Negli ultimi anni si è diffusa una narrazione secondo cui l’Iran non sarebbe mai stato autenticamente islamico e l’islam rappresenterebbe un’imposizione recente o artificiale. Questo articolo contesta tale lettura, ricostruendo la continuità storica, giuridica e culturale dell’islam in Persia dall’epoca della conquista del VII secolo fino alla contemporaneità. Attraverso l’analisi della Costituzione del 1906-1907 e del periodo pahlavi, si mostra come la modernizzazione dello Stato non abbia mai coinciso con una de-islamizzazione della società. Le rivolte recenti vengono così interpretate non come un rifiuto dell’islam, ma come un tentativo di rinegoziare il rapporto tra religione, potere politico e modernità all’interno di un quadro profondamente islamico.
In recent years, a narrative has emerged portraying Iran as a country that was never truly Islamic, suggesting that Islam represents a recent or artificial imposition. This article challenges such interpretations by tracing the historical, legal and cultural continuity of Islam in Persia from the seventh-century conquest to the present day. Through an examination of the 1906-1907 Constitution and the Pahlavi period, it argues that state-led modernization never entailed the de-Islamization of Iranian society. Contemporary protests are therefore read not as a rejection of Islam itself, but as efforts to renegotiate the relationship between religion, political authority and modernity within an enduring Islamic framework.
De laatste jaren is een narratief ontstaan waarin Iran wordt voorgesteld als een land dat nooit werkelijk islamitisch is geweest, waarbij de islam wordt gezien als een recente of kunstmatige oplegging. Dit artikel verwerpt die interpretatie en belicht de historische, juridische en culturele continuïteit van de islam in Perzië vanaf de zevende-eeuwse verovering tot vandaag. Aan de hand van de Grondwet van 1906-1907 en de Pahlavi-periode wordt aangetoond dat modernisering van de staat niet samenviel met de-islamisering van de samenleving. De recente protesten worden daarom geïnterpreteerd als pogingen om de relatie tussen religie, politieke macht en moderniteit opnieuw te definiëren binnen een blijvend islamitisch kader.
Iran – Una Terra Islamizzata
La Persia, e in seguito l’Iran, è stato e rimane un regno/territorio musulmano, anche se recentemente si è insuinata una narrazione secondo cui queste terre non sono mai state islamiche o interessate dall’islam; si tratta di un racconto che ignora la differenza tra islam e islamismo. La conquista della Persia è databile nel VII secolo, e da allora l’islam si è diffuso, seppure con caratteri persiani, differenti dall’islam professato nella penisola arabica.
Nel corso di oltre 1300 anni l’islam è diventato anche un fenomeno culturale, profondamente inscritto nella società iraniana; anche durante la dinastia pahlavi l’islam è rimasto religione di Stato, sebbene il re abbia cercato di introdurre forme di modernizzazione, attraverso la cosiddetta ‘rivoluzione bianca’. Il potere dei chierici sciiti, tuttavia, non è mai realmente stato posto in dubbio, e l’islam sciita è rimasto il riferimento implicito.

Semmai, è stata la percezione di aver smarrito la particolarità persiana sotto l’egida dell’Occidente, abilmente sfruttata dal clero sciita, ad aver determinato la Rivoluzione del 1979; fino ad ora, non si registra alcun reale cambiamento nello statuto islamico, ma solamente il desiderio di liberarsi dal giogo di una dittatura in cui islam e potere politico si alimentano a vicenda da quasi mezzo secolo.
Lo Shah Reza Pahlavi (1919-1980) era musulmano, e si dichiarava credente, e il suo successore (1960-), mai asceso al trono a causa della Rivoluzione del 1979, non ha mai rinnegato la fede islamica; tuttavia, gli ultimi eventi in Iran hanno spinto una narrativa che tende a far credere che l’Iran non sia mai stato musulmano. Si confonde il tentativo di modernizzare un Paese al collasso economico (e probabilmente ideologico) con la reale composizione sociale e culturale; la cultura rimane islamica (non islamista) e la società rimane profondamente legata all’islam sciita e agli ayatollah.
Un Re Musulmano, un Islam Liberale
La Costituzione del 1906, rimasta sostanzialmente in vigore fino al 1979, limitava il potere del re e del clero, ma non intendeva certamente porre fine all’islamizzazione dell’Iran; gli articoli supplementari del 1907 (aggiunti alla Costituzione emanata l’anno precedente) tolgono ogni dubbio sullo statuto islamico dello Stato,
In the Name of God the Merciful the Forgiving
The Articles added to complete the Fundamental Laws of the Persian Constitution ratified by the late Shahinshah of blessed memory, Muzaffaru’d-Din Shah Qajar (may God illuminate his resting-place!) are as follows.
General Dispositions
Art. 1. The official religion of Persia is Islam, according to the orthodox Ja’fari doctrine of the Ithna ‘Ashariyya (Twelve Imams), which faith the Shah of Persia must profess and promote.
Art. 2. At no time must any legal enactment of the Sacred National Consultative Assembly, established by the favour and assistance of His Holiness the Imama of the Age (may God Hasten his glad Advent!), the favour of His Majesty the Shahinshah, of Islam (may God multiply the like them!), and the whole people of the Persian Nation, be at variance with the sacred rules of Islam or the laws established by His Holiness the Best of Mankind (on whom and on whose household be the Blessings of God and His Peace).
It is hereby declared that, it is for the learned doctors of theology (the ‘ulama) – may God prolong the blessing of their existence! – to determine whether such laws as may be proposed are or are not conformable to the rules of Islam; and it is therefore officially enacted that there shall at all times exist a committee composed of not less than five jujahids or other devout theologians, cognizant also of the requirements of the age, [which committee shall be elected] in this manner. The ‘ulama and Proofs of Islam shall present to the National Consultative Assembly the names of Twenty of the ‘ulama possessing the attributes mentioned above; and the Members of the National Consultative Assembly shall, either by unanimous acclamation, or by vote, designate five or more of these, according to the exigencies of the time, and recognize these as Members, so that they may carefully discuss and consider all matters proposed in the Assembly, and reject and repudiate, wholly or in part, any such proposal which is at variance with the Sacred Laws of Islam, so that it shall not obtain the title of legality. In such matters the decision of this ecclesiastical committee shall be followed and obeyed and this article shall continue unchanged until the appearance of His Holiness the Proof of the Age (may God hasten his glad Advent!).
Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Perdonatore
Gli articoli aggiunti per completare le Leggi Fondamentali della Costituzione Persiana ratificata dal defunto Scià di beata memoria, Muzaffaru’d-Din Shah Qajar (che Dio illumini la sua tomba!), sono i seguenti.
Disposizioni generali
Art. 1. La religione ufficiale della Persia è l’Islam, secondo la dottrina ortodossa Ja’fari degli Ithna ‘Ashariyya (Dodici Imam), fede che lo Scià di Persia deve professare e promuovere.
Articolo 2. In nessun momento alcuna legge del Sacro Consiglio Nazionale Consultativo, istituito con il favore e l’assistenza di Sua Santità l’Imam dell’Epoca (che Dio affretti la sua lieta venuta!), del favore di Sua Maestà lo Scià dell’Islam (che Dio ne moltiplichi i simili!) e di tutto il popolo della nazione persiana, deve essere in contrasto con le sacre regole dell’Islam o con le leggi stabilite da Sua Santità il Migliore dell’Umanità (su cui e sulla cui famiglia siano le Benedizioni di Dio e la Sua Pace).
Si dichiara con la presente che spetta ai dotti dottori di teologia (gli ‘ulama) – che Dio prolunghi la benedizione della loro esistenza! – determinare se le leggi che potranno essere proposte siano o meno conformi alle regole dell’Islam; e si decreta quindi ufficialmente che esisterà in ogni momento un comitato composto da non meno di cinque mujtahid o altri teologi devoti, conoscitori anche delle esigenze dell’epoca, [comitato che sarà eletto] in questo modo. Gli ‘ulama e le Prove dell’Islam presenteranno all’Assemblea Consultativa Nazionale i nomi di venti ‘ulama in possesso degli attributi sopra menzionati; e i membri dell’Assemblea Consultativa Nazionale, sia per acclamazione unanime, sia per voto, designeranno cinque o più di questi, a seconda delle esigenze del momento, e li riconosceranno come membri, affinché possano discutere e considerare attentamente tutte le questioni proposte nell’Assemblea, e respingere e ripudiare, in tutto o in parte, qualsiasi proposta che sia in contrasto con le Sacre Leggi dell’Islam, in modo che non ottenga il titolo di legalità. In tali questioni si seguirà e si obbedirà alla decisione di questo comitato ecclesiastico e questo articolo rimarrà invariato fino all’apparizione
Iran, Leggi Fondamentali del 1907, Foundation of Iranian Studies.
Risulta evidente che la monarchia costituzionale che viene creata nel 1906, e che rimane invariata nelle sue linee fondamentali fino al 1979, sia islamica, non islamista, per definizione; l’islam non è solamente lo sfondo ma definisce alcuni limiti che non possono essere superati. Lo shah era incaricato di diffondere l’islam sciita, e non solamente di difenderlo, mentre le leggi non potevano contraddire i precetti islamici, secondo la comprensione e l’interpretazione dei teologi iraniani.
Reza Pahlavi agisce in tale contesto, forzandolo leggermente, ma non lo modifica nella sostanza e cerca di promuovere un’interpretazione più liberale; lo shah rimane il simbolo della fede islamica sciita, ed è proprio la percezione del suo ‘tradimento’ (con riforme giudicate eccessivamente liberali) a preparare la strada alla ribellione e al regime islamista insediatosi nel 1979 tuttora al potere.
Le Rivolte Recenti
Pertanto, l’interpretazione recente che vede l’Iran come non islamico e lo shah come un governante non musulmano deve essere rigettata alla luce della storia; la continuità della religione islamica in Persia/Iran è innegabile. Semmai, è esistito un tentativo interpretativo in senso liberale, che ha portato alla Rivoluzione del 1979; la rivolta in corso riprende il tentativo di modernizzazione, e non di de-islamizzare l’Iran.

Di conseguenza, qualunque tentativo di imporre un’agenda di de-islamizzazione è destinata a fallire, in quanto non si accorderebbe con una società e una cultura profondamente islamizzate da oltre 13 secoli. Le reti culturali e religiose che ruotano intorno agli ayatollah rimangono e rimarranno fondamentali per riorganizzare il Paese, qualunque sia l’esito delle proteste che da due settimane stanno mettendo pressione sul regime di Teheran.
Il futuro prossimo dell’Iran è dunque islamico, magari meno conservatore rispetto allo scenario attuale, ma sempre dentro questo paradigma; pensare che delle rivolte estemoporanee possano cancellare il carattere islamico del Paese, inscrito da oltre tredici secoli, fraintende il senso delle rivolte e la reale capacità di coloro che stanno chiedendo più libertà e condizioni di vita migliori, non la de-islamizzazione dell’Iran.
De-Islamizzare richiedebbe uno scenario di secoli, oltre alla presenza di forze egemoniche che al momento non si intravvedono; pertanto, la realtà dell’Iran non può essere modificata a piacimento, e la forza sociale dell’islam iraniano non deve essere sottovalutata.
Letture Consigliate
- Amanat, A. (2017). Iran: A modern history. New Haven, CT: Yale University Press.
- Keddie, N. R. (2006). Modern Iran: Roots and results of revolution (Updated ed.). New Haven, CT: Yale University Press.
- Schirazi, A. (1997). The constitution of Iran: Politics and the state in the Islamic Republic. London, UK: I.B. Tauris.

