La narrazione della kristenisasi si colloca all’incrocio tra dati demografici stabili, una memoria coloniale non pienamente elaborata e un rinnovato intervento dello Stato nella definizione della storia ufficiale, rivelando più le tensioni del presente che reali trasformazioni religiose della società indonesiana.
The narrative of kristenisasi emerges at the intersection of stable demographic data, unresolved colonial memory, and renewed state intervention in the construction of official history, revealing more about contemporary tensions than about actual religious transformations in Indonesian society.
Het discours over kristenisasi bevindt zich op het snijvlak van stabiele demografische gegevens, een onvolledig verwerkte koloniale erfenis en hernieuwde staatsinterventie in de constructie van de officiële geschiedschrijving, en onthult daarmee eerder hedendaagse spanningen dan werkelijke religieuze veranderingen binnen de Indonesische samenleving.
Cristianizzazione? – Un’Analisi dei Dati
Il tentativo di Snouck Hurgronje di depoliticizzare l’islam, come noto, è fallito, ma non completamente, in quanto nell’era post-coloniale alcuni pensatori hanno ripreso, per motivi differenti, la possibilità di separare l’islam rituale, spirituale, dalla dimensione politica. Questo tentativo viene opposto dalle elite conservatrici, che parlano, a volte, di cristianizzazione, kristenisasi; in altre parole, la ricerca di un islam libero o meno dipendente da discorsi politici viene talvolta percepito come un tentativo di cristianizzare l’Indonesia o alcune sue aree.
Nonostante le statistiche confermino che il cristianesimo (protestante e cattolico) si attesti attorno al 10% della popolazione da decenni, ci sono movimenti che cercano di sfruttare la percezione di un progresso del cristianesimo, allo scopo di legittimare interventi volti a preservare l’equilibrio attuale.

I dati attuali non consentono di affermare che in 30 anni ci sia stata un’erosione della base islamica, e nemmeno un’avanzata del cristianesimo; quest’ultimo è cresciuto, ma in maniera modesta, e legata, probabilmente, ad una crescita interna piuttosto che a conversione dall’islam. Di conseguenza, la narrativa della kristenisasi non è supportata dai dati, ma si configura come un tentativo di dare continuità a politiche che hanno relegato il cristianesimo ad una posizione di marginalità politica.
Ovviamente, si parla di dati ufficiali, ed è possibile che esista una differenza tra la realtà e quanto traspare dai dati diffusi pubblicamente; del resto, le note difficoltà amministrative legate al cambiamento legale (sui documenti) della religione professata, potrebbero far pensare ad uno scarto reale. Sulla base delle informazioni disponibili, tuttavia, non sembra ragionevole ritenere che tale differenza sia tale da modificare la situazione mostrata dalle statistiche ufficiali; pertanto, è lecito ritenere che la composizione numerica della comunità islamica indonesiana, intesa come percentuale della popolazione, sia rimasta costante negli ultimi 3 decenni.
La Retorica della Kristenisasi
La retorica della cristianizzazione dell’Indonesia, o di alcune sue aree, non viene spesso cristallizzata in interventi diretti e polemici da parte delle organizzazioni islamiche del Paese; NU e Muhammadiyah non sembrano avere una posizione ufficiale, e non si registrano articoli che trattino specificamente di questo problema.
Persis, invece, è intervenuta su questo argomento, in un articolo del 2020 dal titolo evocativo, ‘Jangan Lupakan Kristenisasi’, ‘Non dimentichiamoci/dimenticatevi della Cristianizzazione’, in cui viene evocato questo ‘rischio’.
Melihat geliat dakwah Islam di Indonesia dalam beberapa tahun terakhir cukup menggembirakan. Perkembangan teknologi dan budaya hidup di era digital (4.0) sangat membantu mengalirkan pesan-pesan dakwah Islam kepada siapapun, di mana pun dan kapan pun. Namun terdapat satu problem dakwah yang kurang populer dan bahkan hampir tidak terdengar lagi di kalangan umat Islam dan para aktivis dakwah Islam saat ini, yaitu Kristenisasi.
La crescita della da’wah islamica in Indonesia negli ultimi anni è stata piuttosto incoraggiante. Gli sviluppi tecnologici e l’era digitale (4.0) hanno contribuito in modo significativo a diffondere i messaggi della da’wah islamica a chiunque, ovunque e in qualsiasi momento. Tuttavia, c’è un tema della da’wah che è meno popolare e persino quasi sconosciuto tra i musulmani e gli attivisti della da’wah islamica oggi: la cristianizzazione.
Taufik Apandi, Jangan Lupakan Kristenisasi, Non dimenticatevi della cristianizzazione, Persis, 25 novembre 2020.
Secondo Persis, che ha un profilo conservatore decisamente più pronunciato rispetto a NU e Muhammadiyah, il pericolo della Kristenisasi è reale e non deve essere sottovalutato; lo stesso articolo presenta cristianesimo e islam come ‘religioni missionarie’ per definizione.
Ancora, si ricorda che, in base ad un accordo,
Hanya saja dalam konteks Indonesia terdapat kesepakatan yang diatur dalam SPB Dua Menteri, dulu bernama SKB Dua Menteri (Menteri Agama dan Menteri Dalam Negeri), dimana pemeluk satu agama dilarang untuk menyebarkan ajaran agamanya kepada orang yang sudah beragama. Ini merupakan ikhtiar untuk menjaga kondusifitas dan kerukunan antar umat beragama. Namun dalam perjalanannya selalu saja ada oknum yang melanggar perjanjian tersebut diantaranya dalam bentuk Kristenisasi.
Tuttavia, nel contesto indonesiano, esiste un accordo stipulato nel SPB Two Ministers, precedentemente noto come Decreto Congiunto dei Due Ministri (Ministro degli Affari Religiosi e Ministro degli Affari Interni), in base al quale ai fedeli di una religione è vietato diffondere i propri insegnamenti religiosi a coloro che già professano una propria religione. Questo è uno sforzo per mantenere la convivenza e l’armonia tra le comunità religiose. Tuttavia, lungo il percorso, ci sono sempre individui che violano questo accordo, anche attraverso la cristianizzazione.
Taufik Apandi, Jangan Lupakan Kristenisasi, Non dimenticatevi della cristianizzazione, Persis, 25 novembre 2020.
L’accordo reciproco, in effetti, limita fortemente gli interventi polemici tra le due religioni, ed è raro trovare interventi pubblici che trattino direttamente la fede altrui; quando questo accade, scoppiano inevitabilmente polemiche, legate al presunto tentativo (indiretto evidentemente) di convertire. Un esempio celebre è l’episodio che ha coinvolto il pastore Lumoindong, che si è dovuto prontamente scusare per evitare di alimentare ulteriori tensioni.
A parte rari interventi diretti e pubblici, il discorso sulla cristianizzazione rimane sommerso in kutbah occasionali, oppure in eventi che raramente vengono riportati dai media, se non come una curiosità o notizia non rilevante.
In un altro articolo, sempre di Persis, il cristianesimo viene legato esclusivamente al colonialismo, sia portoghese che olandse, dimenticando la presenza di cristiani prima dell’arrivo degli europei;
Sebelum kolonialisme, tidak ada agama Kristen di Indonesia. Awal mula kedatangan Kristen terjadi di Maluku, dibawa oleh orang Portugis yang mencari rempah-rempah. Mereka menyebarkan agama Katolik di sana.
Prima del colonialismo, il cristianesimo era inesistente in Indonesia. Il primo arrivo del cristianesimo avvenne nelle Molucche, portato dai portoghesi in cerca di spezie. Furono loro a diffondere il cattolicesimo lì.
Persis, Kristenisasi di Jawa Tengah: Dari Pelabuhan Batavia Hingga Lereng Merapi-Merbabu, 22 Dicembre 2023.
Si tratta di un’affermazione che non corrisponde alle conoscenze attuali, che, invece, rivelano la presenza cristiana, seppure marginale, anche prima dell’avvento dei portoghesi; la storia proposta da Persis è volutamente semplificata (e manipolata) per presentare il cristianesimo come forza esterna ed estranea all’arcipelago.
Una Retorica Coloniale Persistente
La retorica sulla cristianizzazione, inesistente alla luce dei dati ufficiali, nasconde, in realtà, una mancata metabolizzazione del periodo coloniale, che, lungi dall’essere parte integrante del dibattito pubblico, rimane un argomento confinato ai circoli accademici. Tuttavia, non esiste una coscienza collettiva critica del periodo che precede l’indipendenza; si tratta di un tempo quasi mitologico, la cui percezione è stata formata dalla narrazione che ne ha fatto la resistenza, le forze nazionaliste che hanno combattuto per l’emancipazione dell’Indonesia.
La cosiddetta ‘generazione del 45’ è ancora quella che determina la percezione del periodo coloniale, una percezione che non ha nulla di critico, ma si basa sulla presentazione di figure ‘eroiche’ che lottano contro un nemico comune.
Del resto, lo Stato sta diventando, tra molte polemiche, un attore che promuove una sorta di storia ufficiale, una narrazione che non può essere contestata, ma che non segue, evidentemente, i criteri minimi della scienza storiografica. Recentemente, è stato presentato un nuovo manuale di storia, proposto ufficialmente come narrazione ufficiale;
According to Fadli Zon, the launch of the book and the establishment of History Day are a confirmation of the role of the state in maintaining the collective memory of the nation. “Without history, the nation loses its direction,” he said.
Secondo Fadli Zon (Ministro della Cultura, ndr), il lancio del libro e l’istituzione della Giornata della Storia sono una conferma del ruolo dello Stato nel preservare la memoria collettiva della nazione. “Senza storia, la nazione perde la sua direzione”, ha detto.
Voice of Indonesia, Ministry of Education Launches the Latest Indonesian History Book, Written by 123 Writers from 45 Institutions, 14 Dicembre 2025.

Nonostante le dichiarazioni in senso contrario, è evidente il tentativo dello Stato di indirizzare il discorso storico, manipolandolo a vantaggio delle attuali élite; in questo modo, eventuali voci critiche possono essere delegittimate e ulteriormente marginalizzate.
Le critiche erano iniziate ben prima del lancio ufficiale della collana di libri sulla storia indonesiana, e veniva osservato che,
Scholars have criticised an ambitious project by the Indonesian government to write an official national history, arguing a draft version omits key events, including some that involve President Prabowo Subianto when he was a special forces commander.
Culture Minister Fadli Zon, a longtime loyalist of Mr Prabowo, has described the books as an “updated version” of the national story intended to become “the official Indonesian history”.
(…)
Former Indonesian attorney-general and human rights lawyer Marzuki Darusman argued the idea of one “official history” was problematic and gave the government the final say on all historical matters.
Allowing the government to dictate history through a single perspective could pave the way for authoritarian control, Mr Darusman warned.
Under the New Order dictatorship of Suharto, who was Mr Prabowo’s father-in-law, there was an official history book used as the sole source of history education in schools until his regime collapsed in 1998.
Gli studiosi hanno criticato un ambizioso progetto del governo indonesiano per scrivere una storia nazionale ufficiale, sostenendo che una bozza omette eventi chiave, inclusi alcuni che coinvolgono il presidente Prabowo Subianto quando era comandante delle forze speciali.
Il ministro della Cultura Fadli Zon, da tempo lealista di Prabowo, ha descritto i libri come una “versione aggiornata” della storia nazionale destinata a diventare “la storia ufficiale dell’Indonesia”.
(…)
L’ex-procuratore generale indonesiano e avvocato per i diritti umani Marzuki Darusman ha sostenuto che l’idea di un’unica “storia ufficiale” fosse problematica e desse al governo l’ultima parola su tutte le questioni storiche.
Permettere al governo di dettare la storia attraverso una singola prospettiva potrebbe aprire la strada al controllo autoritario, ha avvertito il signor Darusman.
Sotto la dittatura del Nuovo Ordine di Suharto, che era il suocero di Prabowo, c’era un libro di storia ufficiale usato come unica fonte di educazione storica nelle scuole fino al crollo del suo regime nel 1998.
Hellena Suoisa, Indonesian government’s push to write official history slammed as ‘authoritarian’, ABC News, 28 Maggio 2025.
Nonostante le polemiche e le critiche, il governo ha presentato la sua storia ufficiale, che avrà un peso determinante rispetto alla percezione delle élite al potere in Indonesia; del resto, il conferimento dello status di ‘eroe nazionale’ a Soeharto è stato uno dei tanti segnali che vanno nella medesima direzione, la creazione di una storia (e di una memoria) ufficiale.
Si tratta di un ulteriore passo che segnala un percorso ormai ben definito ed esplicito: il controllo della memoria collettiva e la definizione ufficiale di ciò che è lecito pensare e di ciò che viene classificato come errato. Un tentativo egemonico che, nel lungo periodo, potrebbe produrre conseguenze inattese per l’intero sistema di potere, ma che nel breve termine offre risultati concreti e politicamente funzionali, in particolare per quelle élite sunnite che traggono legittimazione dalla continuità tra narrazione storica, ordine morale e assetto politico vigente.
Letture Consigliate
- Barker, J. (2004). State of fear: Controlling the criminal contagion in Suharto’s New Order. Cornell University Press.
- Nordholt, H. S. (2011). Modernity and cultural citizenship in the Netherlands Indies. Journal of Southeast Asian Studies, 42(3), 435–458.
- McGregor, K. (2007). History in uniform: Military ideology and the construction of Indonesia’s past. University of Hawai‘i Press.

