Malesia Islam
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La Malesia offre un caso unico di convergenza tra religione e Stato, dove l’Islam non è soltanto un fattore culturale o spirituale, ma parte integrante dell’architettura politica e della legittimazione del potere. Questo articolo esplora come tale struttura differisca dall’Indonesia, dove il pluralismo religioso e politico rende impossibile una narrazione uniforme, e analizza le conseguenze di questa convergenza sulla politica interna e internazionale del Paese.


Malaysia presents a unique case of convergence between religion and state, where Islam is not merely a cultural or spiritual factor but an integral part of political architecture and the legitimization of power. This article explores how this structure contrasts with Indonesia, where religious and political pluralism prevents a uniform narrative, and examines the consequences of this convergence on the country’s domestic and international politics.


Maleisië biedt een uniek voorbeeld van de samenloop tussen religie en staat, waar de islam niet slechts een cultureel of spiritueel element is, maar een integraal onderdeel van de politieke architectuur en de legitimatie van macht. Dit artikel onderzoekt hoe deze structuur verschilt van Indonesië, waar religieus en politiek pluralisme een uniforme narratief onmogelijk maakt, en analyseert de gevolgen van deze convergentie voor het binnenlandse en internationale beleid van het land.


Religione e Stato – Una Convergenza Strutturale

Come osservato in un articolo precedente, la Malesia non ha una vera e propria ideologia come la pancasila indonesiana; per questa ragione, lo spazio lasciato ‘vuoto’ in senso ideologico tende ad essere occupato dall’islam. Da questo punto di vista, si potrebbe osservare che l’interpretazione politica malese della religione islamica costituisca un’ideologia, che ha delle conseguenze teoriche e pratiche; uno dei risvolti politici consiste nell’allineamento con la narrazione anti-israeliana.

Il sostegno ‘al popolo palestinese’ si traduce in un apparato mediatico che si estende anche alla sfera religiosa; in un sermone ufficiale (Antara dua jari baginda, Tra le due dita del Profeta, visualizzabile e scaricabile dal sito del JAKIM) si possono leggere le parole pronunciate venerdì 25 settembre 2025. Si tratta di un sermone ufficiale ( che qualunque guida islamica malese può usare, promulgato da un organo dello Stato, e non di parole scritte da una guida religiosa periferica; per questa ragione, esse rivelano qualcosa di rilevante del pensiero ‘ufficiale’ dello Stato malese e non solamente di una moschea del Paese.

Dopo le formule iniziali di rito, l’imam arriva al cuore della questione,

Sebelum meneruskan khutbah, saya ingin menyeru saudara-saudara sekalian untuk terus
bermunajat dan memohon pertolongan kepada Allah (…) agar memberi pertolongan
kepada penduduk Palestin yang dianiaya teruk oleh rejim zionis Israel. Sesungguhnya
tiada daya dan upaya kita melainkan dengan mengharapkan pertolongan dan kekuatan
Allah (…) jua.

Prima di continuare l’omelia, vorrei esortare tutti voi fratelli a continuare a meditare e a chiedere aiuto ad Allah (…) affinché conceda aiuto al popolo palestinese che è gravemente oppresso dal regime sionista israeliano. In verità, non abbiamo né forza né potere se non sperando nell’aiuto e nella forza di Allah (…).

Antara dua jari baginda, Omelia per Venerdì 25 settembre 2025, JAKIM

La narrazione religiosa malese si accorda con la tesi secondo cui Israele sarebbe uno Stato occupante, e, dunque, esce dalla sfera religiosa vera e propria per assumere una posizione politica precisa. Questo genere di affermazioni si possono rinvenire anche in Indonesia, ma non a questo livello; è possibile che un singolo imam esprima questa tesi, ma non che un organo ufficiale dello Stato pubblichi un sermone religioso esplicito.

In Indonesia il discorso religioso è più frammentato, e, nonostante Nadhlatul Ulama si sia espressa in termini simili, non ha mai diramato un documento ufficiale da distribuire in maniera capillare in tutte le moschee del Paese. La pancasila protegge anche le opinioni contrarie, e lo Stato non si assume la responsabilità di un’azione del genere; in Malesia, al contrario, il JAKIM è un organo ufficiale dello Stato, e la differenza tra la sfera religiosa e quella ‘civile’ tende a convergere su tematiche sensibili come quella in esame.

Lo stesso sermone, dopo aver invocato ‘la vittoria contro i nemici’, si spinge oltre, affermando il suo sostegno per la Global Sumud Flotilla,

Ya Allah, Tuhan Yang Maha Perkasa lagi Maha Penyayang! Kami memohon dengan
penuh rendah diri agar Engkau lindungi saudara-saudara kami pasukan Global Sumud
Flotila yang kini sedang berlayar membawa misi kemanusiaan ke Gaza.

O Allah, il Potente, il Misericordioso! Ti preghiamo umilmente di proteggere i nostri fratelli della flotta Global Sumud, che attualmente naviga portando una missione umanitaria a Gaza.

Antara dua jari baginda, Omelia per Venerdì 25 settembre 2025, JAKIM.

Il sermone non prende posizione solamente sulla questione palestinese, come ci si aspetterebbe, ma anche su una singola iniziativa; pertanto, sembra ragionevole ritenere che lo Stato malese supporti preventivamente qualunque azione contro Israele e a favore della Palestina. Non si tratta di giudicare tale supporto, che è comprensibile, ma di analizzare le ripercussioni di tale posizione ufficiale; un organo religioso diventa il policy maker (di fatto) dello Stato, una situazione che in Indonesia creerebbe profonde divisioni.

Si tratta di formule che i cristiani usavano nel XIX secolo (in senso speculare ovviamente), ma che in ambito islamico sono ancora accettabili, e costituiscono parte integrante dell’apparato ideologico di uno Stato che si presenta come moderno e moderato. Del resto, la condanna unilaterale di Israele da parte delle nazioni a maggioranza islamica appare una narrazione ricorrente, capace di mobilitare agevolmente le masse musulmane. Tale posizione è stata incrinata di recente solamente dall’intervento alle Nazioni Unite del Presidente Indonesiano, che ha parlato, per la prima volta, di ‘sicurezza per Israele’, oltre che per la Palestina.

Pertanto, la Malesia si presenta come uno Stato maggiormente uniforme su questo tema, e tale situazione non è casuale, ma il frutto dell’architettura di una nazione che tende a far convergere la sfera religiosa e quella ‘civile’.


Il Re – Garante dell’Islam e dello Stato

Il vertice dello Stato, nella monarchia malese, non è un semplice rappresentante dotato di funzioni e poteri simbolici, ma di un sovrano con pieni poteri, e non solamente in ambito ‘civile’; il Re della Malesia, in effetti, ha anche un ruolo ufficiale di protettore della fede islamica, e sono diversi i sermoni che riconoscono questa funzione.

Si consideri, in particolare, questo passaggio, di un sermone preparato per la celebrazione del compleanno del sovrano, Dirgahayu Tuanku: Raja Dikasihi, Negara Diberkati, Lunga Vita a Sua Maestà: Il Re è Amato, la Nazione (è) benedetta,

Malaysia adalah sebuah negara yang unik dan bertuah. Kita mempunyai sistem Raja
Berperlembagaan dan Demokrasi Berparlimen. Sistem ini menzahirkan hikmah dalam adbir urus negara, berteraskan adat, undang-undang dan nilai-nilai Islam. Islam
menyanjung tinggi institusi kepimpinan yang adil dan berintegriti apatah lagi kepimpinan
yang bersikap rahmah terhadap seluruh warganya. Dalam sejarah Islam, kita dapat lihat
bagaimana Khalifah Umar bin Abdul Aziz mentadbir rakyatnya dengan penuh kasih
sayang dan keadilan. Bahkan Rasulullah (…) sendiri telah menunjukkan satu contoh
kepimpinan yang terbaik yang boleh dijadikan panduan dan teladan.

La Malesia è un paese unico e fortunato. Abbiamo un sistema di monarchia costituzionale e democrazia parlamentare. Questo sistema manifesta saggezza nella gestione del paese, basandosi su costumi, leggi e valori islamici. L’Islam esalta l’istituzione della leadership giusta e integra, tanto più una leadership che si comporta con compassione verso tutti i suoi cittadini. Nella storia islamica, possiamo vedere come il califfo Umar bin Abdul Aziz amministrò il suo popolo con amore e giustizia. Anche il Profeta (…) stesso ha dato un esempio di leadership eccellente che può servire da guida e modello.

Dirgahayu Tuanku: Raja Dikasihi, Negara Diberkati, JAKIM, 30 Maggio 2025.

In questo sermone, la Malesia viene presentata come un caso provvidenziale, la cui struttura è stata voluta direttamente da Dio; non solo, ma la leadership del Re viene giustificata con riferimento al mito islamico, ovvero ai califfi e a Muhammad. Pertanto, non è possibile, secondo questa visione, negoziare tale assetto, che deriva direttamente dalla religione islamica. Ancora una volta, ci si trova di fronte a tematiche già note alla letteratura coloniale, che ha spesso usato la religione cristiana in senso strumentale, come giustificazione del potere.

Il Re, in altre parole, è alla guida di uno Stato islamico (in senso lato), o almeno viene pensato come tale, e rappresentato con coerenza in questa veste; pertanto, la Malesia è dotata di una propria ideologia, che è islamica, e non laica come in Indonesia.

(N.B. L’accezione ‘Profeta’ è quella comumente usata, come se si trattasse di un nome proprio, e serve per caratterizzare senza ambiguità un personaggio preciso, ma non costituisce in alcun modo accettazione e/o riconoscimento di una presunta missione profetica di Muhammad, oggetto di fede e non di indagine e analisi storica. Questa rivista rimane equidistante dalle religioni e non entra nel merito delle dispute teologiche o religiose)


Malesia vs. Indonesia – Un Modello Differente

La differenza rispetto all’Indonesia è evidente, e deriva dalla storia particolare della Malesia, frammentata per lungo tempo e poi diventata indipendente per concessione del Regno Unito; probabilmente, questo evento, e non una lotta del popolo malese, hanno impresso (o giustificato) la convinzione secondo cui il destino della Malesia sia provvidenziale. Per questa ragione, la ‘difesa’ e promozione dell’islam vengono considerati parte integrante, e non accidentale del mandato statale.

Tale narrazione ha conferito alla Malesia un’immagine meno frammentata e più coesa rispetto all’Indonesia, in cui convive, seppure tra molte difficoltà e contraddizioni, un reale pluralismo, anche religioso. In Malesia, l’ambiguità strutturale indonesiana non sarebbe accettabile, e il pluralismo è considerato più un retaggio storico che come un valore da alimentare.

Del resto, la scelta della forma monarchia federale in Malesia non è certamente casuale, e nemmeno un semplice retaggio coloniale, ma una scelta deliberata in cui si incarna una forma di Stato che, seppure presentando caratteri moderni, poggia ancora su un’ideologia antica.


Letture Consigliate

  • Hamid, A. F. A., & Fauzi, A. (2009, February). The new challenges of political Islam in Malaysia. In Asia Research Centre Conferences on Governance and Security Challenges in the Asia-Pacific. Perth (pp. 12-13).
  • Ufen, A. (2009). Mobilising Political Islam: Indonesia and Malaysia Compared. Commonwealth & Comparative Politics47(3), 308-333.
  • Abdullah, W. J. (2021). The ulama, the state, and politics in Malaysia. Critical Asian Studies53(4), 499-516.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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