretazione di jihad si concentra principalmente sullo sforzo pacifico e costruttivo; in questo senso, NU distingue spesso tra jihad kemanusiaan (aiuti umanitari), jihad pendidikan, jihad ekonomi e jihad konstitusi (difesa della Costituzione e della giustizia sociale attraverso mezzi legali).

La leadership centrale (PBNU) ha ribadito più volte, soprattutto tra il 2023 e il 2026, che il jihad fisico/armato in Palestina non è fardhu ‘ayn (obbligo individuale) per i musulmani indonesiani; del resto, NU non ha nemmeno vietato la jihad armata per la Palestina. In altre parole, anche se Nadhlatul Ulama non ha mai effettuato una ‘chiamata alle armi’, tale organizzazione ha lasciato la decisione di partire per i luoghi del conflitto ai singoli musulmani indonesiani, senza imporre obblighi o divieti ufficiali.

Secondo il Bahtsul Masail (forum teologico di NU), il sostegno più appropriato e realistico consiste in aiuti umanitari attraverso LAZISNU, boicottaggi economici (considerati “jihad damai”), campagne politiche e pressione diplomatica. Teoricamente, anche in presenza di un’autorità statale favorevole alla jihad armata, NU tenderebbe a privilegiare soluzioni negoziate e a evitare avventurismo che potrebbe danneggiare la stabilità nazionale (NKRI) o creare fitna interna.

Sul conflitto Israele-Palestina, NU esprime una solidarietà forte con il popolo palestinese, condannando la presunta occupazione, il blocco di Gaza e le sofferenze civili; tuttavia, la dirigenza centrale adotta un approccio pragmatico e bilanciato.

In effetti, la leadership dell’organizzazione appoggia la soluzione a due stati (two-state solution), ha accolto (generalmente) con favore il discorso di Prabowo all’ONU nel settembre 2025, che chiedeva sicurezza sia per la Palestina che per Israele e apriva alla possibilità di riconoscimento reciproco, sebbene condizionato.

(Immagine creata con AI a scopi illustrativi)

Il Ketua Umum PBNU KH Yahya Cholil Staquf ha definito questa linea coerente con la politica estera indonesiana storica, che privilegia il ricorso alla diplomazia, all’invio di forze militari di peacekeeping sotto un esplicito mandato ONU, e aiuti concreti piuttosto che la retorica (e i rischi di destabilizzazione anche interna) di una jihad armata globale.

Questa pragmaticità strategica deriva da diversi fattori, iniziando dalla tradizione dell’islam Nusantara (tollerante e adattato al contesto locale, promosso dalla stessa NU), la priorità alla coesistenza nazionale in un paese pluralista, il rifiuto dell’estremismo salafita-jihadista, e la volontà di mantenere relazioni stabili e non conflittuali con la comunità internazionale.

Come osservato in un articolo del 2025,

Ibn Khaldun nel Muqaddimah mette persino in evidenza i pericoli quando il potere religioso viene utilizzato come veicolo per un potere politico aggressivo. Secondo lui, la stabilità e la giustizia sono le fondamenta della vera civiltà islamica, non l’espansione militare senza direzione morale. Pertanto, la jihad che non è diretta da conoscenze, modi e considerazioni di beneficio raddoppierà solo il danno.

In un contesto moderno, questa affermazione è diventata molto rilevante. Con gran parte del mondo islamico (soprattutto nella regione del Medio Oriente) intrappolato nella glorificazione militare, NU offre una terza strada: la via della diplomazia basata sui valori. Questo percorso potrebbe non offrire vittorie istantanee, ma offre continuità e influenza a lungo termine. 

Non è la prima volta che questo atteggiamento viene mostrato da NU. Sin dalla risoluzione della Jihad del 1945 avviata da K.H. Hasyim Asy’ari, NU ha dimostrato che la jihad non è uno scoppio di rabbia, ma piuttosto una decisione strategica basata su benefici e considerazioni etiche.  In vari conflitti contemporanei come Siria, Yemen o Afghanistan, la NU non è provocata dalla retorica settaria. NU rifiuta di essere coinvolta in lotte di potere tra scuole di pensiero che spesso dirottano la lotta del popolo per gli interessi geopolitici di alcuni partiti.

Eko Ernada, NU: Diplomasi sebagai Jihad Moral, NU: Diplomazia come Jihad Morale, NU Online, 28 giugno 2025.

La Jihad militare viene considerata una decisione strategica, ma non condannata (e nemmeno vietata), e l’espansionismo islamico viene ammesso a determinate condizioni; pertanto, la moderazione di NU deve essere compresa correttamente nel suo contesto, e non rispetto agli standards internazionali.

La posizione in esame, del resto, crea un disagio significativo nella base e tra alcuni kyai (leaders) locali, e molte prediche nelle moschee (e discorsi informali) presentano Israele come l’unico aggressore e la causa palestinese come simbolo sacro di difesa dell’Islam. La parola “Shalom”, pace in ebraico, usata da Prabowo o l’enfasi sulla sicurezza di Israele vengono spesso percepiti come troppo morbidi o persino come un tradimento della solidarietà islamica.

Una parte significativa della base si aspetta un sostegno più “incondizionato” alla “resistenza” palestinese (inclusa quella armata di Hamas e di altri gruppi jihadisti che operano nei Territori Palestinesi), e vede le sfumature della leadership come eccessivamente diplomatiche o distanti dal sentimento popolare di “pembelaan Islam” (difesa dell’Islam).

(Immagine creata con AI a scopi illustrativi)

Questo divario tra l’elite centrale (pragmatica, istituzionale, attenta alla stabilità interna) e la base emotiva/popolare, più militante sul piano simbolico e religioso, è ricorrente; per questa ragione, Nadhlatul Ulama deve continuamente bilanciare la teologia moderata con i sentimenti profondi pro-Palestina della società indonesiana, senza però cedere alle derive radicali che ha combattuto per decenni (come contro Jemaah Islamiyah o ISIS). In effetti, coltivare sentimenti o atteggiamenti estremisti potrebbe comportare una destabilizzazione interna, e alimentare forze che considerano la Pancasila come un tradimento della comunità islamica.

In sintesi, NU rimane uno dei principali argini contro il jihadismo violento in Indonesia. Il suo sostegno alla Palestina (e ad altre cause islamiche, come l’Iran) è reale e costante, ma incanalato in forme non militari e apertamente conflittuali. La leadership centrale sceglie la strada del pragmatismo strategico, anche a costo di generare tensione interna quando le posizioni vengono percepite come “troppo morbide” rispetto all’ideale di difesa intransigente dell’Islam.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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