iran 2026 guerra mediatica
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Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno avviato l’Operation Epic Fury il 28 febbraio 2026, il regime iraniano ha trasformato il controllo di internet in uno degli strumenti più efficaci della propria strategia bellica. Quello che a prima vista potrebbe apparire come un semplice blackout tecnico causato dal conflitto si è rivelato invece una scelta deliberata e raffinata di guerra dell’informazione, messa in atto da un regime che in passato non aveva esitato a ricorrere alla medesima strategia in momenti di tensione, come le proteste di massa che avevano scosso il Paese tra il dicembre del 2025 e il gennaio del 2026.

Quasi un mese dopo l’inizio degli attacchi, l’Iran rimane avvolto in un blackout nazionale di proporzioni eccezionali; secondo le stime più accreditate, la connettività globale del Paese è crollata a livelli tra l’1% e il 4% rispetto alla normalità, come rilevato da organizzazioni indipendenti (e.g. NetBlocks). Per oltre 90 milioni di iraniani, l’accesso al mondo esterno è stato drasticamente ridotto, se non del tutto interrotto; le comunicazioni con l’estero, la condivisione di immagini dai luoghi colpiti e la possibilità di ricevere notizie non filtrate dal regime sono diventate estremamente difficili.

Ciò che rende particolarmente significativo questo blackout è la sua natura selettiva, e, mentre la maggior parte dei siti delle agenzie di stampa iraniane risulta inaccessibile sia dall’interno che dall’esterno del Paese, due agenzie legate ai Pasdaran continuano a operare con relativa facilità, Tasnim e Fars News (tornata recentemente online dopo un lungo periodo di oscuramento). Portali come Mehr News e IRNA, un tempo facilmente raggiungibili anche da osservatori internazionali, sono invece spesso oscurati o fortemente limitati. Questa differenza non è casuale, ma riflette una precisa strategia comunicativa del regime.

Tasnim e Fars News, entrambe vicine alle Guardie Rivoluzionarie, rappresentano infatti le voci più radicali e allineate alla linea dura del potere iraniano; attraverso questi canali, il regime continua a diffondere senza interruzioni la propria narrazione ufficiale. L’aggressione ‘ingiustificata’ dell’“arroganza globale”, il martirio della Guida Suprema Ali Khamenei, le presunte vittorie militari delle forze iraniane e l’immagine di un popolo unito nella resistenza. Nel contempo, la grande maggioranza della popolazione rimane isolata, impossibilitata a far uscire voci discordanti o testimonianze dirette che potrebbero contraddire la versione di Stato.

Una notizia che viene riportata, a tale proposito, riguarda la dimensione dichiarata dell’esercito iraniano, che sarebbe pronto a combattere sul terreno un’eventuale invasione di terra della coalizione USA-Israele.

Secondo quanto riportato da Tasnim,

An informed military source told Tasnim on Thursday that with the growing speculation about the possibility of a “historical folly” by the US in launching a ground invasion on the southern front of Iran, a wave of enthusiasm has emerged among Iranian ground fighters to create a “historical hell” for the Americans on Iranian soil. The source noted that in addition to organizing more than one million fighters for ground combat, in recent days there has been a massive influx of requests from Iranian youth directed towards the centers of Basij, the Islamic Revolution Guards Corps (IRGC), and the Army to also participate in this battle.

Una fonte militare informata ha detto a Tasnim giovedì che con la crescente speculazione sulla possibilità di una “follia storica” da parte degli Stati Uniti nel lanciare un’invasione terrestre sul fronte meridionale dell’Iran, è emersa una ondata di entusiasmo tra i combattenti iraniani per creare un “inferno storico” per gli americani sul suolo iraniano. La fonte ha osservato che, oltre a organizzare più di un milione di combattenti per il combattimento terrestre, negli ultimi giorni c’è stato un massiccio afflusso di richieste da parte dei giovani iraniani dirette verso i centri del Basij, del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e dell’Esercito per partecipare anche a questa battaglia.

Tasnim News Agency, Over A Million Iranian Combatants Organized for Ground Battle with US, 26 March, 2026.

Come si vede, la notizia, che non può essere verificata in maniera indipendente, rimane una sorta di intimidazione verso un’eventuale operazione di terra della coalizione e adempie alla sua funzione di veicolare e proiettare forza e potenza verso l’esterno.

Questa gestione asimmetrica dell’informazione rivela la doppia funzione del blackout selettivo, che, all’interno del Paese serve a limitare la circolazione di notizie che potrebbero alimentare proteste o indebolire il sostegno al regime, soprattutto in un momento in cui l’economia è già in grave difficoltà e il malcontento sociale pre-esisteva al conflitto. All’esterno, invece, permette di mantenere aperta una finestra controllata attraverso la quale proiettare forza, determinazione e unità nazionale verso l’opinione pubblica internazionale.

In sostanza, il regime iraniano non ha semplicemente spento internet, ma lo ha trasformato in un’arma, creando un vuoto informativo che viene riempito in modo selettivo dalla propaganda più intransigente, mentre riduce al minimo la possibilità che emergano narrazioni alternative. Questa tattica ricorda altre esperienze autoritarie recenti, in cui il controllo dello spazio digitale è diventato parte integrante della condotta di guerra.

A quasi un mese dall’inizio del conflitto, il blackout selettivo continua a funzionare con efficacia, e, mentre Tasnim e Fars News rimangono accessibili e aggiornate, la voce della società civile iraniana è stata fortemente attutita. In una guerra che si combatte sia sui campi di battaglia che sul terreno dell’informazione, il regime di Teheran ha scelto di usare la rete non come strumento di connessione, ma come mezzo di isolamento e propaganda mirata.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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