Islamizzazione
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All’inizio del Novecento, l’islam viene colto nella sua dimensione politica da alcune riviste missionarie, come l’olandese De Katholieke Missien, che traccia un quadro sconfortante per le missioni cristiane di fronte all’islamizzazione dell’Africa Occidentale.


At the beginning of the 20th century, Islam was captured in its political dimension by some missionary magazines, such as the Dutch De Katholieke Missien, which painted a disheartening picture for Christian missions in the face of the Islamization of West Africa.


Colonialismo e Islam

Le potenze coloniali hanno solitamente adottato un atteggiamento di prudenza rispetto all’islam e alle nazioni a prevalenza islamica, anche quando esse erano colonie, sottoposte al dominio europeo; tale atteggiamento, di ‘evangelizzazione indiretta’, lo si nota nei possedimenti britannici, ma anche olandesi. In questi casi, la religione era considerata un elemento da tenere sotto controllo, eventualmente manipolandolo a favore degli interessi delle nazioni europee. Per queste ragioni, lo scontro frontale è stato solitamente evitato, e la preferenza è stata accordata a politiche che facilitassero gli scambi commerciali e preservassero la stabilità sociale.

De Katholieke Missien, 59, 1934.

Sebbene questa non sia stata una regola universale, l’atteggiamento descritto è stato generalmente adottato per preservare o avanzare gli interessi coloniali; pertanto, le fonti ufficiali, come i rapporti coloniali, tendono a sfumare il discorso religioso, inquadrandolo, invece, nel contesto più ampio dell’amministrazione. Di conseguenza, si parla di scontri con capi locali, il cui potere era sia politico che religioso, ma l’accento viene generalmente posto sulla prima dimensione.


La Stampa Missionaria

Esiste, tuttavia, una considerevole eccezione alla prudenza menzionata in precedenza, costituita dalla stampa missionaria, sia cattolica che protestante del periodo coloniale; in questo caso, accanto ad articoli a carattere analitico e descrittivo, si possono trovare contributi apertamente polemici verso l’islam.

Si consideri, in particolare, il periodico olandese ‘De Katholieke Missien’, ‘Le Missioni Cattoliche’, una delle principali riviste cattoliche olandesi, stampata nei Paesi Bassi; il numero 54 (maggio 1934) reca un interessante intervento che mostra l’atteggiamento verso l’islam. L’articolo, ‘de beveiliging van West Africa tegen den Islam’, ovvero ‘la sicurezza dell’africa occidentale rispetto all’islam’, traccia un quadro netto, con toni a cui solitamente non ricorrono i rapporti coevi.

S.E. Mons. Jos. Matthyssen dei Padri Bianchi (a destra), il nuovo vicario apostolico del Lago Alberto nel Congo Belga, consacrato vescovo il 25 febbraio, e P. Burtin, procuratore generale dei Padri Bianchi a Roma. (Credits: De katholieke Missien, 59, 1934, p. 121)

L’articolo, in effetti, consiste in una sorta di analisi strategica in cui vengono presentati i risultati dell’islamizzazione dell’africa occidentale, percepita come una minaccia per il cristianesimo e per le missioni.

Viene osservato, a tale proposito, che

Maar waar zijn de symptomen, die deze conclusie rechtvaardigen, dat ook de Islam na honderd jaren overwonnen zal zijn en zijn laatste stelling op den Afrikaanschen grond voor het aanvallende
Christendom zal moeten ontruimen of dat hij door de hem aantastende Europeesche beschaving
„missie-rijp” worden zal? Zonder ophouden blijft hij voortgaan veroveringen te maken.
Nergens nog is de christelijke missie er in geslaagd, hem een definitief „halt!”

Ma dove sono i sintomi che giustificano questa conclusione, che anche l’Islam dopo cento anni sarà sconfitto e dovrà abbandonare la sua ultima posizione sul suolo africano di fronte al cristianesimo aggressivo, o che sarà reso “maturo per la missione” dalla civiltà europea che lo sta attaccando? Senza sosta continua a fare conquiste. In nessun luogo la missione cristiana è riuscita ad imporgli un definitivo “alt!” (alla diffusione dell’islam, ndr).

Joseph Peters, De beveiliging van West Africa tegen den Islam, la sicurezza dell’africa occidentale rispetto all’islam, in De Katholieke Missien, 59, 1934, p. 121.

L’autore, dunque, prende coscienza della ‘minaccia’ rappresentata dall’avanzare dell’islam tra le popolazioni indigene all’inizio degli anni Trenta del Novecento; successivamente, vengono forniti esempi che dimostrerebbero le preoccupazioni missionarie cattoliche.

Il cristianesimo viene presentato come accerchiato,

De Islam bedreigt het in de flanken, van de oosten van de westkust, ja, in zekeren graad zelfs in
den rug. Want ook in Zuid-Afrika zijn Mohammedanen: 46000 in de Unie van Zuid-Afrika en 60000
in Mozambique. De Kaapkolonie telt 23 moskeeën.

L’Islam lo minaccia ai fianchi, dall’est alla costa occidentale, sì, in una certa misura persino alle spalle. Anche in Sudafrica ci sono musulmani: 46.000 nell’Unione Sudafricana e 60.000 in Mozambico. La Colonia del Capo conta 23 moschee.

Joseph Peters, De beveiliging… cit., p. 121.

Non mancano, poi, le testimonianze dei missionari,

Bezorgd schrijft een missionaris uit Senegal: „Ondanks de onophoudelijke overgave der missionarissen, ondanks de scholen, ondanks de veelvuldige vriendelijke uitspraken, waarin gewezen werd op de punten van contact tusschen Islam en Christendom, ondanks den geringen dogmatischen inhoud van hun sterk fetisjistischen Islam wisten de Mohammedanen hunne stellingen te behouden.”

Preoccupato, un missionario dal Senegal scrive:
“Nonostante l’incessante dedizione dei missionari, nonostante le scuole, nonostante le numerose dichiarazioni amichevoli che sottolineavano i punti di contatto tra Islam e cristianesimo, nonostante il basso contenuto dogmatico del loro Islam fortemente feticista, i musulmani sono riusciti a mantenere le loro posizioni.”

Joseph Peters, De beveiliging… cit., pp. 121-122.

La conclusione a cui giunge l’autore è senza appello,

Buiten twijfel wint de Islam ook heden ten dage nog in Afrika meer aanhangers dan het
Christendom. Nooit nog hebben wij van een ervaren missionaris in Afrika een verslag
gelezen, dat niet een gedrukten ondertoon had. Alle uitlatingen komen ongeveer op hetzelfde
neer: „Men moet geduld hebben, indirect apostolaat beoefenen en op de genade Gods vertrouwen.
Waar de Islam eenmaal vasten voet verkregen heert, is hij haast niet meer te verdrijven.

Senza dubbio, l’Islam vince ancora oggi in Africa più seguaci del Cristianesimo. Mai più abbiamo letto il resoconto di un missionario esperto in Africa che non avesse un sottotono stampato. Tutte le dichiarazioni si riducono più o meno alla stessa cosa: “Bisogna avere pazienza, praticare l’apostolato indiretto e confidare nella grazia di Dio”. Dove l’Islam ha preso piede, è quasi impossibile scacciarlo.

Joseph Peters, De beveiliging… cit., p. 121.

L’articolo del missionario olandese, sebbene caricato di toni eccessivi, esprime una dimanica reale, l’islamizzazione era e rimane un processo decisamente più dinamico della cristianizzazione, e la sua espansione è difficile da contrastare. La natura politica dell’islam, in effetti, rende(va) questa religione uno strumento di espansione sia politica che religiosa, al contrario di quanto accade(va) nel cristianesimo, in cui le due sfere erano (e sono) tendenzialmente separate.


Dinamiche Religiose e Politiche

Nel periodo in esame, (prima metà del XX secolo), il cristianesimo appare dotato di una dinamicità minore rispetto all’islam, che, al contrario, conosce una rapida espansione, creando un’identità alternativa, e spesso contrapposta, a quella determinata dall’ordine coloniale e occidentale. Tale situazione viene attribuita alla natura del cristianesimo (e specialmente del cattolicesimo), la cui dottrina sarebbe stata più complessa rispetto a quella islamica.

Pertanto, l’islam poteva (e può) contare su una missionarità laica ‘diffusa‘, mentre nel cristianesimo tale attività viene riservata ad alcune persone, dotate di una particolare conoscenza della dottrina cristiana, e la domanda che pone il missionario è decisamente interessante.

De christelijke geloofsverkondiging staat dus in West-Af rika voor het tragische dilemma, ofwel
in haar strengheid van eischen toe te geven ofwel zich met al haar krachten op de nog
niet tot den Islam overgegane heidenen te werpen en den eindstrijd tegen den Islam
te verschuiven.

La predicazione cristiana si trova quindi nell’Africa occidentale di fronte al tragico dilemma: o cedere nella sua severità di richieste, oppure gettarsi con tutte le sue forze sui pagani che non si sono ancora convertiti all’Islam e rimandare la battaglia finale contro l’Islam.

Joseph Peters, De beveiliging… cit., p. 125.

La prima ipotesi viene rigettata, mentre la seconda viene accolta, ed è questa istanza che spiega, almeno in parte, il focus della predicazione e della missionarietà, sia cattolica che protestante, non sulle popolazioni islamiche, ma su quelle ‘pagane’. Le prime, secondo l’interessante (sebbene polemica) analisi offerta dal missionario olandese, non sarebbero state permeabili all’evangelizzazione, mentre le seconde lo sarebbero state; la natura pragmatica e politica dell’islam, in effetti, avrebbe un effetto di resistenza molto maggiore rispetto ad altre tradizioni religiose. Inoltre, i costi associati all’abbandono dell’islam (ostracizzazione, pericolo per la propria incolumità e per quella della propria famiglia, effetti patrimoniali, ecc) costituivano e costituiscono un disincentivo molto efficace per la conversione dall’islam ad un’altra religione.

‘Cattedrale’ di Nangahale a Flores (De katholieke Missien, 59, 1934, p. 126)

Si scorge, in questo articolo, un tentativo precoce di sistematizzare elementi dell’islam che in precedenza non erano stati sufficientemente colti; la sua natura pragmatica, politica, e la missionarietà diffusa, che hanno reso tale religione uno strumento più adattabile alle circostanze in cui esso si è trovato ad agire. La maggiore strutturazione dell’islam, che in parte sovrappone le sue strutture a quelle pre-esistenti, ha generalmente reso questa religione un elemento civilizzatore primario; il mondo cristiano, invece, è stato diviso, dopo la fase medievale, tra sfera secolare e religiosa, che sono state indipendenti ma più deboli in determinati contesti. Tale dinamica era sicuramente in atto nel 1934, nel periodo coloniale, in cui l’islam era associato alla resistenza alle potenze coloniali, e offriva strumenti efficaci per contrastare le potenze europee, mediante associazioni, istituzioni e strutture parallele che garantivano un’identità coesa contro un nemico comune.


Letture Consigliate

  • Okon, E. E. (2014). Christian missions and colonial rule in africa: objective and contemporary analysis. European Scientific Journal, ESJ10(17).
  • Maxwell, D. (2015). The missionary movement in African and World History: Mission sources and religious encounter. The Historical Journal58(4), 901-930.
  • Kim, K., Jorgensen, K., & Fitchett-Climenhaga, A. (Eds.). (2022). The Oxford handbook of mission studies. Oxford University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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