landraad indie orientali olandesi
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Nel contesto del dominio coloniale olandese nelle Indie Orientali tra XIX e XX secolo, il landraad costituì il principale organo giudiziario per la popolazione indigena, incarnando una forma istituzionalizzata di pluralismo giuridico. Più che un tribunale di primo grado, esso operò come dispositivo amministrativo attraverso cui il potere imperiale traduceva la complessità normativa locale – dal diritto consuetudinario (adat) alle norme islamiche – in un sistema procedurale funzionale alla stabilizzazione del governo coloniale nelle società di Giava e Sumatra.

Within the framework of Dutch colonial rule in the East Indies during the nineteenth and early twentieth centuries, the landraad served as the primary judicial body for the indigenous population, embodying an institutionalized form of legal pluralism. More than a court of first instance, it functioned as an administrative mechanism through which imperial authority translated local normative complexity – from customary (adat) law to Islamic norms – into a procedural system aimed at stabilizing colonial governance in the societies of Giava and Sumatra.

Binnen het kader van het Nederlandse koloniale bestuur in Nederlands-Indië in de negentiende en vroege twintigste eeuw fungeerde de landraad als het voornaamste gerechtelijke orgaan voor de inheemse bevolking en belichaamde het een geïnstitutionaliseerde vorm van juridisch pluralisme. Meer dan een rechtbank van eerste aanleg vormde het een administratief mechanisme waarmee het imperiale gezag de lokale normatieve complexiteit – van het gewoonterecht (adat) tot islamitische normen – vertaalde in een procedureel systeem gericht op de stabilisering van het koloniale bestuur in Giava en Sumatra.


Il Landraad: Centro dell’Amministrazione della Giustizia Coloniale


Nel contesto del dominio coloniale olandese sulle Indie Orientali, che si estese (tranne la breve parentesi britannica) dal Seicento fino alla prima metà del Novecento, il landraad emerse come il fulcro operativo dell’amministrazione della giustizia per la vasta popolazione indigena. Tale istituzione, di fatto, rappresentò un sofisticato meccanismo di controllo imperiale presentato come pluralismo giuridico.

Istituito in seguito al ritorno dei domini alla corona olandese nel 1816 e formalizzato attraverso il Reglement op de regterlijke organisatie del 1819 (con successive modificazioni nel 1848 e nel 1869, quando i presidenti vennero elevati a giuristi qualificati) questo tribunale si presentava con una composizione mista. Esso era presieduto da un funzionario europeo, assistito da assessori locali, un jaksa indigeno e un penghulu per le questioni islamiche.

Il landraad, pertanto, non si limitava ad applicare il diritto consuetudinario (adat) combinato con norme coraniche e principi giuridici olandesi, ma rappresentava anche (e soprattutto) uno strumento geopolitico essenziale per mantenere l’ordine nelle residentie (residenze, unità territoriali con a capo un residente) e nelle afdeling (sotto unità delle residenze), dove la stragrande maggioranza degli abitanti (giavanesi, malesi e altre etnie autoctone) entrava in contatto con l’apparato coloniale.

Pur non costituendo il vertice gerarchico del sistema, riservato al Hooggerechtshof di Batavia e ai Raden van Justitie per gli europei, il landraad si configurava come il vero epicentro della giustizia quotidiana, riflettendo le dinamiche di potere asimmetrico tipiche del dominio europeo in Asia. Si trattava di un equilibrio precario, basato su una combinazione di assimilazione culturale e repressione, che facilitava l’espansione olandese in aree strategiche come Java e Sumatra.

Allo stesso tempo, il landraad offriva una legittimazione attraverso il coinvolgimento delle élite indigene, in un’epoca in cui le potenze coloniali miravano a consolidare sfere d’influenza globali senza scatenare resistenze sistemiche.


La Giurisdizione del Landraad

La giurisdizione del landraad si configurava come un dispositivo giuridico raffinato e complesso, concepito per conciliare l’esigenza di controllo imperiale centralizzato con la necessità di una penetrazione capillare nel tessuto sociale della società indigena, in un’epoca in cui le potenze europee ridefinivano le logiche di dominio coloniale attraverso il diritto come strumento di governance.

La giurisdizione del landraad era riservata in via esclusiva agli ‘inlanders’, la vasta (e maggioritaria) popolazione autoctona giavanese, malese e di altre etnie native, e parzialmente estesa ai ‘Vreemde Oosterlingen’ (cinesi, arabi, indiani) nelle materie penali. Di fatto, essa escludeva rigorosamente gli europei e i soggetti assimilati, confinati ai Raden van Justitie e al Hooggerechtshof di Batavia, e si esercitava su un vasto spettro di controversie.

Le materie giudicate si estendevano dalle questioni civili di eredità, matrimonio, divorzio e diritti fondiari, regolate prevalentemente dal diritto consuetudinario adat, temperato dalle norme islamiche tramite il penghulu. I reati penali comuni e le gravi offese contro l’ordine pubblico, invece, erano regolati anche da principi giuridici olandesi, allo scopo di colmare lacune o imporre sanzioni.

La competenza territoriale di questa istituzione, ancorata con rigore alle divisioni amministrative della residentie e delle afdeling, imponeva un principio di prossimità assoluta che ammetteva deroghe solo in presenza di legami concreti e verificabili. Esempi di questi ultimi sono rinvenibili nella stabile residenza dell’imputato, nel luogo dell’arresto o nel domicilio della maggioranza dei testimoni.

L’obiettivo era di assicurare una sostanziale efficienza logistica, radicamento locale e la minimizzazione dei costi di trasporto, in un contesto di comunicazioni precarie e vasti territori rurali; in questo intreccio tra pluralismo giuridico e asimmetria di potere, il landraad non si limitava a essere un organo giudiziario di primo grado.

Al contrario, esso era anche un sofisticato meccanismo geopolitico, capace di stabilizzare l’ordine coloniale mediante una legittimazione del dominio che si basava sulla cooptazione delle élite indigene. A queste ultime erano riservate cariche onorifiche, ma il primato normativo e decisionale rimaneva saldamente sotto il controllo olandese; si creò dunque un equilibrio che rifletteva le tensioni strutturali del dominio coloniale in Asia sud-orientale, in cui il diritto diveniva uno strumento di espansione e contenimento in competizione con altre potenze globali.


Un Caso Concreto di Applicazione della Giurisdizione

La pubblicazione ‘Het Regt in Nederlansche Indie’ del 1850 riporta un caso giudiziario in cui era implicata la giurisdizione del landraad; in particolare, l’articolo si riferisce ad un imputato accusato di furto (enfasi mia).

Gezien de stukken van het geregtelijk onderzoek in de zaakvan den beklaagde SETRO DJOIJO , beschuldigd van diefstalbij nacht, en het in die zaak op den 16den Januarij 1849,door den landraad te Poerworedjo gewezen vonnis, waarbijde beklaagde daaraan is schuldig verklaard, en veroordeel d tot de straf van vijf en twintig rottingslagen, en twee eerstkomende en achtereenvolgende jaren ketlingarbeid, ter plaatse op Java door het Gouvernement te bepalen, en in de kosten van het regtsgeding (…)

Visto gli atti dell’indagine giudiziaria nel caso dell’imputato SETRO DJOIJO, accusato di furto notturno, e la sentenza emessa in questo caso il 16 gennaio 1849 dal consiglio locale di Poerworedjo, con cui l’imputato è stato dichiarato colpevole e condannato alla pena di venticinque frustate e due anni di lavori forzati consecutivi, da scontare in loco a Giava come stabilito dal Governo, e alle spese del procedimento legale.

Het Regt in Nederlansche Indie, Quaestie van onbevoegdhei…, Questione di incompetenza (giurisdizionale), 1850, p. 365.

Si tratta dunque di un caso che riguarda un reato, la cui sentenza viene emessa dal landraad di Poerworedjo; l’imputato, ritenuto colpevole, viene condannato ad una pena severa, ma comune in epoca coloniale.

Questa sentenza viene giustificata in termini molto precisi,

(..) landraad te Poerworedjo heeft te regt gestaan, ter zake
van een hem te laste gelegd misdrijf, waaraan hij zich te
Wonosobo (Ledok) zoude hebben schuldig gemaakt, terwijl bij
aldaar als pradjoerit woonachtig was;

Il landraad andraad di Poerworedjo ha presieduto, in merito a un reato a lui imputato, di cui si sarebbe reso colpevole a Wonosobo (Ledok), mentre vi risiedeva come pradjoerit;

Het Regt in Nederlansche Indie, Quaestie van onbevoegdhei…, Questione di incompetenza (giurisdizionale), 1850, p. 366.

Il caso in esame è particolare, in quanto l’imputato condannato per furto era impiegato nel corpo di polizia indigena a Wonosobo, e il reato si è consumato proprio in tale luogo; per questa ragione, il landraad di Poerworedjo non aveva giurisdizione e competenza territoriale per emettere la sentenza di condanna. Il caso, inoltre, non rientrava nemmeno nelle eccezioni previste dai regolamenti coloniali, come spiega molto bene Het Regt,

verwegende verder, dat niet is gebleken, dat de beklaagde voornoemd onder het regtsgebied van den landraad te Poerworedjo zoude verblijf gehouden hebben, dan wel aldaar in hechtenis zijn genomen , terw ijl eindelijk niet is aangetoond, dat de woonplaats van de meeste der op te roepen getuigen nader bij den zetel van den landraad te Poerworedjo zoude zijn gelegen, dan bij dien van den landraad te Ledok, binnen wiens regtsgebied het misdrijf is gepleegd;

Considerando ulteriormente che non è stato dimostrato che il suddetto imputato abbia soggiornato sotto la giurisdizione del tribunale di Poerworedjo, né che vi sia stato detenuto, mentre infine non è stato dimostrato che la residenza della maggior parte dei testimoni da citare si trovi più vicino alla sede del tribunale di Poerworedjo che a quella del tribunale di Ledok, all’interno della cui giurisdizione è stato commesso il reato;

Het Regt in Nederlansche Indie, Quaestie van onbevoegdhei…, Questione di incompetenza (giurisdizionale), 1850, p. 366.

Per questa ragione, si conclude che la sentenza di condanna deve essere annullata,

Overwegende, dat bij ontstentenis van eenige wettige reden, waarop de landraad te Poerworedjo bevoegd kon zijn van de onderwerpelijke zaak kennis te nemen, het door denzelven geslagen vonnis behoort te worden vernietigd , als door een onbevoegden regter gewezen;
Vernietigt het door den landraad te Poerworedjo, op den 16 den Januarij 1849, in zake van den beklaagde SETRO DJOIJO geslagen vonnis, met verwijzing van de zaak aan den bevoegden regter, en met bepaling dat de kosten zullen komen ten laste van den lande.

Considerando che, in assenza di qualsiasi motivo legittimo per cui il tribunale di Poerworedjo potesse essere competente a conoscere della materia in questione, la sentenza emessa dallo stesso deve essere annullata, in quanto pronunciata da un giudice incompetente;
Annulla la sentenza emessa dal tribunale di Poerworedjo, il 16 gennaio 1849, nel caso dell’imputato SETRO DJOIJO, rinviando la causa al giudice competente e stabilendo che le spese saranno a carico dello stato.

Het Regt in Nederlansche Indie, Quaestie van onbevoegdhei…, Questione di incompetenza (giurisdizionale), 1850, p. 366.

La Tweede Kamer (Seconda Camera/Sezione) del Hoog-Geregtshof van Nederlandsch-Indië (Alta Corte di Giustizia delle Indie Orientali Olandesi) annulla, per incompetenza territoriale, nonché per la mancanza di elementi che potevano permettere una deroga giurisdizionale, la sentenza di condanna del landraad (tribunale) di Poerworedjo.


Considerazioni Finali

Il caso appena esaminato, documentato con minuziosa precisione sulle pagine di Het Regt in Nederlandsch-Indië nel 1850, costituisce un esempio paradigmatico della logica profonda che animava l’amministrazione della giustizia coloniale olandese nelle Indie Orientali.

La pronuncia della Tweede Kamer del Hooggerechtshof, che annulla senza esitazione la sentenza emessa dal Landraad di Poerworedjo nei confronti del pradjoerit Setro Djoijo per manifesta incompetenza territoriale, rivela con rara nitidezza come il principio di competenza locale non fosse un mero tecnicismo burocratico.

Al contrario il concetto di Jurisditie (Giurisdizione), costituiva un pilastro essenziale per preservare ordine, prevedibilità e legittimità in un impero amministrato con risorse europee ridottissime su un arcipelago immenso e culturalmente frammentato. In ultima analisi, la vicenda di un modesto agente della polizia indigena che vede annullata la propria condanna proprio perché il tribunale non era territorialmente competente illumina la tensione costitutiva del dominio olandese.

Da un lato, emerge la necessità di un controllo capillare e repressivo attraverso i landraad, dall’altro risulta chiara l’esigenza di imporre un quadro di razionalità formale e di autocontrollo gerarchico, un elemento indispensabile per conferire al potere coloniale quell’aura di legalità che ne sosteneva la stabilità geopolitica nell’Asia sud-orientale del XIX secolo.

La correttezza procedurale, del resto, non era fine a sé stessa, ma serviva a conferire prevedibilità e legittimità al complesso sistema coloniale, in cui il landraad era uno strumento di governo di una realtà complessa.


Letture Consigliate

  • Cribb, R. (2010). Legal pluralism and criminal law in the Dutch colonial order. Indonesia, 90, 47–66.
  • Koenig, M. (2024). The Indisch Tijdschrift van het Recht, 1915–1947. Journal of the History of International Law, 26(1), 1–25.
  • Ravensbergen, S. (2018). Anchors of colonial rule: Pluralistic courts in Java, ca. 1803–1848. Itinerario, 42(2), 238–255.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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