- Arabi in Israele
- Ebrei in Palestina?
- La Mediazione degli Stati Uniti d'America
- Un Progetto Mal Concepito ab origine
- Letture Consigliate
La frattura israelo-palestinese si è formata prima ancora della nascita degli Stati coinvolti, nel momento in cui il progetto di partizione della Palestina si scontrò con identità politiche inconciliabili, ambizioni nazionali divergenti e un’improvvisa ridefinizione degli equilibri globali. Le vicende della minoranza araba in Israele, la mancata nascita di uno Stato palestinese e il ruolo incerto delle potenze esterne non costituiscono episodi separati, ma elementi di un unico meccanismo storico, in cui promesse internazionali, dottrine incoerenti e memorie incompatibili hanno generato una crisi destinata a prolungarsi ben oltre il 1948.
The Israeli-Palestinian fracture emerged even before the creation of the states involved, when the partition plan for Palestine collided with irreconcilable political identities, divergent national ambitions, and a sudden reordering of global power. The fate of Israel’s Arab minority, the non-emergence of a Palestinian state, and the uncertain role of external powers are not separate episodes but components of a single historical mechanism in which international promises, inconsistent doctrines, and incompatible memories produced a crisis destined to endure well beyond 1948.
Arabi in Israele
Dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, ci si è posti il problema dell’integrazione degli arabi che vivevano in Israele, dopo il loro rifiuto del Piano di Partizione contenuto nella Risoluzione n. 181 del 1947. Si trattava (e si tratta tuttora) di un problema fondamentale, specialmente alla luce delle tensioni che hanno caratterizzato la convivenza con gli ebrei nella Palestina del Mandato (britannico, ndr).

Considerando che Israele esisteva come Stato, la responsabilità della loro integrazione è sempre stata un oggetto di dibattito; Jewish Frontier (Febbraio 1957) riporta l’eco di questo problema, proponendo una soluzione decisamente attuale.
The problem of the Arab minority in Israel is one of the important problems in the domestic life of the State, in the security policy of Israel, and in the future relations between Israel
and her Arab neighbors. The way Israel treats her Arab citizens, the measures she takes to integrate them into the social and economic life of the country, the daily contacts and relationships between them and the majority of the country, will have a great impact on the entire region. The discussions about the future of the Gaza Strip make this problem one of the major problems of the State of Israel today.
Il problema della minoranza araba in Israele è uno dei problemi importanti nella vita interna dello Stato, nella politica di sicurezza di Israele e nelle future relazioni tra Israele e i suoi vicini arabi. Il modo in cui Israele tratta i suoi cittadini arabi, le misure che prende per integrarli nella vita sociale ed economica del paese, i contatti e le relazioni quotidiane tra loro e la maggioranza del paese, avranno un grande impatto sull’intera regione. Le discussioni sul futuro della Striscia di Gaza rendono questo problema uno dei maggiori problemi dello Stato di Israele oggi.
Yaron, M., The Arabs in Israel, Jewish Frontier, February 1957, p. 10.
Tali osservazioni denotano una chiara visione del problema e delle sue implicazioni, che si estendono oltre la creazione dello Stato; la Striscia di Gaza viene riconosciuta come particolarmente problematica. A tale problema corrispondeva (almeno teoricamente) la completa parità di diritti e di opportunità degli arabi rispetto agli ebrei e alle altre minoranze;
La stessa dichiarazione di indipendenza di Israele affermava, a tale proposito,
THE STATE OF ISRAEL will be open for Jewish immigration and for the Ingathering of the Exiles; it will foster the development of the country for the benefit of all its inhabitants; it will be based on freedom, justice and peace as envisaged by the prophets of Israel; it will ensure complete equality of social and political rights to all its inhabitants irrespective of religion, race or sex; it will guarantee freedom of religion, conscience, language, education and culture; it will safeguard the Holy Places of all religions; and it will be faithful to the principles of the Charter of the United Nations.
LO STATO DI ISRAELE sarà aperto all’immigrazione e al raduno degli esuli; promuoverà lo sviluppo del paese a beneficio di tutti i suoi abitanti (enfasa mia, ndr); sarà basato sulla libertà, la giustizia e la pace come previsto dai profeti di Israele; garantirà la completa parità di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti, indipendentemente dalla religione, dalla razza o dal sesso; garantirà la libertà di religione, (enfasi mia, ndr) di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura; tutelerà i luoghi santi di tutte le religioni; e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
The Avalon Project, Declaration of Israel’s Independence 1948, Dichiarazione di Indipendenza di Israele, infra.

Israele, dunque, nasce come uno Stato aperto alle minoranze, e non eslcusivo per gli ebrei, anche se il carattere ebraico è sempre stato prevalente; la sua fondazione, tuttavia, non si basa su una confessione religiosa, ma su un progetto inclusivo e incredibilmente moderno.
Ebrei in Palestina?
Lo Stato della Palestina, come noto, che avrebbe dovuto essere a maggioranza araba, secondo quanto previsto dalla menzionata Risoluzione n. 181 del 1947 delle Nazioni Unite, non è mai nata, a causa del rifiuto dei leaders arabi di riconoscere sovranità ad un territorio che per secoli (ad eccezione del Regno Latino di Gerusalemme) è stato sottoposto al dominio arabo/islamico.
Come noto, secondo il pensiero politico e religioso islamico ‘classico’, una terra sottoposto al dominio dei musulmani non può essere ceduta, nemmeno parzialmente; di conseguenza, gli arabi non hanno mai contemplato la presenza di ebrei in ‘Palestina’, e considerano Israele come un abuso dei loro diritti. Parte del rifiuto di uno Stato arabo indipendente, poi, derivava da ragioni strategiche e pan-arabe; in altre parole, gli arabi temevano che una partizione in due Stati avrebbe diviso il mondo arabo, indebolendolo.

Il 28 febbraio del 1948, la Central Intelligence Agency, CIA, produce un documento (allora segreto ma attualmente disponibile), in cui critica la decisione delle Nazioni Unite, e la presenta come ‘impraticable’, non attuabile.
It is apparent that the partition of Palestine into separate Arab and Jewish states (and an international zone), with economic union between the two states, as recommended by the United Nations General Assembly (UNGA) on 29 November 1947, cannot be implemented. The Arab reaction to the recommendation has been violent, and the Arab refusal to cooperate in any way with the five-nation United Nations Commission will prevent the formation of an Arab state and the organization of economic union. The Arabs will use force to oppose the establishment of a Jewish state and to this end are training troops in Palestine and other Arab suites. Moreover, the United Kingdom has stated repeatedly that it will take no part in implementing a UN decision not acceptable to both Jews and Arabs. The British have also declared that when the mandate terminates on 15 May, they will not transfer authority to the UN Commission but will merely relinquish that authority, which would then be assumed by the UN. Thus, without Arab and British cooperation, the Commission will be unable to carry out the task assigned to it.
È evidente che la divisione della Palestina in due stati arabi ed ebraici separati (e una zona internazionale), con un’unione economica tra i due stati, come raccomandato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (AGNU) il 29 novembre 1947, non può essere attuata. La reazione araba alla raccomandazione è stata violenta, e il rifiuto arabo di cooperare in alcun modo con la Commissione delle Nazioni Unite composta da cinque nazioni impedirà la formazione di uno stato arabo e l’organizzazione di un’unione economica. Gli arabi useranno la forza per opporsi alla creazione di uno stato ebraico e a tal fine stanno addestrando truppe in Palestina e in altri paesi arabi. Inoltre, il Regno Unito ha ripetutamente dichiarato che non prenderà parte all’attuazione di una decisione delle Nazioni Unite non accettabile sia dagli ebrei che dagli arabi. Anche i britannici hanno dichiarato che quando il mandato scadrà il 15 maggio, non trasferiranno l’autorità alla Commissione delle Nazioni Unite, ma semplicemente vi rinunceranno, e tale autorità verrebbe quindi assunta dall’ONU. Pertanto, senza la cooperazione araba e britannica, la Commissione non sarà in grado di svolgere il compito che le è stato affidato.
(Report by the Central Intelligence Agency, Washington, USA, 28 February 1948)
Secondo la CIA, dunque, ancora prima della creazione di Israele, era evidente che gli arabi si sarebbero opposti attivamente; inoltre, anche parte degli ebrei non concordavano sulla soluzione proposta.
Even among the Jews there is dissatisfaction over the partition plan. Irgun Zvai Leumi and the Stern Gang, the two extremist groups, have refused to accept the plan and continue to claim all of Palestine (and even Transjordan) for the Jewish state. The Jewish Agency, official representative of the Jewish community, had hoped to obtain a larger portion of Palestine for the new state but has decided to cooperate with the UN Commission. Recruiting and training for Hagana, the Agency’s military arm, have been increased, and the terrorist groups will join Hagana in the Arab fight despite their opposition to partition. The Jewish effort, however, will not be sufficient to enable the UN Commission to carry out partition as envisaged by the UNGA.
Anche tra gli ebrei c’è insoddisfazione per il piano di spartizione (enfasi mia, ndr). L’Irgun Zvai Leumi e la Banda Stern, i due gruppi estremisti, hanno rifiutato di accettare il piano e continuano a rivendicare l’intera Palestina (e persino la Transgiordania) per lo stato ebraico (enfasi mia, ndr). L’Agenzia Ebraica, rappresentante ufficiale della comunità ebraica, sperava di ottenere una porzione più ampia della Palestina per il nuovo stato (enfasi mia, ndr), ma ha deciso di cooperare con la Commissione ONU. Il reclutamento e l’addestramento per l’Hagana, il braccio militare dell’Agenzia, sono stati intensificati, e i gruppi terroristici si uniranno all’Hagana nella lotta araba nonostante la loro opposizione alla spartizione. Lo sforzo ebraico, tuttavia, non sarà sufficiente a consentire alla Commissione ONU di attuare la spartizione come previsto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
(Report by the Central Intelligence Agency, Washington, USA, 28 February 1948)
Non esistevano dubbi sull’opposizione degli arabi, sia ad Israele, che ad uno Stato arabo che non comprendesse la Palestina del Mandato nel suo complesso; inoltre, esistevano fazioni ebraiche che, allo stesso tempo, non accettavano compromessi sul territorio che ritenevano dovesse essere loro assegnato. Alla fine prevalse l’atteggiamento pragmatico della maggioranza degli ebrei, che accettarono di creare un’entità statale, magari imperfetta, ma esistente.
La Mediazione degli Stati Uniti d’America
Dopo il disimpegno della Corona Britannica nell’ex protettorato, il ruolo di mediatore viene assunto dagli Stati Uniti d’America, la nazione che ha dato un contributo fondamentale nella Seconda Guerra Mondiale, e che è diventata l’architetto del nuovo assetto mondiale. Il Medio Oriente, da questo punto di vista, costituisce immediatamente uno dei terreni di prova più complessi; non sorprende, dunque, che la politica statunitense di questo periodo (dalla fine anni Quaranta all’inizio degli anni Sessanta) sia segnata da evidenti contraddizioni.

Londra perde progressivamente il suo impero e la sua influenza sul mondo arabo (e non solo), dopo secoli di dominio coloniale, sia diretto che indiretto; Washington diventa il nuovo centro focale della diplomazia globale. A partire dalla fine degli anni Quaranta del Novecento, gli USA promuovono una serie di alleanze con gli Stati arabi che preoccupano la dirigenza di Israele; allo stesso tempo, sono proprio gli Stati Uniti d’America ad alimentare tentativi di dialogo e conciliazione tra le due parti.
We have done considerable spadework to persuade both Arabs and Israelis of the wisdom of avoiding an acrimonious debate like that of last spring. Nevertheless, the debate promises to be a rough affair, with the United States getting at least as many brickbats as thanks for our efforts. The Arabs will probably press for several proposals designed to embarrass and hurt Israel, including appointment of a United Nations custodian of former Arab properties in Israel, reconstitution of the Palestine Conciliation Commission (PCC), appointment of a Commission to inquire into the status of the Arab minority in Israel, and official recognition of a delegation of Palestinian Arabs who have come to New York for the coming debate. On its side, Israel is preparing itself for vigorous counterattack.
Abbiamo svolto un notevole lavoro preparatorio per convincere sia gli arabi che gli israeliani della saggezza di evitare un dibattito aspro come quello della scorsa primavera. Tuttavia, il dibattito promette di essere aspro, con gli Stati Uniti che ricevono almeno tanti rimproveri quanti ringraziamenti per i nostri sforzi. Gli arabi probabilmente insisteranno su diverse proposte volte a imbarazzare e danneggiare Israele, tra cui la nomina di un custode delle Nazioni Unite per le ex proprietà arabe in Israele, la ricostituzione della Commissione di Conciliazione per la Palestina (PCC), la nomina di una Commissione d’inchiesta sullo status della minoranza araba in Israele e il riconoscimento ufficiale di una delegazione di arabi palestinesi giunti a New York per il prossimo dibattito. Da parte sua, Israele si sta preparando a un vigoroso contrattacco.
Memorandum From Secretary of State Rusk to President Kennedy, Washington, USA, November 23, 1961
Pertanto, non sembrano esserci dubbi sul ruolo a volte contraddittorio assunto dai governi statunitensi, che sono talvolta costretti a districarsi in scelte diplomatiche di cui hanno poca esperienza. Per questa ragione, queste scelte si possono configurare come un tentativo, più che come una dottrina definita; la prima cristalizzazione in una dottrina precisa, invece, si ha con Eisenhowver. Quest’ultima è stata enunciata nel 1957, e poi applicata negli anni successivi con risultati alterni; in base a tale dottrina, il Medio Oriente viene considerato di vitale importanza rispetto agli interessi degli Stati Uniti d’America.
Le prime applicazioni, tuttavia, non furono affatto coerenti o sistematiche, e rappresentò, nel periodo considerato in questo breve saggio, un primo tentativo di sistematizzazione, un esperimento che si cercò di applicare al Medio Oriente. Per quanto riguarda la disputa arabo-israeliana, poi, la dottrina Eisenhower appare marginale, se non contro-produttiva, come sembrano dimostrare le preoccupazioni israeliane in questo periodo.
Un Progetto Mal Concepito ab origine
Le problematiche che hanno portato alla complessa situazione in Medio Oriente, e nella regione israelo-palestinese in particolare, derivano da una complessa interazione tra conflitti, aspirazioni nazionali e promesse disattese. La partizione suggerita dalle Nazioni Unite nel 1947 sembrava destinata a fallire ancora prima di essere implementata; il disimpegno della Corona Britannica, che lascia il problema alle Nazioni Unite, senza più intervenire, poi, segnala che la situazione era ormai fuori controllo.
I problemi successivi, come l’insicurezza e l’instabilità cronica di questa regione, sono stati ampiamente anticipati, da governi e istituzioni internazionali, che hanno riconosciuto l’incapacità dei leaders arabi e israeliani di accordarsi su una soluzione condivisa. I tentativi di mediazione, specialmente da parte degli USA, sono stati segnati da contraddizioni che rimangono tuttora intatte; evidentemente, le raccomandazioni della Commissione Peel del 1937 non sono state ascoltate.
Le guerre che si sono susseguite in questa regione, come quella, si spera, appena conclusa, sono il sintomo di un disagio le cui cause devono essere ricondotte al periodo fondativo degli Stati del Medio Oriente, sorti dalle ceneri delle due Guerre Mondiali.
Letture Consigliate
- Slater. J. (2024). “The United States and the Arab-Israeli Conflict.” In Mythologies Without End: The US, Israel, and the Arab-Israeli Conflict, 1917-2020. Oxford University Press.
- Morris, B. (2004). The Birth of the Palestinian Refugee Problem Revisited. Cambridge University Press.
- Ben-Dror, E. (2008). “The Arab Struggle Against Partition: The International Arena of Summer 1947.” Diplomatic History, 32(2), 241-258.

