ahmad sanusi
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Le Indie Orientali Olandesi, durante il periodo coloniale dal 1800 al 1942, costituirono un territorio in cui le autorità olandesi gestirono un sistema di controllo che si estendeva anche alle istituzioni educative e religiose indigene. Ahmad Sanusi, un insegnante islamico attivo nella regione di West Java, fu coinvolto in una serie di eventi che portarono a interazioni con le strutture coloniali, inclusi arresti e restrizioni. Questo articolo esamina i fatti documentati relativi alla sua vita, alle sue opere e alle misure amministrative adottate nei suoi confronti, basandosi su fonti storiche primarie e secondarie, senza attribuire interpretazioni soggettive alle motivazioni o agli esiti.

In the framework of Dutch colonial administration in the Netherlands East Indies (1800–1942), the authorities operated a system of control that extended to indigenous educational and religious institutions. Ahmad Sanusi, an Islamic teacher active in the region of West Java, became involved in a series of events that led to interactions with colonial structures, including arrests and administrative restrictions. This article examines the documented facts concerning his life, his works, and the administrative measures taken against him, drawing on primary and secondary historical sources, without attributing subjective interpretations to the motivations or outcomes.

In het kader van het Nederlandse koloniale bestuur in Nederlands-Indië (1800–1942) beheersten de autoriteiten een systeem van controle dat zich ook uitstrekte tot inheemse onderwijs- en religieuze instellingen. Ahmad Sanusi, een islamitische leraar actief in de regio West-Java, raakte betrokken bij een reeks gebeurtenissen die leidden tot interacties met de koloniale structuren, waaronder arrestaties en administratieve beperkingen. Dit artikel onderzoekt de gedocumenteerde feiten met betrekking tot zijn leven, zijn werken en de administratieve maatregelen die tegen hem werden genomen, gebaseerd op primaire en secundaire historische bronnen, zonder subjectieve interpretaties toe te kennen aan de motieven of uitkomsten.


Il Contesto Coloniale: La Guru Ordonnantie e il Controllo sull’Istruzione Islamica

Nel quadro dell’amministrazione coloniale olandese, l’Islam rappresentava un elemento significativo nella società indigena, con radici che risalivano al XIII secolo attraverso commercianti e predicatori sufi provenienti dall’India. Le politiche olandesi, inizialmente improntate a una neutralità religiosa durante l’era della Compagnia delle Indie Orientali (VOC), si evolsero verso una sorveglianza più stringente dopo il 1800. Questo cambiamento fu influenzato da conflitti come le guerre di Aceh dal 1873 al 1904 e da diverse rivole indigene, che segnalarono agli amministratori olandesi la necessità di adottare politiche più sostenibili.

Si inserisce in tale quadro la ‘Guru Ordonnantie’, emanata nel 1905 e rafforzata nel 1925, che richiedeva agli insegnanti religiosi di ottenere permessi governativi per condurre lezioni al di fuori del contesto familiare, con l’obbligo di comunicare i programmi di studio e gli elenchi degli studenti.

L’ordinanza n. 550 del 1905 si applicava a Java e Madura, ma escludeva i cosiddetti ‘Stati principeschi’, ovvero le aree non direttamente controllate dai Paesi Bassi, ma ancora formalmente indipendenti; l’articolo 1, in particolare, disponeva che

(1) Voor het geven van Mohammedaansch godsdienstonderwijs Wordt eene door den Regent, den zelfstandigen Patih, of, waar geen zoodanige Inlandsche ambtenaren bescheiden zijn, het Hoofd van plaatselijk bestuur te verleenen schriftelijke vergunning vereischt, vermeldende den aard van het te geven onderwijs.
(2) Die vergunning wordt alleen verleend indien:
a. de aanvrager te goeder naam en faam staat en de aard van het
door hem te geven onderwijs niet in strijd is met de openbaie oi e
of de goede zeden;
b. geen bijzondere omstandigheden of door het Hoofd van gewestelijk
bestuur gegeven voorschriften zich daartegen verzetten.

(1) Per l’insegnamento della religione maomettana (musulmana, ndr) è richiesta un’autorizzazione scritta da parte del Regente, del Patih indipendente, o, dove non siano presenti tali funzionari locali, del Capo dell’amministrazione locale, che indichi la natura dell’insegnamento da fornire.
(2) L’autorizzazione viene concessa solo se:
a. il richiedente gode di buona reputazione e la natura dell’insegnamento che intende fornire non è in contrasto con la pubblica moralità o le buone costumanze;
b. non ci sono circostanze particolari o prescrizioni fornite dal Capo dell’amministrazione regionale che si oppongano a ciò.

Staatblad von Nederlansch Indie, voor 1905, Ordonnantie n. 550.

Gli olandesi hanno dunque cercato di inquadrare gli insegnamenti islamici, chiamati maomettani secondo l’uso dell’epoca, all’interno dei regolamenti e degli interessi dell’amministrazione coloniale; il primo articolo dell’ordinanza in esame è molto chiaro e non lascia alcun dubbio a questo riguardo.

Incipit dell’Ordinanza n. 550 del 1905 nelle Indie Olandesi Orientali

Questa misura, parte della cosiddetta “Politica Etica”, aveva lo scopo di promuovere un certo sviluppo indigeno, ma sempre sotto la stretta supervisione europea, allo scopo di prevenire potenziali influenze esterne, come quelle derivanti dal riformismo islamico egiziano. Le scuole islamiche tradizionali, note come pesantren (collegi islamici, a tempo pieno, che prevedono il pernottamento degli alunni), furono particolarmente interessate da queste regolamentazioni, che imposero limiti alla loro operatività.

La necessità di ottenere un permesso esplicito dalle autorità olandesi, in effetti, favorì l’integrazione di materie non religiose nei curricula per conformarsi alle direttive olandesi; in questo ambiente, figure come Ahmad Sanusi operarono all’interno di istituzioni educative che dovevano continuamente negoziare tra tradizioni locali e i regolamenti olandesi.


La Figura di Ahmad Sanusi

Ahmad Sanusi nacque il 18 settembre 1888 (o 1889 secondo altre fonti; la discrepanza deriva dalla conversione tra la data islamica, con calendario lunare, in quella solare) nel villaggio di Cantayan, subdistretto di Cikembar, distretto di Cibadak, sezione di Sukabumi, a Giava Occidentale; egli era il terzo di otto figli nati da Abdurrahim e dalla sua prima moglie, Epok. Cresciuto in un ambiente familiare dedicato all’istruzione religiosa, Sanusi ricevette la sua formazione iniziale dai genitori, che avevano fondato il Pesantren Cantayan.

Tale contesto lo espose precocemente agli studi islamici, inclusi testi coranici, giurisprudenza e lingua araba; successivamente, Sanusi continuò la sua istruzione in altri pesantren della regione, acquisendo competenze che lo portarono a diventare un insegnante e interprete di testi religiosi. Nel corso degli anni, egli divenne un ulama associato al pesantren Gunung Puyuh, dove condusse attività educative focalizzate su interpretazioni del Corano in lingua sundanese e indonesiana. Le sue attività si inserirono nel panorama delle scuole islamiche rurali, che fungevano da centri di apprendimento e comunità.

Sanusi produsse diverse opere scritte, tra cui interpretazioni coraniche (tafsir) in sundanese, come “Nahratud’dhargam” del 1914, e altri testi che affrontamo temi religiosi e sociali; queste pubblicazioni riflettevano un approccio che integrava elementi tradizionali con discussioni su questioni contemporanee, inclusi aspetti economici e amministrativi legati alla zakat e alle pratiche religiose.

Alcune delle sue opere furono confiscate dalle autorità coloniali, e parti di esse sono conservate in collezioni archivistiche, come la R.A. Kern Collection presso l’Università di Leida; gli insegnamenti di Sanusi si concentravano su valori islamici ortodossi, con enfasi sulla pietà e la disciplina, e includevano critiche a certe pratiche burocratiche religiose imposte dal regime coloniale.

Le sue interpretazioni furono diffuse attraverso pubblicazioni e lezioni nei pesantren, contribuendo al dibattito tra ulama tradizionali e riformisti nella regione di Sukabumi.


Il Coinvolgimento nelle Organizzazioni Politiche

Sanusi fu associato a organizzazioni come al-Ittihad al-Islamiyyah, fondata nel 1931, che mirava a promuovere l’unità islamica: in precedenza, egli ebbe contatti con Sarekat Islam (SI), un movimento che combinava elementi religiosi e nazionalistici. Nel 1914, Sanusi scrisse in difesa di SI in relazione a un caso di “lettera anonima”, e nel 1919 egli fu interrogato riguardo al presunto coinvolgimento in eventi legati all’Afdeeling B di SI, compresa l’accusa di aver nascosto un leader fuggitivo, Kyai Adro’i.

Dalle indagini, tuttavia, non emerseroma prove sufficienti per una condanna, e Sanusi fu rilasciato dopo alcuni giorni di detenzione; tali associazioni, del resto, riflettevano il contesto più ampio in cui ulama e insegnanti religiosi interagivano con movimenti emergenti che affrontavano questioni coloniali.

Nel 1919, Sanusi fu detenuto brevemente in connessione con l’incidente di Cimareme, legato a SI, ma venne nuovamente rilasciato per mancanza di prove; successivamente, nel 1926, egli fu arrestato in relazione alla resistenza di Menes Banten, un evento che coinvolse tensioni locali. Nel 1927, ancora, seguì un altro arresto a Cianjur e Sukabumi, con accuse relative alla distruzione di reti telefoniche.

Sanusi fu detenuto per periodi di nove e undici mesi senza che fossero formalizzate imputazioni specifiche; si tratta di misure adottate nel quadro di una sorveglianza governativa che monitorava attività ritenute sovversive, coerentemente con quanto previsto dalla Guru Ordonnantie e altre regolamentazioni coloniali. I documenti coloniali, in effetti, indicano che tali azioni facevano parte di un approccio preventivo verso figure influenti (o ritenute tali) nelle comunità islamiche ruralim che potevano esercitare influenza politica.

Nel novembre del 1928, Sanusi fu trasferito a Tanah Tinggi, Senen, Batavia Centrum, in una forma di esilio senza accuse formali; questa misura fu applicata fino al 1934, e in tale periodo egli continuò a produrre scritti, alcuni dei quali soggetti a confisca. Dal 1934 al 1942, egli venne detenuto a Sukabumi come “prigioniero cittadino”, con limitazioni alla mobilità e alle attività; una lettera della polizia datata 21 gennaio 1937 menziona la presenza di circa 10.000 persone in un evento legato alla sua situazione, indicando un seguito significativo nella comunità locale.

Nel 1939, egli fu rilasciato sotto condizione, permettendogli di riprendere alcune attività educative sotto supervisione; nel loro complesso, tali misure riflettevano le pratiche coloniali di isolamento per individui percepiti come influenti, senza necessariamente ricorrere a processi giudiziari formali.


Il Ruolo nelle Dinamiche Religiose

Sanusi partecipò a dibattiti religiosi, inclusi quelli con ulama riformisti e burocratici (Pakauman ulama), nominati dalle autorità coloniali; una fatwa emessa da Sanusi generò reazioni tra questi gruppi, portando a ulteriori tentativi di restrizione. Le sue opere e insegnamenti contribuirono alle discussioni su traduzioni coraniche e pratiche religiose, influenzando significativamente il panorama islamico sundanese.

Nel contesto coloniale, tali attività furono soggette a scrutinio per potenziali collegamenti con idee pan-islamiche o nazionalistiche: Sanusi fu noto come uno dei pochi scrittori sundanesi originali coinvolti in questi dibattiti, come documentato da studiosi come Martin van Bruinessen (van Bruinessen, Martin. 1990. “Kitab kuning; Books in Arabic script used in the Pesantren milieu; Comments on a new collection in the KITLV Library.” Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde 146(2/3): 226-269).

In the 19th century, pesantren in Madura and West Java did not use their own regional languages but Javanese as a medium: when Arabic texts were translated it was into Javanese. This too has changed, there are now kitab kuning in Madurese and Sundanese as well. `Abd al-Majid Tamim of Pamekasan translated over ten books into Madurese, covering almost all branches of learning.
There is a wider range of Sundanese kitab, and more of them are original works rather than simply translations. Three authors stand out in the collection: Ahmad Sanusi of Sukabumi (founder of the organization Al Ittihadiyatul Islamiyah, which which merged into the Persatuan Ummat Islam in 1952) wrote a translation/tafsir of the Qur’an; (…)

Nel XIX secolo, i pesantren a Madura e Giava Occidentale non usavano le loro lingue regionali ma il giavanese come lingua di mediazione: quando i testi arabi venivano tradotti, lo erano in giavanese. Anche questo è cambiato, ora ci sono kitab kuning in madurese e sundanese. `Abd al-Majid Tamim di Pamekasan ha tradotto oltre dieci libri in madurese, coprendo quasi tutti i rami del sapere.
C’è una gamma più ampia di kitab sundanesi, e molti di essi sono opere originali piuttosto che semplici traduzioni. Tre autori spiccano nella collezione: Ahmad Sanusi di Sukabumi (fondatore dell’organizzazione Al Ittihadiyatul Islamiyah, che si fuse nella Persatuan Ummat Islam nel 1952) scrisse una traduzione/tafsir del Corano; (…)

van Bruinessen, Martin. 1990.… cit., p. 232.

In ultima analisi, la vicende di Ahmad Sanusi illustrano le interazioni tra gli insegnanti islamici e l’amministrazione coloniale nelle Indie Orientali Olandesi, dove misure come la Guru Ordonnantie furono applicate per regolare l’istruzione religiosa.

I fatti documentati, inclusi arresti, esili e restrizioni dal 1919 al 1942, derivano da archivi coloniali e studi accademici, che evidenziano un approccio di sorveglianza preventiva applicato a figure come Sanusi. Dopo il 1942, con l’occupazione giapponese, le dinamiche cambiarono, ma il periodo coloniale lasciò un’eredità di regolamentazioni che influenzarono l’evoluzione delle istituzioni educative islamiche in Indonesia. Le opere di Sanusi rimangono parte del patrimonio testuale sundanese, conservate in collezioni come quelle del KITLV e del Nationaal Archief olandese.

Nel 2022, il riconoscimento ufficiale come Pahlawan Nasional (Pahlawan Nasional) da parte del governo indonesiano, con l’attribuzione di onorificenze postume come Bintang Mahaputera Utama e Adipradana, ha ulteriormente consolidato il suo posto nella memoria collettiva.


Letture Consigliate

  • Bruinessen, M. van. (1990). Kitab kuning: Books in Arabic script used in the pesantren milieu: Comments on a new collection in the KITLV library. Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde, 146(2/3), 226–269.
  • Sulasman. (2014). Heroes from pesantren: A brief biography of K.H. Ahmad Sanusi: A patriot of Indonesian independence. International Review of Social Sciences and Humanities, 6(2), 173–185.
  • Rashid, T. (2019). Tafsir and social political context in Indonesia: A case study on Ahmad Sanusi’s interpretation as a medium of struggle in colonial period. Journal of Education and Social Sciences, 13, 1–10.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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