Jellesma missionario
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Jelle Eeltjes Jellesma (1816-1858), detto l’“apostolo di Giava”, fu il primo zendeling sistematico della Nederlandsch Zendeling Genootschap (NZG) a Giava orientale, regione a lungo preclusa alle missioni per timori coloniali e tensioni con l’islam. Operando dal 1848 al 1858, pose le basi della Gereja Kristen Jawi Wetan (GKJW), oggi una delle principali chiese protestanti in Indonesia, con un approccio pragmatico che bilanciò fedeltà evangelica e rispetto per elementi culturali giavanesi compatibili.

Jelle Eeltjes Jellesma (1816-1858), the “Apostle of Java”, was the first systematic zendeling of the Nederlandsch Zendeling Genootschap (NZG) in East Java, a region long closed to organised missions due to colonial restrictions and tensions with dominant Islam. Active from 1848 to 1858, he laid the foundations of the Gereja Kristen Jawi Wetan (GKJW), now one of Indonesia’s major Protestant churches, through a pragmatic approach balancing Gospel fidelity with respect for compatible Javanese cultural elements.

Jelle Eeltjes Jellesma (1816-1858), bijgenaamd de „apostel van Java”, was de eerste systematische zendeling van het Nederlandsch Zendeling Genootschap (NZG) in Oost-Java, een gebied dat lang gesloten bleef voor georganiseerde zending vanwege koloniale restricties en spanningen met de heersende islam. Tussen 1848 en 1858 legde hij de basis voor de Gereja Kristen Jawi Wetan (GKJW), thans een van de belangrijkste protestantse kerken in Indonesië, met een pragmatische methode die evangelische trouw combineerde met respect voor niet-conflicterende Javaanse cultuuruitingen.


Origini e Formazione nel Contesto Olandese

Jelle Eeltjes Jellesma nacque nel maggio 1816 a Hitzum, un piccolo villaggio in Frisia (Friesland), nei Paesi Bassi; la sua modesta provenienza, da un padre contadino, determinò il suo carattere, e, in effetti, lo stesso Jellesma lavorò inizialmente come bracciante agricolo e venditore ambulante (marskramer).

Non sorprende dunque che le fonti lo descrivano come introverso, timido ma determinato, e mostrò fin da giovane una vocazione religiosa che lo portò a frequentare la scuola per zendelingen (missionari) della NZG, la principale organizzazione missionaria olandese fondata nel 1797 e attiva soprattutto nelle Indie dopo il 1816.

Il Biographisch woordenboek van protestantsche godgeleerden in Nederland. Deel 4, Dizionario Biografico dei Teologi Protestanti dei Paesi Bassi, Parte 4, 1931, pp. 536-537, lo descrive in questi termini;

De stille, schuchtere, maar vriendelijke jongen kwam thans bij een oom te Dongjum, waar hij het boerenbedrijf moest leeren, doch maar al te gaarne las, wat onder zijn bereik kwam en toen hij bij familie in Leeuwarden kennis maakte met de Maandberichten van het Ned. Zendelinggenootschap, vatte hij voor ‘t eerst het voornemen op, om zendeling te worden. Hij voelde wel, dat hij dan meer onder de menschen moest komen en zijn schuchterheid overwinnen, waarom hij zich te Harlingen vestigde en marskramer werd. Daar ter stede hadden de Hervormde en Doopsgezinde predikanten groote belangstelling voor de zending en toen hij eens een zendingspreek hoorde, waarin de voorganger vroeg, of er dan geen jonge mannen waren, die zich geroepen voelden, als Evangelieboden naar Indië te gaan, meende Jellesma, dat dit een stem was, die hem tot dat werk riep en besloot hij, zijn voornemen aan Ds. Jentink (zie beneden) mede te deelen.

Il ragazzo (era, ndr) silenzioso, timido ma gentile (e, ndr) andò ora a vivere da uno zio a Dongjum, dove doveva imparare l’agricoltura, ma leggeva volentieri tutto ciò che gli capitava a portata di mano e quando, presso dei familiari a Leeuwarden, conobbe le Notizie Mensili della Società Missionaria Olandese, decise per la prima volta di diventare missionario. Sentiva bene che doveva stare di più tra la gente e superare la sua timidezza, perciò si stabilì a Harlingen e divenne un venditore ambulante. Lì in città i predicatori riformati e anabattisti avevano grande interesse per la missione e quando una volta ascoltò un sermone missionario, in cui il predicatore chiedeva se ci fossero giovani uomini che si sentissero chiamati a andare in India come messaggeri del Vangelo, Jellesma ritenne che fosse una voce che lo chiamava a quel lavoro e decise di comunicare la sua intenzione al Ds. Jentink (vedi sotto).

La NZG seguiva un modello pietista e riformato, con una chiara enfasi sull’educazione biblica, la formazione di assistenti locali e l’evangelizzazione tra non cristiani; Jellesma superò gli esami nel 1843 e partì per le Indie Orientali nello stesso anno, arrivando a Batavia (odierna Jacarta) a novembre.

Inizialmente fu assegnato a Ceram (Seram, nelle Molucche settentrionali), dove operò brevemente tra il 1846 e il 1848, prima di essere trasferito a Giava; il suo arrivo a Surabaya segnò l’inizio della fase decisiva del suo ministero. Nel 1848, in seguito a riforme liberali e a rapporti favorevoli con le comunità cristiane indigene pre-esistenti, il governo coloniale permise ufficialmente il lavoro missionario tra i giavanesi, rompendo una lunga chiusura motivata dal timore di destabilizzare l’ordine islamico.

(Immagine creata con AI a scopi lllustrativi)

Jellesma fu il pioniere in Oost-Java (Giava orientale), una zona rurale con villaggi agricoli e una forte impronta culturale giavanese, inclusi elementi sincretici (kejawen) che fondevano elementi mutuati da diverse religioni, come l’islam, l’induismo e l’animismo. Il suo background frisono, una regione periferica e culturalmente distinta nei Paesi Bassi, lo rese probabilmente più sensibile alle specificità locali rispetto a missionari urbani o teologicamente più rigidi.


Approccio Missionario e Ministero a Mojowarno

Dal 1849-1851 Jellesma si stabilì inizialmente vicino a Surabaya (Noyo), ma nel 1851 ottenne dal governatore-generale una speciale autorizzazione per operare a Mojowarno (Modjowarno), nel distretto di Ngoro (odierna Jombang, provincia di Giava orientale). Qui entrò in contatto con comunità cristiane giavanesi già esistenti, fondate da figure laiche come Coenraad Laurens Coolen (a Ngoro, con approccio più accomodante verso la cultura locale) e Emde (più occidentale e rigido).

Jellesma adottò una via mediana, rifiutando senza ambiguità pratiche incompatibili con il cristianesimo (come feste con danze erotiche o consumo eccessivo di alcol durante tayuban), ma accettò tradizioni neutre o compatibili, come l’uso di capelli lunghi per gli uomini giavanesi o elementi estetici tradizionali. Il suo metodo si basava su tre pilastri: educazione, formazione di leader locali e stile di vita cristiano esemplare.

(Immagine creata con AI a scopi illustrativi)

Centrali di questo approccio furono la kweekschool (scuola per insegnanti/evangelisti) avviata nel 1849, e il suo impegno nella traduzione e produzione di testi; Jellesma, in effetti, pubblicò un libro di inni in giavanese (Javaanse gezangen, 1854) e formò assistenti indigeni per estendere quest’opera. Enfatizzò l’insegnamento dei Dieci Comandamenti, del Padre Nostro e del Credo, oltre alla cura dei poveri (diakonia). Il suo approccio evitò un’occidentalizzazione forzata, preservando l’identità giavanese per rendere il cristianesimo accessibile senza alienare la popolazione, una posizione moderna che diventerà successivamente quella dominante.

Tale equilibrio fu cruciale in un contesto islamico maggioritario (e segnato da un certo sincretismo), e non sorprende che Jellesma venne visto con un certo favore anche tra i musulmani; la sua opera, tuttavia, fu cauta per non provocare conflitti. Il suo lavoro a Mojowarno divenne il nucleo di una comunità stabile, con enfasi su koinonia (comunione), marturia (testimonianza) e diakonia (servizio).


Impatto Duraturo e Eredità a Giava Est

L’attività di Jellesma durò solo dieci anni, in quanto egli morì prematuramente il 16 (o 17) aprile 1858 a Mojowarno, all’età di 41 anni, dove fu anche sepolto; anche se il suo ministero fu interrotto in maniera precoce, il suo lascito fu significativo. Influenzò direttamente figure come Kyai Tunggul Wulung (Ibrahim Tunggul Wulung), un ex guru ngelmu (maestro mistico) che ricevette da lui una Bibbia e formazione cristiana, diventando un evangelista giavanese indipendente.

Tunggul Wulung contribuì a una cristianizzazione contestualizzata, mantenendo elementi kejawen (della cultura giavanese) compatibili con la dottrina cristiana; le comunità fondate o consolidate da Jellesma posero le basi per la GKJW. Si tratta della Gereja Kristen Jawi Wetan (Chiesa Cristiana Giavanese Orientale) che tenne il suo primo sinodo indipendente nel 1931 a Mojowarno e divenne autonoma nel 1942. Attualmente, la GKJW conta oltre 130.000 membri, con enfasi su educazione, sanità e agricoltura comunitaria, elementi ereditati direttamente dal modello inaugurato da Jellesma.

Da un punto di vista storico, Jellesma simboleggia la transizione dalla missione coloniale iniziale (legata al governo e alla VOC) ad un cristianesimo che si appresta a diventare almeno in parte indigeno. Il suo rispetto per la cultura locale anticipò dibattiti i moderni sull’inculturazione, distinguendosi da approcci più rigidi.

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Le critiche posteriori sottolineano il contesto coloniale (la NZG operava con permessi governativi), ma il suo impatto locale rimane indiscusso; Mojowarno rimane uno dei principali centri cristiani a Giava orientale, e contribuisce a dare dell’Est di Giava la sua caratterizzazione di ‘cristiana’, anche se in realtà la maggioranza rimane islamica sunnita.

In definitiva anche se Jellesma non fu un teologo sistematico o un innovatore radicale, egli ebbe un ruolo operativo di primo piano; il suo pragmatismo equilibrato permise la crescita di una chiesa giavanese autentica in un ambiente oggettivamente ostile. La sua eredità sopravvive nella vitalità della GKJW e nella memoria storica come “apostolo di Giava”, un titolo che riflette sia il riconoscimento olandese sia l’accettazione indonesiana, seppure con le contraddizioni e la complessità del contesto post-coloniale.


Letture Consigliate

  • Boone, G. (2000). Modernism and mission: The influence of Dutch modern theology on missionary practice in the East Indies in the nineteenth century. Studies in Church History Subsidia, 13, 1–20.
  • Derksen, M. (2016). Local intermediaries? The missionising and governing of colonial subjects in South Dutch New Guinea, 1920–42. The Journal of Pacific History, 51(2), 111–130.
  • Tumanan, P. (2025). Kyai Ibrahim Tunggul Wulung and the liberative motive in syncretism. Exchange: Journal of Contemporary Christianities in Context, 54(3), 195–220.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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