nadhlatul ulama crisi
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Tra trasformazioni digitali, crisi di legittimità e nuove forme di autorità religiosa, Nadhlatul Ulama si interroga sul proprio ruolo in un’Indonesia che cambia, in un percorso che richiama da vicino le riflessioni del cattolicesimo occidentale nel secondo Novecento.

As religious authority is reshaped by digital culture and generational change, Indonesia’s Nahdlatul Ulama reflects on its role in a shifting society, echoing debates once faced by Western Catholicism in the post–Vatican II era.

Te midden van digitale transformatie en veranderende vormen van religieuze autoriteit herdenkt Nahdlatul Ulama haar rol in een evoluerend Indonesië, in een proces dat opvallende parallellen vertoont met het katholieke debat in het Westen na Vaticanum II.


La Sfida Generazionale di Nadhlatul Ulama

Nadhlatul Ulama rappresenta la più grande organizzazione islamica indonesiana, e una delle più grandi al mondo, con membri stimati in circa 95 milioni di persone; il suo ruolo nella società indonesiana è di primo piano, grazie alla presenza capillare, sia nei centri urbani che nei villaggi. Ultimamente, tuttavia, l’autorità di cui gode NU sembra essere entrata in una fase differente, che ricorda i cambiamenti epocali dell’Italia negli anni Sessanta e Settanta.

Tale cambiamento è stato registrato dalla stessa NU, che, in un recente articolo, riflette sulla sua posizone e sul suo ruolo nella società indonesiana; si tratta di un contributo interessante, che denota una certa capacità dell’organizzazione di pensare sé stessa in maniera critica.

Riunione di leaders religiosi NU in un villaggio indonesiano (Foto Detik)

In NU dan Semangat Zaman yang Berubah: Dicintai, tapi Tak Selalu Diikuti, NU e lo spirito dei tempi che cambiano: amati, ma non sempre seguiti, l’organizzazione opera un’interessante riflessione che nel mondo islamico non è affatto scontata. Lo ‘spirito dei tempi’, in particolare, è un’espressione che richiama tematiche comuni al mondo cristiano occidentale, e in particolare, le tematiche cattoliche degli anni Sessanta e Settanta.

Anche se non esiste un’influenza diretta dimostrabile, lo spirito dei tempi sembra essere una categoria capace di condizionare anche lo sviluppo dell’Islam indonesiano; nell’articolo, in particolare, si afferma che,

Tradizioni religiose come il tahlilan (recitazione religiosa), il compleanno del Profeta (Maulid Nabi) e la qunut (preghiera) del mattino rimangono ampiamente praticate attraverso le generazioni. Tuttavia, il modo in cui esprimiamo la spiritualità sta iniziando a cambiare (enfasi mia). Nelle grandi città, gli studi religiosi tradizionali vengono sostituiti da lezioni online, podcast religiosi e contenuti di predicazione sui social media. La spiritualità non sta scomparendo, ma piuttosto migrando verso lo spazio digitale.

NU dan Semangat Zaman yang Berubah: Dicintai, tapi Tak Selalu Diikuti, NU e lo spirito dei tempi che cambiano: amati ma non sempre seguiti, 15 Gennaio 2026.

La frase che ho posto in enfasi rappresenta il cuore di una riflessione che appare ‘familiare’ per un occidentale, ma che nel mondo islamico viene spesso ignorata, dando l’impressione di un blocco monolitico. Da questo punto di vista, NU si presenta come un’organizzazione moderna, capace di pensare sé stessa, un risultato molto interessante per un organizzazione islamica che conta quasi 100 milioni di persone.


Lo Spirito dei Tempi nel Mondo Occidentale

L’espressione ‘spirito dei tempi’, Zeitgesit, è legata, in Occidente, a fenomeni di rinnovamento religioso anche in contesti che apparentemente sembrerebbero immuni da cambiamenti, come quello cattolico; lo ‘spirito del concilio (Vaticano II, ndr) viene spesso usata per denotare una cesura profonda tra la Chiesa Cattolica pre-concilare e quella rinnovata dopo questo evento.

Giovanni XXIII apre i lavori del CVII (Foto La Civiltà Cattolica)

Il cattolicesimo riconobbe che le forme di esercizio della sua autorità non potevano essere le medesime rispetto a quelle esercitate nei secoli precedenti, in quanto la società stava cambiando in profondità, esattamente come osservato da NU in Indonesia nel 2026. Anche se il contesto è differente, il meccanismo è lo stesso, e permette ad istituzioni storicamente consolidate di rimanere rilevanti nell’arena sociale, seppure con modalità differenti rispetto al passato.

L’autorevole testata cattolica EWTN riporta un articolo del 15 agosto del 1968 pubblicato sull’Osservatore Romano (Edizione Inglese), in cui si affronta proprio questo problema (enfasi mia);

Hence there is a crisis of faith in the Church’s teaching authority and its capability as a doctrinal guide for the People of god. Thus there arises that sense of irritation with which her decisions are received, and also the critical spirit with which such decisions are weighed and discussed—almost as if they were private opinions of some theologians.

And yet more strange is the fact that while there is extreme caution regarding the teaching authority of the Church, there is, on the other hand, complete trust in the ideas, even the most unusual and questionable, of some fashionable theologian whose critical attitude really makes an impression—as if one were dealing with a new Father of the Church!

How this crisis of faith in the teaching authority of the Church originated is difficult to say. Certainly the critical spirit of our times and the prejudice against authority have played their part. The man of today wants to see with his own eyes how matters stand; to obey, he must be convinced of the justice of what is told him. He does not accept anything imposed on him by authority. First he must evaluate the validity of the motives for a decision before he accepts. As the Christian of today lives and breathes the atmosphere of his era, it is little wonder that the critical spirit of the times influences his attitude regarding the teaching authority of the Church.

Da qui una crisi di fede nell’autorità magisteriale della Chiesa e nella sua capacità di guida dottrinale per il popolo di Dio. Sorge così quel senso di irritazione con cui vengono accolte le sue decisioni, e anche lo spirito critico con cui tali decisioni vengono valutate e discusse, quasi come se fossero opinioni private di alcuni teologi.

E ancora più strano è il fatto che mentre c’è estrema cautela riguardo all’autorità magisteriale della Chiesa, c’è, d’altra parte, completa fiducia nelle idee, anche le più insolite e discutibili, di qualche teologo alla moda il cui atteggiamento critico fa davvero colpo, come se si avesse a che fare con un nuovo Padre della Chiesa!

È difficile dire come sia nata questa crisi di fede nell’autorità magisteriale della Chiesa. Certamente lo spirito critico dei nostri tempi e il pregiudizio contro l’autorità hanno avuto un ruolo. L’uomo d’oggi vuole vedere con i suoi occhi come stanno le cose; per obbedire, deve essere convinto della giustizia di ciò che gli viene detto. Non accetta nulla che gli venga imposto dall’autorità. Prima deve valutare la validità dei motivi di una decisione prima di accettare. Poiché il cristiano di oggi vive e respira l’atmosfera della sua epoca, non c’è da meravigliarsi che lo spirito critico dei tempi influenzi il suo atteggiamento nei confronti dell’autorità magisteriale della Chiesa.

EWTN, Trust in the Teaching Authority of the Church.

Nel 1968 si osservava una crisi nella fiducia dell’autorità dei vescovi, unitamente ad un senso critico esercitato a senso unico; in effetti, l’accoglienza verso quelle che erano percepite come ‘novità’ sembrava essere acritico.


NU come la Chiesa Cattolica?

Le similitudini tra le riflessioni recentissime di NU e quelle del mondo cattolico negli anni Sessanta e Settanta presentano diversi punti comuni; sebbene Nadhlatul Ulama sia un’organizzazione di fedeli, e non l’islam, di fatto NU rappresenta l’espressione comune dell’islam in Indonesia. Fatta questa precisazione, è interessante notare che le riflessioni cattoliche e di NU presentano un’evidente convergenza.

In entrambi i casi, viene percepita una crisi di legittimità, che richiede forme di esercizio dell’autorità differenti rispetto al passato; nel 1968 questo processo era già in parte concluso dopo il Concilio Vaticano II, mentre in Indonesia si tratta di una riflessione che dovrebbe portare a dei cambiamenti organizzativi e culturali.

L’entusiamo per le ‘novità’ di cui parla l’articolo de l’Osservatore Romano possono essere accostate, seppure con le dovute differenze, ai cambiamenti che riguardano la nuova religiosità islamica online, segnata da predicatori-star che rimettono in discussione l’atteggiamento e le strutture tradizionali dell’autorità religiosa.

Figure come Basalamah o Jawas non agiscono solamente come censori morali o dottrinali, ma contribuiscono, indirettamente, a ridefinire il pasesaggio e l’offerta religiosa indonesiana; per questa ragione, la riflessione di NU appare particolarmente interessante, specialmente in un contesto islamico come quello indonesiano.

Abdul Somad, controverso predicatore indonesiano (Foto ChannelsTV)

In questo senso, la riflessione di NU non va letta come una semplice reazione difensiva, ma come il tentativo consapevole di ripensare il proprio ruolo in un ecosistema religioso pluralizzato, fluido e competitivo, nel quale l’autorità non può più limitarsi a custodire l’eredità del passato, ma deve dimostrare, nel presente, la propria capacità di orientare, mediare e dare senso al cambiamento senza esserne travolta.

Il rischio è quello di avere organizzazioni e istituzioni islamiche formalmente rispettate, ma che non riescono più ad orientare il pensiero e le azioni dei credenti; un’autorità storica, che perde la sua influenza in maniera progressiva.


Letture Consigliate

  • Menchik, J. (2016). Islam and democracy in Indonesia: Tolerance without liberalism. Cambridge: Cambridge University Press.
  • Nisa, E. F. (2018). Creative and lucrative da‘wa: The visual culture of Islamic preaching in Indonesia. Asiascape: Digital Asia, 5(1–2), 68–99.
  • Taylor, C. (2007). A secular age. Cambridge, MA: Harvard University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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