Palestina
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La politica britannica in Palestina alla vigilia e nei primi anni della Seconda guerra mondiale costituisce uno dei casi più emblematici della tensione tra strategia imperiale, gestione dell’emergenza e aspirazioni nazionali contrapposte. L’emanazione del Libro Bianco del 1939 e l’intensificazione degli strumenti censori riflettono un’amministrazione coloniale impegnata a preservare la propria autorità in un contesto attraversato da spinte demografiche, pressioni internazionali e instabilità endemica.


British policy in Palestine on the eve of and in the early years of World War II constitutes one of the most emblematic cases of the tension between imperial strategy, emergency management, and opposing national aspirations. The issuance of the 1939 White Paper and the intensification of censorship tools reflect a colonial administration committed to preserving its authority in a context marked by demographic pressures, international pressures, and endemic instability.


Il White Paper del 1939 e la Censura

La censura veniva adottata, in forme diverse, da tutti gli imperi, allo scopo di tenere sotto controllo le informazioni e l’ordine pubblico; una situazione particolare, poi, esisteva nella Palestina Britannica, in cui la situazione era particolarmente delicata e volatile. In particolare, ci si riferisce al tentativo di censurare le proteste ebraiche in seguito all’emanazione del ‘white paper’ del 1939, con il quale il governo britannico dettava condizioni particolarmente restrittive in termini di immigrazione ebraica in Palestina.

Il White Paper è un documento ufficiale del 1939 con cui il governo britannico precisa che l’intenzione di fare dell’intero territorio palestinese (Palestina Britannica) uno Stato ebraico non può essere accolta.

“Unauthorized statements have been made to the effect that the purpose in view is to
create a wholly Jewish Palestine. Phrases have been used such as that ‘Palestine is to become
as Jewish as England is English.’ His Majesty’s Government regard any such expectation as
impracticable and have no such aim in view. Nor have they at any time contemplated … the
disappearance or the subordination of the Arabic population, language, or culture in
Palestine. They would draw attention to the fact that the terms of the (Balfour) Declaration
referred to do not contemplate that Palestine as a whole should be converted into a Jewish
National Home, but that such a Home should be founded in Palestine.”
But this statement has not removed doubts, and His Majesty’s Government, therefore,
now declare unequivocally that it is not part of their policy that Palestine should become a
Jewish State. They would indeed regard it as contrary to their obligations to the Arabs under
the Mandate, as well as to the assurances which have been given to the Arab people in the
past, that the Arab population of Palestine should be made the subjects of a Jewish State
against their will.

Sono state fatte dichiarazioni non autorizzate secondo le quali lo scopo immediato (del mandato palestinese) è quello di creare una Palestina interamente ebraica (grassetto mio, ndr). Sono state usate frasi come “La Palestina deve diventare ebraica come l’Inghilterra è inglese”. Il governo di Sua Maestà considera tale aspettativa impraticabile e non ha tale obiettivo in vista (enfasi mia, ndr). Né hanno mai contemplato… la scomparsa o la subordinazione della popolazione, della lingua o della cultura araba in Palestina. Attirerebbero l’attenzione sul fatto che i termini della Dichiarazione (Balfour) a cui si fa riferimento non prevedono che l’intera Palestina debba essere convertita in una Casa Nazionale Ebraica, ma che tale Casa debba essere fondata in Palestina” (enfasi mia, ndr).
Ma questa dichiarazione non ha dissipato i dubbi e, pertanto, il governo di Sua Maestà dichiara ora inequivocabilmente che non fa parte della sua politica che la Palestina diventi uno Stato ebraico. Considererebbero infatti contrario ai loro obblighi nei confronti degli arabi ai sensi del Mandato, nonché alle assicurazioni che sono state date al popolo arabo in passato, che la popolazione araba della Palestina fosse assoggettata a uno Stato ebraico contro la sua volontà.

HMG White Paper: Statement of Policy, London, 1939

Il governo britannico, con la dichiarazione del 1939, mette in risalto gli obblighi contratti anche con la parte araba, e non solo con quella ebraica; in altre parole, la ‘casa nazionale ebraica’ non corrispondeva (secondo l’interpretazione della Corona Britannica) con l’intera Palestina, ma solamente con una porzione di essa. Per questa ragione, e considerando le rivolte arabe che si erano susseguite nel tempo, come quella del 1936, il governo britannico decide di imporre restrizioni all’immigrazione ebraica nella Palestina del Mandato, dopo averla promossa nel decennio precedente.

Per le medesime ragioni, il White Paper impone restrizioni anche sull’acquisto di terre in alcune aree, a maggioranza araba; queste decisioni, evidentemente, mettono in difficoltà il movimento sionista, che aveva (e ha tuttora) un’idea differente.


La Reazione Ebraica

La politica britannica suscita comprensibili proteste ebraiche nella Palestina Britannica, che però vengono censurate; alcuni organi di stampa ebraici, come ‘Jewish Frontier’, riportano tuttavia l’eco di tale risentimento, e delle preoccupazioni suscitate nella popolazione ebraica.

For the past few months contact with PalesF tine has been severely restricted. All printed
matter and letters are controlled by the censor. The censorship in Palestine differs from that in
the rest of the British empire.

Negli ultimi mesi i contatti con la Palestina sono stati gravemente limitati. Tutto il materiale stampato e le lettere sono controllati dal censore. La censura in Palestina differisce da quella nel resto dell’Impero Britannico.

(Autore Anonimo), Uncensored, Jewish Frontier, May 1940, p. 10.

Ciò nondimeno, la stessa rivista ebraica riporta le preoccupazioni legate al White Paper dell’anno precedente;

Upon the announcement of the British decree restricting Jewish land purchases in some parts of
Palestine and prohibiting them entirely in other zones, the Vaad Leumi, National Council of the
Jewish community, issued a sharply worded declaration against the decree. The censor immediately forbade the publication of the statement. Three daily newspapers, Davar (Labor), Haaretz (General Zionist) and Hatzofeh (Mizrachi) disobeyed the order and prominently published the protest of the National Council.

Dopo l’annuncio del decreto britannico che limitava gli acquisti di terra ebraica in alcune parti della Palestina e li vietava del tutto in altre zone, il Vaad Leumi, Consiglio Nazionale della comunità ebraica, emise una dichiarazione dai toni duri contro il decreto. Il censore proibì immediatamente la pubblicazione della dichiarazione. Tre quotidiani, Davar (Laburista), Haaretz (Sionista Generale) e Hatzofeh (Mizrachi) hanno disobbedito all’ordine e hanno pubblicato in primo piano la protesta del Consiglio Nazionale.

(Autore Anonimo), Uncensored, Jewish Frontier, May 1940, pp. 10-11.

Nonostante il tentativo di celare le informazioni (confiscando le pubblicazioni e sospendendo le testate), gli ebrei riescono ad organizzare reti e forme clandestine per diffondere le loro proteste, che si condensano in un ‘bollettino’ clandestino, ‘Under Siege’, ‘Sotto Assedio’.


Le Ragioni della Protesta

La popolazione ebraica della Palestina Britannica non lamenta solamente la censura sull’immigrazione, soggetto a quote fisse, e non più libera e incoraggiata come in precedenza; un’altra e non meno importante fonte di preoccupazioni era costituita dagli interventi britannici rispetto alle forze di difesa ebraiche.

Upon the outbreak of war the government suddenly began to persecute the Jewish self defense forces. Over fifty people were arrested and sentenced to severe terms on the ground of “participation in military exercises.”. One must bear in mind that the government had known for years that the Jews are organized for self defense, having learned from bitter experience that they could not rely on the administration in this respect.

Allo scoppio della guerra, il governo iniziò improvvisamente a perseguitare le forze di autodifesa ebraiche. Più di cinquanta persone sono state arrestate e condannate a pene severe sulla base della (accusa di, ndr) “partecipazione a esercitazioni militari”. Bisogna tenere presente che il governo sapeva da anni che gli ebrei sono organizzati per l’autodifesa, avendo appreso dalla dura esperienza che non potevano contare sull’amministrazione (britannica, ndr) a questo riguardo.

(Autore Anonimo), Uncensored, Jewish Frontier, May 1940, p. 11.

Il cambiamento imposto dalle autorità britanniche, dunque, viene percepito come arbitrario e non giustificato; l’organizzazione di forze di difesa autonome, in effetti, appare giustificato dalla situazione; le autorità britanniche hanno tollerato tale situazione per diverso tempo, prima di cambiare atteggiamento dopo il White Paper del 1939.

Truppe Britanniche controllano le ferrovie nel 1936. (Credits: Library of Congress)

A tale proposito, viene citata ‘Haganah’ ‘Difesa’, presentata come la ‘self-defence organization’, oggetta dei raids delle autorità britanniche; sarà proprio Haganah, operante dal 1920 a diventare il nucleo fondante delle attuali IDF, le forze di difesa israeliane. L’ambiguità delle politiche britanniche, che cambiano nel corso del tempo, induce la popolazione ebraica a resistere contro quello che viene percepito come un abuso, giustificato ufficialmente con la situazione di emergenza dettata dalla Guerra.

Under cover of the war emergency the British administration of Palestine is seeking not only to enforce the ‘‘White Paper’’ but also to disarm ‘the Jewish community and leave it helpless in face of possible terrorist attacks.

Sotto la copertura dell’emergenza bellica, l’amministrazione britannica della Palestina sta cercando non solo di far rispettare il “Libro Bianco”, ma anche di disarmare la comunità ebraica, lasciandola indifesa di fronte a possibili attacchi terroristici.

(Autore Anonimo), Uncensored, Jewish Frontier, May 1940, p. 11.

Da notare l’uso di ‘attacchi terroristici’, un’espressione non diffusa nel 1940, ma che inizia ad acquisire una sua autonomia; il terrorismo che si temeva, evidentemente, era quello arabo, e denota una preoccupazione reale, anche se espressa in termini che non coincidono con il termine odierno di ‘terrorismo’.


Guerra e Colonialismo al Tramonto

Le politiche adottate dal governo britannico in Palestina (censura mediatica, disarmo di gruppi armati non autorizzati, anche se tollerati) sono simili a quelle decise per altre latitudini; nel 1940, l’emergenza della Guerra era reale. Anche se la comunità ebraica percepiva queste misure come eccessive, esse si inseriscono in un quadro segnato dal declino della potenza coloniale dell’Impero Britannico.

Londra, provata da una guerra estenuante, cercava di riaffermare il proprio controllo su un Impero che mostrava già i segnali della sua futura disgregazione; per questa ragione, non sorprendono le disposizioni del Libro Bianco del 1939. Allo stesso modo, anche la reazione ebraica nella Palestina del Mandato risulta comprensibile e coerente con le aspettative a ambizioni ebraiche, alimentate dalla precedente politica britannica.

Truppe Stanziate nella Palestina Britannica nel 1936 (Credits: Library of Congress)

L’ambiguità delle relazioni tra Londra e la comunità ebraica della Palestina mostra dunque i limiti dell’impresa imperiale, che era vicina al suo termine; tuttavia, nel 1940 non era ancora avvenuta una vera e propria rinuncia alle ambizioni imperiali. Anzi, le popolazioni dell’Impero erano chiamate a partecipare allo sforzo bellico, richiamando la retorica della ‘famiglia imperiale’, unita nelle avversità. Da questo punto di vista, si comprendono i tentativi di unificare e uniformare un’Impero costruito in secoli di battaglie.


Letture Consigliate

  • Cohen, M. J. (2012). Britain’s moment in Palestine: Retrospect and perspectives, 1917–1948. Routledge.
  • Smith, C. D. (2023). Palestine and the Arab-Israeli conflict (10th ed.). Bedford/St. Martin’s.
  • Ganor, B. (2015). Global alert: The rationality of modern Islamist terrorism and the challenge to the liberal democratic world. Columbia University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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