- Il Ceylon Antiquary and Literary Register
- L'Articolo di Perera S.J.
- Perera, un Autore Moderno
- Letture Consigliate
Attraverso un’analisi critica delle fonti tardo-antiche e medievali, il gesuita cingalese Stephen Gerard Perera propone una ricostruzione prudente delle origini del cristianesimo a Ceylon, distinguendo nettamente tra tradizione leggendaria e indagine storica. Pubblicato nel Ceylon Antiquary and Literary Register, il contributo rappresenta un esempio significativo di storiografia coloniale disciplinata, utile oggi per comprendere sia la storia religiosa dell’isola sia i meccanismi di produzione del sapere nell’impero britannico.
Drawing on late-antique and medieval sources, Ceylonese Jesuit Stephen Gerard Perera offers a cautious reconstruction of the early presence of Christianity in Ceylon, clearly separating legend from historical inquiry. Published in the Ceylon Antiquary and Literary Register, the article stands as a notable example of disciplined colonial scholarship, relevant both to the study of Sri Lanka’s religious history and to the analysis of knowledge production within the British Empire.
Op basis van laat-antieke en middeleeuwse bronnen presenteert de Ceylonese jezuïet Stephen Gerard Perera een voorzichtige reconstructie van de vroege aanwezigheid van het christendom op Ceylon, met een duidelijke scheiding tussen legende en historische analyse. Het artikel, verschenen in het Ceylon Antiquary and Literary Register, vormt een betekenisvol voorbeeld van gedisciplineerde koloniale geschiedschrijving en blijft relevant voor zowel de religieuze geschiedenis van Sri Lanka als voor het onderzoek naar kennisproductie binnen het Britse Rijk.
Il Ceylon Antiquary and Literary Register
Dal XVIII alla prima metà del XX secolo, Ceylon (attuale Sri Lanka), è statp uno degli avamposti coloniali più rilevanti dell’impero britannico; uno degli aspetti centrali della narrazione coloniale era la religione cristiana, presentata come elemento precedente la colonizzazione, e non importato e imposto dai colonizzatori. Tale narrazione si può rinvenire in diverse riviste coeve, come il Ceylon Antiquary and Literary Register, che ospitava articoli di storia, letteratura e cultura; l’edizione del 1922-23 contiene, in particolare, un articolo sui primi cristiani di Ceylon, scritto da un padre gesuita, Stephen Gerard Perera, cingalese, missionario attivo nella prima metà del XX secolo.
Il Ceylon Antiquary, al pari di altre opere simili, era un ricettacolo di contributi accademici, in cui i dati forniti erano generalmente precisi, ma interpretati con la lente coloniale dell’epoca; per questa ragione, quanto viene affermato può essere considerato preciso da un punto di vista fattuale, ma deve essere correttamente collocato nel contesto coloniale della prima metà del XX secolo. La presenza cristiana precedente all’arrivo dei portoghesi, prima, e dei britannici, in altre parole, deve essere esaminata criticamente, alla luce delle fonti attualmente disponibili.

Ciò nonostante, l’articolo del Perera risulta ancora rilevante sotto diversi profili, ad iniziare da quello metodologico; egli, in effetti, raccolse dati con una certa precisione, e i suoi contributi formano ancora il sostrato di molti lavori sulla storia della chiesa cattolica in questa regione geografica. Il suo approccio, inoltre, è altamente illustrativo del pensiero coloniale, e, da questo punto di vista, costituisce un’occasione preziosa per comprendere i meccanismi coloniali nell’impero britannico.
Il contributo ‘Early Christianity in Ceylon’, pertanto, non può essere derubricato come propagandistico, ma, allo stesso tempo, deve essere collocato con precisione nel suo contesto; si tratta di un lavoro serio e attendibile, che viene usato per legittimare la presenza britannica a Ceylon. La storia, dunque, diventa uno strumento di legittimazione politica, e non di semplice indagine e analisi; la sua pubblicazione sul Register, in effetti, non consente di dubitare del suo carattere politico (in senso foucaultiano).
Le autorità coloniali, del resto, consideravano utile e opportuno questo lavoro per dimostrare o rafforzare la tesi secondo cui il dominio britannico era ‘necessario’ e ‘naturale’, non imposto, ma come una conseguenza logica derivante dalla storia di Ceylon.
L’Articolo di Perera S.J.
Il Perera prende in considerazione le leggende che circolavano sui ‘magi’, le figure che nei Vangeli canonici adorano il neonato Gesù, presentando uno di essi come orginario di Ceylon, per poi sconfessare queste narrazioni come anti-storiche .Il lavoro di Perera, dunque, si presenta immediatamente come critico rispetto alle narrazioni che circolavano, e che legavano personaggi dei Vangeli ai Re portoghesi e all’area di Ceylon.

Anche la metodologia appare corretta, in quanto l’autore opera un confronto diretto tra le ipotesi circolanti e quanto era già conosciuto ai suoi tempi,
It is needless to say that the story runs counter to al] we know, little enough though it is, about the Magi from the early Fathers. At any rate the Syrian’s story, if his it was, is improbable to
a degree, to put it at the lowest. The Magi, in the first place, were not kings, though they are popularly called the ‘‘ Three Kings”? ; and » king of Jaffna, I fancy, would have a long way and a hard time to perform the astounding feat of & journey to Bethlehem in the brave days of old. It is not, however, the antecedent improbability of the tale, which alone would be fatal to the Black Magus, that makes us rule the story out of court.
È superfluo dire che la storia va contro tutto ciò che sappiamo, per quanto poco sia, sui Magi dai primi Padri. In ogni caso la storia del siriano, se era sua, è improbabile fino a un certo punto, per dirla in modo eufemistico. I Magi, in primo luogo, non erano re, sebbene siano popolarmente chiamati i “Tre Re”; e il re di Jaffna, immagino, avrebbe avuto una lunga strada e un periodo difficile per compiere l’incredibile impresa di un viaggio a Betlemme nei giorni antichi. Non è, tuttavia, l’improbabilità antecedente del racconto, che da sola sarebbe fatale per il Mago Nero, a far sì che suggerisca di non considerare la storia come veritiera.
Perera S.J., Early Christianity in Ceylon, The Ceylon Antiquary and Literary Register, Volume VIII(III)1923, p. 185.
Perera segnala da subito che il suo contributo si colloca in un ambito differente rispetto alle leggende e alle storie che circolavano ancora nel XIX secolo; dopo aver presentato altre due leggende, come quella che legava l’evangelizzazione dell’India (e anche di Ceylon) all’apostolo Tommaso, un’altra figura evangelica (e probabilmente storica, anche se la sua missione in India è oggetto di ampio dibattito), il gesuita riconosce e indica nella Traprobane del VI secolo la Ceylon del XX secolo, sede di una comunità cristiana stabile, con un clero ad essa preposto, sulla base di documenti tardo-antichi, e non su una verifica diretta delle fonti.
Perera afferma, sulla base delle fonti da lui consultate,
(…) Cosmas Indicopleastes has left on record the existence of a Christian church
in Ceylon in the sixth century, and there is every reason to think
that he states a fact. But the Christian Topography, the quaint
book of that much travelled monk, was then unknown. The
manuscript existed in the Vatican Library, but it was long
afterwards that historians became aware of its existence. In
this work, now published in the original Greek by a Benedictine,
and translated into several Ianguages,** Cosmas says: “Even in
Taprobane. an island in further India, where the Indian san is, there is a church of Christians with clergy and a body of believers.” (Bk. iii.) This Taprobane is undoubtedly Ceylon, for Cosmas says,
“it ia called Seilodiba by the Indians, but by the Greeks Taprobane.””
Referring to the Christian church, he says again in the eleventh
book, in which he describes Ceylon : “The island has also a church
of Persian Christians, who have settled there, and s Presbyter
who is appointed from Persis, and a Deacon and a complete ecclesiastical ritual, But the natives and their kings were heathen,”
Cosma Indicopleuste ha lasciato testimonianza dell’esistenza di una chiesa cristiana a Ceylon nel sesto secolo, e ci sono tutte le ragioni per credere che abbia detto la verità: un fatto. Ma la Topografia Cristiana, il bizzarro libro di quel monaco molto viaggiato, era allora sconosciuta. Il manoscritto mantiscript esisteva nella Biblioteca Vaticana, ma fu molto tempo dopo che gli storici vennero a conoscenza della sua esistenza. In quest’opera, ora pubblicata in greco originale da un benedettino e tradotta in diverse lingue, Cosma dice: “Anche a Taprobane, un’isola nell’India ulteriore, dove si trova il sole indiano, c’è una chiesa di cristiani con clero e un corpo di fedeli”.
(Libro III) Questa Taprobane è senza dubbio Ceylon, poiché Cosma dice: “È chiamata Seilodiba dagli indiani, ma Taprobane dai greci”. “
Riferendosi alla chiesa cristiana, dice di nuovo nell’undicesimo libro, in cui descrive Ceylon: “L’isola ha anche una chiesa di cristiani persiani, che si sono stabiliti lì, e un presbitero nominato dalla Persia, e un diacono e un rituale ecclesiastico completo. Ma gli indigeni e i loro re sono pagani”.
Perera S.J., Early Christianity in Ceylon, The Ceylon Antiquary and Literary Register, Volume VIII(III)1923, p. 190.
In base allo scritto di Cosma, dunque, Perera afferma che il cristianesimo nell’area indiana risale al VI secolo, e questa testimonianza è coerente con le tesi che datano la presenza di comunità cristiane verso questa epoca tardo antica. Di conseguenza, quanto affermato da Perera pare reggere alla luce delle prove storiche emerse di recente; non è possibile, tuttavia, fare affermazioni definitive per la Ceylon (Sri Lanka), di cui non compaiono testimonianze incontrovertibili.
Perera, un Autore Moderno
Il Perera conclude l’articolo riconoscendo che le notizie su questa presunta chiesa di Ceylon sono scarse e che il cristianesimo fu sradicato dopo il XIII secolo; per questa ragione, quando i portoghesi arrivarono nel XVI secolo le tracce delle comunità cristiane precedenti erano praticamente scomparse. L’autore, dunque, non forza le fonti, e riconosce che le prove della sua ipotesi sono scarse, ma non inesistenti; la cautela usata, pertanto, spinge a ritenere che questo contributo abbia rappresentato un reale tentativo di costruzione scientifica del sapere, in base al materiale esistente e disponibile. Perera non presenta mai dei fatti assoluti, ma delle possibilità, che sono più plausibili rispetto alle storie e alle leggende ancora circolanti all’inizio del XX secolo.
Da questo punto di vista, Perera rappresenta un esempio moderno (in senso metodologico, non cronologico), un autore maturo che non si presta alla propaganda, ma cerca di cogliere l’evoluzione della storia, seppure in un ambito ancora coloniale e caratterizzato da strumenti di ricerca. ancora limitati. Per questa ragione, tale contributo, come il Ceylon Antiquary and Literary Register su cui è stato pubblicato, sono strumenti da riscoprire, allo scopo di presentare una realtà coloniale più articolata e complessa di quanto spesso si sia disposti a riconoscere. Il contributo del Perera (ma non solo ovviamente) conferma che il pregiudizio sulle fonti del periodo coloniale è spesso un ostacolo alla scoperta di autori e riviste dall’impianto moderno e scientifico, che testimoniano la volontà di comprendere la realtà.
Letture Consigliate
- Ross, P. D. V. (2019). Sri Lanka [Capitolo su cristianesimo e colonialismo]. In K. R. Ross, D. Jeyaraj & T. M. Johnson (Eds.), Christianity in South and Central Asia (pp. 199–208).
- Carey, H. M., & Lewis, M. P. (2024). Empire, Colonialism, and the Human Sciences. Cambridge University Press.
- Malekandathil, P. (2021). Saint Thomas Christians and the Indian Ocean Trade. Leiden–Boston: Brill.

